lunedì 14 maggio 2018

Estate 2018: le mete imperdibili a suon di musica

E' arrivato il momento tanto atteso, quello della prenotazione per le vacanze estive.
Se ancora avete dei dubbi e siete incerti su dove trascorrere le vacanze estive, eccovi alcuni suggerimenti sulle mete più cool dell'estate 2018, scelte dalla travel community di Pirati in Viaggio grazie agli eventi musicali, ai festival ed ai concerti imperdibili.


New Orleans, USA

La città più famosa al mondo per la musica jazz è senza dubbio una delle mete più gettonate per gli amanti di questa musica. La vita della città si basa completamente sul jazz ed è pertanto una di quelle mete per le quali non è necessario pianificare nulla, bisogna solo lasciarsi trasportare dalla sua magia, dai volantino che si trovano per strada e che pubblicizzano un concerto o un evento e farsi coinvolgere dall'anima musicale della città.

Ma anche se non siete super appassionati di Jazz, New Orleans può essere la vostra meta ideale: dal 5 all'8 luglio farà tappa qui l'Essence Festival che dal 1994 ospita 4 giorni di musica per tutti i gusti. Tra gli artisti che si esibiranno quest'anno, troverete anche Mary J. Blige, Snoop Dogg, The Roots e Janet Jackson.


New Orleans . Credits Pedro Szekeley


Boom, BELGIO

Restando in Europa possiamo suggerire, a fine luglio, uno dei più grandi e famosi festival di musica elettonica e dance europei: il Tomorrowland.

Dal 2005 è l'evento clou per gli appassionati del genere e le ultime edizioni hanno visto più di 180.000 partecipanti.
12 palchi che ospitano esibizioni contemporanee, spettacoli di luci e di colori, artisti internazioniali del calibro di Martin Garrix, Carl Cox, Charlotte de Witte e Alesso [per citarne alcuni]: un'atmosfera fiabesca che è super raccomandata.
Per sfruttare al meglio il viaggio verso Boom, tappa imperdibile è ovviamente la capitale, Bruxelles. Qui ci si potrà divertire a visitare siti storici o a perdersi tra le cioccolaterie e le birrerie per assaggiare le famose birre belghe.

Interno di una cioccolateria a Bruxelles

Lisbona, PORTOGALLO

Lisbona è una delle mete del 2018, non solo per l'estate. Il 23, 24, 29 e 30 giugno però il Parque De Bela Vista, poco fuori dal cuore centrale della città, ospiterà il festival Rock in Rio, evento che ha fatto ballre generazioni di rockers e che è stato ospitato in città come RIo de Janeiro, Madrid e Las Vegas.

Questo evento è stato immortalato in numerosi video musicali delle rock band più famose e ogni anno la partecipazione è davvero numerosa.
Non solo pastel de nata e azulejos, allora, per chi questa estate andrà a visitare la capitale del Portogallo.
Se poi ci si vuole spingere più a nord di Lisbona, non deve mancare una tappa a Porto, la capitale del vino omonimo, pianificando magari un Food Tour come quello che abbiamo provato noi di Viaggi & Delizie.



New York City, USA

Anche a New York questa estate c'è di che ballare!

D'altronde la grande mela è una città che non dorme mai e c'è davvero l'imbarazzo della scelta tra locali, concerti ed eventi musicali di ogni genere e tipo.
Per chi ama la musica jazz, il quartiere tra la Christopher Street Station e la 9th Street Station è il luogo ideale per trovare locali jazz sotterranei con un'atmosfera particolare: lo Small Jazz Club ha una notevole offerta e se non si è del tutto convinti offre la possibilità di sperimentare una serata in live streaming sul proprio sito web.
Gli amanti della musica elettronica invece possono trovare centinaia di locali a Brooklyn [Tunnel, Output e Twilo per citare alcuni nomi] oppure a Williamsburg dove si trova la scena indiscussa del genere da Verboten.
La cosa più bella, nel visitare New York è perdersi tra le sue strade perchè alla fine ad ogni incrocio, in ogni quartiere troverete sempre qualche locale che attirerà la vostra attenzione.
Se volete però qualche informazione su cosa e dove mangiare, nel nostro post Mangiare a New York avete qualche dettaglio in più su locali provati da noi.



Perugia, ITALIA

Non ci sono solo mete straniere tra quelle imperdibili per la musica durante l'estate 2018. Anche in Italia si possono trovare entusiasmanti esperienze. Ecco allora che a luglio, a Perugia, ha luogo il più che noto "Umbria Jazz Festival" organizzato dal 1973 e nel tempo diventato uno dei più importanti festival del mondo. Vi hanno partecipato e vi partecipano ogni anno big di calibro internazionale come BB King e James Brown, Elton John e Alicia Keys. Il cuore del festival è lo stadio di Santa Giuliana, ma in tutta la città ci sono concerti gratuiti che spesso si tengono in luoghi affascinanti come ad esempio i giardini Carducci. Proprio questi eventi collaterali permettono di scoprire questa bellissima città e assaggiare i prodotti tipici.





Monaco di Baviera, GERMANIA


Terminiamo questo elenco di suggerimenti con la Germania, dove il Rockavaria, a Monaco di Baviera, è il festival imperdibile per gli amanti del genere rock: gruppi famosi e scenari da togliere il fiato. Quest'anno, sul palco della Konigsplatz, il 9 e 10 giugno saliranno le leggende del rock: Iron Maiden, Toten Hosen e Limp Bizkit per citarne alcuni.
La posizione centrale del festival, permette di fare delle pause tra un gruppo e l'altro per godersi le bellezze di Monaco, rilassarsi in uno dei parchi urbani più grandi al mondo, l'Englischer Gaten, o rinfrescarsi in una birreria all'aperto o al Backstage, il locale rock tra i più trendy del momento.



giovedì 10 maggio 2018

Mangiare a... Milano senza Glutine

Non essendo mai stata a Milano, a Marzo ho deciso di coinvolgere Paola in un fine settimana alla scoperta della città e di posti dove poter provare la cucina locale rigorosamente senza glutine.




Un piatto classico a Milano è l'Orecchia d'elefante, ci hanno consigliato il Ristorantino della carne, ne hanno 30 tipi con e senza glutine.
Dal menu si può scegliere tra antipasti, primi, secondi e un'ampia scelta di carne cotta su pietra lavica.


In foto trovate come antipasto lardo di colonnata su bruschetta con miele di castagno e crostini di polenta con lardo nostrano.







Altro piatti tipico milanese è il riso al salto, nasce come un piatto di recupero, per riciclare il risotto alla milanese avanzato, viene schiacciato e saltato in padella con burro, in modo da creare una crosticina croccante.





Passiamo ora al piatto forte: le orecchie d'elefante; sono le classiche cotolette alla milanese con l'osso di carne di vitella e doppia panatura, cotta poi in abbondante burro chiarificato, così la panatura rimane croccante e non si stacca dalla carne.
La scelta è stata difficile, abbiamo puntato ad un classico con patate saltate al rosmarino, a qualcosa di molto sostanzioso con spianata e pomodori secchi e ad un sapore un po' più sfizioso con cipolle di Tropea caramellate.







L'ultimo giorno a nostra disposizione, la domenica, abbiamo deciso di svegliarci con comodo e fare il Brunch domenicale

Da Pan per me trovate tutto esclusivamente senza glutine, sia dolce che salato. Il locale è piccolino e molto accogliente, ha anche uno spazio esterno, ma la cosa più particolare è il poter mangiare su un'altalena; ricordatevi, però, di chiederla al momento della prenotazione.













E' possibile scegliere tra 4 proposte per il brunch, che comprendono una bibita, il dolce e il caffè, io ho scelto un menu Americano con nidi di bacon e uova, club sandwich, patate al forno.







Per Paola un menu Norvegese con involtini di carpaccio di tonno affumicato con mela verde e riduzione di balsamico, sandwich di salmone con philadelphia, zucchine e pomodoro, patate al forno.







 

La mia prima escursione culinaria a Milano si conclude qui, ma sicuramente ci tornerò, visto che oltre al cibo ho apprezzato molto anche la città, se siete interessati ad altri locali milanesi (con proposte con e senza glutine) vi consiglio di dare un'occhiata al Food Tour che Viaggi & Delizie ha creato in centro a Milano.








lunedì 7 maggio 2018

Roussillon e le terre dell'ocra

Torniamo spesso e volentieri in Francia; per questioni di vicinanza al Piemonte infatti, spesso lo preferiamo ad altre regioni italiane quando abbiamo pochi giorni a disposizione. Dopo aver visitato le Gole del Verdon alcuni anni fa, eravamo rimasti incuriositi da altre formazioni naturali della zona del LuberonLe Sentier des Ocres che però non eravamo riusciti a vedere. Abbiamo così costruito un week end di primavera attorno a questa meraviglia della natura per poi scoprire come al solito, che la Provenza è tutta bella e ci sono un sacco di cose da scoprire e soprattutto che l'Ocra ha una storia pazzesca! 

Come già fatto in passato abbiamo scelto di alloggiare in una Chambre d'Hotes, una specie di B&B alla francese e questa volta, viaggiando oltre che con polpettina, con il nostro bambino peloso CAT, abbiamo preferito la campagna alla città, una tenuta in mezzo a vigneti ad una camera nel bellissimo borgo di Roussillon. Abbiamo quindi trovato, contattato e prenotato una camera presso Le Moulin de Lavon una bellissima struttura nelle campagne di Gargas. 

Le moulin de Lavon Chambre d'hotes nelle campagne di Gargas vicino a Roussillon
Le moulin de Lavon Chambre d'hotes nelle campagne di Gargas vicino a Roussillon

Oltre alla formula B&B, al Moulin è disponibile su prenotazione una cena a prezzo fisso costituita da quattro portate: un antipasto, un piatto principale, un'ampia scelta di formaggi, un dessert e vino rosso e rosè della zona. Abbiamo cenato lì due sere su tre e ci siamo pentiti di non aver prenotato anche per la terza sera. In bassa stagione nei dintorni infatti non vi era molto tra cui poter scegliere e la cucina della tenuta davvero interessante, con prodotti locali, oltre che comoda per una famiglia complicata come noi (con CAT al seguito non è facile scegliere ristoranti oppure dobbiamo rientrare in camera e lasciarlo lì avendo cura che non rimanga troppe ore da solo in un luogo ancora semi-sconosciuto). Il tagliere di formaggi poi era superlativo... così come i croissant della colazione serviti con le marmellate ed i mieli prodotti all'interno della tenuta.

Non siamo soliti ancora, cercare o chiedere strutture baby friendly perché la nostra polpettina Arianna ha solo diciotto mesi e finora non ha espresso particolari esigenze. Senza nemmeno chiederlo, però, ci siamo trovati in un posto perfetto per lei. I proprietari hanno una bimba proprio della sua età ed abbiamo trovato un'attenzione particolare sia nella stanza (lettino da campeggio con lenzuola), che a tavola (piattino e bicchiere di plastica), che in cortile con molti giochi a disposizione.

Le Sentier des Ocres dista circa 5Km dal Moulin, prima di entrarvi però abbiamo fatto un giretto nel paesino di Roussillon, un graziosissimo borgo arroccato su una collina le cui abitazioni sono tutte intonacate con i colori derivati appunto dall'estrazione dell'Ocra. Uno dei plus beaux villages de FranceRoussillon ha sedotto numerosi artisti che qui hanno aperto diverse gallerie d'arte. Il suo centro storico è costituito da un dedalo di vicoli che si arrampicano su e giù per la Vaucluse.

Roussillon uno dei più belli Villaggi di Francia deve il suo nome ai giacimenti di Ocra
Roussillon uno dei più belli Villaggi di Francia deve il suo nome ai giacimenti di Ocra

Il sentiero dell'Ocra è un percorso all'interno di una ex cava di Ocra, un sito la cui storia inizia 230 milioni circa di anni fa quando la Provenza era ricoperta dal mare. Il sentiero (ingresso 2,5€ a testa per gli adulti, cani ammessi) è facilissimo da percorrere ma non è consentito l'uso di passeggini; noi lo abbiamo percorso con Arianna nel marsupio e CAT al guinzaglio. Ci sono anche delle scalinate da scendere e diverse panchine sulle quali riposare, le varianti sono due una da 30' e una da 60' circa.


Le Sentier des Ocres
Le sentier des ocres a Roussillon


Proseguendo sul sentiero compaiono formazioni rocciose in parte formate dall'acqua e dal vento ed in parte dall'uomo che per anni ha estratto da queste montagne l'Ocra per la produzione di colori per intonaci.

Uscendo dal sentiero le curiosità sull'Ocra sono talmente tante che una visita al  vicino Conservatoire des ocres et de la couleur, un museo che illustra il processo di estrazione dell'Ocra ed i suoi utilizzi, è dovuta. 

Il percorso di visita inizia dal 1785 anno in cui venne identificato un metodo per la separazione dell'ocra dalla sabbia, ma solo un secolo dopo, con l'arrivo della ferrovia, prese il via la sua industrializzazione che portò questa attività ad essere una delle voci di esportazione maggiore della zona, con circa 40.000 tonnellate annue prodotte nel 1929. La sede del museo è proprio una delle fabbriche che operarono nel ventesimo secolo fino al 1963 quando l'estrazione dell'Ocra ebbe fine a causa dell'avvento delle fibre sintetiche. 

L'Ocra veniva estratta nelle miniere della zona e trasportata alla fabbrica. Il primo passo era quello di svuotare le polveri estratte nelle vasche di lavaggio dove veniva unita acqua.


Vasche per il lavaggio dell'Ocra presso la fabbrica di Mathieu a Roussillon
Vasche per il lavaggio dell'Ocra presso la fabbrica di Mathieu a Roussillon
Dalle vasche più a monte il miscuglio di sabbia ed ocra fluiva nei bacini di decantazione più a valle, quando veniva tolto il tappo delle vasche, l'acqua fuoriusciva da esse e durante la notte l'ocra si sedimentava sul fondo seccandosi.


Cubi di Ocra ad asciugare al sole al Conservatoire des ocres et de la couleur di Roussillon
Cubi di Ocra ad asciugare al sole al Conservatoire des ocres et de la couleur di Roussillon

L'indomani il sedimento veniva tagliato a fette e poi a cubi che venivano lasciati ad asciugare al sole per diversi giorni. Una volta indurite, le mattonelle venivano frantumate nei mulini e le polveri, divise per tonalità diverse di colore, venivano vendute in sacchi per essere usate come tinta per pitture murali.


Sacchi di Ocra pronti per la spedizione al Conservatoire des ocres et de la couleur di Roussillon
Sacchi di Ocra pronti per la spedizione al Conservatoire des ocres et de la couleur di Roussillon

Un'altra tappa interessante sulla storia dell'Ocra è a Rustrel, circa 20Km da Roussillon, si tratta del cosiddetto Colorado Provencal (ingresso 5€ per auto) una miniera di Ocra a cielo aperto, dove la natura e l'uomo hanno contribuito equamente alla bellezza dei paesaggi. L'estrazione dell'Ocra in questa miniera è sempre stata fatta in modo artigianale da operai che spesso erano anche contadini con semplici strumenti quali piccone e scalpello. Il trasporto fino al punto di lavaggio e poi alle fabbriche invece cambiò parecchio nel corso degli anni: cavalli, vagoni del treno a vapore e infine camion a rimorchio. Una volta abbandonata, la miniera, è stata lasciata alle intemperie dove la natura si sta riappropriando dei suoi spazi con una flora e una fauna unici. 


Il Colorado Provencal una miniera di Ocra a cielo aperto a Rustrel
Il Colorado Provencal una miniera di Ocra a cielo aperto a Rustrel
Anche in questo sito esistono due percorsi uno più breve ed uno più completo e lungo che dopo aver attraversato "Le Sahara" sale sulle colline regalando una magnifica visuale dall'alto. Inutile dire che noi abbiamo percorso quello più lungo di circa 4Km.


Le Sahara del Colorado Provencal
Le desert blanc e le Sahara del Colorado Provencal


Chiminées des Fées nel Colorado Provencal
Chiminées des Fées nel Colorado Provencal

Viaggiando con polpettina e soprattutto con CAT abbiamo pianificato questa visita a Marzo per non farci sorprendere dal caldo secco che caratterizza la Provenza in piena estate. Ovviamente, con le dovute precauzioni, sappiamo che d'estate il fascino di queste terre non potrà che essere maggiore con il colore lilla della lavanda che immaginiamo spuntare un po' ovunque. Se decidete quindi di visitare le cave di Ocra unitamente alla fioritura della Lavanda non perdetevi il nostro itinerario sull'altopiano di Valensole.


venerdì 27 aprile 2018

Torino stellata: ristorante Magorabin

La mia passione per la buona cucina e le creazioni che si discostano dal tradizionale è ben nota a chi mi conosce personalmente. I miei amici sanno quanto mi piaccia mangiare, mangiare bene, mangiare di qualità e soprattutto mangiare in locali dove gli chef sperimentano, trasformano le materie prime di qualità in insoliti piatti e giocano ad accostare sapori particolari.

Non ho mai nascosto la mia passione per l'insolito e il ricercato e quindi talvolta mi trovo a tavole stellate, ogni volta con l'emozione di una bambina che sta per scartare un regalo di Natale che aspetta da parecchio tempo.





E' stata questa la sensazione anche quando ho varcato la soglia del ristorante stellato Magorabin di Marcello Trentini a Torino, in c.so San Maurizio. 
Ci sono passata davanti più volte, dato che una delle mie amiche abita in zona, ma non ho mai notato il locale, aperto qui dal 2003, che dall'esterno non fa trasparire assolutamente quello che si scoprirà al suo interno.
Pochi tavoli, un ambiente sobrio e ben illuminato, personale numeroso, ma discreto e sempre attento ad ogni mossa del cliente: le migliori premesse per godersi un pranzo con alcune amiche.




Chi è lo chef Marcello Trentini, mi sono chiesta prima di visitare il suo locale? E' una curiosità che ho da sempre quella di conoscere sempre la persona che sta dietro alla creazione, sia essa uno chef quando pranzo in un ristorante, un vignaiolo quando assaggio un vino, un artigiano quando acquisto dei prodotti tipici e tradizionali.

Scoprire che Marcello Trentini ama sin da piccolo la cucina e che si laurea in belle arti, mi fa comprendere prima ancora di conoscerlo di persona e di assaggiare i suoi piatti, quanto la passione e l'estro artistico potranno essere coniugate nella sua cucina. Non ne rimango certo delusa, anzi spesso mi trovo a pensare che la cura con cui i cibi vengono composti nel piatto ricordano un dipinto o una scultura. Lo sgombro tra saoe e escapece ne è la prova, a mio parere, più lampante.

Lo chef Marcello Trentini è inoltre tra gli chef che fanno parte dell'associazione Jeunes Restaurateur d'Europe [è il vice presidente italiano] e ha ricevuto la sua prima stella Michelin nel 2012. Premesse che mi portano ad avere alte aspettative, assolutamente non disattese.




Lo chef esce a salutare e passa tra i tavoli per controllare che tutto proceda bene anche più volte durante il servizio. Questo è, per me, un plus notevole: il cliente si sente coccolato, sente che le creazioni che escono dalla cucina sono davvero preparate per lui e per la sua soddisfazione della vista e del palato.

Il percorso di sapori al tavolo del ristorante Magorabin ci fa scoprire l'essenza dello chef: tutto ciò che ci è  proposto è stato studiato appositamente per darci una panoramica dei piatti che la mente geniale di Marcello Trentini elabora ogni giorno per i suoi clienti.
La proposta dei menu degustazione si basa sui quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra; i nostri assaggi sono stati invece un mix dei vari elementi per permetterci di scoprire l'estro e la genialità di Marcello Trentini.




L'abbinamento con le bevande, poi, è stato eccezionale e affascinante: da sommelier, faccio sempre attenzione a come si abbinano i vari piatti ai vini, non per pretesa, ma anzi per imparare sempre nuove cose. E devo dire che durante il pranzo da Magorabin di nozioni sugli abbinamenti ne ho imparate parecchie.
Quando ci è stato servito uno dei piatti che ho maggiormente apprezzato, lo "sgombro tra saor e escapece", proprio a causa dell'aceto che non si abbina bene con i vini, ci è stato servito un infuso di aloe che si è sposato meravigliosamente con il piatto.
In abbinamento ai noodles con i ricci di mare, invece, oltre ad offrirci le bacchette giapponesi per degustare il piatto, è stato servito un sake.
Infine con il dolce [che a detta dello chef non conteneva zucchero e che quindi potevo assaggiare anche io] abbiamo gustato una fresca rivisitazione del Cuba Libre: un cocktail con rum, cola, lime e spezie infuse nello sciroppo di muscovado.




Il mio piatto preferito? Beh sceglierne uno sarebbe davvero riduttivo e soprattutto molto molto difficile. Diciamo che ho provato a stilare un podio, senza per questo, trovare il compito semplice: gianduiotti di foie gras, bun a vapore farcito con vitello e laccato con teryiaki e sesamo bianco, Tortello con ripieno di parmigiano su consommé di prosciutto e falsa bacca di ginepro; non però in questo rigoroso ordine, perchè nemmeno io saprei che ordine dare loro.


Gianduiotto ripieno di foie gras
Buns di vitello laccato con teryiaki e sesamo bianco
Tortello con ripieno di parmigiano su consommé di prosciutto e falsa bacca di ginepro 

E' un viaggio tra i gusti nostrani ed esotici che vale la pena di fare. 
La mia teoria è che la vista debba essere appagata tanto quanto il palato e al ristorante Magorabin ho potuto constatare una volta di più quanto questa mia convinzione sia fondata: la vista appagata dall'impiattamento e dalla presentazione dei cibi, ma anche la vista riposata dalla giusta luce al tavolo e dall'ambiente rilassante e tranquillo.
Godetevi anche voi allora, per il momento, le creazioni dello chef Marcello Trentini attraverso le fotografie.


Cialda di riso al nero di seppia limone cozze e vongole e bisque di crostacei

Tacos di mais con ceviche di cervo marinato, maionese all'avocado e cubetto di peperone

Gelato di banana cotta alla brace, spugna di castagne, mandarino, caffé e gianduja




giovedì 19 aprile 2018

Passo Coe Folgaria : camminate in montagna e testimonianze storiche

Dopo l'evento di Albeinmalga e la colazione abbondante, partendo da Malga Vallorsara,  ad un'oretta di cammino abbiamo raggiunto Passo Coe. Una camminata piacevole e facile, adatta anche ai camminatori meno allenati. Una full immersion nella natura senza disturbi esterni: qui i cellulari non hanno linea e necessariamente si è obbligati a guardarsi intorno e a godere delle bellezze della montagna anziché abbassare lo sguardo sul telefonino.



Passo Coe è anche una delle zone di interesse storico più famose della zona, per lo meno considerando la storia moderna. Qui infatti esiste Base Tuono, una delle ex basi militari, realizzate dalla NATO e dall'Aeronautica Militare a cavallo degli anni '60 anch'essa destinata a contrastare un eventuale attacco dei bombardieri sovietici.


Occidente contro Patto di Varsavia, paesi al di qua e al di là di una cortina di ferro: la guerra fredda inizia subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e termina con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989.


In questa base ci sono veri e propri missili, che fortunatamente non sono mai stati lanciati, che vediamo ora disarmati, ma che allora erano armati sia con esplosivo convenzionale che con esplosivo nucleare.



Ci sono mezzi utilizzati per il controllo dei lanci e per il controllo dei cieli, ci sono rifugi in cui si può capire come ci si potesse proteggere in caso di un attacco e ci sono dei filmati con simulazioni e vere e proprie esercitazioni militari.




Solo a guardare alcune di queste esercitazioni, filmate per lo più in Sardegna, ci si impressiona a sentire i boati delle esplosioni e si capisce quanto fosse delicato il lavoro dei militari che qui, giorno e notte, controllavano gli spazi aerei e stavano in allerta ed in contatto con le altre basi circostanti.



Ci sono voluti 23 anni affinché lo Stato Italiano restituisse al comune di Folgaria quest'area e poi nel 2010, con un progetto in collaborazione con l'Aeronautica Militare, è stata riaperta la base come sito e museo a testimonianza di quella guerra fredda che, per fortuna, non si è mai "riscaldata": missili, apparati per il lancio e strumentazioni necessarie.








In questa zona c'era una delle tre aree di lancio di Base Tuono, con le altre due disposte poco lontano sulle cime circostanti, e la NATO la scelse proprio per la posizione strategica e ideale sia per il lancio dei missili che per il posizionamento dei radar (singolare e molto simpatico il radar-gianduiotto, così chiamato per l'inconfondibile forma che io - da buona piemontese golosa - ho subito riconosciuto tra tanti). 



Questi spazi hanno effettivamente una storia importante da raccontare perchè proprio qui intorno, durante la prima guerra mondiale, la Grande Guerra, vennero costruite sette fortificazioni tra cui Forte Belvedere a Lavarone che rimane ad integra testimonianza, visitabile, con un museo che spiega molto bene quello che erano le strutture difensive in questa parte d'Italia.







Nei 16 ettari di quest'area, circostante Base Tuono, oggi non ci sono più missili ma cannoni: i cannoni utilizzati per l'innevamento programmato delle piste da sci che pescano l'acqua nel bacino adiacente alla base museo.



Passo Coe è frequentato dai visitatori della Base Tuono, da chi ama lo sci di fondo in inverno, ma anche da coloro che amano le passeggiate in montagna in estate; ci sono infatti sentieri facili e non troppo impegnativi adatti a tutti, ed alla fine delle passeggiate l'Osteria Coe è pronta ad accogliere i turisti con un buon piatto di polenta accompagnato da gustosi formaggi di malga o da carni al sugo.