venerdì 29 luglio 2016

Nagasaki e Hiroshima : per non dimenticare

Pianificando l'itinerario per il viaggio in Giappone, Hiroshima era tra le prime città in cui avevo deciso di fare tappa.
Non si può visitare il Giappone senza vedere almeno una delle città che abbiamo studiato a scuola durante le ore di storia contemporanea. Non si possono non visitare per quel motivo, ma anche e soprattutto perchè non si possono dimenticare gli orrori che la Seconda Guerra Mondiale ha seminato nel mondo.
Dopo la visita a Pearl Harbor dello scorso anno durante il viaggio alle Hawaii, in cui avevo visto quanto la barbarie nipponica avesse colpito l'esercito americano e quei giovani ragazzi affondati insieme alla loro nave solo per la colpa di servire il proprio stato, non potevo esimermi quest'anno dal visitare quello che la trucida decisione americana aveva fatto alla popolazione della terra del sol levante.

Durante i giorni a Fukuoka, è maturata l'idea di fare una gita anche a Nagasaki. Mi trovavo già sull'isola di Kyushu, a 2 ore e mezza di treno da Nagasaki e avevo una giornata piuttosto tranquilla tra quelle dedicate alla Convention Internazionale del Lions Clubs International.

Pensato, detto, fatto... un gruppetto di amici si aggrega e approva la mia decisione pertanto si parte in treno alla volta di Nagasaki. Purtroppo la giornata è piovosa e non riusciamo a sfruttarla nel migliore dei modi, ma riusciamo nell'intento primario ossia quello di visitare il memoriale ed il museo e di vedere l'ipocentro su cui scoppiò la terribile bomba gialla: il  Fat Man.


La visita al museo di Nagasaki è una delle più pesanti che io abbia mai fatto; pesante per le immagini ma anche per le didascalie e i racconti che qui testimoniano la decisione da parte degli americani di sganciare la bomba quel terribile 9 agosto 1945. 
Nagasaki, tra l'altro, non era una delle città deputate al bombardamento, ma solo una sfortunata situazione climatica sulla città di Kokura [che era il bersaglio definito perchè sede degli arsenali navali giapponesi] fece deviare la decisione.



Visitando questi musei, la domanda che ci si pone sempre è PERCHE'? Oppure ERA DAVVERO NECESSARIO?
Non spetta a me dare una risposta, perchè ben si sa che il Giappone non era propenso alla resa e anche dopo la prima bomba sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945 non aveva vacillato.
Quello che resta in testa come domanda, però, è il perchè colpire così tante vittime civili innocenti?
I bambini, le testimonianze dei bambini e i loro abiti e le loro attrezzature scolastiche si ritrovano più di tutto tra i reperti chiusi nelle teche del museo. Le scuole in Giappone, già allora, erano numerosissime: il Giappone è uno dei paesi più scolarizzati al mondo, dove la cultura media è di gran lunga sopra la norma anche di stati occidentali e avanzati in Europa e in America.



Leggendo la guida del Giappone, mi ero sorpresa trovando la descrizione del Museo di Nagasaki menzionato come "il più orribile museo al mondo", ma dopo averlo visitato capisco l'accezione dell'aggettivo: è davvero orribile vedere gli effetti delle radiazioni sulle persone sopravvissute, atrocità quasi peggiori di quelle che sono toccate a coloro che erano vicino all'ipocentro e pertanto sono morte subito.

Sono scene toccanti anche quelle che si trovano al museo di Hiroshima, sebbene questo sia molto più piccolo e abbia meno reperti. Qui la parte più triste è data dalla storia di Sadako Sasaki, una bambina colpita dalla radiazioni e ammalatasi gravemente la quale credeva che piegano 1000 gru origami avrebbe potuto guarire e sopravvivere.

Le gru create da Sadako
Proprio a lei e a tutti gli altri bambini morti durante lo scoppio della bomba Fat Boy, è dedicato il monumento ai bambini nel parco di Hiroshima.

Monumento ai bambini - Hiroshima
Visitare gli ipocentri, le zone dove sono realmente esplose (a circa 500 mt di altezza dal suolo) le bombe è un altro momento commovente.
Ho visto quello di Nagasaki sotto la pioggia e quello di Hiroshima in una tiepida serata estiva. Entrambi ti fanno riflettere, ti fanno pensare a vite, edifici, natura spazzati via in un piccolo istante e ti fa comprendere quanto la crudeltà umana non abbia limiti in nessun senso e in nessun luogo.

Ipocentro - Nagasaki
Nagasaki e Hiroshima sono due tappe fondamentali di un qualsivoglia itinerario in Giappone. Una sola o entrambe vanno visitate, per commemorare quello che è accaduto più di 70 anni fa e per non dimenticare. Mai.

mercoledì 27 luglio 2016

La Concattedrale di Malta, gli Alberghi e l'Ordine dei Cavalieri

Sono un'appassionata degli ordini cavallereschi, tanto da preparare, per l'esame di maturità, una piccola tesina sui Cavalieri Templari che attirò l'attenzione di un paio di commissari e la fortuna di poterne parlare liberamente per alcuni minuti. Vi lascio quindi immaginare la mia curiosità ed il mio entusiasmo nel sapere che sarei andata laddove fu fondato l'Ordine dei Cavalieri di Malta.
Le due volte che mi sono recata a Malta, quindi, sono stata entusiasta di poter scoprire qualcosa di più anche sui Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni e di visitare la Concattedrale a Valletta, un tripudio di sfarzo e un esempio di quanto i vari stati competessero tra di loro in grandezza anche in una realtà così limitata.
La prima volta la visita alla Concattedrale è stata piuttosto veloce e sommaria, ma la seconda volta ho avuto l'opportunità di soffermarmi meglio in ogni cappella e di godere appieno del famoso quadro del Caravaggio che è presente qui nell'oratorio e che da solo vale il prezzo del biglietto di ingresso.


Ingresso della Concattedrale di San Giovanni
Durante il 1530 l'ordine di San Giovanni arrivò a Malta e installò il primo convento a Birgu, una delle tre città che si trovano di fronte a Valletta, ai tempi poco più che un piccolo villaggio di pescatori.
L'ordine era composto da cavalieri provenienti da 8 diversi stati ognuna con la propria lingua: una sorta di Babele, insomma, ma proprio per la differenza della lingua vennero divisi in 8 Lingue.
L'identità e l'origine di ogni cavaliere fece sì che ogni Lingua e ogni paese si mantenesse separato dagli altri e in questo modo nacquero diversi Alberghi e Ricoveri, uno per ogni stato anche per far sì che non si sentisse la mancanza di casa.
Passeggiando per le vie di Birgu si possono ancora riconoscere le antiche case che furono Alberghi per le varie Lingue e ci si può perdere tra quelle stradine tranquille ed assolate; sbirciare le caratteristiche architettoniche dei vari edifici è un bel modo per trascorrere una mezza giornata esplorando una parte dell'isola.




Nel 1571 l'Ordine spostò la sede principale a Valletta e dato che con la riforma del 1534 la Lingua inglese cessò di esistere, rimasero 7 nazioni rappresentate a Malta e tutte quante spostarono i loro Alberghi a Valletta.

Gli Alberghi ospitavano i cavalieri della Lingua, i quali facevano vita comune e consumavano insieme i pasti; a coloro che avevano delle rendite superiori a 200 pounds, però, non era concesso vivere negli Alberghi, bensì dovevano trovare una sistemazione a loro spese.
Alcuni Alberghi furono costruiti in modo da avere di fronte una piazza e ancora oggi, passeggiando per Valletta, si possono riconoscere l'Albergo di Castilla, l'Albergo di Aragona e l'Albergo di Auvergne con la loro imponenza e la piazza antistante.
L'Albergo d'Italia, invece, era situato in una delle vie principali ed oggi ospita il Ministero del Turismo maltese e l'ufficio del turismo VisitMalta.

Uno degli Alberghi che più mi ha impressionato è quello di Aragona, Catalogna e Navarra, situato in Independence Square, di fronte alla Cattedrale Anglicana. 
E' il più antico tra i sette Alberghi costruiti qui a Valletta e uno dei due che hanno mantenuto la loro forma originale. Attualmente questo Albergo ospita il Ministero per gli Affari della EU.

E' comunque nella Con-Cattedrale di San Giovanni che si possono ritrovare gli stili e le sfarzosità dei Cavalieri dell'Ordine e delle varie nazioni di provenienza.
Ogni Lingua ha una cappella lungo il perimetro della navata e in ogni cappella sono presenti sculture e dipinti di artisti noti e meno noti.
Il nome Concattedrale deriva dal fatto che era presente un'altra Cattedrale, di pari valore, quella di San Paolo a Mdina. Anche quest'ultima merita una visita e sebbene lo sfarzo e gli stucchi dorati non manchino nemmeno in questa chiesa, quella di Valletta è decisamente molto più imponente e maestosa.


Concattedrale di San Paolo a Mdina
All'interno della Concattedrale di San Giovanni non può non attirare l'attenzione la magnifica volta a botte affrescata da Mattia Preti raffigurante la vita di San Giovanni.




Gli stucchi dorati e le applicazioni in oro presenti su pareti e soffitto rendono talvolta opprimente l'ambiente. E' davvero impressionante pensare a quanti kg d'oro siano stati impiegati in un solo luogo.
Il tripudio di "preziosità" si ritrova poi sull'altare maggiore, dove pietre dure e lapislazzuli ornano le strutture architettoniche e il coro in marmi pregiati, opera di Giuseppe Mazzuoli, che merita una visita, incornicia con eleganza l'abside.




Ma la parte che più mi affascina e che starei a guardare per ore è il pavimento: è ricoperto di lapidi che commemorano tutti i cavalieri dell'Ordine defunti e sepolti qui; ognuna di esse ha una combinazione di marmi diversa e simboli e testo che appassionano davvero. Su ognuna di esse, però, compare sempre il teschio. Se visitate la Concattedrale di San Giovanni, provate a cercare il teschio su ogni lapide, non tutti sono in bella vista!



Quello che assolutamente non può mancare, però, è la croce dell'Ordine ospitaliero di San Giovanni, adottata dai cavalieri sin dal 1126.
Quella la si trova ovunque: sulle pareti, sul soffitto, sul pavimento e persino sui tappeti in gomma stesi per non calpestare le lapidi e rovinarle!

lunedì 25 luglio 2016

Una vacanza rilassante a Ischia: cosa fare e cosa vedere

Ricordo ancora la prima volta che arrivai a Ischia.
Avevo preso il traghetto da Napoli e dopo aver scoperto Capri ero curiosa di vedere le differenze tra queste due grandi isole del golfo.


L'arrivo sull'isola, tramite traghetto o aliscafo, è quasi sempre a Ischia Porto, l'attracco principale. Ci sono però anche altri due porti sull'isola: Casamicciola e Forio.

Le dimensioni dell'isola, seppure più gradi di Capri, sono limitate e pertanto dai porti ai paesi è tutto a portata di piedi. 
Ischia Porto è sicuramente la zona più trafficata, ma a poca distanza c'è una delle zone che preferisco dell'isola.


Ischia Ponte con il suo imponente Castello Aragonese.

Da Ischia Ponte si attraversa Il Ponte Aragonese, un ponte pedonale, e ci si ritrova su un'isoletta . Qui venne costruito, sulle fondamenta di castelli antecedenti, l'attuale maniero voluto a metà del 1400 da Alfonso V di Aragona. Il castello è tutt'oggi visitabile ed è una delle cose da non perdere. La vista che si gode dal castello e anche dagli edifici religiosi che sono situati sull'isoletta (Convento delle Clarisse, Cattedrale dell'Assunta, ...) è imperdibile.


Casamicciola Terme
Seguendo la Circolare Sinistra, il paese che si incontra lasciando Ischia Porto è Casamicciola Terme. Questo, come ben si comprende dal nome, è il centro termale dell'isola e per questo motivo anche il paese in cui più si è sviluppato il turismo e l'accoglienza.
Casamicciola è uno dei centri termali più antichi d'Europa e non si può passare da qui senza fermarsi alla Fonte de Gurgitello in Piazza Bagni.

Le acque curative di Ischia hanno permesso a Casamicciola Terme di sviluppare il turismo termale sin dall'inizio del 1600. Gli hotel e gli antichi stabilimenti termali, come ad esempio le Terme Belliazzi, meritano una visita anche solo per ammirare le strutture e le architetture.




Lacco Ameno

Lacco Ameno, il comune accanto a Casamicciola Terme, è anch'esso votato al turismo termale. Entrambi questi paesi accolgono ogni anno migliaia di turisti che qui si sottopongono alle cure termali, soprattutto nelle stagioni meno calde. Ecco quindi che l'isola di Ischia è attiva e vivace tutto l'anno.



Sant'Angelo

La zona che però preferisco in assoluto sull'isola, dalla parte opposta a Lacco Ameno e Casamicciola, è Sant'Angelo.
Mi sono innamorata della sua piazzetta con i dehor dei bar e dei ristoranti e con il tripudio di buganvillee fucsia che si arrampicano sui muri e fanno da cornice.
Ecco, questo è un luogo in cui potrei stare ore ed ore a sorseggiare una bibita ad un tavolino e a guardare i passanti.





Se dovessi consigliarvi un luogo dove alloggiare durante un soggiorno sull'isola sarebbe proprio questo, per svegliarsi la mattina senza il rumore del porto o le folle di turisti, ma con il blu del cielo che si fonde nel mare e la cura per ogni piccolo dettaglio.

In questa zona ci sono anche delle deliziose spiagge, meno affollate di quelle nella parte più a sud.

Sud dell'isola e le spiagge
Se invece davvero amate le spiagge più affollate e con più divertimento [non siamo fatti tutti nello stesso modo, c'è chi in mezzo alla tranquillità si sente perso], i comuni di Barano e Serrara Fontana offrono le aree più animate. In entrambi i comuni si respira un'aria piuttosto bucolica, ma la marina con le spiagge e le fumarole che alzano soffi caldi dalla sabbia meritano una visita.



INFO PRATICHE

Per raggiungere l'isola, a meno di arrivarci in elicottero, potete fare affidamento su traghetti ed aliscafi. Online è possibile trovare numerose offerte per prenotare aliscafi per Ischia, ma ricordate che non sempre è consentito traghettare l'auto, soprattutto durante i mesi estivi e soprattutto se non siete residenti in Campania.



Per gli spostamenti sull'isola, se non volete affittare un'auto o uno scooter, io consiglio gli autobus di linea. Possono essere utilizzati anche per la gita di una giornata sull'isola, per spostarsi da un paese all'altro per potersi guardare intorno e non avendo l'ansia di fare attenzione alla strada.

Gli autobus sono piuttosto frequenti (uno ogni 15-20 minuti nel periodo estivo) e hanno come capolinea Ischia Porto. Ecco quindi la comodità di scendere dal traghetto, salire sul bus e farsi trasportare a destinazione o in giro per l'isola. Ci sono due linee principali: la Circolare Destra e la Circolare Sinistra che percorrono l'isola nelle due direzioni. 








sabato 23 luglio 2016

To do in Torino: dinner with murder

When you are tired of evenings with normal dinners out with boyfriends / husbands / wives and / or friends and you are instead looking for something new, that gives some boost by adding a little zing, here you could be attracted by a "dinner with murder" and you would find a nice location with other hundred people sharing the evening, the room and maybe even the table to spend some time in a different way.


In Torino, one of the restaurants that organizes these dinners-event is restaurant L'Ammiraglia, located  on the hill side; the location is already somewhat macabre but that goes well with the murder.

Imagine a foggy evening along the Po river, a villa of the Turin hills, hidden in a steep and narrow road that branches off from Corso Moncalieri, a lounge reminiscent of the interior of the old ships with wooden carvings and coffered ceilings: isn'it the perfect location for a crime?
And if the theater company that stages the comedy-detective drama is stunning, the ingredients for a perfect evening are all set on the table.

Dinner is simple, 3 appetizers, first course, main course and dessert, but between one course and the other actors entertain the diners with a show that is able to capture and hold the breath and at the same time people are looking forward to discovering new clues to be able to unmask the murderess. As a real Hercule Poirot or a bold and sprightly Miss Marple.

Here are some estaurants in Torino that organize dinners with murder:
Ristorante l'Ammiraglia - Via Campagnino, 8 (near C.so Moncalieri 397)
Ristorante La Cloche - Strada Traforo del Pino, 106
AmbHaraBar - Via Borgo Dora, 10
Ristorante Garden - Strada Val Salice, 2

giovedì 21 luglio 2016

Moustiers Sainte Marie tra ceramiche e profumi della Provenza

Abbiamo scelto come base per visitare il Canyon del Verdon  la cittadina di Moustiers Sainte Marie, un incantevole paesino della Provenza incastonato nella roccia calcarea, famoso per le sue ceramiche, ma soprattutto per i dipinti delle ceramiche stesse. Non ne sapevamo molto, la partenza era stata alquanto improvvisata, ma non avremmo potuto scegliere un posto migliore per rilassarci e ritemprarci! Il canto delle cicale, i profumi della Provenza, il sole e il cielo che più blu non si può ci accolgono a Moustier e ci invitano a scoprire questo piccolo borgo dove il turismo slow la fa da padrone.



Il nostro B&B o, come si chiamano in Francia "Chambre d'Hotes" La Diane si trova in pieno centro storico ed è raggiungibile solo a piedi. Non so spiegarmi il motivo per cui fosse al contempo economico, carino, dog-friendly e soprattutto ancora libero nella prima settimana di agosto! Fino alla porta ho temuto la fregatura per poi dovermi ricredere di fronte alla carinissima proprietaria Yolande, solo un pochino spaventata dalla mole del nostro "cucciolo". 
Anche se decidete di visitare il paese senza soggiornarvi sarete obbligati a lasciare l'auto fuori dal paese. Moustier è prettamente pedonale e questa è una delle caratteristiche che ci ha fatto apprezzare questo paese: l'assenza di traffico permette di distogliere l'attenzione dai pericoli delle auto e concentrarsi sulla passeggiata e sui bellissimi manufatti locali. In periferia della città, a circa 10 minuti a piedi, si trovano moltissimi parcheggi gratuiti dove lasciare la macchina se arriverete come noi in auto. 



Moustiers è veramente una bomboniera, straripante di turisti che mangiano un gelato o bevono una bibita ai deliziosi tavolini dei café, dopo aver affrontato la salita a Notre Dame de Beauvoir, la piccola cappella della città. 
Per arrivarvi dovete percorrere una deliziosa quanto impervia stradina in pietra composta da 262 scalini in cima alla quale si può godere di una vista fantastica sul borgo e più in lontananza di uno splendido panorama. 
La piccola cappella, in stile romanico, risale al tardo XII secolo e fu costruita sulle vestigia di un tempio mariano del V secolo. 
Nel 1860 le quattordici stazioni della via crucis dislocate lungo il sentiero furono rinnovate con decorazioni in ceramica; osservatele e sarà un bel modo per distrarsi dalla fatica della salita. 
Il nostro consiglio è comunque quello di intraprendere la salita [che dura circa una mezz'ora] il mattino presto, quando il sentiero è ancora all'ombra, per evitare la calura. C'è anche la possibilità di percorrere un sentiero più ombreggiato nel bosco, che potrete considerare per il ritorno in quanto è più segnalato dal sagrato della chiesa che non dal paese.
Per assistere ad una celebrazione tipica, vi suggeriamo di visitare Moustier e salire alla chiesa l'8 settembre; in questo giorno si celebra la natività e dopo la messa viene offerta una colazione in piazza. 




Il piccolo borgo, uno dei più belli di Francia, è tempestato di fontane come molti altri della Provenza: alcune molto particolari altre più grandi, un tempo adibite al lavaggio dei panni. Questa particolarità l'ha resa dal nostro punto di vista una città dog-friendly: nonostante il clima davvero caldo trovato ad agosto, CAT aveva sempre la possibilità di rinfrescarsi e dissetarsi!
Un'altra peculiarità di questo paesino arroccato nella montagna è la sua stella! La stella d'oro appesa ad una fune di 225 metri che attraversa la valle è, secondo il poeta Frédéric Mistralun ex-voto fatto a Santa Maria da un cavaliere imprigionato dai saraceni durante le crociate. 


Moustiers Sainte Marie è conosciuta in tutto il mondo per la raffinatezza delle sue ceramiche, esposte in tutte le gallerie e negli atelier dove è possibile anche assistere alla sua lavorazione e decorazione. Se siete particolarmente interessati vi è anche un museo proprio dedicato alla storia della ceramica: il Musée de la Faïence. 
La particolarità di queste ceramiche è data dalla decorazione: i colori utilizzati sono solamente il blu ed il giallo (talvolta mischiato per ottenere il verde) e il simbolo delle ceramiche è l'uccello stilizzato.

Moustier, oltre che per visitare il Canyon del Verdon e percorrere come abbiamo fatto noi i numerosi sentieri di hiking che lo popolano, è un'ottima base per praticare gli sport acquatici offerti da Lac de Sainte-Croix o per trascorrere una giornata immersi nel lilla dei campi di lavanda in fiore dell'Altopiano di Valensole.

martedì 19 luglio 2016

Giappone: curiosità e stranezze

Il Giappone, per me, è sempre stata una delle mete da sogno. Di ritorno dal viaggio, dopo pochi giorni penso a ciò che è stato e a cosa ho scoperto, quali comportamenti hanno attirato la mia curiosità e quali stranezze mi hanno fatta sorridere.

Una terra così lontana da noi, sia in termini di spazio che di tradizioni e cultura, mi ha influenzata fin da bambina.
Basti pensare agli innumerevoli cartoni animati che allietavano i pomeriggi dopo la scuola e le serate prima di andare a nanna.
Quanto ritrovo di quel mondo adesso che l'ho visto: le ciotole di riso mangiato con le bacchette come vedevo in Hello Spank, i pupazzi di Yu e Creamy, le ragazzine ed i ragazzini vestiti con la divisa della scuola come in Mimì o in Mila e Shiro. Insomma, il Giappone entra nelle nostre case sin da piccoli.




Io poi sono cresciuta amando la cucina giapponese: il sushi in primis, ma anche il tempura. Almeno una volta ogni due settimane, a casa, c'è una puntatina al ristorante giapponese di turno: sia chiaro, il sushi che si mangia in Giappone non riuscirà mai a competere con il migliore mangiato in Italia!
Qualcuno alcuni giorni fa, quando ho pubblicato su facebook la prima fotografia di sushi "verace", mi ha chiesto quale fosse la differenza con quello che mangiamo in Italia. La mia risposta è stata "è più gustoso"; questo perchè il 70% dei nigiri è composto da pesce ed il 30% da riso. Da noi in Italia molto spesso è il contrario o, se va bene, la quantità si equivale. Capirete quindi anche voi che sia molto più gustoso e soddisfacente!




Anche attraverso il cinema c'è stata una forte influenza; ricordo ancora uno dei film con il mio attore preferito, Jean Reno: Wasabi. Ho visto quel film almeno un paio di volte e sempre con una attenzione particolare agli ambienti e a quello che gira intorno alla storia vera e propria. Alcune scene sono girate all'aeroporto Narita di Tokyo e ho sempre immaginato di poterci arrivare anche io [magari in modi un po' meno rocamboleschi].
Anche "Lost in Translation" e "Fast and Fourious" mi hanno sempre catapultata nella terra del sol levante, sebbene solo con la fantasia e osservando anziché vivendola.

Ora che sono appena ritornata dal Giappone, però, voglio raccontarvi le cose curiose che ho scoperto là su questo meraviglioso paese che mi ha completamente conquistata.
Sono cose buffe, piccole scoperte quotidiane, soprattutto sui comportamenti dei giapponesi e sulle loro abitudini. La lista potrebbe continuare, ma intanto godetevi questo "spaccato" di realtà nipponica.

Cavi elettrici 
Spesso alzando lo sguardo in città mi trovavo a riflettere sul fatto che un paese così sviluppato e così tecnologicamente avanzato abbia ancora centinaia di cavi elettrici penzolanti tra un edificio e l'altro e tra un traliccio e l'altro, molto spesso aggrovigliati in matasse. Queste immagini mi ricordavano tantissimo l'India. La domanda che mi sono posta più e più volte, ma che ancora non ha trovato una risposta (nel caso, magari qualcuno di voi può aiutarmi a chiarire) è: in un paese in cui i terremoti sono all'ordine del giorno, i cavi elettrici sistemati in questo modo non sono pericolosi?




Scarpe 
I giapponesi indossano mediamente scarpe di almeno un numero più grande. Devo dire che guardarli camminare e "perdere" le scarpe non è affatto un bel vedere, soprattutto pensando ai piedi femminili, delicati, che con un minimo sfregamento fan comparire delle bolle mostruose. Abbiamo chiesto ad un'amica giapponese e pare che sia loro abitudine comprarle sempre un numero in più. Mah...

Piedi 
Rimandendo sempre concentrati sulle estremità inferiori, abbiamo notato un numero altissimo di persone (soprattutto donne) con i piedi storti. Ma non un pochino, proprio tanto tanto! Piedi che girano in dentro e gambe a ics. Mi chiedo se questo abbia a che fare con il punto precedente, perchè alla fine si sa che con scarpe non comode i piedi prendono le posture più impensate.

Niente scarpe 
Le scarpe parrebbero essere un vero e proprio tabù. Entrando in casa è necessario togliersele sulla porta, ma anche in hotel appena entrati troverete le ciabattine da infilare ai piedi per girare nella vostra stanza; talvolta troverete anche un pigiama, quasi sempre lo yukata da camera. Sono solitamente ciabatte che vengono pulite e riutilizzate, non le classiche usa e getta che siamo abituati a trovare in altri paesi e che, spesso, ci infiliamo in valigia per riutilizzarle durante un altro viaggio. Anche nei templi o in luoghi in cui il pavimento è composto da tatami, è necessario stare scalzi; portatevi sempre delle calzine nel caso non vi piacesse camminare a piedi nudi.


Il pigiama da camera dell'Oriental Hotel di Hiroshima
Niente sole 
Questa è un'abitudine piuttosto diffusa in Asia; l'abbronzatura non è affatto segno di salute e di classe come in molti altri paesi del mondo. Qui in Asia più si è pallidi meglio è, o comunque meglio si sta anche socialmente. Non molti decenni fa era così anche da noi, quando coloro che erano abbronzati erano i contadini che lavoravano nei campi, mentre i nobili e la gente benestante era pallidissima. Quindi per proteggersi dal sole viaggiano sempre con un ombrellino (soprattutto le donne) e si vestono in una maniera spropositata anche quando fuori ci sono 40°. Vi confesso che avevo caldo io per loro!

Saluti 
La proverbiale gentilezza dei giapponesi è cosa reale. A parte gli inchini più o meno accennati, ogni volta che si entra in un negozio o in un ristorante si viene accolti da un coro di "irasshaimase" - benvenuti - e ogni volta che si esce da un negozio o da un ristorante il coro di camerieri, commessi e finanche cuochi ci saluta con un "arigato gozaimasu". La cosa più buffa è che i controllori dei treni o della metro, salutano ringraziando ogni singola persona che esce dai tornelli della stazione. Un lavoro piuttosto ripetitivo...

Gentilezza e aiuto
La mia preoccupazione più grande, prima di partire era la lingua: come fare se non riesco a capire o fari capire? Nessun problema! I giapponesi sono così cordiali e gentili che anche se non sanno parlare l'inglese o non lo capiscono, se mostrerete loro una destinazione vi indicheranno la via giusta o, alla peggio, lasceranno stare quello che stanno facendo e vi accompagneranno loro direttamente. Parlando con un amico, pare che questa cosa sia dovuta dal fatto che non sanno dire di no; io l'ho voluta vedere come una gentilezza verso le altre persone.

Libri 
I giapponesi sono dei grandi lettori. In treno, in metropolitana, anche al ristorante quando sono da soli hanno sempre un libro in mano. La cosa che mi ha fatto piacere è che si vedono ancora tanti giovani con il libro in mano anzichè il telefonino. Hanno però una simpatica abitudine: i libri sono tutti foderati con della carta. Questo per discrezione, presumo, per non mostrare cosa stanno leggendo, oppure anche per preservare il libro stesso. E' impressionante sbirciare da sopra la spalla di un lettore: ideogrammi incolonnati e nulla più! E i libri si leggono dal fondo.

Uomini 
Permettetemi un argomento più "gossiparo", soprattutto perchè le amiche mi hanno chiesto come sono gli uomini giapponesi. Ebbene, innanzi tutto sono pressoché glabri: non che ne abbia visti senza abiti, ma sia sulle braccia che anche in viso, di peli ce ne sono davvero pochi. Di contro, però, ci sono pochissime persone calve.
Facendo una percentuale grossolana, l'80% degli uomini è piuttosto bruttina per i nostri standard, mentre il 20% è davvero bella. Insomma, non ci sono delle vie di mezzo.
Se siete curiosi di sapere qualcosa sulle donne, ebbene anche lì non ci sono le vie di mezzo, ma devo dire che in questo caso le percentuali si ribaltano.

Ci sarebbero molte altre curiosità da raccontare, per il momento mi fermo qui promettendo di inserirne altre nei post che scriverò per raccontarvi il viaggio vero e proprio, l'itinerario di 20 giorni dall'isola di Kyushu a quella di Honshu.