domenica 15 gennaio 2017

Un giro in Turchia con l'ospite del mese

La foto della mia presentazione è stata scattata sul “lago salato” (Tuz Gölü) nella regione dell’Anatolia, in Turchia, dove ho fatto un tour 5 anni fa: non essendoci mai stata prima ho scelto di fare un tour classico partendo da Istanbul e concludendo il viaggio ad Antalya.

Istanbul,unica città europea e asiatica al contempo divisa dal Bosforo, nonostante le dimensioni  mi è sembrata una città a misura d’uomo. Sin dal 1985 le aree storiche di Istanbul fanno parte della lista UNESCO dei patrimoni dell'umanità: la Moschea Blu, la Basilica di Santa Sofia , un capolavoro di architettura specialmente per l’enorme cupola, il Palazzo Topkapı, in realtà una serie diedifici, giardini e chioschi dove risiedevano i Sultani e poi, la cisterna, un enorme spazio sotterraneo in cui trovano spazio dodici file di 28 colonne alte 9 metri con capitelli che sono un misto tra gli stili ionico e corinzio ed in cui furono ambientate alcune scene del film Inferno di Ron Howard, tratto dall'omonimo romanzo di Dan Brown. 
Unico rammarico: non aver potuto visitare il Gran Bazaar di Istanbul chiuso per il Ramadan in corso.



Raggiungiamo in volo Ankara, capitale del Paese, ammiriamo il Mausoleo di Ataturk e visitiamo le ricche collezioni del Museo delle Civiltà AnatolicheRaggiungiamo in volo Ankara, capitale del Paese, ammiriamo il Mausoleo di Ataturk e visitiamo le ricche collezioni del Museo delle Civiltà AnatolicheRaggiungiamo in volo Ankara, capitale del Paese, ammiriamo il Mausoleo di Ataturk e visitiamo le ricche collezioni del Museo delle Civiltà AnatolicheDopo Istanbul mi sono spostata ad Ankara: sebbene sia la capitale non ho trovato molto di interessante da visitare, a parte il mausoleo di Ataturk e la visita del museo delle civiltà anatoliche.

I giorni  seguenti, invece, sono stati di tutt'altro livello, verso la Cappadocia con tappa sul lago salato. 



I “camini delle fate” ed  i paesaggi  spesso descritti come “lunari” caratterizzano questa regione: in pratica il tufo, ha subito l'erosione per milioni di anni, acquisendo queste forme insolite ed è così tenero da consentire all'uomo di costruire abitazioni ricavandole dalla roccia. La visita del museo all’aperto di Goreme con le chiese rupestri vale davvero la pena.  Anche il parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.



Dalla Cappadocia mi sono spostata verso Konia, con la visita del Monastero ed il Mausoleo di Mevlana, fondatore del movimento mistico dei dervisci.

E da lì a Pammukkale e la visita dell’antica città di Hierapolis: le cascate pietrificate, le fonti termali con le caratteristiche formazioni costituite da spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna, rendono l'area simile a cascate di ghiaccio.



Infine sono arrivata ad Antalya: situata su una scogliera piuttosto ripida, è una città pittoresca circondata dal mar Mediterraneo che attrae molti turisti, infatti è chiamata "capitale del turismo turco", non a caso secondo me, tanto è vero che ho scattato decine di foto che lo dimostrano.




Decisamente un viaggio consigliato, consigliatissimo, per i colori, i sapori (i dolci come il lokum, i “dolma” teneri involtini con fogli di vite e riso, il kebab, il caffè turco ed una sorta di pizza che pur non avendo nulla a che vedere con quella italiana - e meno male aggiungerei perché guai a chi cerca la cucina italiana all’estero - è molto saporita, il gelato di crema fatto con latte di capra) e i luoghi visitati.




Ma se ancora vi sembra poco…. L’unica cosa che di per sé potrebbe già giusitificare un tour in Turchia è stato il volo in mongolfiera che mi sono regalata in Cappadocia!



Dopo lo spettacolo della sera prima con l’esibizione molto suggestiva dei dervisci rotanti, non è stato assolutamente impegnativo alzarsi alle 4 del mattino per spostarsi sul luogo del volo e ricevere le necessarie istruzioni dopo aver goduto di una colazione offerta. 



Il panorama, i colori delle decine di mongolfiere che si sono levate in cielo contemporaneamente ma, soprattutto, la sensazione di pace e di assoluto silenzio che si godono da lassù sono indescrivibili e lo dice una persona che qualche sera prima ad Ankara ha leggermente patito il giro su una banalissima ruota panoramica di un luna park per l’altezza. Tanto è vero che la maggior parte delle foto sono state scattate dalla mongolfiera. 





Un’esperienza meravigliosa, paragonabile forse al giro su un fuoristrada SUV 4x4 nel deserto dell’Oman … chissà che non possa essere il racconto di una futura “ospitata” nel blog 

sabato 14 gennaio 2017

Ospite del mese: gennaio 2017

Lo ammetto, fa strano scrivere 2017...eppure abbiamo cestinato il calendario vecchio e stiamo andando avanti a spron battuto in questo nuovo gennaio.
La rubrica dell'ospite del mese non molla un colpo e iniziamo l'anno con un'amica super viaggiatrice: Isabella.
Le abbiamo lasciato carta bianca e lei si racconta così...

Mi chiamo Isabella e sono nata e cresciuta ad Asti, dove tuttora risiedo. Cittadina che non offre molto, così un po’ per sfuggire alla monotonia della vita di provincia un po’ per sfuggire alle vacanze in montagna con i miei genitori ho iniziato a viaggiare per conto mio all’età di 16 anni, scoprendo che mi piacevano molto l’indipendenza, la scoperta, le diverse culture e tradizioni… 
Ma come convincere i genitori a pagare e soprattutto a lasciarti viaggiare da sola? La risposta è semplice ed è “vacanze studio”! 
Le prime mete? Classiche: Londra (dal primo viaggio sono tornata e ritornata almeno 15 volte, adoro la città ed i londinesi!), Dublino (città universitaria estremamente vivace), e poi Colonia e Lipsia (completamente diverse per stili di vita e mentalità, in tempi ancora lontani dall’integrazione avendo vissuto a Lipsia poco dopo la caduta del muro di Berlino). 
Ho festeggiato la fine del liceo andando in Germania  a fare la ragazza “alla pari” per un’estate e poi la fine dell’Università nuovamente a Londra. 
Ma è da una decina d’anno che ho cominciato a “Viaggiare” con la V maiuscola: Marocco, Giordania, Mosca e San Pietroburgo, Turchia, Norvegia, Oman e Dubai intervallate dalle più belle città europee, tra le quali Barcellona, Madrid, Siviglia, Amsterdam, Parigi, Praga, Budapest e ultimamente sto scoprendo anche l’Italia. Dove vi porterò? Dalla mia foto potete trarre già un indizio…

giovedì 12 gennaio 2017

Mangiare a Firenze ''I'cchè c'è c'è''


Grazie ad Italo e Frecciarossa si possono fare gite, anche di una giornata, nelle più belle città Italiane, con prezzi contenuti e senza stress di traffico, parcheggio o zone a circolazione limitata.

Approfittando della presentazione di un libro a Firenze, mi sono concessa, in una domenica di inizio autunno, una ''gita fuori porta''.


La giornata era più primaverile che autunnale, la presenza di cari amici ha reso tutto più bello, abbiamo iniziato con un buon caffè e, dopo la presentazione, abbiamo fatto un giro per il centro, giusto quel tanto per stimolare un pò l'appetito.









Facendoci largo tra turisti di tutto il mondo, ci siamo diretti in un posto consigliatomi da un collega, in Via de' Magalotti 11/r, tra Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce
Devo essere sincera, all'inizio pensavo di aver sbagliato strada: la via, piccola e silenziosa, sembrava portare a casa di amici più che in un ristorante, ed invece era proprio l'indirizzo giusto e anche la sensazione di sentirsi a casa non era poi sbagliata.''I'cchè c'è c'' infatti è una trattoria a conduzione familiare con cucina tipica Toscana. 

Il locale è piccolino e molto accogliente, ci siamo seduti e abbiamo iniziato a confrontarci tra i noi su cosa prendere: meglio antipasto e primo o meglio antipasto e secondo? 
Io, ad essere sincera, ero lì per la Fiorentina e appena l'ho vista nel menu le papille gustative si sono subito attivate. Non riuscivamo a decidere, per fortuna è arrivato in nostro aiuto il cameriere, molto simpatico, competente e cordiale: non ci crederete ma ci ha messi tutti d'accordo! 
Abbiamo preso un antipasto e un secondo, il tutto accompagnato da dell'ottimo vino rosso, talmente ottimo che abbiamo rischiato di perdere il treno al ritorno: non volevamo più andar via!




Come antipasto abbiamo optato per il ''gran tagliere di salumi e formaggi'', i salumi erano veramente molto buoni, ma credo anche i formaggi, visto che sono finiti alla velocità della luce (a causa delle mie intolleranze non ho potuto assaggiarli).



L'eccellenza però, secondo me, è stata raggiunta con il secondo: la Fiorentina! Cotta al sangue, gustosa e tenerissima. Doveroso ringraziare, di nuovo, il cameriere che è riuscito nell'impresa di convincere l'unico di noi che la voleva ben cotta a provare la ''giusta cottura'': da adesso in poi anche per lui la fiorentina è solo al sangue!






Il cameriere ha porzionato filetto e controfiletto alla perfezione, noi poi ci siamo dedicati a non lasciare nulla sull'osso e come potete notare dalla foto qui sotto è stata ampiamente gradita! 






Per addolcire il tutto ci siamo fatti tentare, sempre colpa del cameriere, ed abbiamo preso ''Caterina de' Medici''; di questo non vi dico nulla più, dovete solo andare e provare!





martedì 10 gennaio 2017

Wine producers in Val Tidone area (Italy)

While spending few days in Val Tidone [Lombardia, Italy] and sleeping at Podere Casale, we had great time sightseeing historical places but we also enjoyed very much food and wine.
Regarding wine, then, we had the opportunity of visiting some producers and discover the local wines: we were aware of some of them, but few others were unknown. 

Podere Casale


After our arrival at Podere Casale, we set in the rooms and after a brief introduction to the buildings, we make the acquaintance of the winery.
We start from the vineyard and at the right angle of the pool we can admire a beautiful landscape, made of well-ordered rows, colors that fade from green to yellow, plots sloping down to the valley.



While walking between the rows, Nicolas, the owner, tells us that Ziano Piacentino is one of the vineyards of Italian municipalities that cultivates a big grape varieties such as Barbera, Bonarda, Croatina, Malvasia and Ortrugo.
We then saw the wine bottled and packaged in the cellar, but above all we tasted it with a rich plate of cold cuts.




I find an amazing Gutturnio Riserva 2003, a wine that comes from a careful selection in the vineyard, a very good synergy of Barbera and Bonarda in fermentation, an accurate wood seasoning and then aged in bottle for at least two years. These are the results that reward careful winemakers.

Another surprise of this winery is white Ortrugo, variety grown mainly in Val Tidone whose characteristics are essentially herbaceous notes and lively acidity.



If once the production was a great deal, now mainly the producer aims at quality. If once the customer was looking for bulk wine and came from the neighboring provinces to Piacentino area, now the bottled wine is also marketed abroad.

Cantina Tenuta Pernice


Roaming around the beautiful Val Tidone, we then visit another reality: Cantina Tenuta Pernice, located in località Pernice in Borgonovo Val Tidone, owned by Maria Poggi Azzali, who founded it in 1988. She is supported by her daughter Chiara, that in order to assist the mother in the management of the estate, gave up his teaching activities.
40 hectares of vineyards on the slopes surround the winery and the housing unit; reaching the valley area at dusk is such a beautiful scenary since you see them from above with the sun filtering through the leaves; they seem to form a golden dome.



The winery is equipped with the latest processing systems: refrigerated stainless steel tanks, filtration and bottling system.
The aging cellar keeps the wine in oak barrels of Slavonia and French oak barrels.

Chiara explains how their working method ensures that the grapes reach the winery within two hours after harvest, then the white grapes are passed into a press for gentle crushing, the red grapes stalks are first removed, then the grape crushed and collected in large containers of steel.

After the visit to the winery is now tasting time! It takes place a nice large room, tastefully decorated and heated by a roaring fire in the fireplace. On the tables, in the showcases are exhibited glasses of all kinds, the environment is inviting for tastings and for small talk and I think we greatly succeeded in both intents!

We get to know the history of wine and its land from Chiara, while we taste white chardonnay; then we continue with sweet bonarda with mild carbonation, then the classical bonarda also vinified in autoclave. After those red wines, we go on tasting the bubbles of a great sparkling chardonnay produced with Charmat method and we end with a delicious Malvasia di Candia.
Too bad that time is running out and we have to leave this nice place, not without first buying some products of the estate.



Cantina Santa Giustina



As third winery we visit the "Cantina Santa Giustina" located in the village of Santa Giustina, surrounded by woods, from various crops, by lavender fields and 30 hectares of vineyards. The winery was founded in 1970 in the village of Santa Giustina in fact, owned by Bucciarelli family and carried forward as well as the beautiful chapel that it includes. The buildings are part of the village and are used as B&B and as event site for exhibition, parties, weddings (that can be celebrated in the beautiful chapel).




To us, however, the other part of Santa Giustina is more interesting: namely the vineyards, the winery, the wine!
Ms. Gaia takes us for a walk to admire the nearby vineyards and tells us how the vine cultivation follows the rules of integrated farming, respecting time and manner of nature.

The path continues to the newly built wine cellar, slightly aside from the hamlet. Latest model machinery both for the vinification as for bottled activities are "hidden" here. At lunch we are can taste two wines from the cellar: a white "Anricus" combined with cold cuts and a red "Villa Soldati" to drink with polenta and game, beetroot dumplings and cheeses of medium seasoning that enhances the tannins and light spicy aromas given by the passage in barriques.



We come back home from our visits to wineries with 72 bottles of good wine from Val Tidone and whenever we will drink one of those bottles we will remember with pleasure all those producers that with care, will and pleasure produce good wine, being proud of this part of Italy that they wanted to tell us about!




martedì 3 gennaio 2017

Brandacujun ligure con il baccalà

Amiamo viaggiare tanto quanto scoprire nuovi cibi e piatti tipici delle zone che visitiamo e anche a poca distanza da casa prediligiamo sempre la cucina locale.
Ciò non vuol dire che non amiamo provare la cucina etnica anche quando siamo in Italia, ma se viaggiamo è più probabile che ci troviate in un locale poco turistico piuttosto che in giro alla disperata ricerca di un ristorante italiano o una pizzeria.

Anche andando in Liguria, meta alquanto frequentata almeno per alcune di noi, cerchiamo le ricette tipiche
Il Brandacujun è una di queste, tipico piatto della Liguria di ponente. E' solitamente a base di patate e stoccafisso, ma per evitare di tenere il pesce a mollo in acqua per tre giorni per togliere il sale e farlo riprendere, noi preferiamo utilizzare il baccalà; anche in questo caso dobbiamo tenere il pesce in acqua per alcune ore, ma così possiamo decidere di preparare il piatto (quasi) all'ultimo momento.

Baccalà ammollato
Ciò che mi ha sempre attirato di questo piatto è il nome, tanto da voler scoprire da dove derivasse. Brandare, in dialetto provenzale, significava scuotere, girare, in questo caso mescolare con un cucchiaio di legno. Cujun invece è la parte del nome che ha più di un'interpretazione: dato che è necessario mescolare per una ventina di minuti almeno, si pensava che questo compito fosse affidato al più "tonto" della famiglia (cujun in dialetto, appunto); altri invece ritengono che questa azione venisse fatta da un uomo che rimanendo seduto e rimestando in una grossa pentola, la facesse battere sulle parti basse.
Qualsiasi sia il significato, a me questo piatto piace moltissimo e lo provo ogni volta in cui vado in un ristorante tipico, per apprezzare le diverse sfumature e le differenze.

La vigilia di Natale, per la cena classica di pesce, quest'anno ho deciso di cimentarmi con la preparazione del Brandacujun
Ho apportato una piccola variante che, ad un occhio esperto e conoscitore, sarà subito chiara: ho aumentato la quantità di prezzemolo che solitamente si mette in minima parte. Il mio Brandacujun, insomma, è diventato più verde; ma quanto era buono!

Ecco come l'ho preparato io. 

INGREDIENTI [per 4 persone]:

  • 500 g di baccalà - ammollato per almeno mezza giornata
  • 370 g di patate
  • 1 piccolo spicchio d'aglio
  • 30 g di pinoli
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • succo di mezzo limone
  • sale 
  • pepe bianco
  • olio evo ligure

PROCEDIMENTO

Dopo aver tenuto a bagno in acqua fredda il baccalà per almeno mezza giornata, tagliatelo a pezzi e mettetelo in una pentola capiente, ma non troppo alta, coprendolo di acqua fredda. Ponete la pentola sul fuoco e intanto pelate le patate. Prediligete patate non troppo grosse. 

Quando l'acqua inizia a bollire aggiungete le patate tagliate a metà e lasciate cuocere ancora per almeno mezz'ora o comunque per il tempo che necessita alle patate.

Scolate il tutto e separate le patate dal baccalà. Ponete le patate in una terrina e schiacciatele grossolanamente con una forchetta: io consiglio di lasciare qualche pezzetto di patata non schiacciato in modo da rendere il piatto più consistente. 
Togliete la pelle al baccalà poi lasciatelo raffreddare. La pelle verrà via meglio finché il pesce sarà caldo.

Intanto che il pesce si raffredda, preparate il trito. Se volete che si vedano i pezzi di prezzemolo tra il pesce e le patate, tritatelo a mano, altrimenti unite prezzemolo, pinoli, aglio, limone e abbondante olio evo in un mixer e tritate il tutto fino ad ottenere una crema.

Pulite il baccalà raffreddato, togliete le spine e sminuzzatelo via via con le dita.

Patate schiacciate e baccalà sminuzzato 
Dopo di che prendete nuovamente la pentola che avete utilizzato precedentemente per la cottura e unite tutti gli ingredienti: patate, baccalà e gli ingredienti tritati. Aggiustate di sale [attenzione a non salare troppo perchè il pesce sarà già salato] e aggiungete del pepe bianco a piacere.

Iniziate ora a "brandare", ossia a mescolare con un cucchiaio di legno, sempre nello stesso senso, per una ventina di minuti o finché non vedrete che gli ingredienti del composto si sono ben amalgamati, ma si riescono a distinguere ancora bene sia le patate che il baccalà.

Servite il Brandacujun tiepido in piccole coppette da finger food o su un piattino da antipasto aggiungendo un filo d'olio evo.

La mia versione del Brandacujun


domenica 1 gennaio 2017

Buon Anno!

Grazie per essere stati con noi durante questo 2016, grazie a chi già c'era dagli anni precedenti e grazie a chi si è aggiunto quest'anno. 

Per farvi gli auguri di Buon Anno abbiamo deciso di condividere con voi alcuni nostri scatti dell'anno, dei luoghi e dei cibi di cui vi abbiamo raccontato.

Speriamo di stare con voi e farvi vedere e gustare nuove cose anche nel 2017.
In questo anno che sta per iniziare non mancheranno le novità. Continuate a seguirci...

Al prossimo anno!!!
Le ragazze di Viaggi & Delizie


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