giovedì 19 aprile 2018

Passo Coe Folgaria : camminate in montagna e testimonianze storiche

Dopo l'evento di Albeinmalga e la colazione abbondante, partendo da Malga Vallorsara,  ad un'oretta di cammino abbiamo raggiunto Passo Coe. Una camminata piacevole e facile, adatta anche ai camminatori meno allenati. Una full immersion nella natura senza disturbi esterni: qui i cellulari non hanno linea e necessariamente si è obbligati a guardarsi intorno e a godere delle bellezze della montagna anziché abbassare lo sguardo sul telefonino.



Passo Coe è anche una delle zone di interesse storico più famose della zona, per lo meno considerando la storia moderna. Qui infatti esiste Base Tuono, una delle ex basi militari, realizzate dalla NATO e dall'Aeronautica Militare a cavallo degli anni '60 anch'essa destinata a contrastare un eventuale attacco dei bombardieri sovietici.


Occidente contro Patto di Varsavia, paesi al di qua e al di là di una cortina di ferro: la guerra fredda inizia subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e termina con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989.


In questa base ci sono veri e propri missili, che fortunatamente non sono mai stati lanciati, che vediamo ora disarmati, ma che allora erano armati sia con esplosivo convenzionale che con esplosivo nucleare.



Ci sono mezzi utilizzati per il controllo dei lanci e per il controllo dei cieli, ci sono rifugi in cui si può capire come ci si potesse proteggere in caso di un attacco e ci sono dei filmati con simulazioni e vere e proprie esercitazioni militari.




Solo a guardare alcune di queste esercitazioni, filmate per lo più in Sardegna, ci si impressiona a sentire i boati delle esplosioni e si capisce quanto fosse delicato il lavoro dei militari che qui, giorno e notte, controllavano gli spazi aerei e stavano in allerta ed in contatto con le altre basi circostanti.



Ci sono voluti 23 anni affinché lo Stato Italiano restituisse al comune di Folgaria quest'area e poi nel 2010, con un progetto in collaborazione con l'Aeronautica Militare, è stata riaperta la base come sito e museo a testimonianza di quella guerra fredda che, per fortuna, non si è mai "riscaldata": missili, apparati per il lancio e strumentazioni necessarie.








In questa zona c'era una delle tre aree di lancio di Base Tuono, con le altre due disposte poco lontano sulle cime circostanti, e la NATO la scelse proprio per la posizione strategica e ideale sia per il lancio dei missili che per il posizionamento dei radar (singolare e molto simpatico il radar-gianduiotto, così chiamato per l'inconfondibile forma che io - da buona piemontese golosa - ho subito riconosciuto tra tanti). 



Questi spazi hanno effettivamente una storia importante da raccontare perchè proprio qui intorno, durante la prima guerra mondiale, la Grande Guerra, vennero costruite sette fortificazioni tra cui Forte Belvedere a Lavarone che rimane ad integra testimonianza, visitabile, con un museo che spiega molto bene quello che erano le strutture difensive in questa parte d'Italia.







Nei 16 ettari di quest'area, circostante Base Tuono, oggi non ci sono più missili ma cannoni: i cannoni utilizzati per l'innevamento programmato delle piste da sci che pescano l'acqua nel bacino adiacente alla base museo.



Passo Coe è frequentato dai visitatori della Base Tuono, da chi ama lo sci di fondo in inverno, ma anche da coloro che amano le passeggiate in montagna in estate; ci sono infatti sentieri facili e non troppo impegnativi adatti a tutti, ed alla fine delle passeggiate l'Osteria Coe è pronta ad accogliere i turisti con un buon piatto di polenta accompagnato da gustosi formaggi di malga o da carni al sugo.



lunedì 16 aprile 2018

Duparc Oriental SPA: un'oasi nel centro di Torino

"Un'oasi di pace in centro città", così si presenta la Duparc Oriental SPA.
E ne ha tutte le ragioni perchè non appena varcata la porta di ingresso, pare di ritrovarsi in un onsen giapponese anziché in una SPA torinese.



Ho conosciuto Paola Chiari, il direttore della Duparc Oriental SPA, alcuni anni or sono. Ad avvicinarci, la comune passione per il vino. E' stata un vero piacere ritrovarla e chiacchierare con lei nella hall del Duparc Hotel in un pomeriggio di fine inverno.
Paola mi ha raccontato con passione del suo lavoro, di come la SPA che gestisce sia diventata una delle eccellenze nell'ambito del benessere a Torino e di quanto le persone che la frequentano tornino ogni volta con entusiasmo.



Posso facilmente comprendere l'entusiasmo appena mi racconta che nella SPA solitamente non ci sono più di 6 o 7 persone contemporaneamente e non sono ammessi i bambini.
Pochi giorni prima di incontrare Paola, per puro caso, avevo parlato con alcune amiche di pomeriggi trascorsi in centri benessere  tra le urla festanti di pargoli non controllati dai genitori o di coppie che amoreggiavano nelle vasche idromassaggio rumoreggiando e disturbando il relax altrui e sottoponendosi a massaggi che erano per la più parte carezze, anziché trattamenti veri e propri. Prima ancora di entrare alla Duparc Oriental SPA, quindi, ero già favorevolmente colpita.

Tornando all'aspetto dell'onsen giapponese, la Duparc Oriental SPA è quasi interamente rivestita di pietra nera mentre le pareti e gli arredamenti sono di legno di palissandro. Alcune pareti vetrate, invece, replicano il motivo della carta di riso [che in un ambiente del genere non potrebbe essere utilizzata per questioni di sicurezza] con disegni di bambù a sottolineare ulteriormente lo spirito orientaleggiante e riprendendo il simbolo stesso della Duparc Oriental SPA.



La tranquillità ed il silenzio si apprezzano già dagli spogliatoi, dove grazie al fatto della bassa concentrazione di persone, ci si ritrova spesso da soli e ci si può dedicare alla preparazione in silenzio: quale modo migliore per rilassarsi già dai primi passaggi?
Degli spogliatoi non posso non menzionare il fatto che gli armadietti, anziché i classici numeri, abbiano una o due parole di una frase a contraddistinguerli; le stesse parole, ovviamente che si ritrovano come portachiavi.



La zona acqua è la prima in cui mi dirigo dopo aver indossato il costume e l'accappatoio super morbido; a differenza di altre SPA, qui non mancano a disposizione i teli e gli asciugamani. 
Nella zona acqua ci sono un bagno di vapore all'eucalipto, che da subito mi aiuta a liberare le vie nasali congestionate da un raffreddore di stagione, e poi le docce in sequenza a tre diverse temperature.
Indulgo infine sotto il getto caldo per la cervicale che varia intensità e massaggio di tanto in tanto.
Infine mi immergo nella bellissima vasca idromassaggio e apprezzo particolarmente che anche qui il rumore è davvero ovattato. Solitamente le vasche idromassaggio, vuoi per il motore, vuoi per il movimento dell'acqua, sono piuttosto rumorose. Questa no, il rumore è talmente leggero che, complice anche la stanchezza della settimana, rischio quasi di addormentarmi.



Prima del massaggio, mi concedo una pausa su una delle chaise longue della sala relax, sorseggiando una tisana, sgranocchiando della frutta secca e leggendo una delle riviste messe a disposizione dei clienti.
Pur trovandosi al piano interrato, la SPA è sempre luminosa grazie al sapiente posizionamento delle lampade dietro le tende che mascherano la luce artificiale è conferiscono un aspetto naturale ad un'illuminazione di tutt'altro genere.

In ultimo arriva il momento del massaggio: un'ora di vero piacere e relax.
La filosofia qui alla Duparc Oriental SPA è che un massaggio inferiore ai 40 minuti non è in grado di permettere al cliente di rilassarsi e di godersene i benefici; ecco perchè il massaggio più breve che troverete nella lista dura proprio 40 minuti.
Io ho provato quello da un'ora decontratturante e rilassante per la schiena e drenante per le gambe: una combinazione di più massaggi che si possono concordare con l'operatore sul momento e che reputo essere di grande valore aggiunto.
Ognuno ha le proprie necessità e i propri bisogni, pertanto parlare con chi esegue i massaggi e avere l'opportunità di spiegare quello di cui si avrebbe bisogno trovando dall'altra parte una persona preparata e disponibile è, secondo me, uno dei grandi punti di forza della Duparc Oriental SPA. 
Un altro punto di forza è indubbiamente quello di avere personale specializzato che lavora nel centro da anni e che partecipa a corsi di formazione e di aggiornamento in maniera costante.



A chi mi chiede come mi sono trovata, posso solo rispondere che appena uscita ho prenotato una nuova esperienza che farò a breve, ma sulla quale vige un certo riserbo che vi potrò svelare solamente tra alcune settimane...

mercoledì 11 aprile 2018

Yosemite National Park: la natura all'ennesima potenza

Quando ho pianificato il nostro itinerario di viaggio on the road in California ed ho iniziato a studiare cosa vedere, ho inserito subito il Parco Nazionale dello Yosemite. Le fotografie panoramiche di El Captain e dell'Half Dome hanno sempre fatto parte di me forse da quando circa vent'anni fa ho installato per la prima volta Webshots Desktop sul mio pc. 
Molti turisti italiani invece depennano lo Yosemite dalla lista dei parchi da vedere perché lo considerano simile ai nostri paesaggi alpini dolomitici e preferiscono dirigersi verso i parchi rossi di Utah e Arizona. Io amo molto la montagna ma vivo all'estremo opposto delle Dolomiti per cui ho ritenuto importante mettere in programma lo Yosemite con le sue milionarie rocce granitiche ed ho allocato quasi due giornate intere a questo parco. 
Per gli amanti del trekking o dell'arrampicata due giorni serviranno a ben poco, la superficie dello Yosemite National Park è enorme ed infinita la sua offerta di trails dai più semplici accessibili anche alle carrozzine e alle bici ai più impegnativi da percorrere in diversi giorni richiedendo un permesso presso i rangers del parco. 


El Captain uno dei volti più famosi dello Yosemite National Park
El Captain uno dei volti più famosi dello Yosemite National Park
La nostra visita è avvenuta verso la metà di ottobre, periodo di incertezza climatica; ci sono stati anni in cui la temperatura era ancora mite ed altri in cui le nevicate avevano già reso il panorama completamente invernale. 
Per questo alla prima nevicata di settembre, ho preferito pormi nella situazione peggiore e cioè la chiusura della Tioga Road, la magnifica strada panoramica che sale fino al Tioga Pass e attraversa il Parco da ovest ad est, da Big Oak Flat a Lee Vining sebbene statisticamente la chiusura definitiva per l'inverno del passo fosse abbastanza improbabile (sul sito del parco trovate le date di apertura e chiusura della strada degli ultimi trenta anni). Altro motivo per lasciare da parte questa bellissima scenic drive è stato la chiusura del Mariposa Grove, la parte del parco Yosemite dove crescono le sequoie secolari chiuso per riqualifica fino al 15 giugno 2018. Volendo vedere i più vecchi ed alti alberi del pianeta abbiamo dovuto quindi mettere in programma anche la visita al Sequoia National Park e rimanere perciò ad ovest della Sierra Nevada, la catena rocciosa che divide la California dal Nevada.

Ricordi della Corso all'Oro a Mariposa alle porte dello Yosemite National Park
Per la visita allo Yosemite abbiamo scelto di pernottare a Mariposa, una graziosissima cittadina a circa 60 miglia dall'entrata del parco. Questo insediamento risalente agli inizi del 1800 deve la sua fondazione ad una spedizione spagnola impegnata nella Corsa all'Oro. Anche dopo il picco della corsa all'oro della metà del diciannovesimo secolo,  Mariposa continuò a rimanere cruciale per la manutenzione delle strade, della ferrovia e per le sue numerose fattorie sorte nel corso degli anni. Dagli ultimi decenni dell'800 infine la sua vocazione mutò completamente verso il turismo che proprio in quegli anni iniziò a diventare importante dopo la costruzione di alcuni hotel all'interno del Parco. 

Abbiamo trascorso a Mariposa due notti, consumato due cene e due colazioni tipiche americane ma ci siamo subito innamorati di questa cittadina, la prima incontrata dopo essere stati in grandi città come San Francisco e Los Angeles a farci sentire davvero negli Stati Uniti più autentici! 


Colazione tipica americana a Mariposa alle porte dello Yosemite
Colazione tipica americana a Mariposa alle porte dello Yosemite
Il rovescio della medaglia del pernottare a Mariposa è sicuramente la distanza che vi separa dal Parco, 30 miglia circa per raggiungere El Portal e circa 45 per arrivare invece nel parcheggio principale dello Yosemite Village il tutto senza code, cosa che sembra essere un miraggio nei mesi estivi soprattutto durante i week end. Il Visitor Center proprio al centro della Yosemite Valley è il punto di partenza per molti dei nuovi visitatori del parco mentre chi è già di casa sicuramente cerca di evitarlo visto il caos che vi regna; noi purtroppo non sapendolo ci siamo infilati in questo gran casino approfittando solo dei servizi che tuttavia si trovano in molti altri posti del parco.

Dal parcheggio del Visitor Center abbiamo deciso di percorrere il "Valley Loop Trail", un trail semplice, senza grande elevazione ma abbastanza immerso nella natura. Come è riportato sul sito questo trail a volte non è ben segnalato ed è meglio portare con se la mappa, disponibile on line e al Visitor Center. Noi ovviamente non l'abbiamo fatto ed infatti ci siamo persi per poi ritrovarci sul sentiero "Mirror Lake Loop" che abbiamo deciso di seguire senza sapere quanto tempo sarebbe stato necessario. Il tutto ovviamente senza avere con noi nulla da mangiare in quanto all'interno del parco portare cibo senza gli appositi contenitori anti orso è severamente vietato. 


Orsetto avvistato sul Valley Trail allo Yosemite National Park
Siamo stati ripagati però ben due volte per la nostra perseveranza: la prima con la vista di un simpatico orsetto che percorreva il nostro sentiero in senso opposto. Un incontro face to face a cui fortunatamente l'orsetto ha deciso di porre fine cambiando direzione ed avventurandosi nel bosco. Per un attimo infatti, pur avendo letto tutte le linee guida da rispettare in caso di incontro di orsi, le mie gambe si sono irrigidite mentre il cuore batteva all'impazzata. Emozione tanta, ma anche una certa agitazione: non ci aspettavamo di certo di incontrarlo lì, a poche decine di metri dalla strada asfaltata e soprattutto con tutta l'apparenza di voler andare proprio nella direzione da cui arrivavamo noi... le foto sono testimoni della mia agitazione, tutte sfocate!!! 


Mirror Lake in fondo alla Yosemite Valley
Altro fantastico regalo dello Yosemite è stata la vista del Mirror Lake apparso quasi come un miraggio dopo diverse ore di cammino! Bellissimo lago, o meglio dire luogo, infatti il lago è asciutto per la maggior parte dei mesi dell'anno. Un panorama quasi desertico sbucato fuori da un bosco ed una vegetazione così lussureggiante. 
Il lago è di origine glaciale ed un tempo occupava quasi tutta la Yosemite Valley; ora è in fase di sparizione a causa dei sedimenti che stanno riempiendo la depressione. 

Per il rientro al parcheggio avremmo potuto prendere una delle navette del parco, ma ormai sull'onda agonistica abbiamo continuato a camminare passando davanti al Majestic Yosemite Hotel, un grande complesso in granito con più di 100 camere, totalmente immerso nel parco ma per noi inavvicinabile economicamente.  Siamo arrivati così alla macchina abbastanza stremati verso le 15:30 senza aver mangiato nulla, fortunatamente polpettina ha dormicchiato un po' nel marsupio e non ha badato tanto al pancino vuoto. 

L'indomani, paghi per aver già incontrato l'orso e ammirato la maestosità delle montagne dal basso, abbiamo deciso di dedicarlo a raggiungere il Glacier Point un magnifico view point a circa 2.200 m slm dal quale si ha una vista spettacolare sull'Half Dome e su gran parte della Yosemite Valley. 
Questo passo è raggiungibile solo da giugno ad ottobre quando la strada viene sgomberata dalla neve o eventualmente a piedi con un impegnativo trail di circa 4 miglia che parte dalla Yosemite Valley. Il view point, raggiungibile dal parcheggio con un brevissimo percorso, sorge proprio sulle ceneri dell'antico Glacier Point Hotel aperto nel 1918 e distrutto da un incendio nel 1969.


Half Dome visto dal Glacier Point all'interno dello Yosemite National Park
Half Dome visto dal Glacier Point all'interno dello Yosemite National Park

Purtroppo i panorami e le nostre fotografie sono caratterizzate da una fitta nebbiolina causata dai numerosi incendi divampati durante tutta l'estate nella Valley. A detta di alcuni americani, abituè del Glacier Point, quella che abbiamo ammirato estasiati è stato il più brutto panorama mai visto, deturpato da questa foschia.
Vernal Falls e Nevada Falls viste dal Glacier Point all'interno dello Yosemite National Park
Vernal Falls e Nevada Falls viste dal Glacier Point all'interno dello Yosemite National Park
La nostra interpretazione dello Yosemite così come ve l'abbiamo descritta è stata frutto di alcune scelte ed alcuni vincoli dovuti alla stagione, alla chiusura del Mariposa Grove e alla conseguente scelta di vedere gli alberi più antichi del pianeta al Sequoia National Park

Sono perfettamente consapevole che abbiamo visto solo una piccola parte del parco e mancano la strada più notevole del Parco a detta di molti: la Tioga Road, che raggiunge i 3.000 metri di altitudine. Se avete voglia di leggere una diversa interpretazione dello stesso parco fatta dalla nostra amica Marta che lo ha visitato in piena estate, vi rimandiamo con piacere al suo articolo

Sicuramente visitare il parco fuori stagione ha i suoi vantaggi. Avevo infatti sentito parlare di veri e propri ingorghi di auto all'interno del Parco che è molto amato e frequentato anche dai locali (è il terzo parco più visitato d'America) mentre noi non abbiamo avuto alcun problema di viabilità, parcheggiando nel parcheggio più vicino al Visitor Center e non facendo un minuto di coda per entrare o uscire dal parco. Certo è che l'autunno è anche la stagione meno indicata per godere degli spettacoli che l'acqua, altro elemento protagonista del parco insieme alle rocce, può offrire. Quasi tutte le cascate erano infatti semi-asciutte e non abbiamo ammirato nessun gioco di riflessi di quelli visti nelle foto altrui.

venerdì 6 aprile 2018

Catania in un giorno: cosa fare e cosa vedere

Lo scorso anno, a fine estate, siamo stati in Sicilia per il matrimonio di amici e abbiamo approfittato per visitare una parte dell'isola sulla quale ancora non ci eravamo soffermati.


Invece di atterrare a Trapani, dove di solito ci dirigiamo quando scendiamo in Sicilia, abbiamo questa volta optato per l'aeroporto di Catania. Questo ci ha permesso di visitare anche questa città, che da quanto mi ricordavo di una fugace visita tanti anni fa, è tra le città siciliane che mi piacciono di più.



La Sicilia è facilmente raggiungibile via aereo da tutta Italia, ma l'alternativa interessante (soprattutto per le regioni del sud Italia) è quella di raggiungerla con i traghetti. Ci avete mai pensato? Ho scoperto ad esempio che da Napoli c'è un traghetto diretto sul porto di Catania. 



Abbiamo trascorso a Catania un giorno e mezzo e abbiamo constatato che è il tempo minimo per apprezzare la città, le sue attrazioni principali e godere della vita serale che è decisamente attiva.





Via Etnea

La tappa imperdibile a Catania è Via Etnea, con i suoi bei negozi, i bar e le gelaterie. Qui è d'obbligo una sosta per una classica granita siciliana. Quelle al pistacchio, alla mandorla o al gelso sono le più tipiche. Potete mangiarle da sole o accompagnarle con la brioscia col tuppo, servita tiepida che rende la pausa un pasto vero e proprio.
E' così che abbiamo iniziato noi la scoperta di Catania: una granita con brioscia da Scardaci Ice Café, suggeritoci come uno dei migliori bar per la granita sulla via Etnea. 





Dopo di che abbiamo passeggiato ammirando le vetrine, prima fino all'anfiteatro romano del II secolo in pietra lavica rivestita in marmo, poi più avanti fino a giungere a Villa Bellini, un tempo parco privato ora giardino pubblico di straordinaria bellezza, ideale per rilassarsi in mezzo al verde, godere dell'ombra seduti sulle panchine e fare conversazione con i locali che amano particolarmente discorrere con i forestieri.





Piazza Duomo

Percorrendo Via Etnea al contrario, si raggiunge piazza Duomo, senza dubbio il centro di Catania, sulla quale affacciano il Municipio, il Seminario dei Chierici e la Cattedrale.



Ma quello che rende unica e riconoscibile la piazza è sicuramente la Fontana dell'Elefante che svetta nel centro: il simbolo di Catania.
La volta precedente in cui ero stata in città, non ero riuscita a vederla in quanto era in fase di restauro. Questa volta invece ho potuto ammirare il bellissimo elefante nero con sopra l'obelisco egiziano, che si pensa provenire dal circo romano di Catania.


Il Duomo

La chiesa principale della città è dedicata alla santa protettrice di Catania: Sant'Agata. La Santa morì proprio a Catania dopo che, per far sì che ripudiasse la fede cattolica a cui si era votata, fu martirizzata con lo strappo delle mammelle attraverso delle tenaglie.
Proprio per questa terribile tortura, durante la festa di Sant'Agata si preparano dei tipici dolci, delle piccole cassatelle, che si chiamano appunto "Minne di Sant'Agata".
Il Duomo vale certamente una visita. Attenzione però, in quanto rispetta degli orari ben precisi e per accedervi è necessario entrare attraverso uno dei cancelli che cingono il giardino sul fianco sinistro.
All'interno, tra le varie cappelle, c'è anche quella dedicata a Sant'Agata che contiene un'urna con le reliquie della Santa stessa.



Mercato della Pescheria

Uscendo dal Duomo, sulla sinistra, all'angolo della Piazza c'è un grande arco. Avviati in quella direzione, passati accanto alla fontana ci siamo inoltrati in una delle zone più tipiche di Catania: il suggestivo e pittoresco mercato della pescheria.
Qui durante il giorno sono numerosi i banchi del pesce che fresco arriva dal porto poco distante. Anche la sera, una volta sbaraccato il mercato, la zona è piuttosto movimentata: qui infatti ci sono degli originali ristoranti di pesce che offrono porzioni da passeggio o che preparano i tipici piatti da street food catanese.


Teatro Bellini

Un'altra delle zone che mi sono piaciute molto di Catania, vuoi per i palazzi che in ogni angolo mostrano il barocco in tutte le sue forme, vuoi per i locali che sono frequentati da turisti ma anche dai catanesi, è quella accanto al Teatro Bellini.
Vincenzo Bellini è uno tra i personaggi più famosi della città di Catania. Nacque a Catania ad inizio ottocento, ma visse per la più parte della sua vita distante dalla città natale. Morì in Francia e fu tumulato nel famoso cimitero Père Lachaise di Parigi; solo 40 anni dopo la sua morte tornò a Catania e tutt'oggi le sue spoglie sono custodite all'interno del Duomo.
Fu senza dubbio un personaggio che diede grande rilievo alla città di Catania tanto che all'interno del Teatro a lui dedicato un'epigrafe cita "Questo teatro edificato a spese del Comune e dedicato al nome immortale di VINCENZO BELLINI fu solennemente aperto la sera del X Novembre MDCCCLXXXII ad ammaestramento e sollazzo del popolo e a perenne decoro della città."
Imponente come struttura, il Teatro si affaccia su una deliziosa piazzetta, anch'essa intitolata a Vincenzo Bellini nella quale si trova una fontana dov
e nuovamente, come già durante la mia visita al Duomo di Monreale, mi sono deliziata a veder giocare a pallone i ragazzini in una tiepida serata estiva.


Acitrezza e Aci Castello

Oltre a passeggiare per il centro di Catania e a trascorrere una serata sulla passeggiata lungomare di Viale Ruggero di Lauria, ci siamo spinti poco fuori Catania per una veloce visita a due cittadine famose nella zona: Acitrezza e Aci Castello.
Ad Aci Castello il monumento di maggior rilievo è il Castello normanno costruito a picco sul mare in pietra lavica con il suo aspetto massiccio e turrito. Al suo interno oggi si trova il Museo Civico di paleontologia, archeologia e mineralogia.



Acitrezza, invece, nasce come villaggio di pescatori e oltre ad essere divenuta famosa grazie al romanzo di Giovanni Verga "I Malavoglia" ed al film di Luchino Visconti "La terra trema", è un'importante cittadina turistica e balneare.
Spiccano e sono famosi i suoi faraglioni, enormi massi neri dell'Etna che, secondo il mito, sarebbero stati scagliati da Polifemo verso il fuggitivo Ulisse.


mercoledì 4 aprile 2018

Visitare il Rione Sanità a Napoli: le Catacombe di S.Gennaro e l'incredibile Cimitero delle Fontanelle

Una delle anime più autentiche di una città bellissima, il Rione Sanità a Napoli è, a torto, spesso escluso dagli itinerari di chi programma una visita in città, in quanto purtroppo conosciuto soprattutto per gli episodi di cronaca e criminalità. In realtà è un quartiere dai forti contrasti: tra le sue vie, su cui si affacciano case dalle facciate disordinate ed edifici seicenteschi in decadenza , si nasconde anche la bellezza di luoghi incredibili, come le Catacombe di San Gennaro e il Cimitero delle Fontanelle che raccontano il passato della città, ma anche la sua storia recente, che attraverso la cultura e l'aggregazione sociale, cerca di riqualificare questa zona degradata e fornire ai giovani un' alternativa all'illegalità. 


Il degrado del Rione Sanità risale alla costruzione del Ponte della Sanità, ufficialmente denominato Ponte Maddalena Cerasuolo, la partigiana che impedì ai nazisti di farlo saltare, fatto costruire agli inizi dell’800 da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat per facilitare l’accesso alla Reggia di Capodimonte, isolata dal centro della città e difficile da raggiungere. Con la costruzione del ponte, la viabilità migliorò molto ma il quartiere, pur essendo vicino al centro, venne completamente tagliato fuori dalla vita della città, assumendo quasi le caratteristiche di un ghetto, completamente chiuso su se stesso, con i suoi edifici storici in completo abbandono. Oggi il modo più comodo per scendere al Rione Sanità è prendere l'ascensore proprio sul ponte, vicino alla fermata dei bus dell'emiciclo di Capodimonte. Dal ponte si ha una bellissima vista sul rione e sulla cupola maiolicata in ceramica giallo-verde della Chiesa di Santa Maria della Sanità,  uno dei principali esempi del barocco napoletano. 




La storia recente del Rione Sanità ha una svolta quando, nel 2001, arriva nel quartiere Don Antonio Loffredo, un prete innovativo, che si circonda subito di giovani e li abitua alla cultura, al gusto del bello. Nel 2006 cinque giovani del rione fondano la Cooperativa Sociale La Paranza, con un progetto di auto-sviluppo portato avanti attraverso la riqualificazione di alcuni tesori nascosti nel sottosuolo di Napoli, come appunto le Catacombe di San Gennaro. Negli anni la cooperativa è cresciuta ed occupa oggi più di 20 giovani che sono riusciti a recuperare, investendo i ricavi ottenuti con il turismo, più di 11000 mq di patrimonio artistico sul territorio. 
La passione e l'orgoglio per questo bel progetto traspare nelle parole delle giovani guide, molto preparate, che ci accompagnano durante la visita nella necropoli, disposta su due livelli non sovrapposti, dove subito colpisce l'eccezionale ampiezza dei luoghi, che ospitano circa 2000 loculi e 500 arcosoli scavati nel tufo, materiale facilmente lavorabile ma anche estremamente solido. Il nucleo originario della necropoli risale all'epoca romana. Più tardi vi fu sepolto S.Agrippino e, nel V secolo d.C. vi furono trasportate le spoglie di S.Gennaro, rendendo il  luogo meta di pellegrinaggio.
In realtà San Gennaro nelle catacombe non è rimasto molto: le sue spoglie furono rubate nell'831 e non tornarono a Napoli che nel 1457 quando però vennero sepolte sotto l'altare maggiore del Duomo di Napoli. E non è stato facile neanche trovare, all'interno delle catacombe, il luogo della sepoltura di San Gennaro. Oggi, grazie ad uno studio di un'omelia del VII sec. si è stabilito che la tomba era in un cubiculum, identificato al di sotto la cripta dei vescovi, decorata con i ritratti dei primi 14 vescovi di Napoli.
L'imponente vestibolo inferiore con soffitti alti fino a 6 metri si è invece sviluppato attorno alla Basilica ipogea di San Agrippino, dove ancora oggi viene celebrata la messa. 
Sempre grazie all'azione dei giovani della Cooperativa Sociale La Paranzaoggi il sito è visitabile anche da persone con handicap fisici o visivi, grazie all'abbattimento di tutte le barriere architettoniche e alla realizzazione di lastre tattili su cui sono incise le pitture visibili alle pareti.  

Tra i vicoli del Rione Sanità, non perdetevi la visita di un luogo incredibile, riaperto al pubblico nel 2010, il Cimitero delle Fontanelle un'enorme ex-cava di tufo dove sono stati raccolti i resti di circa 40000 persone, morte tra il 1600 e il 1800 a causa di terremoti, carestie ed epidemie che colpirono la città. Alcune leggende popolari sostengono che, sotto i pavimenti di questo luogo misterioso, siano sepolti i resti di addirittura otto milioni di persone. 



L'atmosfera esoterica del luogo, diviso in navate, racconta dell'anima religiosa ed insieme pagana della città, che si esprime attraverso il culto delle "anime pezzentelle", una devozione popolare per i defunti, nei quali i napoletani identificano le anime del Purgatorio. La pietas per i defunti portava le donne napoletane ad adottare un teschio (capuzzella) ed a pregare per l'anonimo defunto, "anima pezzentella" cioè abbandonata, per ricevere in cambio protezione per la vita terrena. 


Camminando nel silenzio del cimitero si avverte la sacralità del luogo mista alla tradizione e al folklore popolare, che si esprime oggi attraverso i tantissimi oggetti (semplici monetine, santini, collanine) posti per ricordare i tanti morti senza nome. Un  atteggiamento di devozione che ha particolare cura dei resti dei bambini, alcuni dei quali raccolti in teche, con accanto anche piccoli giocattoli. 

Se poi la Napoli misteriosa ed esoterica vi ha fatto venire fame, in Via Sanità, alla Pizzeria Oliva da Carla e Salvatore, potete mangiare una delle migliori (secondo me) pizze della città. 










sabato 31 marzo 2018

#Italiainvino: Appuntamenti diVini tra Frosinone e Latina

Lo scorso anno ho avuto l'occasione di partecipare come invitata ad alcune tra le principali rassegne eno-gastronomiche tra la provincia di Frosinone e quella di Latina.

A Patrica, presso Villa Ecetra, una location suggestiva nel cuore della Ciociaria, ho potuto gustare le migliori etichette di vini bianchi, rossi e bollicine. Quest'anno sarà alla 10 edizione del Wineday  e si prevedono delle gustose novità ancora non svelate: per il più curiosi la cosa migliore è quella di seguire il sito web.









Le foto si riferiscono all'edizione dello scorso anno. 
Considerata la mia passione per il Piemonte e per il vino rosso ho provato i vini della cantina Sordo: di questo produttore non si possono non provare i risultati di 100 anni di Barolo e l'effetto che  il "rispetto per la natura e l'ambiente circostante" hanno sul loro prodotto finale.





Dopo aver apprezzato il Piemonte, mi sono spostata in Sicilia e ho avuto modo di conoscere personalmente il produttore proprietario della cantina vini Marino che, in gran segreto, mi ha confidato che ''il vino migliore è sempre quello che finisce''.  Spero di andare prima o poi a Camporeale, per visitare l'azienda e conoscere, se possibile, chi ha ispirato i nomi e le etichette dei vari vini.







Girando per la rassegna si possono trovare anche prodotti gastronomici particolari, come le lumache di Agricola Gizzi (solo lumache di tradizione italiana), il caffè Segreri, oli, salumi e formaggi da accompagnare a composte o creme spalmabili e birre artigianali.











Preparatevi quindi: quest anno si terrà il 6 e 7 maggio. La domenica l'evento è aperto agli amatori, per dare modo anche ai clienti finali di scoprire nuove etichette o tornare a gustarne di già note,  mentre il lunedì è aperta solo agli operatori del settore.
Si prevedono oltre 90 espositori provenienti da tutta Italia.
Se siete amatori come me, potete acquistare il biglietto anche on-line per evitare la fila, ritirare il bicchiere e fare una buona degustazione.





Sempre nel Lazio, ma un pò più a sud, nella provincia di Latina si svolge invece lo Sky Wine, una manifestazione itinerante la cui missione è promuovere le produzioni vinicole del territorio facendone scoprire storia e tradizioni.
Quest'anno gli appuntamenti sono:

28/30 Aprile Terracina
28-29 Luglio Maenza
25-26 Agosto Sezze

Per l'edizione di Terracina la giornata del 30 Aprile è dedicata agli operatori del settore B2B.

Io ho partecipato alla manifestazione organizzata a PrivernoLuglio scorso, l'evento si svolgeva presso il borgo medievale Fossanova; è incredibile quanti posti affascinanti ci siano, praticamente dietro casa, di cui spesso non se ne conosce l'esistenza.

Credits: fossanova.it/




Durante la manifestazione si può partecipare a degustazioni con abbinamenti culinari, a cooking demo che vi permetteranno di scoprire come cucinare alimenti per voi nuovi o come cucinare in modo nuovo alimenti a voi noti, oppure si possono prendere delle ''lezioni di sabrage'' così potrete aprire una bottiglia di champagne con una sciabola (sabre = sciabola in francese).





Durante il percorso, che prevede spazi all'aperto e spazi al chiuso, c'è la possibilità di mangiare cose tipiche sia salate, lumache comprese, che dolci.









La degustazione dei vini è articolata in più punti; se già avete idea di cosa provare vi consiglio di controllare la piantina, altrimenti potete fare come ho fatto io, lasciarvi ispirare dalle etichette, dalle zone di produzione e dalla tipologia di vino preferita.









Il mio consiglio è quello di seguire il sito e la pagina facebook, dove troverete l'aggiornamento delle etichette presenti e il programma per ogni evento.
Lo scorso anno a Fossanova, ad esempio, era presente anche un piacevole accompagnamento musicale



Potete prenotare i biglietti on-line, recarvi nel luogo scelto per l'evento, ritirare il bicchiere e buona degustazione!




Si ringrazia Polizzi rappresentanze per averci permesso di partecipare agli eventi.