sabato 15 marzo 2014

L'ospite del mese ci porta a Istanbul

Bisanzio, Costantinopoli, oggi Istanbul è la porta dell’Asia. 
Solo il fatto che abbia cambiato nome nel corso dei secoli fa capire quanta storia racchiuda questa metropoli: negli anni il susseguirsi di imperi (dal romano all'ottomano) e il passaggio di diverse popolazioni con differenti credo religiosi l’hanno caratterizzata culturalmente e architettonicamente rendendola la città dei due continenti. 
Istanbul, infatti, è divisa dal Bosforo: la parte europea è situata in Tracia mentre la parte asiatica si estende nell'Anatolia

Mi affascinava l’idea di incontrare una città così intrisa di storia e non sono stata tradita. 
Ad Istanbul si incontrano persone di ogni tipo: c’è chi si comporta all'occidentale, vestendo jeans e canottiere, e chi all'orientale, con veli e rispettando il venerdì di festa. 
Ho trovato da mangiare carne, l’immancabile kebab cucinato in ogni maniera, ma anche verdure, pesce e tantissimi dolciumi, soprattutto con il miele! 
La varietà non manca, in ogni cosa: nel vestire, nel mangiare, nel comportarsi, nell'architettura; tutto sembra convivere in armonia.


La prima visita che consiglio di fare è quella al Sultanahmet Camii vale a dire alla Moschea Blu.


La struttura è quella tipica delle moschee, in stile islamico con ben sei minareti ad ornarla; per entrare è necessario togliersi scarpe ed essere adeguatamente vestiti: gli uomini devono avere i pantaloni lunghi, mentre le donne devono avere spalle e gambe coperte, meglio quindi portarsi dietro uno scialle o una pashmina per coprirsi, ma nell'eventualità viene fornita all'entrata
All'interno la moschea è completamente ricoperta dalle splendide piastrelle di ceramica di Iznik, tutte di colore turchese ed è per questo che viene chiamata Moschea Blu.






























Appena usciti ci si trova in piazza Sultanahmet, dove all’epoca dei romani vi era l’Ippodromo di Costantinopoli e ancora oggi svetta l’obelisco di Teodosio.
Tra l’altro su questa piazza si trova anche un carinissimo mercatino dell’artigianato dove si possono comprare souvenir direttamente realizzati dai locali.


La magia di questa piazza che collega la Moschea Blu all’altra moschea, oggi museo per volere di Ataturk, Aya Sofya o in epoca cristiana basilica di Santa Sofia, è indescrivibile, soprattutto la sera, quando i giochi di luce delle moschee e della fontana d’acqua rendono l’atmosfera da “Le mille e una notte”. 
Mi è sembrato di essere addirittura in un altro mondo quando le preghiere del muezzin hanno iniziato a riecheggiare in tutto il quartiere mentre sorseggiavo l’ennesimo chai (tè) e non potevo fare altro che fermarmi ad ascoltare la melodiosa voce. 
Forse questo è quello che ho amato di più di Istanbul, la sensazione di pace e serenità durante l’ora del tramonto, mentre il muezzin canta l’ultima preghiera del giorno e lascia che le emozioni e la gioia prendano il sopravvento.



Aya Sofya è l’altra imponente chiesa prima e moschea poi, che troneggia sull’intera area: la sua bellezza lascia senza fiato, all’interno si trovano insieme decorazioni di matrice bizantina, come i mosaici che abbelliscono tutta la struttura, ed elementi di provenienza islamica.


Imperdibile è la visita al Palazzo Topkapi, la residenza dei sultani ottomani.
Sicuramente è meglio iniziare la visita la mattina presto, appena apre al pubblico, in modo da evitare le code di turisti e avere la possibilità di girare per il Palazzo con più tranquillità. 



Colpisce la magnificenza dei luoghi, delle stanze e delle decorazioni e anche qui si trovano le famose maioliche di Iznik, esempio di arte ottomana in colore blu cobalto che incantano per i loro arabeschi disegnati. 
La visita è da completare con l’Harem, gli appartamenti privati del sultano e famiglia, dove inoltre innumerevoli ragazze facevano a gara per diventare la prossima sposa del sultano.


Meno visitata, ma altrettanto interessante, è la Cisterna Basilica, una grandissima cisterna sotterranea di epoca romana, costruita per consentire l’approvvigionamento di acqua direttamente dall'acquedotto.


Non si può non dedicare almeno metà giornata al Grande Bazar, il Kapalı çarşı, ossia mercato coperto. 
Vi avverto, munitevi di piantina del Bazar per non perdervi nei dedali del mercato, che è tra i più grandi (circa 4000 botteghe) e antichi del mondo nonché labirintico. 
Più volte si finisce per girare in tondo e, quindi, se vedete qualcosa che volete comprare, non rimandate perché non ritroverete più il negozio. 
Dentro si trova di tutto: dai tessuti, alle ceramiche, ai tappeti, ai gioielli, alle spezie, alle lampade turche in vetro colorato.


Camminando lungo il Bosforo si incontrano pescatori che stanno tirando su pesci da cuocere sul momento e venderli nei loro ristoranti sotto il Ponte di Galata, che collega la città vecchia a quella moderna, passando sopra il Corno d’Oro, estuario che sfocia nel Bosforo. 
Attraversando il ponte ci si trova in quella parte di città che è stata colonia italiana e precisamente genovese, tant'è vero che questi costruirono la Torre di Galata come fortificazione della omonima cittadella. 


Arrivare fino alla torre a piedi è un po’ lunga e tutta in salita, ma alla fine sulla piazzetta che la circonda ci sono parecchi locali dove mangiare, bere e riposarsi. Qui si incontrano molti più giovani e persone del posto, rispetto al quartiere di Sultanahmet, invaso dai turisti. 


Io consiglio di fare anche la crociera sul Bosforo, perché dal traghetto si possono ammirare la parte europea e quella asiatica della città per terminare, una volta arrivati a destinazione, presso il villaggio di Anadolu Kavağı , allo Yoros kalesi [rovine del castello Yoros con la salita, estenuante , verso la visuale sul Mar Nero] indimenticabile sotto ogni aspetto: è stato necessario un caffè turco, carico di caffeina e molto più forte dei nostri, per rimettermi in marcia.



Istanbul mi ha incantata e mi ha reso leggera come la danza dei dervisci che ipnotizza e fa dimenticare ogni pensiero. 
Non dimenticherò nemmeno l’allegria dei turchi, sempre pronti ad offrirti kebab ad ogni angolo della strada, a spiegarti come il fumo del narghilè “is Satan inside”, come disse il mercante di alimentari sotto l’albergo, e la loro allegria mentre pescano sulle rive del Bosforo, dove pochi metri più in là c’è qualcuno che si fa il bagno e qualche centinaio di metri ancora più in là una gigantesca nave mercantile transita dallo stretto.



Emanuela ama il concetto di viaggio come esperienza, l’idea di conoscere luoghi diversi la entusiasma. 
Preferisce visitare città ed esplorare il territorio piuttosto che i villaggi vacanze. 
Organizza e pianifica quasi tutto prima della partenza, studiando a tavolino mappe e destinazioni e preparando una lista di ciò che le interessa visitare, in modo da avere una visuale d’insieme, senza disdegnare quel pizzico di casualità che rende meno stressante la vacanza.
Quello che le piace di più è immergersi nell'atmosfera del posto e assaporare i profumi e l’ambiente locale, immaginando come sarebbe la sua vita se fosse nativa del luogo.

Ha molte destinazioni nella sua lista dei desideri e spera di raggiungerne il più possibile.


Ubicazione: Istanbul, Turchia

1 commento:

  1. Bella descrizione,invoglia ad una visita...........

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