mercoledì 6 dicembre 2017

Mangiare a... Ostia - Ristosalumeria

Giorni fa passeggiando per Ostia scopro un locale nuovo, che riporta questa frase:
''La cucina è scienza, sta al cuoco farla diventare arte''

Decido di provarlo, perchè condivido il pensiero del grande maestro Gualtiero Marchesi e il nome Ristosalumeria, oltre ad essere molto spiritoso, promette anche bene.


Di fianco all'entrata, sempre verso la strada, è possibile vedere la cucina; quasi un modo per dire ''non c'è nulla da nascondere''.
I cuochi, tutti giovani, intenti alle preparazioni, sembrano molto complici tra loro; si percepisce e si vede chiaramente che si divertono. Vi confesso che in quel momento mi è venuta quasi voglia di provare a chiedere se avessero bisogno di personale per candidarmi. 

Ma passiamo al cibo!
La filosofia del locale è incentrata su una ristorazione legata alla tradizione norcina italiana, ma con una particolare attenzione all'impiattamento e alla ricerca di ricette nuove ed innovative. 
Tutti i salumi sono forniti dal Salumificio Pedrazzoli di Mantova, che vanta un'esperienza pluriennale nell'allevamento biologico e a filiera chiusa, e il menu curato dallo chef Salvatore Piazzolla esalta i prodotti.


Per iniziare la cena, ci lasciamo tentare da un tagliere di salumi e uno di formaggi e, consigliati dalla cameriera Katerina, optiamo per un vino rosso Asiotus (nome latino del Gufo, presente sull'etichetta), composto da uve Cabernet, Merlot e Shiraz, con un sentore di ciliegia che gli dà una caratteristica molto particolare, ma assolutamente non dolce; sembra sia uno dei vini preferiti dalle donne, ma posso garantirvi che è stato apprezzato anche agli uomini del nostro tavolo.







Tra i piatti principali c'è un'ottima scelta di primi, secondi caldi o freddi e panini  o hamburger gourmet.
Abbiamo provato gli spaghetti alla chitarra con polpette, un piatto che a me ricorda molto le domeniche a pranzo dai nonni, i bocconcini di maiale al miele e zenzero in salsa di soia, un abbinamento decisamente interessante e con la carne tenera, magra ma non stopposa, il filetto di maiale in crosta di senape rustica ed erbe aromatiche con flangè di asparagi, un accostamento tra tradizione e ricerca di qualcosa di nuovo molto ben riuscito e l'hamburger che qui si trova, oltre che in versione panino, anche in versione senza glutine. 








Di contorno abbiamo optato per i carciofi spellati al burro. Da romana quale sono,  mangio i carciofi in tutti i modi, ma così non mi era ancora mai capitato: veramente buoni, curiosi e  da provare a replicarli a casa.



Alcuni dei piatti tipici del locale e che vi consiglio caldamente sono l'Amatriciana mantecata nella forma di formaggio e il sushi di salumi, che va mangiato da destra a sinistra per rispettare il crescendo di sapori.





Veniamo ora ai dolci, anche questi molto particolari e ricercati: la scelta , tra gli altri, comprende la crema al mascarpone con cioccolato e zenzero, la cheesecake con frutti di bosco e la bavarese al caffè affumicata con gelè all'arancio; per quest'ultima bisogna rompere la colatura di cioccolata e poi gustare tutto l'insieme, davvero molto delizioso. 









Per concludere poi in bellezza la serata siamo passati ai liquori: io ho optato per il liquore con nocciole di Chiavari, conosco bene la zona e soprattutto le nocciole, ed ho apprezzato; ma mi hanno detto che anche la grappa allo zafferano e la sambuca allo zafferano sono molto particolari.

Se siete appassionati di lirica, poi, durante la serata avrete la possibilità di ascoltare Katerina, una ragazza greca che è in Italia per studiare canto e lavora qui come cameriera per pagarsi gli studi; fidatevi sempre dei suoi consigli su cibo e vino e lasciatevi emozionare dalla sua voce.

giovedì 30 novembre 2017

USA West Coast: itinerario e consigli pratici

Già mentre aspettavo Arianna sognavo il primo viaggio da fare insieme noi tre. Un viaggio intenso, on the road come siamo soliti fare noi ma in un paese che mi desse qualche garanzia in più rispetto a quello cui ero abituata quando eravamo solo una coppia. Gli Stati Uniti occidentali o, più comunemente, la West Coast Americana è andata subito in cima alla lista. Una terra che combina città moderne e sviluppate con paesaggi in cui la natura si manifesta all'ennesima potenza era quello di cui avevo bisogno dopo due anni di stop forzato ai viaggioni veri, quelli che ti fanno entrare in contatto con culture diverse e ti riportano a casa arricchito di esperienze. 


USA West Coast itinerario e consigli pratici on the road
Itinerario

Scelta la meta ho iniziato a documentarmi e a buttare giù l'itinerario cercando di coniugare la voglia di vedere tutto con la presenza di polpettina che con i suoi tredici mesi inizia a manifestare i suoi bisogni di gioco, relax e scoperta. Per la prima volta viaggiamo anche con una coppia di amici che mi dà carta bianca sulla scelta dell'itinerario. Il nostro viaggio on the road americano durerà 17 giorni mentre loro rientreranno a casa dopo due settimane esatte. 

Nasce così il nostro itinerario principalmente concentrato sulla California con il suo clima fantastico ed una capatina in Nevada ed Arizona rispettivamente per vedere Las Vegas ed il Grand Canyon, due unicum nel loro genere. 
Si inizia da Los Angeles una città strana di cui qualcuno si innamora e qualcuno si chiede che senso abbia, programma non troppo fitto tra Hollywood e spiagge per riprenderci dal viaggio e dalle ben nove ore di fuso orario. Il terzo giorno partenza per il vero e proprio On The Road verso Nord, lungo la HW1 sulla Costa dell'Oceano Pacifico fino dove è possibile (in primavera è caduta una frana e il tratto più panoramico nei pressi di Big Sur è chiuso); notte a Morro Bay, un tranquillo paesino di pescatori e l'indomani ripresa della strada verso San Francisco
Trascorsi due giorni alla scoperta della città più europea d'America si riprende l'auto verso lo Yosemite National Park un parco spesso scartato dagli italiani in quanto il paesaggio viene definito da molti "simile alle nostre dolomiti". Noi che le Dolomiti le abbiamo lontane però non siamo così saturi di tali vedute e vi dedichiamo ben due giorni, la prima di camminate nel parco e la seconda in auto fino a Glacier Point e poi in transito verso il Sequoia National Park caratterizzato dalle sequoie secolari tra cui il famosissimo Generale Sherman, il più grande organismo vivente, alto ben 83m e vecchio oltre 2300 anni. 
Dopo la dirompente natura di questi due parchi visita alla Death Valley, uno dei luoghi più inospitali della terra che in piena estate raggiunge facilmente i 50°; notte all'interno del Parco e l'indomani mattina, prima che il sole lo renda impossibile, visita alla Death Valley con la luce del mattino. 
Trasferimento poi a Las Vegas, in Nevada, per una serata un po' più mondana e, prima di accompagnare i nostri amici all'aeroporto per il rientro, una capatina al Grand Canyon, più precisamente nel South Rim, l'accesso più vicino alla capitale del Nevada.



Nella pianificazione del viaggio ovviamente mi sono innamorata di tutti i parchi nazionali americani, inclusi i cosiddetti "parchi rossi". Per non snaturare però il progetto California e West Coast e non passare troppe ore in auto decido di tenere quei parchi per un prossimo viaggio  e di tornare verso la California includendo nell'itinerario il Joshua Tree National Park caratterizzato dagli omonimi alberi e da formazioni vulcaniche così particolari. 
Ultima tappa del nostro on the road è San Diego, la seconda città più popolosa della California a pochi chilometri dal confine Messicano dove prevedo un po' di relax tra spiaggia e piscina prima del rientro in Italia.

Noleggio Auto
Una volta fatto l'itinerario passiamo al noleggio auto e qui Alex, ormai esperto di noleggio auto negli Stati Uniti compara diversi siti di noleggio scegliendo un "van" cioè un'auto sette posti che possa contenere agevolmente quattro adulti con quattro valigie grandi più polpettina con seggiolino e passeggino. Ci viene data una Toyota Sienna con entrambe le porte posteriori scorrevoli, davvero confortevole per gli on the road con ampi spazi tra i sedili e bagagliaio molto capiente.  


La nostra Toyota Sienna al Sequoia National Park

Valutiamo anche l'acquisto del seggiolino anziché il noleggio che viene sempre offerto a cifre folli. Il prezzo è più o meno uguale e per questa volta decidiamo di noleggiarlo per poterlo trovare subito sulla macchina visto che arriveremo di pomeriggio tardi. Soprattutto per i bimbi più grandi che hanno bisogno solo del rialzino, l'acquisto in un qualsiasi supermercato americano è sicuramente più conveniente del noleggio! Dall'alto del nostro confortevolissimo van però, durante tutto il viaggio, abbiamo ammirato invidiosi quelli che viaggiavano a bordo di una Mustang o di una Camaro, tutto un altro stile!
La procedura di ritiro auto Hertz è stata un po' macchinosa: una sequenza infinita di domande, al telefono con un operatore perché l'ufficio presso l'aeroporto di Los Angeles è molto automatizzato, alle 17 di sera dopo un lungo viaggio, sinceramente l'abbiamo trovata un po' fuori luogo. Una volta ritirata l'auto, guidare negli USA è abbastanza semplice, basta rispettare i limiti di velocità!

Pernottamenti
Una volta stabilito a grandi linee l'itinerario io e Cinzia abbiamo iniziato a prenotare attraverso Booking o i siti dei parchi nazionali i pernottamenti del nostro on the road. Scegliendoli con diversi mesi di anticipo abbiamo trovato qualche bella offerta e con la cancellazione gratuita abbiamo potuto tornare a valutare alcune tappe spostandole di città o semplicemente di hotel se leggendo meglio le recensioni non ci convincevano più di tanto. E' stato il caso per esempio di San Francisco, la città più cara della California, dove avevamo preso un hotel vicino a Union Square salvo poi capire, leggendo meglio qua e là, che eravamo proprio in una zona bruttina! 


Motel a Morro Bay sull'Oceano Pacifico

I prezzi degli hotel che abbiamo scelto non sono proprio economici; mi aspettavo di spendere meno soprattutto nei "classici" motel nei paesini o nelle vicinanze dei Parchi dove invece viene fatta pagare la comodità di poter raggiungere il parco in poche miglia. 
La spesa media a notte a camera è stata di circa 150$ comprese tasse e parcheggi che sono solitamente esclusi nelle tariffe che si vedono sui vari siti. 
La tipologia di camera scelta è stata quasi sempre quella dei due letti Queen; molti hotel infatti non hanno a disposizione i letti per neonati e non volevamo rischiare di far perdere ad Arianna la buona abitudine di dormire da sola nel lettino. 


Camera con due letti queen Stratosphere Hotel Las Vegas

Ovviamente i pernottamenti meno cari sono stati i motel nei paesini di passaggio ed il più caro in assoluto l'hotel di San Francisco (scelto poi nel Financial District) a pari merito con quello nella Death Valley (il Ranch presso il Furnace Creek Resort). 
Prenotare tutti i pernottamenti mesi prima è una scelta indipendente dall'avere con noi polpettina; abbiamo sempre fatto così in tutti i nostri viaggi perché non amiamo l'incertezza e neanche perdere tempo, magari dopo una giornata di viaggio, a cercare hotel carini e convenienti. 
Un altro modo per risparmiare qualcosa è prendere i coupon degli hotel nelle stazioni di servizio e presentarsi al check in con quelli. 
Utilizzando i portali di prenotazioni è assolutamente indispensabile avere una carta di credito, ci è stata chiesta immediatamente in tutti gli hotel, anche laddove avevamo già pagato dall'Italia per addebitare un deposito aggiuntivo poi riaccreditato. Abbiamo testato con successo Mastercard, American Express e VISA; la Postepay, seppur con circuito Mastercard invece ha dato spesso problemi.


Parchi Nazionali
Entrare nei Parchi Nazionali Americani costa sui 20-30$ a macchina al giorno. Un modo per risparmiare qualche dollaro, se si vogliono visitare almeno tre o quattro parchi, è quello di acquistare l'Annual Pass alla cifra di 80$. Questo vi darà accesso illimitato per la vostra auto per un intero anno solare e al vostro ritorno potrete cederla ad un amico che ha in programma un viaggio negli Stati Uniti. Da questo pass sono esclusi i parchi gestiti dagli indiani come la Monument Valley, l'Antelope Canyon e il West Rim del Grand Canyon. Esiste anche un piccolo "mercato dell'usato" ma siccome questo contributo consente il mantenimento dei parchi americani, mi permetto di sconsigliare questa pratica. In fondo 80$ su un viaggio che vi costerà circa 3000$ a testa sono così determinanti?

Cibo
Come sicuramente saprete per noi di Viaggi & Delizie viaggiare significa anche scoprire ed  assaggiare i cibi più tipici dei posti che visitiamo
America non significa solo fast food e cibi spazzatura ma anche piatti particolari, magari non famosissimi in Italia. Per questo abbiamo prediletto ristoranti di pesce nelle città sulla costa dell'Oceano Pacifico ed abbiamo assaggiato ad esempio il Clam Chowder a San Francisco e scelto ristoranti di carne verso le montagne dello Yosemite e Sequoia dove abbiamo gustato ottime bistecche o ribs in salsa barbecue (costine di maiale o di manzo). 

Clam Chowder nella tazza di pane mangiata a San Francisco

Abbiamo scelto il fast food solo in un paio di occasioni e forse proprio per questo possiamo affermare che la cucina americana non è solo costituita da schifezze come si pensa spesso. Ho apprezzato moltissimo che spesso, unitamente alla portata principale, venga offerta la possibilità di scegliere un antipasto tra zuppa ed insalata e che nel piatto ci fossero sempre verdure in accompagnamento oltre alle immancabili patate (al forno o fritte a vostra discrezione). Se non siete caffè-cappuccino dipendenti, diffidate dai famosissimi Starbucks e buttatevi nei localini più tipici, spenderete la metà ed assaggerete ottimi dolci artigianali: muffins, scones, donuts, puff pastries, brownies o american cookies. Se non andate di fretta poi una mattina potete concedervi una vera colazione americana con pancakes e omelette ovviamente accompagnati da caffè nero bollente a volontà, noi l'abbiamo fatto una domenica a Mariposa insieme a molti locals!

Meriterebbero menzione a parte i supermercati americani che abbiamo frequentato molto per procacciarci quasi tutti i pranzi consumati on the road. I nostri preferiti sono stati i Vons, specialisti del cibo biologico: ci hanno fornito insalata frutta e verdure oltre che qualche pranzo caldo con il classico pollo fritto americano e i mac 'n cheese che abbiamo tentato di dare alla mia polpettina, buonissima forchetta in patria, in tutto il viaggio ha mangiato poco e niente... Ovviamente anche i Walmart ci sono piaciuti un sacco per la loro immensità e disponibilità di prodotti in tutti i formati, buonissimi i loro muffin e donuts e fantastici da vedere i banchi della pasticceria.


Reparto pasticceria Wallmart in periodo di Halloween

Assicurazione
Naturalmente per viaggiare sereni negli Stati Uniti è indispensabile pensare all'assicurazione sanitaria perché la sanità pubblica è pressoché inesistente. In breve è bene controllare i massimali che siano alti abbastanza e nel caso di patologie già esistenti controllare che queste siano coperte altrimenti qualsiasi cura relativa alla stessa patologia non verrebbe coperta. 

Viaggiare con polpettina
Arianna e la sua prima apple pie al Farmers Market di Los Angeles
Questo viaggio in America è stato il primo viaggione con la nostra polpettina. Abbiamo aspettato un po' perché all'inizio era impegnativa e poi perché ho voluto completare i vaccini. I suoi 14 mesi al momento del viaggio sono stati perfetti. Curiosa quanto basta nelle città e nei parchi ma bisognosa di ore di nanna, perfette per le lunghe trasferte del nostro on the road. Non troppo esigente in fatto di "svaghi" a misura di bimbo ci ha consentito di dedicarci alle cose che interessavano a noi adulti godendo delle passeggiate in marsupio o passeggino come quando siamo a casa. Si è adattata alle tantissime ore di fuso in 4-5 giorni riprendendo quindi a dormire, come a casa, tutta la notte. Facile da intrattenere con i pochi giochini che le avevamo portato e con tutte le novità che ogni sera era curiosa di scoprire nelle camere degli hotel. Autosvezzata completamente e dipendente dal latte solo la mattina e la sera ha assaggiato un po' di tutto, senza amare praticamente niente della cucina americana, è sopravvissuta a yogurt, banane e biscotti e ha divorato l'unica pasta al burro che abbiamo trovato sul nostro percorso! Sul cibo tipico c'è ancora del lavoro da fare... per il resto Arianna è stata una viaggiatrice provetta!

martedì 28 novembre 2017

Bretzel: irresistibili intrecci bavaresi

Quando mi reco in Svezia per lavoro, spesso mi trovo a fare scalo in Germania, il più delle volte a Monaco di Baviera.
Durante lo scalo, che capita quasi sempre in concomitanza con il pranzo o con la cena, mi lascio tentare da uno dei prodotti tipici bavaresi (che ormai si trovano quasi ovunque in Germania) e che sono quasi una droga per me: i Bretzel.
Sono degli intrecci di pane, croccanti fuori e morbidi dentro, spesso cosparsi di sale grosso, ma che possono anche essere farciti (in Austria o in Alto Adige si trovano spesso accompagnati dallo speck) o ricoperti di formaggio fuso.
Sono ottimi come spuntino e  irresistibili in ogni momento.




Ho scoperto che oltre alla Baviera, anche gli Stati Uniti (e soprattutto la Pennsylvania) rivendica la paternità di questo pane intrecciato, nella sua versione più "soft".
Proprio a Philadelphia, infatti, ho assaggiato dei morbidi e burrosissimi Pretzel (qui iniziano con la P anziché con la B), che però non hanno retto il confronto con quelli teutonici. Sono meno sodi, più grassi e per questo motivo mi trovo a preferire gli originali tedeschi che, almeno all'apparenza, sembrano più sani.

Alcuni giorni fa ho visto sul profilo instagram di un'amica le fotografie dei suoi bretzel e mi sono fatta spifferare la ricetta. Ebbene, la ricetta non è la sua, ma lei si è affidata a quella di Jessica di Sprinkle Some Sugar che proponeva i soft pretzel in versione americana.
Dopo aver preso spunti da questa ricetta, ho apportato alcune varianti e ho creato i miei Bretzel - con la B perchè non soft - per la gioia di grandi e piccini!

Alcuni sono stati consumati da soli, altri in accompagnamento ad un tagliere di salumi che, a mio parere, è davvero "la morte sua".

Se volete provare la mia versione, eccovi la ricetta

Ingredienti (per circa 8 bretzel di medie dimensioni)


Per l'impasto

400 g di farina tipo 1 
240 g di acqua tiepida
3 cucchiaini di lievito di birra secco
1 cucchiaio di sale fino
1 cucchiaio di zucchero
20 g di burro

Per l'ammollo

500 g di acqua
4 cucchiaini di bicarbonato

Per la decorazione

60 g di burro fuso
sale grosso
semi di sesamo
semi di papavero

Preparazione

In una ciotola piuttosto capiente, sciogliere il lievito di birra e lo zucchero nell'acqua tiepida.
Aggiungere poi il sale, i 20g di burro fuso e la farina poco alla volta mescolando inizialmente con una forchetta e dopo di che impastando con le mani.
Una volta che il composto inizia ad essere più consistente, trasferitevi su di una spianatoia e continuate ad impastare finché otterrete un impasto che non si appiccica più alle dita. Nel caso fosse ancora appiccicoso, aggiungete altra farina.

Formate poi una palla, riponetela in un contenitore coprendo con un canovaccio e lasciate riposare. Intanto preparate l'ammollo.

In una pentola fate bollire 500 g di acqua con i 4 cucchiaini di bicarbonato. Una volta che il bicarbonato sia sciolto, lasciate intiepidire il composto e poi rovesciatelo in una teglia rettangolare (circa 30cmx15cm).

Dopo aver preparato l'acqua, riponete il composto che avrà lievitato per circa 15 minuti, sulla spianatoia infarinata e stendetelo fino ad ottenere un cerchio di pasta dello spessore di circa 4cm. Tagliatelo poi in 8 spicchi.



Prendete uno spicchio e distendetelo aiutandovi con entrambe le mani fino ad ottenere un rotolo di circa 1,5 cm di diametro e modellatelo per dargli la forma del bretzel.
Questo è il passaggio più difficile! Eccovi passo a passo nell'immagine qui sotto come incrociarlo correttamente 


Mano a mano che i bretzel sono intrecciati (eseguite lo stesso passaggio per tutti ed 8 gli spicchi di pasta precedentemente tagliati), disponeteli per 3 minuti nella teglia, a bagno nell'acqua tiepida e bicarbonato.



Un volta trascorsi i 3 minuti appoggiateli sulla placca di cottura rivestita di carta da forno e ricopriteli con sale grosso a piacere. Su alcuni potete aggiungere anche i semi di papavero e su altri i semi di sesamo.



Cuoceteli in forno già caldo a 250° per circa 10 minuti, fino a che li vedrete diventare belli rossicci.
Una volta fuori dal forno, spennellateli con del burro fuso.

Serviteli tiepidi o freddi accompagnandoli, a piacere, con un tagliere di salumi e formaggi. Oppure gustateli come spuntino anche da soli. 


lunedì 20 novembre 2017

Parco del Castello di Miradolo: il foliage autunnale




La giornata è ancora di quelle belle, clima caldo, un bel sole, sebbene l'autunno abbia fatto capolino e noi stiamo passeggiando nel parco del Castello di Miradolo.
Ci è stato suggerito un percorso, ma noi, presi dall'enfasi di osservare le piante, abbiamo fatto esattamente al contrario!
Maestoso, il Ginko attira subito la nostra attenzione, molto verde e con un deposito ai suoi piedi di frutti biancastri, che mandano un odore forte, talvolta nauseante.
Creano una bella ombra i cipressi e l'ippocastano che ha iniziato a far cadere le castagne; ne prendiamo una e ce la infiliamo in tasca: dicono che aiuti a tenere lontano il raffreddore!


Procediamo ammirando la citroniera, riportata alla sua antica bellezza, intanto tutto intorno i colori sono stupendi allorquando il sole gioca tra i rami dei tigli che formano il viale.





Silenzio, pace, vero relax per la vista e per lo spirito; si sentono solamente i nostri passi e il rumore dell'acqua che scorre poco distante.

Troviamo una panchina - ce ne sono svariate, percorrendo il parco - e ci sediamo a goderci la vista del grande prato e, in lontananza il castello e la torre rotonda.




Non possiamo non ammirare la grande quercia americana, il pino austriaco e la farnia, ma io che amo i faggi sono soprattutto attratta dal bellissimo faggio rosso.





Si sta facendo tardi, dobbiamo muoverci per non perderci la vista di altri bei colori, delle ortensie, del bosco di bambù giganti, per poi arrivare alla sequoia, ad un altro grande faggio e all'albero dei tulipani. Anche dalle parti dell'acero giapponese i colori sono di  nuovo stupendi, così come da quelle del cedro.





Ci ritroviamo, proseguendo, in un altro pezzo di bosco con un faggio, un platano, una farnia e incontriamo un abitante del parco: lo scoiattolo. Non è neppure spaventato più di tanto dalla nostra presenza, ma continua a cercare le faggiole e saltellare di qua e di là, arrampicandosi e poi fermandosi di botto, osservando tutto intorno per poi ridiscendere in picchiata dagli alberi.


Dopo esserci fermati ad ammirare la vitalità e la frenesia dello scoiattolo, scorgiamo dall'altra parte del sentiero un altro platano ed un carpino con le sue foglie ancora verdi e plissettate.




Il giro del parco, sebbene al contrario, è terminato e vicino al tasso ritroviamo il castello.

Una merenda all'interno della caffetteria, con i dolci della pasticceria Castino di Pinerolo, è la giusta conclusione per questa passeggiata e mentre ci riscaldiamo con qualche pasticcino e una tazza di caffé, diamo un'occhiata all'elenco delle tante attività che il castello organizza in ogni stagione dell'anno, dalle mostre d'arte agli eventi per i bambini, dai laboratori ai pic-nic nel parco. La sola visita al castello stesso, come ad altri castelli nella zona del pinerolese, è l'ideale per una domenica un po' diversa dal solito.



Come promemoria, però, ci prefiggiamo di tornare in primavera per ammirare i cambiamenti del parco, che riprenderà a vegetare ed a fiorire, mentre ora possiamo sicuramente consigliare di ammirare il bel foliage autunnale che con le giornate ancora serene e limpide dona un tocco di colore.

giovedì 9 novembre 2017

Mangiare a... Roma

Città grandi come Roma offrono innumerevoli possibilità di gustare la cucina tipica laziale oppure cucine etniche e di tutta Italia.
Monica è la nostra blogger romana ed è sempre alla ricerca di  nuovi locali, interessanti e con proposte particolari e che propongano soprattutto piatti gluten-free.

Ecco allora una selezione dei locali che lei o altre blogger di Viaggi e Delizie, di passaggio nella capitale, hanno provato. 

A voi la scelta e una raccomandazione: se li conoscete o se ci andate dietro nostro consiglio, fateci sapere nei commenti come vi siete trovati!

Via della Minerva, 18/19 - Roma

Un ristorante centralissimo, a poche decine di metri dal Pantheon, molto carino, accogliente e non turistico: vi sembrerà di entrare a casa di qualche fortunato amico che abita lì.

Una delle cose interessanti è che organizzano spesso serate di musica dal vivo o di degustazione di vini con cibo a tema.
Il menu comprende, per buona parte i classici, della cucina romana ed è possibile avere la versione senza glutine, tranne che per i fritti.

Tra i dolci non potete andarvene senza assaggiare la versione speciale del tiramisù, con cantucci e vin santo.




Via della Vetrina, 12 a/b - Roma

Intolleranti al glutine o amanti del riso? Questo è il locale che fa per voi.
Si trova in centro, poco distante da piazza Navona, ed è un locale non molto grande che offre piatti a base di riso dall'antipasto al dolce finanche alla birra!

In questo caso non parliamo di ricette tipiche romane, anzi piuttosto di provenienza veneta, dato che la prima risotteria di questa catena è nata proprio a Verona.

Se vi piacciono i loro risotti potete anche acquistarli e seguire le ricette allegate che, passo a passo, vi permetteranno di apprezzare i loro piatti anche a casa.


Risotto alla Norma

Lungomare Toscanelli 138, Ostia - Roma

Ebbene, Roma ha anche il lungomare. So che per molti "non romani" questo sembrerà piuttosto strano, perchè solitamente si tende a pensare che Ostia faccia comune a sé. Invece Ostia fa parte di Roma, è, per così dire, una circoscrizione della capitale sebbene si trovi ad alcuni chilometri dalla città eterna.


Quindi se vi capita di fare una passeggiata sul lungomare di Roma e avete voglia di un buon pranzo o una buona cena, vi consigliamo l'Osteria Toscanelli.



Nel periodo estivo c'è un grazioso dehor nel quale fermasi anche soltanto per un aperitivo o un drink e l'interno è decorato con un gusto particolare che richiama lo shabby chic.



Qui il pesce la fa da padrone e il nostro consiglio è di provare assolutamente l'antipasto misto, da dividere tra i commensali per poter assaggiare un po' di tutto anche perchè le porzioni sono piuttosto abbondanti.



Tagliolini al nero di seppia ai frutti di mare



Via della Luce 3A - Roma

Torniamo in centro, ma nel centro più centro della capitale: a Trastevere.
Qui i ristoranti sono numerosissimi e per distinguersi devono assolutamente avere una caratteristica particolare o offrire cibi e abbinamenti originali.

Percorsi, appunto, è un ristorante e wine bar che ha un qualcosa di più elegante, ricercato, volendo anche romantico. Ma la cosa più originale, qui, è l'abbinamento offerto tra hamburger e cocktail.

La lista degli hamburger qui è una cosa seria: ce ne sono con carne di vitello delle varie razze italiane, ma si trovano anche hamburger di cinghiale, di cervo e di canguro.

La mixogastronomia che offre Percorsi, ossia l'abbinamento con i cocktail è una cosa da provare almeno una volta: mangiare carne e bere un cocktail invece che vino o birra è veramente insolito, ma gli abbinamenti sono molto gustosi, ben fatti e le cose diverse piacciono alquanto.








giovedì 2 novembre 2017

Tartiflette: una ricetta dell'Alta Savoia

Dal Piemonte, la Francia è piuttosto vicina e ogni volta che ci vado ne approfitto per acquistare qualche prodotto tipico e ovviamente i formaggi francesi sono uno dei generi alimentari che non mancano mai nel carrello della spesa.

Alcuni mesi fa sono stata in Alta Savoia grazie alla celebrazione del gemellaggio tra Chambery e Torino e proprio lì mi è venuta in mente una ricetta che avevo già assaggiato alcuni anni fa e che mi sono sempre ripromessa di preparare. Ovviamente essendo una ricetta piuttosto autunnale o invernale, ho dovuto attendere qualche mese e nel frattempo mi sono procurata l'ingrediente principe: il formaggio Reblochon.

Il Reblochon è uno dei formaggi di montagna per eccellenza delle Alpi francesi; nato nel 13mo secolo, prende il suo nome dalla ri-mungitura che i contadini effettuavano dopo che il proprietario aveva effettuato il controllo della produzione del latte. Dato che i signori del tempo, nobili o monaci, esigevano una gabella in base a quanto latte veniva munto ogni anno, il giorno in cui il signore veniva ad ispezionare la quantità, i contadini mungevano solo parzialmente le mucche per far figurare una quantità minore di latte. Solo dopo il controllo effettuavano la ri-mungitura ed utilizzavano quel latte, ricco di materia grassa, per produrre il formaggio.

Il Reblochon può essere consumato come qualsiasi altro formaggio, ma  il suo impiego principale è nel piatto tipico dell'Alta Savoia: la Tartiflette.
Ecco allora che, trovandomi con mezza forma di Reblochon in frigorifero, ho deciso di preparare questa ricetta in questi giorni in cui l'autunno sembra finalmente iniziare.



Tartiflette


Ingredienti per 4 persone:

  • 1 kg di patate
  • 500 g di cipolle
  • 250 g di panna da cucina
  • 1 forma di Reblochon
  • 1 confezione di cubetti di pancetta dolce
  • olio evo, sale e pepe q.b.

Preparazione:

Sbucciare le patate e tagliarle a cubetti, dopo di che lavarle sotto l'acqua corrente per togliere una parte dell'amido.


Intanto che le patate scolano, sbucciare le cipolle e tagliarle grossolanamente, poi metterle in un tegame con 2 cucchiai di olio evo e cuocerle a fiamma bassa.



Appena le cipolle sono lucide e leggermente appassite [attenzione non devono cambiare colore!], aggiungere i cubetti di patate e i cubetti di pancetta.
Far cuocere a fuoco moderato per 15/20 minuti coprendo il tegame con un coperchio.



Quando le patate sono cotte [devono essere ancora belle sode] aggiungere la panna ed una spolverata di sale e pepe.
Spegnere il fuoco, mescolare bene gli ingredienti e poi trasferirli in una pirofila.




Tagliare la forma di Reblochon a metà nel senso orizzontale, in modo da avere due dischi uguali. Appoggiare il formaggio nella pirofila sopra le patate con la parte della crosta rivolta verso l'alto e quindi la pasta del formaggio a contatto con le patate.




Infornare a 200° per 20 minuti e servire ben caldo.