lunedì 27 giugno 2016

Il gusto della Valtellina: bitto, sciatt, bresaola & co.

Dopo la visita in Valtellina dello scorso anno, per volare con FlyEmotion, mi è rimasta la curiosità di tornare in quella zona per scoprire di più sui paesi della valle, sul vino e sui prodotti tipici che sono ben conosciuti in tutta Italia e anche all'estero: la bresaola innanzi tutto, poi i formaggi come il bitto e il casera per citarne due, ed infine gli sciatt.


Ci sono tornata un paio di settimane fa e lo ammetto: mi sono data alla pazza gioia perchè ho potuto godere di due soleggiate e piacevoli giornate tra cultura e tanta, tanta, tanta enogastronomia.


Una delle prelibatezze tipiche della Valtellina è la bresaola. Questo è uno dei prodotti più conosciuti della valle, una tipicità che si trova ormai in tutta italia e anche all'estero ma che spesso non si conosce bene nella sua particolarità.

Questo salume, spesso consigliato nelle diete perchè molto magro, ci viene presentato dal Salumificio Mottolini nella sua versione "originaria", uno dei fiori all'occhiello di questi produttori che selezionano carni di animali allevati e macellati esclusivamente in provincia di Sondrio, tanto che proprio il prodotto stesso prende quel nome per distinguersi nella sua particolare preparazione e conformazione. Il fatto di avere il grasso così ben distribuito all'interno del pezzo di carne (la marezzatura come viene chiamata tecnicamente), conferisce una morbidezza e una gusto particolare, si scioglie in bocca e non rimane troppo stopposa come talvolta può risultare.




Il re della Valtellina è senza dubbio il BITTO. Un formaggio che viene prodotto in questa Valle e soltanto con il latte delle mucche che stanno in alpeggio. Durante la visita dello scorso autunno avevamo soggiornato al rifugio Piazza, sopra Albaredo per San Marco, e qui Nadia e il marito ci avevano raccontato di come viene prodotto il Bitto. Il latte, appena munto, dev'essere subito lavorato ed ecco perchè anche loro, con le mucche agli alpeggi, hanno delle piccole baite di appoggio per non dover tornare al rifugio con i bidoni di latte dopo ogni mungitura del mattino e della sera.

Lo abbiamo ritrovato, insieme al Casera, altro formaggio tipico della Valtellina stagionato minimo 70 giorni e più consumato anche perchè prodotto tutto l'anno, alla Latteria Sociale di Chiuro



La Latteria di Chiuro, fondata nel 1957, lavora circa 7 milioni di litri di latte proveniente dai 22 soci conferenti; è solo latte valtellinese che viene raccolto dalle cascine dislocate alle porte di Sondrio fino a quelle di Tirano.
Uno degli ottimi prodotti che ho apprezzato (forse perchè da un po' non ne mangiavo uno) è stato lo yogurt; ci raccontano che la produzione dello yogurt è iniziata quasi per scherzo, ma oggi viene distribuito in tutta Italia: viene prodotto con il latte valtellinese, ovviamente, ma anche le confetture che sono al fondo del vasetto sono prodotte artigianalmente in zona.
Altri formaggi che ci vengono fatti assaggiare sono il Latteria, stagionato 40 giorni, e la ricotta.
Interessante è poter visitare le celle dove le forme vengono conservate e dove continuano la loro stagionatura ad una temperatura controllata e costante.



Unire il formaggio [soprattutto il casera in questo caso] con il grano saraceno, molto noto nella zona e cresciuto in questi territori montuosi che non possono coltivare cereali che hanno bisogno di caldo e sole per molti mesi l'anno, permette di preparare i ben noti pizzoccheri, che con l'aggiunta di patate, verze ad altre verdure forniscono un piatto unico sostanzioso e invitante.
Non solo, pizzoccheri però. Citando il grano saraceno e il casera ad un valtellinese, vi racconterà sicuramente degli "sciatt", una sorta di palline di pastella di grano saraceno contenenti un pezzetto di casera che vengono tuffate in olio bollente per essere fritte e gustate al momento. Uno street food di altri tempi, ancora oggi servito in un cartoccio, che sposa la croccantezza esterna ad un cuore morbido e filante dato dal formaggio. Uno sciatt tira l'altro, credetemi... ma di questo ancora ne parleremo! 




Post scritto in seguito alla partecipazione al blogtour #SaporeInLombardia.






giovedì 23 giugno 2016

Scoprire il Trentino: trekking tra i vigneti della Val di Cembra

Visitare la Val di Cembra è stato scoprire uno di quei luoghi che ti piacciono a prima vista, appena percorri i primi tornanti della statale che da Lavis, a circa 20 km a nord di Trento,  sale fino a Cembra, sorprendendoti con un paesaggio che non ti aspetti: un susseguirsi ininterrotto di vigneti, che qui si arrampicano, sorretti da chilometri di muri a secco,  fino a più di 800 metri di quota, sui ripidi pendii verdeggianti scavati dall'erosione del fiume Avisio, che percorre la valle.

Val di Cembra


Un territorio meno noto di più blasonate mete del Trentino, ma non per questo meno bello, che gli amici dell' ATP Altopiano Pinè e Val di Cembra e Cembrani DOC, un consorzio di 7 aziende cembrane produttrici di vini e grappe, ci hanno raccontato con entusiasmo e passione, durante un bellissimo weekend di sole, camminando tra i vigneti e degustando vini eccezionali. 
Non esistono vigneti in piano in Val di Cembra e le migliaia di pergole in equilibrio sui pendii ti fanno capire perchè la viticoltura qui è definita "eroica".



La composizione dei terreni della Val di Cembra è di tipo porfirico, una roccia di origine vulcanica, estratta dalle cave visibili sul versante della valle meno esposto al sole, dove profondi squarci di rosso spiccano tra il verde dei boschi. La particolarità del terreno, unita al clima e alle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, hanno creato le condizioni ideali per la produzione di vini eccezionali : a quote più basse gli Chardonnay e, oltre i 500 metri, i Müller Thurgau, un vitigno di origine tedesca. 


A Cembra, capoluogo della valle, si organizza tutti gli anni, tra fine giugno ed inizio luglio, una manifestazione enologica internazionale, la Rassegna Vini Muller Thurgau, dedicata a questo vino bianco di montagna, caratterizzato da una forte aromaticità, accentuata dal particolare clima della valle. Un occasione per scoprire le bellezze naturalistiche e l'enogastronomia di questo angolo di Trentino, magari in bicicletta partecipando alla manifestazione cicloturistica non competitiva Müller Thurgau Classic, che si volgerà il prossimo 3 luglio 2016. La Val di Cembra infatti non è solo terra di grandi vini, ma anche di grande ciclismo: sulle strade di queste colline diedero le prime pedalate Francesco Moser e Gilberto Simoni.     



I vigneti della Val di Cembra sono meta ideale per rilassanti trekking, non troppo impegnativi, che percorrono le strade interpoderali e raggiungono alcuni dei paesi della valle, arrampicati a mezza costa sulle colline. Tra i vari itinerari si può partire da Palù di Giovo ed arrivare a Ville di Giovo, conosciuta per la Torre della Rosa, alta 24 metri, quello che rimane di una più ampia residenza nobiliare fortificata. Si può salire utilizzando una scala mobile in ferro, che viene appoggiata attraverso le botole ricavate dai soffitti dei vari piani. 
Dopo un breve tratto in piano il percorso continua in salita e arriva alla chiesa votiva di S.Floriano, dedicata al santo protettore dagli incendi. La chiesetta sorge sull'omonimo dosso, dal cui belvedere la vista spazia su tutta la Valle di Cembra, sui monti di Piné e in lontananza fino alle Dolomiti. 




Di ritorno dal trekking, per gustare al meglio i vini della Val di Cembra, potete organizzare una visita in una delle tante caneve, piccole cantine spesso scavate nella roccia, dove i viticoltori conservano il vino prodotto dalle proprie vigne, caratterizzate da una raccolta dell'uva effettuata ancora manualmente, a causa del terreno scosceso che non consente meccanizzazione. In caneva vi faranno sicuramente assaggiare un altro vino tipico della vallata, la schiava, un rosso dal colore rubino particolarissimo, magari accompagnato dagli ottimi salumi locali, tra cui un buonissimo salamino, la luganega cembrana. 





Per cena, nel centro storico di Palù di Giovo, scopriamo uno dei più vecchi agritur d'Italia, l' Agritur el Volt, situato in una vecchia casa del '500, a cui si accede attraverso un porticato. Prima di riuscire ad entrare nella sala dove si mangia, Marcello, il figlio dei proprietario, sicuramente vi farà sostare in una delle cantine dove propone alcune degustazioni di vini e per il post-cena, un buonissimo liquore prodotto con i mirtilli raccolti in valle. 



La cena, organizzata in collaborazione con Strada del vino e dei sapori del Trentino propone piatti della cucina locale, preparati dai cuochi di quattro agritur della zona: budino di fughi porcini con carne salada Casa Largher, qualità trentino, gnocconi con erbe, tortel de patate con salumi tradizionali.


Sono tanti i motivi per visitare la Val di Cembra sia nella stagione estiva, per i trekking naturalistici ed enogastronomici, itinerari cicloturistici, pesca nelle acque dell'Avisio o in quelle dei suoi laghi, sia in inverno perchè siete a mezz'ora di macchina dalle splendide piste della Val di Fassa e della Val di Fiemme. 

Ma soprattutto la Val di Cembra vi aspetta anche in autunno con i mille colori dei suoi boschi e con due importanti eventi legati all'enogastronomia: 

  • 16-23-24-25 settembre: Festa dell'Uva 
  • 17 ottobre 2016: Caneve aperte, una cena itinerante nel centro storico di Cembra alla scoperta delle caneve 

Per informazioni potete contattare ATP Altopiano Pinè e Val di Cembra e Cembrani DOC.

Post scritto in seguito alla partecipazione al blogtour #valdicembraWOW. Un grazie particolare a Mara. 





































lunedì 20 giugno 2016

Itinerario in auto nella Foresta Nera o Baden Wurttemberg

Consapevole di non potermi concedere un bel viaggione la prossima estate causa pancia al suo picco estremo, questo anno abbiamo deciso di prenderci una settimana di pausa in primavera. Invece che puntare su mete un po' più calde dell'Italia abbiamo deciso di scegliere una destinazione che fosse dog-friendly e considerando che per noi dog significa un Bovaro del Bernese abbiamo preferito dirigerci a Nord in auto, in un luogo senza troppe città ma in cui fosse la natura a farla da padrona: la Foresta Nera appunto o Schwarzwald o ancora Baden Wurttemberg

Avevo letto di sentieri di hiking e trekking, di paesaggi sconfinati e di buona cucina e ottimo vino: cose per noi non trascurabili. Così eccomi alle prese con la scelta dell'itinerario perfetto per esplorare la Foresta Nera considerando che tra quadrupedi e bipedi in arrivo non volevamo fare troppi trasferimenti in auto. Ho individuato quindi tre luoghi di pernotto: uno a Staufen al sud della Foresta Nera per non rendere il viaggio di andata infinito, uno a Konigsfeld un po' più a Nord e la terza tappa sul Lago di Costanza a Meersburg per riavvicinarci all'Italia e cambiare un po' la tipologia di paesaggio.



Abbiamo raggiunto la città di Staufen partendo il mattino presto dal Piemonte, svalicando in Svizzera dal Passo del Gran San Bernardo, con una tappa a Berna per mostrare a CAT la sua città natale. Al ritorno invece essendo il Lago di Costanza più vicino alla frontiera Svizzera-Italiana di Como - Chiasso siamo rientrati in patria da li, con una tappa nuovamente in Svizzera alle Cascate Schaffhausen, create dal fiume Reno e le più imponenti d'Europa.

La stagione scelta per visitare la Foresta Nera non è stata la migliore. Forse è il caso di aspettare almeno la fine di maggio perché le temperature calavano rapidamente nelle giornate nuvolose e abbiamo incontrato neve per più della metà dei giorni trascorsi li (la perturbazione ha portato aria piuttosto fredda anche al Nord Italia con nevicate eccezionali il 1° maggio). Il che non è necessariamente un male, ma bisogna essere preparati. Noi fortunatamente lo eravamo e con giubbotti e cappelli di lana, un cane che ama la neve e una macchina gommata quattro stagioni non abbiamo avuto grossissime difficoltà, a costo di tagliare qualche escursione in alta montagna.


Itinerario in auto nella Foresta Nera

Per i pernotti ci siamo organizzati prenotandoli tutti dall'Italia questo perché anche in bassa stagione avendo un grosso cane preferiamo evitare il pellegrinaggio in hotel che non gradiscono la sua presenza. Le gasthaus o gasthof che immaginavo economiche non le ho trovate. Molte, infatti, cui ho scritto email in inglese per valutare disponibilità e prezzi non si sono degnate neanche di rispondere, compresi alcuni hotel segnalati dall'ente del Turismo. 

Non ho approfondito le cause ma ho pensato che molti non parlassero l'inglese e non fossero molto interessati ad espandere le loro frontiere aprendo al turismo estero. In definitiva la media per una doppia con colazione si è aggirata intorno ai 90€, un po' troppo rispetto alle mie aspettative e al livello di servizio offerto.

Anche le cene sono state un capitolo davvero dispendioso della nostra breve vacanza on the road. Nelle prime sere a Staufen non siamo riusciti a spendere meno di 40€ a testa consumando cene sicuramente ottime ma fatte sostanzialmente di una portata principale e di un dolce accompagnati da vino o birra.  Nella seconda località, Konigsfeldabbiamo cenato entrambe le sere nell'hotel perché ci siamo trovati particolarmente bene e siamo riusciti a spendere soli 25€. La cifra si è nuovamente rialzata a Meersburg, sul Lago di Costanza dove per una cena con pesce di lago abbiamo speso sui 35€ a testa. 
La cucina tedesca del Baden Wurttemberg però ci è piaciuta, sebbene non fosse molto varia i piatti più famosi erano davvero ottimi, molto ricchi e ho apprezzato la consuetudine di quasi tutti i posti in cui siamo stati di offrire un piccolo aperitivo o una zuppetta di benvenuto e di portare sempre una insalata mista con tutte le portate ordinate.




Un capitolo a sè merita la torta Foresta Nera che ho provato in un paio di pasticcerie. E' veramente un trionfo di sapori: il cioccolato fondente, la mousse di ciliegie, la panna e un goccio di liquore!



Naturalmente ottime le birre, siamo nel secondo "Land della birra" della Germania, e anche io che non sono affatto un'amante mi sono lasciata sorprendere dalla Weissbier e sorprendentemente buono il vino: bianco, rosso e rosè.

L'inglese non è molto parlato in questa zona, nei ristoranti però era quasi sempre presente un menù in inglese oppure personale in grado di tradurre i piatti principali. Certo avere una conversazione soddisfacente è un'altra cosa e meno male ci eravamo preparati tutti gli itinerari a casa perchè nonostante la buona volontà, il personale degli alberghi dove abbiamo alloggiato faticavano a darci suggerimenti chiari su cosa fare e cosa vedere.

La natura non ci ha affatto delusi: nei pressi di ogni hotel si diramavano decine di sentieri da fare a piedi o in bicicletta e nonostante spesso non si riuscisse a seguire un percorso fino alla fine, spinti dal desiderio di seguire altre indicazioni, si finiva sempre col camminare per ore, in pianura o in salita, in fitti boschi o in verdeggianti colline. 
Insomma il paradiso per chi ama camminare nella natura e la vacanza perfetta per il nostro cane! Naturalmente torneremo, per visitare la parte più a nord e toccare Baden - Baden ed esplorare tutti i sentieri che ci siamo persi!


mercoledì 15 giugno 2016

Le Unsupported Bycicle Adventures e il Tuscany Trail 2016 raccontati dall'ospite del mese

Mauro è già stato nostro ospite alcuni mesi fa, raccontandoci della Bretagna meridionale e nello specifico di Douarnenez. Oggi ci sorprende con un viaggio particolare e impegnativo.

Basso impatto ambientale, equipaggiamento minimale, buona fisicità: questi potrebbero essere, in poche parole, i concetti chiave di un tipo di turismo che in anni recenti sta sempre più diffondendosi in Italia, dopo aver vissuto i suoi esordi oltre oceano. E con questo anche le UBA (Unsupported Bycicle Adventures) sono arrivate da noi.

Il mezzo di trasporto principale, in questo caso, non può che essere la bicicletta, abbastanza veloce da consentire di percorrere anche centinaia di chilometri al giorno, ma al tempo stesso sufficientemente lento e versatile da permettere al viaggiatore di godere appieno del tragitto, quasi come se si muovesse a piedi e ,il complemento ideale, è il treno (ad esempio Stazione di Capalbio con la formula treno+bici: sulla maggior parte dei treni Regionali è possibile trasportare la bici al prezzo fisso di 3,50€ senza smontarla, adempimento invece sempre necessario su Intercity e Alta Velocità)



La tipologia di mezzo, poi, invoglia a spostarsi lontano dalle principali strade a scorrimento, le quali trasformano generalmente un viaggio su veicoli a motore in un monotono fluire dei guard rail, in attesa dell’arrivo alla destinazione del giorno. 
Non va sottaciuto, però, come anche il cicloviaggiatore – che generalmente immaginiamo montare una bici munita di portapacchi, carichi di borse – abbia subito una evoluzione in bikepacker, più dinamico e pronto ad affrontare impavidamente ogni sterrato. 

Foto: Davide Arcangeli


Un tale cambiamento è stato indotto sia dal progresso tecnologico del mezzo di trasporto (MTB, gravel, trail bike…), sia dalla selezione di itinerari più ricercati, immersi nella natura, talvolta al limite della sfida con le proprie capacità tecniche di guida e di resistenza fisica. Stiamo parlando, in questo caso, delle Unsupported Bicycle Adventure (UBA), eventi sportivi non agonistici lunghi almeno un centinaio di chilometri (anche se tracciati di 600-800 Km non devono sorprendere) con dislivelli notevoli, nell’ordine delle migliaia di metri complessivi, affrontati seguendo le tracce GPS fornite dagli organizzatori, i quali non provvedono ad alcun tipo di assistenza tecnica, medica o logistica (con qualche eccezione dettata dalla salvaguardia dell’incolumità dei partecipanti). L’assenza di un tempo limite, previsto invece da altre tipologie di competizioni, fornisce agli iscritti la serenità di poter decidere quante ore e a che ritmo pedalare, se e dove sostare, in un rapporto con la natura che può diventare anche molto intenso, in base alle proprie scelte e… alla tempra muscolare.



Nell’ampio panorama delle UBA, parleremo stavolta di quello che è considerato il primo evento di bikepacking per numero di partecipanti al mondo: il Tuscany trail (giro della Toscana di 560 Km – da Massa a Capalbio – passando per le Apuane, l’Appennino e molti borghi e città dall'indubbio fascino). Sarebbe coinvolgente parlare del fango, della pioggia, dei guadi, delle notti passate pedalando o in bivacco e che, nell'edizione di quest’anno, hanno indotto al ritiro molti dei 527 iscritti. 



Tuttavia, consapevoli che una giornata passata sul sellino è apprezzabile anche se a pranzo si sosta per assaggiare un piatto di pici, innaffiati da un buon Chianti, e se allo scendere della sera si riposa in un confortevole agriturismo, abbiamo deciso di percorrere il Tuscany trail 2016 a piccole tappe di un centinaio di chilometri ciascuna, così da fornire al lettore un assaggio di ciò che può offrire la Toscana a un viaggiatore slow… ma non troppo.
Partiamo da Massa, graziosa città ricca di architetture, protesa verso il Parco Regionale delle Alpi Apuane e allo stesso tempo adagiata sul mare. La nostra scelta per il primo pernotto è caduta sull’Hotel Marina, confortevole e a una manciata di chilometri dalla scenografica Piazza Aranci. 





Da qui, cuore della città, il serpentone di mountain bikers ha cominciato a distribuirsi lungo l’impervio percorso che ha portato ad una rapida ascesa di quota attraverso panorami di un verde prepotente, attenuato solo dalle grigie nuvole portate dal maltempo del ponte del 2 giugno



Sono stati molti i borghi attraversati; speriamo di non fare torti ad alcuno ricordando, tra i tanti, Bagni di Lucca con le sue numerose frazioni. La prima tappa era stata programmata appena dopo Pistoia, una volta scesi dalle Apuane. Tuttavia, le energie spese tra i monti hanno indotto alcuni a trovare ristoro dopo meno di 90 Km, all’albergo Amelia  di Momigno, dove l’accoglienza è stata a dir poco familiare, considerate le condizioni impresentabili di mezzi e ciclisti, dopo dodici ore passate sotto la pioggia a disimpegnarsi tra fango e pietrosi single track.



I luoghi attraversati sono naturalisticamente spettacolari: si può intuire un’estate di refrigerio e lunghi trekking nel Parco Regionale, confortati da un ritorno in albergo dove una ricca polenta coi funghi si è fatta apprezzare anche con l’estate alle porte.
Il risveglio, mai troppo di buonora, è stato seguito da una abbondante colazione e dal ritorno sulla traccia GPS, strada maestra che conduce alla meta attraverso qualche digressione turistica.
Una nozione da apprendere quando si comincia la pratica sportiva dei bike trail è che le salite non finiscono mai e che le discese sembrano sempre troppo brevi. Metafora della vita? In parte sì, poiché l’importante è non abbattersi e, un colpo di pedale dopo l’altro a oltre mille metri di quota, anche il secondo giorno si è finalmente scesi a lambire l’Area Naturale Protetta del Monteferrato, a due passi dalle città di pianura. L’arrivo a Montale ed il ritorno alle aree più urbanizzate poteva essere uno shock, dopo gli itinerari montani. Tuttavia, la rete di ciclabili che da Prato conducono a Firenze, seguendo il corso dei fiumi Bisenzio e Arno, sono una piacevole sorpresa. 



Il tragitto, pressoché pianeggiante, ristora il cuore e le gambe e fornisce l’impressione di trovarsi in luoghi in cui è possibile godere di una buona qualità di vita. L’ingresso a Firenze porta a un contatto graduale con la folla di turisti che attraversa Ponte Vecchio; il pieno risveglio avviene con un gelato gustato alla vista del battistero. Giusto il tempo di un paio di telefonate per trovare l’alloggio per la notte, che si monta di nuovo in sella verso piazzale Michelangelo, diretti a Galluzzo per la via Senese. Un partecipante al Tuscany trail dello scorso anno, riconosciuti gli intrepidi (e stanchi) ciclisti suoi successori, offre addirittura la propria casa per una notte di sonno ristoratore. La scelta, però, era già caduta sull’Hotel sul Ponte , una delle poche strutture ancora con camere disponibili nei pressi di Firenze, assediata dai turisti come in tutti i week-end ed a maggior ragione nel ponte del 2 giugno. 



Il posto non è da coppie in cerca di romanticismo, ma la struttura è collocata proprio sul fiume Ema, in una posizione suggestiva con vista sulla Certosa di Firenze. La cena alla pizzeria I’canneto  si orienta sul tipico covaccino toscano, una sottile pizza bianca farcita secondo appetito e fantasia: giusto quello che serve per riprendere un po’ delle energie spese in giornata.
L’indomani, le colline del Chianti e della Val d’Elsa che salgono da Impruneta sono una scoperta.



Foto: Davide Arcangeli


Belle per i panorami, ricchi di filari di vite – alle cui basi sono state piantate numerose varietà di rose dette “spia”, poiché per prime vengono attaccate dalle malattie e risentono delle carenze del terreno – ma anche dure per i continui saliscendi, più ripidi di quanto sperato. Da qui è tutto un susseguirsi di borghi più o meno noti, tra cui non possiamo non menzionare San Gimignano e Monteriggioni. È proprio in un agriturismo nei pressi di quest’ultimo borgo medievale fortificato che si conclude la giornata: la scelta è caduta sul vicino Borgo Gallinaio, rustico quanto basta, confortevole ed accogliente in modo apprezzabile. La cena, accompagnata da olio e vino prodotti dall'annessa azienda agricola, concilia un sonno ristoratore che porta già a sognare la meta dell’indomani, Siena, porta delle – finalmente! – dolci colline coperte di ulivi e filari di vite.



Il viaggio, come sempre mai di buonora, riprende su strade bianche seguendo in parte la via Francigena e in parte sovrapponendosi all’itinerario dell’Eroica, la gara ciclistica con bici storiche che si tiene con cadenza annuale. 

Foto: Davide Arcangeli


La fatica che mostrano i pellegrini in cammino, sotto pesanti zaini, fa venire voglia di fermarsi per un degno ristoro. L’opportunità viene data dall’azienda agricola Caparzo, le cui graziose e disponibili cantiniere offrono ai ciclisti un ottimo calice di Brunello (la tentazione di prenderne una bottiglia da mettere al posto della borraccia della bici viene vinta a fatica), che fortunatamente è possibile anche ordinare e ricevere a domicilio. Buonconvento, San Quirico d’Orcia, sono solo due dei noti paesi che si attraversano dirigendosi verso sud est. La giornata termina ancora una volta in un agriturismo, dalla magnifica ospitalità e dall'ottimo ristorante in cui vengono organizzati anche corsi di cucina; il luogo è lo spettacolare LaSelvella, la cui piscina con vista al tramonto sulle colline circostanti sarebbe sembrata un miraggio solo pochi chilometri prima. 

Foto: Davide Arcangeli


Al termine di un bagno tonificante, non resta che farsi dare un passaggio a Radicofani, dove la trattoria Le Ginestre  è degna dell’accoglienza per cui la Toscana sa farsi apprezzare in tutto il mondo. I piatti tipici e l’ambiente gradevole predispongono la serata ad una visita notturna alla località di Bagni San Filippo, dove le pozze di acqua calda termale sono un ottimo epilogo per questa lunga giornata trascorsa nella campagna senese.



Radicofani è, perciò, il punto di partenza del giorno seguente. Si sente già aria di mare, il tragitto scorrerà veloce attraversando i caratteristici paesi di Sorano e Pitigliano, dove una sosta per pranzo con i pici all’aglione da Ale e Helga  è d’obbligo. 



Il bello (anzi, il buono) è che ciò che viene servito nel loro ristorante lo producono artigianalmente nell'attiguo laboratorio, e che è anche possibile acquistare i loro prodotti per gustarli a casa. A pancia piena, sarebbero sicuramente piacevoli delle deviazioni di pochi chilometri verso Manciano e Sovana, ma le ruote attraversano rapide la statale Maremmana per farci ritrovare alla Giannella sull’Argentario. Nemmeno il tempo di un bagno nel mare finalmente ritrovato, che è già ora di mettersi a letto a Porto Santo Stefano, stavolta ospiti di uno dei ciclisti del gruppo che ha riconosciuto, infine, la strada di casa.
Gli ultimi chilometri verso Capalbio, la mattina dopo, vengono affrontati con la tranquillità che contraddistingue chi vede ormai la linea di arrivo. L’impervio e spettacolare Monte Argentario, pur meritando rispetto, offre anche itinerari alla portata di molti ciclisti o escursionisti, come ad esempio il tratto in pineta verso la Feniglia che, passando per Ansedonia, arriva fino alla riserva naturalistica del lago di Burano. 
Ed è con questa immagine che ci avviamo al termine del Tuscany trail 2016, stanchi ma soddisfatti per un’esperienza impagabile.

Dimenticavo...un particolare ringraziamento per la determinazione nel concludere il duro bike trail e nella selezione delle strutture turistiche visitate, va all'impareggiabile compagno di avventura Davide Arcangeli. Senza di lui, questo reportage non avrebbe avuto lo stesso sapore di Toscana.

martedì 14 giugno 2016

Cosa vedere a Revello, in provincia di Cuneo

Siamo tornate in quel di Revello, comune della Valle Po ai piedi del Monte Bracco e del Monviso, parecchie volte negli ultimi anni, sopratutto per le Invasioni Digitali. La prima invasione organizzata da Viaggi & Delizie è stata all'Abbazia di Staffarda, un ampio complesso cistercense ottimamente conservato che, se vi trovate da quelle parti, merita sicuramente una visita e un ottimo pranzo nel ristorante "Il Sigillo".

Nel 2016 è poi la volta dell'invasione alla chiesa della Collegiata e alla Cappella Marchionale [tranquilli è tutto calmo, siamo solo muniti di macchine fotografiche, tablet e smartphone e invadiamo in pace!]. Il numero dei partecipanti è molto soddisfacente: siamo, infatti, un gruppo di 40 persone tutte interessate all'arte, alla cultura, alla storia.



É il maestro Andrea Carlo Righetti, appassionato e studioso d'arte, che ci guida nella nostra invasione, ci racconta la storia della Collegiata, ora parrocchia di Revello, costruita per volere del marchese Ludovico II e dalla Comunità revellese e decretata con bolla di papa Sisto IV nel 1483, essa sorge all'estremità della via che attraversa il paese e dove inizia la collina. 
L'interno in stile gotico lombardo è formato da tre navate di cui la centrale molto ampia. In essa vi sono opere di grande valore artistico, di cui il maestro Righetti molto pazientemente ci descrive:

  • il Fonte battesimale (1498) della famiglia Zabreri,
  • il Polittico dell'Epifania (1503) di Hans Clemer (Maestro d'Elva), commissionato dai fratelli Andrea e Antonio de Raspandis e il Polittico della Madonna delle ciliege, opera degli inizi del '500, nel cui registro superiore compaiono S.Bernardo, S. Lucia e S. Maurizio, in quello inferiore S.Antonio abate, la Madonna con il Bambino in braccio ed ai suoi piedi mazzetti di ciliege e la Maddalena;

  • il Polittico della Deposizione (1540) e il Polittico della Trinità (1541) di Oddone Pascale, saviglianese;
  • opera di grande pregio sono il marmoreo altare maggiore (1850) scolpito da G. Isella e l'affresco cinquecentesco raffigurante il nobile Rupert D'Amareuil raccolto in preghiera verso la Madonna e Gesù;
  • grande valore artistico riveste il pulpito ( datato intorno alla metà del sec.XVII) opera di artigiani che lavorarono, in quel periodo presso l'Abbazia di Staffarda, con base piramidale ed in alto strutturato a baldacchino, è impreziosito da formelle e pannelli contenenti Vescovi , Evangelisti e da altri personaggi dei quali non è nota l'identità.

Per il maltempo non ci  è possibile ammirare, per quanto dovuto, la parte esterna della Collegiata e del centro storico del paese, ma proprio grazie a questo inconveniente ci  è concesso di " invadere" anche la Cappella Marchionale.

La Cappella Marchionale è situata al primo piano del castello sottano dei marchesi di Saluzzo, oggi sede del Municipio, già dimora preferita da Margherita di Foix, moglie di Ludovico II. Proprio per volere della marchesa, la Cappella fu decorata intorno al 1519. 
Sulle pareti laterali sono dipinte le vite dei Santi protettori  dei marchesi, da una parte Santa Margherita e dall'altra San Luigi di Francia, al di sopra sono ritratti gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa, mentre la famiglia Marchionale compare con diversi personaggi nelle lunette dell'abside. 
Una grande opera è  dipinta sulla contro facciata: l'Ultima Cena, ispirata al capolavoro  di Leonardo da Vinci.




Ci è capitato poi di leggere sulla stampa del Giardino di Revello, un giardino di proprietà privata dell'Architetto paesaggista Paolo Pejrone, aperto solitamente a gruppi di esperti botanici ed architetti e solo saltuariamente al grande pubblico. Fortunatamente abbiamo l'occasione di visitarlo, alcune settimane dopo l'invasione, in una bella giornata di sole, durante una visita guidata per un gruppo di soci Lions del club di Barge, Bagnolo e Cavour: un'esperienza fantastica! 


Siamo nella residenza privata dell'architetto, una casa, un tempo cascina su una collina ai piedi del Monviso di cui è proprietario da venti anni. Venti anni nei quali sono state piantate piante e fiori provenienti da tutto il mondo, la prima piantata è una magnolia che ci accoglie proprio all'ingresso, le cui foglie sono state sfortunatamente rovinate da una recente grandinata.


Molte le specie di piante rare o particolarmente esotiche come le rose gialle di Barni, gli alberi dei fazzoletti (davidia involucrata), gli alberi di cotone, gli ellebori, i bamboo e i 1500 ulivi da cui si ricava un pregiatissimo olio.

La politica dell'architetto è quella del giardino selvatico, in cui l'intervento dell'uomo è ridotto al minimo affinché la natura possa esprimere il meglio di sé anche se questo talvolta significa camminare su sentieri invasi dalla vegetazione. L'unica sostanza fungicida ed insetticida utilizzata per la cura delle piante è il verderame.

Passando attraverso l'uliveto giungiamo alla terrazza panoramica costituita dal fortino di Revello del 1400 sotto i nostri piedi un percorso sotterraneo conduceva al paese.


Un altro angolino perfetto è quello formato dal boschetto di bamboo che ora crescono spontaneamente attorno ad un piccolo laghetto di acqua sorgente. Le canne di bamboo raggiungono queste altezze in poche settimane crescendo in modo "telescopico" di parecchi centimetri al giorno. Sono definite a volte piante infestanti ma in questo posto la connotazione è assolutamente positiva in quanto con la loro forma curva regalano un ambiente rilassante con una fresca ombra.



Ora che abbiamo esplorato tutti i beni architettonici di questo paesino, non ci resta che tornare per "Revello Maggio Castello" una festa con rievocazione dell'assedio alla fortezza del 1548 che sfortunatamente questo anno ci siamo perse!


venerdì 10 giugno 2016

Mangiare a... Pinerolo e dintorni

Anna Maria, Federica, Paola e Simonetta abitano nei dintorni di Pinerolo, in provincia di Torino.
Quando si cercano suggerimenti da dare a chi vuol "mangiare fuori" dalle nostre parti c'è sempre un'ampia scelta e siamo tutte quante piuttosto informate. Ecco allora che ci sembra giusto dare suggerimenti e raccontare un po' anche le esperienze culinarie della nostra zona, in ristoranti più o meno tipici.
Come già per il  post Mangiare a... Torino, anche questo vuol'essere un suggerimento in continua evoluzione e scritto a più mani.
E se per caso siete curiosi di sapere di più, contattateci e saremo ben liete di darvi ulteriori consigli!

Sakura Restaurant
Via Pinerolo 58 - Bricherasio (TO)

Alcune di noi, più di altre, sono appassionate di cucina etnica e soprattutto di cucina asiatica. Paola è golosissima di sushi ed è sempre alla ricerca di nuovi ristoranti in cui apprezzare questa specialità giapponese. 
A Pinerolo e dintorni c'è più di un ristorante che prepara piatti asiatici e il Sakura Sushi Restaurant è uno di questi.
Il locale si trova sulla statale che da Bricherasio porta a Pinerolo e l'esterno fa tutt'altro che ben sperare, in quanto il ristorante è all'interno di un capannone prefabbricato. L'ambiente interno però è ben curato e il servizio è molto cordiale.
Il cibo poi è davvero buono; il pesce fresco, si sa, va preparato e servito secondo certi criteri e devo dire che qui, anche grazie al fatto che gli avventori sono sempre numerosi, la freschezza è all'ordine del giorno.




In qualsiasi giorno della settimana voi andiate, ci sono sempre tavoli occupati e nel fine settimana non è raro dover attendere o prenotare in anticipo.
Il ristorante offre anche il servizio take-away o con consegna a domicilio gratuita entro i 20km di distanza.
Sia a pranzo che a cena propone un menu all-you-can-eat [la perplessità nell'ordinare con questa formula è stata scacciata non appena assaggiati i piatti]; questo tipo di menu viene però servito in modo che non si debba sprecare il cibo: si ordinano pochi piatti alla volta che vengono preparati e serviti al momento.
Per coloro i quali il pesce crudo è tabù oppure non possano mangiarlo, il ristorante propone anche altre specialità giapponesi [ad esempio la tempura] oppure piatti classici dei ristoranti cinesi.


Locanda Brich e Bass
Strada Caffaro 13 - Bricherasio (TO)

Per terminare alla grande la nostra giornata del secondo Vedday abbiamo deciso di offrirci una buona cena!
Quale posto migliore,per essere la maggior parte di noi vicino a casa, se non la Locanda Brich e Bass a Bricherasio!
La Locanda è un ristorante nato alla periferia di Bricherasio, di proprietà della Sig.ra Roberta, molto accogliente e intimo, composto da una sala e da una saletta; in estate si ingrandisce usufruendo di un bel dehor esterno. 
Noi ceniamo in sala; la sig.ra Roberta ci conosce ed ormai conosce anche i nostri gusti per cui inizia a servirci un aperitivo accompagnato da un goloso stuzzichino servito su una pietra, poi arrivano gli antipasti ai quali seguono i grandiosi primi e secondi.



Il carrello dei formaggi qui è sempre ricco e ben fornito e, ammettiamolo, è una vera tentazione; ma questa volta ci limitiamo per riservare un posticino al dolce.




Questa sera non c'è il solito carrello di dolci ma vi assicuro che il tris che ci viene proposto è squisito e noi siamo senz'altro paghe di quanto abbiamo mangiato e bevuto!
Ogni giorno a pranzo presso la Locanda è servito un pranzo di lavoro a prezzo fisso, inoltre organizza serate a tema durante tutto l'anno (qui potete trovare il programma) o il fritto misto alla piemontese su richiesta; per la cena è necessario prenotare e possiamo garantirvi con certezza che sarà un successo!



Io Mangio Gofri
Via Savoia 27 - Pinerolo (TO)

In occasione delle nostre "Invasioni digitali 2015" abbiamo organizzato un semplice e particolare pranzo per chi volesse fermarsi con noi. 
Essendo prevista la visita al Castello di Macello per le h 11,30 e la visita al Feltrificio la Crumiere di Villar Pellice alle h 15, il tempo per pranzare era poco per cui ci abbiamo effettuato un'Invasione digitale anche da Io mangio gofri.
Erica e Marzia gestiscono questo piccolo locale [anzi piccolissimo direi per noi che siamo un bel gruppo] in centro a Pinerolo.




Qui si può scegliere tra un gofri (tipico della Val Chisone) salato al prosciutto e formaggio, al gorgonzola e lardo, per citarne alcuni, o dolce alla nutella, al cioccolato fondente, alla marmellata...
Tra di noi c'è chi subito sceglie due gusti salati e due gusti dolci, chi divide un gusto con il coniuge o un amico per poi poterne gustare un secondo e a volte anche un terzo...




Vi posso assicurare che  Erica si è fatta in quattro per servirci al meglio consigliando e facendoci assaggiare quanto più possibile.
Anche la birra artigianale che ci è stata proposta è andata a ruba: abbiamo letteralmente prosciugato le scorte. È stato davvero un bel e buon mangiare!
Trovate Marzia e Erica anche "in giro" con la loro gofri mobile; hanno infatti un camioncino che spesso si può incontrare nelle fiere e nelle manifestazioni delle vallate intorno a Pinerolo, ma che può anche essere impiegato in feste private.




Locanda dell'Antica Lucerna
Via Armando Diaz 54 - Luserna San Giovanni (TO)

Per la festa della mamma mia figlia ci ha invitati a pranzo presso la " Locanda dell'antica Lucerna" in Via Armando Diaz 54 a Luserna San Giovanni.
Il ristorante di recente apertura è ubicato in una casa ristrutturata con ottimo gusto che oltre ad una sala ha una bella veranda luminosa.





La cantina è ben fornita e la cucina propone differenti prelibatezze. Noi scegliamo il menu di pesce pertanto ci viene servito un raffinato antipasto di crudité di mare al quale seguono altrettanto squisiti primi e secondi, terminiamo con un ottimo dolce al cucchiaio.




Senza dubbio è da suggerire a chi vuol offrire o godere di un pasto particolare, benché le porzioni del menu completo siano piuttosto abbondanti e ci sia il rischio di non riuscire a mangiare tutto.