martedì 15 aprile 2014

L'ospite del mese: Una passeggiata con Silvia a Arquà Petrarca

“Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch'or ne son sì scarsi…”





Dante e Beatrice,

Tristano e Isotta,

Leopardi e Silvia…



…e noi abbiamo il Petrarca e Laura.




Il tempo sembra essersi fermato ad Arquà Petrarca, mantenendo inalterato il fascino antico dei borghi medievali.

Il suo nome deriva forse da Arquata montium che significa “chiostra dei monti”, ma deve la sua notorietà alla fama eterna di Francesco Petrarca, il poeta che vi passò gli ultimi anni della sua vita.


Arquà, grazie alla sua posizione favorevole, fu abitata fin dall’età del Bronzo, ma crebbe soprattutto sotto la signoria padovana dei Carraresi e la dominazione veneziana.
In epoca medievale fu costruito un castello (castrum), documento del 985 d.C. proprio sull'altura fortificata, per questo detta Monte Castello.
L’originario villaggio, si articolava in due nuclei distinti su vari livelli e raccolti attorno alle chiese di S. Maria e della Trinità, a cui corrispondono agli attuali Borghi di Sopra e di Sotto (comunemente detta Arquà Alta e Arquà Bassa).




Nel 1213 passò dagli estensi al Comune (in seguito Signoria) di Padova, e fu vicaria. Un secolo dopo, nel 1322, nella guerra tra Carraresi e Scaligeri, il castello venne incendiato e distrutto.

Nel 1364, Francesco Petrarca conobbe Arquà, mentre soggiornava ad Abano. Pochi anni dopo, nel 1369 ottenne delle terre ad Arquà, dove decise di stabilirsi.
Durante la Repubblica di Venezia, nel ‘400, Arquà divenne nota e alla moda, spingendo alcune famiglie aristocratiche padovane e veneziane a costruire delle sontuose residenze.
Ma negli anni si è preservato il caratteristico aspetto di borgo che permette tuttora di osservare le nobili dimore gotiche che circondano la piazza di Arquà Bassa, in cui domina l’arcipretale di S. Maria Assunta.

Nel 1866 fu elevato al grado di Comune e poté aggiungere al nome di Arquà quello di Petrarca.

Partendo alla scoperta di questo delizioso paese, lasciata l’auto nel parcheggio più basso, saliamo scoprendo le bellezze di questo posto.

Nella strada che porta alla chiesa di S. Maria Assunta e alla piazza che ospita la tomba del Petrarca, troviamo la fontana con i lavatoi detta ‘del Petrarca’, la cui costruzione è stata attribuita al poeta stesso, anche se la fattura risulta duecentesca.




Alle spalle dei lavatoi troviamo Villa Rova.
Villa quattrocentesca appartenuta in passato ai Pisani, dal palese richiamo architettonico a Villa Pisani di Strà. È uno dei tipici esempi di villa veneziana che, a partire dal 400, la nobiltà comincia a costruire ad Arquà, richiamata dalla fama del Petrarca. 

La chiesa arcipretale di S. Maria Assunta, di poco posteriore al Mille, è ampliata ed arricchita da un palinsesto pittorico dal gusto bizantino fino all’influsso giottesco: si ricorda la tela di Palma il Giovane,’ l’ Ascensione’
Nel mezzo del sagrato sorge la tomba del Petrarca che morì qui nel 1374.



Nell’affascinante piazza Roma si affacciano il palazzo Contarini, in seguito Naccari, in gotico veneziano del XV secolo e, di fronte, il palazzo trecentesco che ospita oggi un ristorante tipico intitolato a Laura, la donna idealmente amata dal Petrarca. 

Usciamo dalla piazza e percorriamo via Roma: a sinistra incontriamo una casa romanica con aggiunte gotiche e quattrocentesche ed una piccola costruzione, un antico ospedale per mendicanti del Trecento.
Fondato nel 1320, ospitava i pellegrini in viaggio dal nord al sud o viceversa. I viandanti potevano sostare una sola notte; in caso di maltempo, potevano trovare ospitalità fino ad un massimo di tre notti. 
A testimonianza della funzione di questo edificio resta oggi l’affresco sulla facciata.

E sulla destra della piazza troviamo
-Osteria del Guerriero
Particolare è la pianta di vite che sbuca dal muro! Si tratta di una varietà autoctona, che la tradizione vuole che non abbia subito incroci, e che sopravvive grazie alla parziale esposizione alla luce.




-Casa Strozzi
Oggi galleria d’arte, un tempo appartenuta alla famiglia fiorentina degli Strozzi. Sulla facciata sono visibili lo stemma della famiglia giallo e rosso, ed il giglio di Firenze. Casa Strozzi è anche conosciuta come Casa del Pestrin per la presenza, in passato, del frantoio per le olive.


-Villa Contarini
È l’edificio più imponente di Arquà Petrarca; palazzo medievale appartenuto ai Contarini, simile per struttura all'omonima Villa di Piazzola. Questo edificio, a metà tra la villa veneta e la casa veneziana, si sviluppa in lunghezza; al piano terra si trova il porticato, mentre al piano superiore ci sono gli spazi per conservare granaglie e farine



Alla svolta, dopo un’altra casa duecentesca, c’è Villa Alessi, un tempo sede dei vescovi  di Padova in visita pastorale, oggi utilizzata per eventi e concerti.
Fu residenza di vacanza dei vescovi di Padova nel ‘700, come Gregorio Barbarigo e Benedetto XIII

Salendo, raggiungiamo la parte alta del borgo.




Arriviamo in Piazza San Marco e troviamo l’Oratorio della SS. Trinità con la Loggia dei Vicari, decorata con gli stemmi dei nobili rettori padovani, che amministravano la città per conto della Repubblica di Venezia.
La Piazza alta di Arquà è da sempre deputata alla vita amministrativa del paese, a differenza della piazza bassa, deputata alla parte religiosa. Su piazza alta si affacciano, a continuità delle tradizioni del passato, la loggia dei Vicari, la colonna di San Marco a simbolo della dominazione della Repubblica di Venezia nel ‘600 e l’attuale Municipio.

Proseguendo troviamo la famosa casa del Petrarca che si trova lungo Via Valleselle.
La struttura originaria era del duecento e fu lo stesso Francesco Petrarca, a partire dal 1369 quando gli fu donata dal Signore di Padova Francesco il Vecchio da Carrara, a presiedere i lavori di restauro.




Non possiamo visitare Arquà Petrarca senza assaggiare qualche specialità del luogo. La chicca culinaria, tipica della zona è la giuggiola, con la quale si produce anche il famoso Brodo di giuggiole.

giuggioli Sono la testimonianza di un tempo lontano, di quando le famiglie contadine  raccoglievano le giuggiole e le mettevano, insieme ad altra frutta, in un vaso dove per infusione e decantazione si produceva un succo liquoroso dolcissimo chiamato “brodo di giuggiole”.
Una locuzione divenuta proverbiale che significa “gongolare di gioia”.

In un negozietto di via Roma, rivendita di azienda agricola possiamo trovare un piccolo cioccolatino al triplo cioccolato e con al suo interno Brodo di giuggiole.





E non ci facciamo mancare neppure l’arte moderna
Ad Arquà Petrarca infatti troviamo un murales di alessio-b, artista padovano conosciuto per il suo stile molto personale, non solo per i soggetti ma anche per i luoghi dove dipinge: dalle tele alle t-shirt, passando per le valigie.




Foto credits: Google and Wikipedia
Ubicazione: 35032 Arquà Petrarca PD, Italia

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