lunedì 15 settembre 2014

L'Ospite del Mese ci porta nel Borneo

Pensando ad una meta per un viaggio all'insegna della natura mi è venuto spontaneo scegliere il Borneo. 
Conoscevo già la Malesia avendo avuto l'opportunità di scoprire le bellezze della parte peninsulare in un precedente viaggio. A colpirmi in quell'occasione non furono solo le spiagge paradisiache ma anche e sopratutto le verdi vallate delle Cameron Highlands e la zona selvaggia del Taman Negara, immerso nell'intricata giungla.
Proprio in quel primo viaggio sentii raccontare le bellezze del Borneo malese: foreste ancora inviolate dove vivevano straodinari animali, piante rarissime e una vegetazione rigogliosa.
Quei racconti mi rimasero impressi nella memoria fino a quando l'estate scorsa decisi di andare a vedere di persona quest'isola meravigliosa, considerata una delle ultime riserve di biodiversità del pianeta.


Il Borneo malese è diviso in due regione, il Sarawak e il Sabah, la prima meno frequentata dai turisti che tendono a prediligere il Sabah, per il quale maggiori sono i collegamenti aerei dalla capitale Kuala Lumpur. 
Pur conservando molte aree intatte e di grande suggestione, purtroppo entrambe le regioni mostrano i segni della massiccia deforestazione che è stata messa in atto negli ultimi anni, in seguito alla quale ettari di foresta vergine sono stati abbattuti per fare spazio alle piantagioni di palma da cocco, da cui si estrae l'olio di palma che finisce in tutti i prodotti da forno che riempioni i nostri supermercati. Un fenomeno in continua crescita e che determina non solo l'impoverimento di uno degli ultimi polmoni verdi della terra ma che sottrae anche spazio vitale alle tante specie animali che popolano la foresta.


Un viaggio in Borneo fatto appoggiandosi alle agenzie locali autorizzate che praticano un turismo responsabile diventa un modo di aiutare questo prezioso quanto fragile eden terrestre, portando soldi che vengono virtuosamente investiti nei programmi di protezione locale e nelle risorse umane impegnate attivamente nel realizzarli.
Uno di questi programmi di salvaguardia è il Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center, il centro di riabilitazione degli oranghi situato alle porte di Kuching, la capitale del Sarawak.
La piccola riserva ospita e cura gli esemplari di orango cacciati dai bracconieri e rimasti feriti o orfani, e attraverso un programma di riabilitazione li rieduca alla vita libera. Gli oranghi qui vivono liberi seppur all'interno dei confini del parco, possono muoversi autonomamente e vengono approcciati dai rangers solo per le cure. 
E’ il pasto il momento più propizio per vedere questi magnifici animali, anche sempre a debita distanza. Non essendo la riserva abbastanza grande per assicurare cibo per tutta la popolazione di oranghi (oltre 20 esemplari di cui molte mamme con cuccioli), ogni giorno i rangers lasciano nelle piattaforme apposite delle banane dolci che servono a integrazione del cibo disponibile naturalmente. E’ in questo momento che si possono osservare mamme e cuccioli scendere sulle piattaforme e servirsi il pranzo!
Un’esperienza toccante ed emozionante che mette a cospetto di questi straordinari essere viventi che per modi, gesti e sguardi sono molto simili a noi. Non dimenticherò mai lo sguardo tenero e protettivo delle madri mentre porgono il cibo ai loro cuccioli e le strette di mano tra loro.
Pensare che questi animali, così possenti e al contempo così fragili, siano cacciati e minacciati fa male e fa riflettere; sono centri come questo, che sopravvivono anche grazie al sostentamento del turismo, che possono aiutarli a sopravvivere e a tornare liberi: qui il turismo viene praticato con grande rispetto della foresta e degli oranghi, senza disturbarli né mai invadere il loro spazio.



Il governo del Sarawak è impegnato anche in molti programmi di salvaguardia della foresta e dell’incredibile patrimonio vegetale che essa ospita. Sempre a poca distanza dal centro di Kuching è possibile visitare il Bako National Park, una riserva immersa nella giungla intricata e raggiungibile con un’ora di macchina e un’ora di barca.
Il parco è molto ben organizzato e all'ingresso vengono fornite le cartine dettagliate dei 12 sentieri che l’attraversano. Si passa da percorsi di un paio d’ore a impegnativi trekking di più giornate che richiedono molto allenamento. Il sentiero circolare che parte dal centro visitatori permette di osservare i diversi ambienti naturali che il parco ospita: da distese di mangrovie ad aree acquitrinose, foresta intricata e ampie radure di terra rossastra. Ma non è solo il paesaggio ad essere famoso al Bako. Camminando nel parco si incontrano molti machachi e persino la famosa scimmia nasica del Borneo. I percorsi si possono per lo più fare in autonomia, basta lasciare indicazione al centro visitatori di quale sentiero si sceglie e dell’ora di partenza, e naturalmente seguire le indicazioni che segnalano la via lungo il percorso senza mai fare deviazioni: questo sia per evitare di perdersi che per non rischiare di danneggiare la vegetazione e disturbare la fauna. La vastità del parco fa si che incontrare altri visitatori sia cosa sporadica e mentre si cammina si è totalmente immersi nel silenzio e nei suoni della giungla. E può capitare che a tagliare la strada sia proprio una scimma nasica....
Il Borneo è una terra straordinaria che offre l’occasione di venire a contatto diretto con una natura ricca e possente che però è anche molto fragile: imparare ad ammirarla con rispetto e attenzione è il primo passo per contribuire a preservarla




Instancabile viaggiatrice, sono fondatrice e autrice del blog di viaggi Viaggiolibera.it
Mi occupo di vendite e marketing per i mercati esteri e contemporaneamente coltivo la mia passione per la fotografia, concentrandomi soprattutto su reportage di viaggi e di matrimonio. 

Unendo l’amore per la scrittura e la fotografia, da qualche anno ho iniziato a dedicarmi anche al marketing turistico, raccontando i luoghi e le realtà territoriali in parole ed immagini.
Ubicazione: Borneo

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