lunedì 29 settembre 2014

sabato 27 settembre 2014

Bruxelles: inaspettatamente golosa

L’appuntamento è nella Grand Place. Forse perché è il centro della città, sicuramente perché è una delle più belle piazze d’Europa, ma la visita di Bruxelles comincia sempre da qui e non può che partire da qui il viaggio “gastronomico" attraverso la città, perché è nelle vie adiacenti alla Grand Place che si trova la più alta concentrazione di locali in cui mangiare (e bere).  
E' vero, sono  prevalentemente frequentati da turisti, ma una serata in uno dei  ristoranti della zona è comunque un’esperienza che consigliamo: la Grand Place, la sera, è tutta illuminata e particolarmente bella, circondata dalle case delle Corporazioni, dal profilo frastagliato, e sulla quale si impone l’alta guglia (sono quasi  100 metri) dell’Hotel de Ville.

Tra i tanti ristoranti abbiamo scelto il T’Kelderke, situato proprio nella piazza. 
ll ristorante propone, tra i tanti, il piatto più famoso di Bruxelles, le "moules et frites", cozze e patatine fritte, un accostamento forse insolito ma assolutamente da provare.  
Sono molti i modi in cui vengono proposte le moules, tra i più “gettonati” quelle all’aglio, con sedano e cipolla oppure con birra e panna. La porzione è abbondante, servita in una sorta di pentolone rovente. Le patatine poi, che in Belgio sono cotte più volte nell’olio bollente, sono uno dei “must” della gastronomia locale, cibo per il quale i Belgi contendono da anni ai francesi il titolo di paese che per primo le ha inventate. 
Oltre che accompagnamento alle famose moules sono anche lo street food preferito dai belgi; le potete trovare praticamente ad ogni angolo della città, in una delle tante "friterie".



Il locale offre molti piatti di cucina tipica belga, inaspettatamente varia ed interessante; tra le specialità di carne assaggiamo il coniglio alla gueuze, cioè cotto nella birra. In alternativa si può provare la carbonade flamande, manzo brasato in casseruola, sempre cotto nella birra gueuze oppure il waterzooi, pollo con panna, sedano, carote e cipolla (ma può essere anche a base di pesce).






Come dessert un golosissimo tris di mousse au chocolat... il cioccolato è uno degli altri "must" di Bruxelles e ve ne accorgere sicuramente percorrendo le Galeries Royales Saint Hubert (vicino alla Grand Place) o arrivando alla Place du Sablon dove, oltre all'omonima chiesa, potrete ammirare le vetrine di alcune delle cioccolaterie più belle ed eleganti della città.  
Altra tentazione a cui non riusciamo a resistere è il waffle, la cialda a quadretti cotta sulla griglia che spopola ed è presente a quasi ogni angolo della città in infinite varianti: cioccolato, panna, fragole, banane... alcuni waffle appesantiscono solo a guardarli e così decidiamo di provare la versione basic con zucchero a velo caramellato: buonissimo!  

Se vi piace il pesce, spostatevi nella zona di Rue Dansahert, interessante, oltre che per la cucina, anche per le boutiques di alcuni degli stilisti più all'avanguardia di Bruxelles e i negozi vintage. 
Percorrendo le stradine adiacenti, si arriva nelle vicinanze di Place S.te Catherine, antico mercato del pesce, dove oggi si trovano alcune pescherie che, a pranzo, offrono spuntini di pesce che si possono consumare al banco. 
La sera si può scegliere tra uno degli ottimi ristoranti allineati lungo Quai aux Brisque; alcuni propongono un'altra specialità belga, l'anguilles au vert, anguilla stufata nel vino bianco con salsa verde.



Consigliamo di accompagnare i piatti della cucina belga con una birra fredda....a Bruxelles avete solo il problema di scegliere, perché non riuscirete certo (se la vacanza è breve) a provare le centinaia di birre che si producono in Belgio.

Le più vendute e le più diffuse sono le pilsner, a bassa fermentazione, molto luppolate mentre le più  dissetanti sono le birre bianche: colore giallo molto chiaro, torbide (perchè non filtrate), poco alcoliche e dal sapore morbido e leggermente speziato.

Non potete non degustare le birre lambic: le autentiche lambic infatti si producono soltanto nella valle della Senna, a pochi chilometri da Bruxelles. Sono caratterizzate da una fermentazione spontanea ottenuta con lieviti selvatici presenti in questa valle e quindi non sono riproducibili altrove. Il sapore è molto particolare, secco, con un retrogusto leggermente amaro quindi, se per voi è troppo estremo, si può optare per una lambic fruttata, cioè una lambic a cui è stata aggiunta della frutta o uno sciroppo di frutta. 
La più famosa è assolutamente la kriek, dal colore rosso acceso, a cui vengono aggiunte le ciliegie (forse un po' troppo dolciastra); meglio la framboise, con l'aggiunta di lamponi. 

C'è poi la gueuze, a doppia fermentazione, prodotta mescolando una lambic giovane con una più vecchia.
Non tutte le birrerie della città propongono le birre lambic, sicuramente le potete degustare a La Morte Subite, una birreria storica (vicinissima alle Galeries Royales) che deve il suo nome agli impiegati della banca del Belgio che si recavano in questo locale per giocare a carte e l'ultima partita, prima di rientrare al lavoro, era detta appunto a la morte subite. Il menù non è così ricco come la lista delle birre, ma potrete comunque trovare alcuni snack di tartine o salumi e formaggio.

Il Belgio inoltre è uno dei paesi (insieme a Olanda e Austria) dove si produce la birra trappista, ossia la birra prodotta nei monasteri dai monaci trappisti cistercensi. Sugli otto (alcuni ne certificano 10) monasteri presenti in tutto il mondo, ben sei sono situati in Belgio. Le birre trappiste sono considerate l'eccellenza della produzione; una visita ai monasteri produttori è sicuramente interessante... un'idea per un eventuale prossimo viaggio in Belgio.  

mercoledì 24 settembre 2014

La prima volta in Trentino

La mia prima volta in Trentino....avevo sentito tanto parlare di questa Regione e della sua popolazione, ma non me l'aspettavo  l'una così coltivata e nello stesso tempo così affascinante con le sue cime e i suoi altipiani e i suoi corsi d'acqua, l'altra così genuina, così accogliente, così viva con così tanta voglia di fare. 
Sì, effettivamente, le persone con cui ho avuto a che fare, tutte molto giovani, si sono dimostrate molto attive e molto responsabili e preparate.




Abituata al Piemonte, dove i cosiddetti "bugianen" (nontimuovere) sono spesso in attesa che le cose si manifestino da sole o che siano gli altri a fare...mi sono trovata a Folgaria (TN) in un vortice di eventi programmati (#albeinmalga, concerti, musei aperti, festival del gioco, percorsi enogastronomici...per citarne solo alcuni) ed è stato un vero piacere. 

Folgaria, ma anche Lavarone e Luserna, come ho potuto constatare l'indomani di #albeinmalga, erano un tutto andare avanti e indietro di turisti, di vacanzieri che animavano questi centri. 

martedì 23 settembre 2014

Swakopmund: il deserto che incontra l'oceano

Dopo una lunga giornata di trasferimento attraverso i monti Naukluft oggi ci godremo finalmente l'Oceano Atlantico. Abbiamo prenotato una escursione di tutto il giorno con la Mola Mola Tour per non doverci preoccupare di nulla per un giorno e rilassarci un po'. 
Abbiamo trascorso la notte a Swakopmund, la seconda città in ordine di grandezza della Namibia, qui la dominazione tedesca durante i trentacinque anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale è molto evidente e vi abitano ancora molte famiglie di origine tedesca. "Swakop" come viene chiamata dai Namibiani è la principale meta di villeggiatura della Namibia ed è scelta da molti pescatori e surfisti provenienti da tutta l'Africa meridionale. Proprio per questa notorietà è più facile trovare alloggi più economici dei classici lodge africani quali B&B, guesthouse ed appartamenti. Noi abbiamo scelto i Sandcastle Apartments un piccolo gruppo di appartamenti e camere gestite da una coppia: Rainer & Silke. 

La gentilissima proprietaria ci ha consigliato una romantica passeggiata sul lungomare al tramonto ieri appena arrivati e oggi ci ha suggerito di dirigerci direttamente al Porto di Walwis Bay per gustarci la colazione con vista oceano.
Al porto c'è un bellissimo sole ma tira un'aria fredda, all'interno del locale però fa freddo e decidiamo quindi di fare colazione fuori. Alex ordina una omelette con prosciutto, funghi e pomodori mentre io temo il mal di mare e mi butto su un yogurt con frutta fresca.
Colazione al porto di Walwis Bay
Ci dirigiamo poi al check-in sul pontile dove inizia a raggrupparsi un sacco di gente e non solo... i pellicani iniziano ad atterrare in cerca di cibo!
Molo di Walwis Bay: gitanti e pellicani
Piano piano vengono imbarcati grandi gruppi di turisti su bellissimi catamarani e motoscafi ma il nostro turno non è ancora arrivato. Scrutiamo all'orizzonte in cerca della nostra barca ma non vediamo nulla; ad un certo punto compare una bagnarola arancione ed iniziamo a temere il peggio. Ancora qualche istante di suspance e nelle manovre di attracco si svela il lato della barca ed il nome "Olin", proprio quello che c'è stampato sul nostro biglietto!

Il vantaggio è sicuramente il gruppo ristretto, soli diciannove ma il confort è decisamente un'altra cosa.

sabato 20 settembre 2014

Grazie Giordania!


È l'ultima sera qui in Giordania. Siamo da poco tornati ad Amman, al punto da cui questo splendido viaggio è iniziato.
Questa avventura, quasi surreale sta per terminare, ma so che il ricordo mi resterà impresso per sempre nella memoria e nel cuore.
Non esagero, credetemi, quando affermo che la Giordania ti resta nel cuore. 

Ti restano nel cuore i paesaggi che scorrono dietro il finestrino del bus che ci porta da nord a sud, i silenzi del deserto e le risate mentre nuoti nel Mar Morto, i sorrisi di coloro che incontri e i sapori della sua cucina.

Prima di partire avevo letto impressioni di altre persone che avevano visitato Petra, Amman, Gerasa, il deserto del Wadi Rum  il Mar Morto, e tutti quanti raccontavano di quanto la Giordania fosse caratteristica e particolare.
Una cosa però è leggere, un'altra è vivere l'esperienza in prima persona.



Buona parte del fascino di questo paese sta nella grande ricchezza e nell'unicità dei luoghi da visitare. 
Religione, storia, miti e leggende si incrociano in questa terra che per secoli è stato il vero e proprio crocevia commerciale e religioso del Medio Oriente.
Proprio in questi territori si sono sviluppate tre tra le più importanti religioni monoteiste e proprio in questi luoghi si incrociavano le carovane dei mercanti che transitavano da nord a sud e da est ad ovest.


Molto dello spirito di questa terra, lo ammetto, ci è stato trasmesso da Sufyan, colui che ci ha accompagnati durante questa settimana, che ci ha raccontato la storia e le storie del suo popolo, che con la sua passione ci ha trasmesso l'amore per una fetta di Medio Oriente che si può considerare un'isola felice tra zone di tensione e di guerra.
Prima della mia partenza molti amici e conoscenti mi hanno chiesto più volte se fosse sicuro partire, se la situazione degli stati confinanti con la Giordania non mi inquietasse se fossi tranquilla e mi hanno raccomandato la massima attenzione.
Premesso che l'attenzione deve essere una costante di ogni viaggio, ora che sto tornando mi sento veramente di affermare che a me la Giordania ha dato l'impressione di essere una terra sicura al punto tale che consiglierei senza esitazione di visitarla con la formula del 'fly & drive'.


Le persone che ho incontrato in questi giorni meritano una citazione a parte. La gente giordana è ospitale e accogliente come mai mi sarei aspettata.
Lo confesso, il mio timore era quello di essere scrutata e squadrata dagli uomini: non sarebbe stata la prima volta a causa della mia carnagione e dei  miei capelli chiari. Non è stato così,  invece. 

Anche nel souk di Amman, oggi, mi sono sentita tranquilla ed a mio agio senza la tensione ed il timore di essere vista come "diversa".
La citazione a parte va anche fatta per lo spirito e la battuta pronta dei giordani. Le persone sono spesso propense a scherzare ed improvvisare gag, coinvolgendoti e rendendoti partecipe della situazione.


Tutto questo, insieme alle centinaia di fotografie ed ai racconti che presto condividerò con chi ci legge, sarà la fetta di conoscenza e di esperienza che andrà ad arricchire ancora di più il mio bagaglio virtuale di viaggiatrice.
Permettetemi di ringraziare ancora una volta chi mi ha permesso di scoprire questi luoghi e queste culture: il Jordan Tourist Board e Volagratis. Ma un grazie particolare lo dedico alle persone che con me hanno condiviso questa esperienza: Patrizia, Sara, Stefania, Lucia, Manuela e Francesco, perché le risate, gli spaventi, le preoccupazioni, le gioie e le emozioni condivise con certe persone non si scorderanno mai.


Yalla!

giovedì 18 settembre 2014

Distillerie Aperte nel Vicentino

Non tutti sanno della mia passione e dei miei studi per diventare sommelier.
Una passione che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia proprio come quella per i viaggi. 
Ecco a pensarci bene mi viene da dire "insieme" a quella dei viaggi dato che in ogni viaggio si visitavano cantine, distillerie, produttori...e questa bella abitudine ancora la coltivo oggigiorno quando viaggio per quanto possibile.




Qualche giorno fa ho scoperto che dal 28 settembre al 5 ottobre, a Vicenza, avrà luogo "Una settimana di aggrappamenti" ossia le distillerie di grappa [che in quella zona sono tra le più famose d'Italia] apriranno le loro porte al pubblico ed offriranno visite guidate e degustazioni di grappe in abbinamento con altri prodotti del territorio.


credits www.grappabrunello.it

Questa edizione, che ho scoperto essere la 18ma, è infatti organizzata da Made in Vicenza non soltanto per far scoprire il mondo della distillerie ed i loro prodotti, ma anche per promuovere il turismo e la storia di questa bella zona italiana.
Sempre più spesso la cultura e l'enogastronomia vanno [e a mio parere devono andare] a braccetto; nel mondo l'Italia è spesso vista come la patria del mangiare e bere bene oltre che la culla della cultura, dell'architettura e dell'arte.

Proprio per questo motivo le distillerie vicentine offrono percorsi gustativi [chiamati proprio Aggrappamenti] che oltre a vedere la grappa come protagonista la serviranno con particolati abbinamenti:  biscotti, cioccolato, gelato, frutta e anche formaggi.

Assaggiare, ma soprattutto scoprire le tradizioni, le famiglie, quello che sta "dietro le quinte" della produzione della grappa è a mio parere un'esperienza particolare; il fatto di poter vedere come nascono le cose, e soprattutto sentirle raccontare da chi le vive e ci vive da generazioni regala sensazioni uniche e coinvolgenti.


credits www.grappaschiavo.it
Sapete, ad esempio , che la grappa è prodotta sin dal V secolo d.C. e che la lavorazione è pressoché invariata da allora?
Conoscete i vari metodi di lavorazione e i diversi tipi di alambicco? 
Sapete che la grappa ha una "testa", un "cuore" e una "coda"?

Tutte le vostre domande e curiosità potranno trovare una risposta durante l'evento, visitando una o più distillerie e scoprendo l'affascinante mondo dei distillati.

Dove poter fare questa esperienza particolare?
Le distillerie che partecipano all'iniziativa sono:

Le distillerie saranno aperte al pubblico dalle 14 alle 18 [su appuntamento] dal lunedì al sabato e la domenica dalle 10 alle 18.


credits www.poligrappa.com
Vediamo se riesco ad incastrare tutti i miei impegni e a fare un giro [alcolico] da quelle parti! :)
Seguite #DistillerieAperte per scoprire, anche a distanza, cosa succederà durante la settimana di aggrappamenti!


mercoledì 17 settembre 2014

Eccellenze piemontesi: Castelmagno e Aj 'd Caraj

Domenica 14 settembre tra la fiere e le sagre nel Cuneese ci incuriosisce "Castelmagnofest" ovvero la sagra del formaggio principe della Val Grana: il Castelmagno
Castelmagnofest


Con mio marito abbiamo"conosciuto" il Castelmagno nel 1974 in occasione di una gita in Val Grana.Da allora almeno una volta all'anno ci rechiamo  là per l'acquisto del famoso formaggio. 
Domenica, a "Castelmagnofest", dove erano presenti vari produttori provenienti dai Comuni della Valle (Valgrana, Monterosso Grana, Pradleves, Castelmagno) abbiamo acquistato il formaggio semi grasso di latte crudo vaccino proveniente da due mungiture (serale e mattutina), il cui gusto delicato diviene intenso e piccante a seconda del grado di stagionatura e racchiude tutti i sapori del territorio, delle erbe caratteristiche della zona montana in cui pascolano le mucche. 

Il Castelmagno DOP ha forma cilindrica, ha una crosta sottile giallo rossastra e la sua pasta è bianca, priva di occhiature ma se la stagionatura è più prolungata diventa gialla con venature blu, è compatta e friabile.

Il Castelmagno

Oltre al Castelmagno abbiamo acquistato un altro prodotto caratteristico della Valle, di cui conoscevamo appena l'esistenza: "l'oro bianco di Caraglio" ovvero l'aglio di Caraglio (l'aj 'd Caraj). La produttrice ci ha assicurati che è buono, fa bene ed è particolarmente digeribile (non "si ripropone"), ancor più di quello coltivato in Val d'Arroscia (IM). 

L'aglio di Caraglio
Domani lo assaggeremo  su una bruschetta e, perché no, con l'insalata di carne cruda.
Ebbene ecco che anche oggi si è pensato alla cucina, agli acquisti e... al mangiare!!!

lunedì 15 settembre 2014

L'Ospite del Mese ci porta nel Borneo

Pensando ad una meta per un viaggio all'insegna della natura mi è venuto spontaneo scegliere il Borneo. 
Conoscevo già la Malesia avendo avuto l'opportunità di scoprire le bellezze della parte peninsulare in un precedente viaggio. A colpirmi in quell'occasione non furono solo le spiagge paradisiache ma anche e sopratutto le verdi vallate delle Cameron Highlands e la zona selvaggia del Taman Negara, immerso nell'intricata giungla.
Proprio in quel primo viaggio sentii raccontare le bellezze del Borneo malese: foreste ancora inviolate dove vivevano straodinari animali, piante rarissime e una vegetazione rigogliosa.
Quei racconti mi rimasero impressi nella memoria fino a quando l'estate scorsa decisi di andare a vedere di persona quest'isola meravigliosa, considerata una delle ultime riserve di biodiversità del pianeta.


Il Borneo malese è diviso in due regione, il Sarawak e il Sabah, la prima meno frequentata dai turisti che tendono a prediligere il Sabah, per il quale maggiori sono i collegamenti aerei dalla capitale Kuala Lumpur. 
Pur conservando molte aree intatte e di grande suggestione, purtroppo entrambe le regioni mostrano i segni della massiccia deforestazione che è stata messa in atto negli ultimi anni, in seguito alla quale ettari di foresta vergine sono stati abbattuti per fare spazio alle piantagioni di palma da cocco, da cui si estrae l'olio di palma che finisce in tutti i prodotti da forno che riempioni i nostri supermercati. Un fenomeno in continua crescita e che determina non solo l'impoverimento di uno degli ultimi polmoni verdi della terra ma che sottrae anche spazio vitale alle tante specie animali che popolano la foresta.


Un viaggio in Borneo fatto appoggiandosi alle agenzie locali autorizzate che praticano un turismo responsabile diventa un modo di aiutare questo prezioso quanto fragile eden terrestre, portando soldi che vengono virtuosamente investiti nei programmi di protezione locale e nelle risorse umane impegnate attivamente nel realizzarli.
Uno di questi programmi di salvaguardia è il Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center, il centro di riabilitazione degli oranghi situato alle porte di Kuching, la capitale del Sarawak.
La piccola riserva ospita e cura gli esemplari di orango cacciati dai bracconieri e rimasti feriti o orfani, e attraverso un programma di riabilitazione li rieduca alla vita libera. Gli oranghi qui vivono liberi seppur all'interno dei confini del parco, possono muoversi autonomamente e vengono approcciati dai rangers solo per le cure. 
E’ il pasto il momento più propizio per vedere questi magnifici animali, anche sempre a debita distanza. Non essendo la riserva abbastanza grande per assicurare cibo per tutta la popolazione di oranghi (oltre 20 esemplari di cui molte mamme con cuccioli), ogni giorno i rangers lasciano nelle piattaforme apposite delle banane dolci che servono a integrazione del cibo disponibile naturalmente. E’ in questo momento che si possono osservare mamme e cuccioli scendere sulle piattaforme e servirsi il pranzo!
Un’esperienza toccante ed emozionante che mette a cospetto di questi straordinari essere viventi che per modi, gesti e sguardi sono molto simili a noi. Non dimenticherò mai lo sguardo tenero e protettivo delle madri mentre porgono il cibo ai loro cuccioli e le strette di mano tra loro.
Pensare che questi animali, così possenti e al contempo così fragili, siano cacciati e minacciati fa male e fa riflettere; sono centri come questo, che sopravvivono anche grazie al sostentamento del turismo, che possono aiutarli a sopravvivere e a tornare liberi: qui il turismo viene praticato con grande rispetto della foresta e degli oranghi, senza disturbarli né mai invadere il loro spazio.



Il governo del Sarawak è impegnato anche in molti programmi di salvaguardia della foresta e dell’incredibile patrimonio vegetale che essa ospita. Sempre a poca distanza dal centro di Kuching è possibile visitare il Bako National Park, una riserva immersa nella giungla intricata e raggiungibile con un’ora di macchina e un’ora di barca.
Il parco è molto ben organizzato e all'ingresso vengono fornite le cartine dettagliate dei 12 sentieri che l’attraversano. Si passa da percorsi di un paio d’ore a impegnativi trekking di più giornate che richiedono molto allenamento. Il sentiero circolare che parte dal centro visitatori permette di osservare i diversi ambienti naturali che il parco ospita: da distese di mangrovie ad aree acquitrinose, foresta intricata e ampie radure di terra rossastra. Ma non è solo il paesaggio ad essere famoso al Bako. Camminando nel parco si incontrano molti machachi e persino la famosa scimmia nasica del Borneo. I percorsi si possono per lo più fare in autonomia, basta lasciare indicazione al centro visitatori di quale sentiero si sceglie e dell’ora di partenza, e naturalmente seguire le indicazioni che segnalano la via lungo il percorso senza mai fare deviazioni: questo sia per evitare di perdersi che per non rischiare di danneggiare la vegetazione e disturbare la fauna. La vastità del parco fa si che incontrare altri visitatori sia cosa sporadica e mentre si cammina si è totalmente immersi nel silenzio e nei suoni della giungla. E può capitare che a tagliare la strada sia proprio una scimma nasica....
Il Borneo è una terra straordinaria che offre l’occasione di venire a contatto diretto con una natura ricca e possente che però è anche molto fragile: imparare ad ammirarla con rispetto e attenzione è il primo passo per contribuire a preservarla




Instancabile viaggiatrice, sono fondatrice e autrice del blog di viaggi Viaggiolibera.it
Mi occupo di vendite e marketing per i mercati esteri e contemporaneamente coltivo la mia passione per la fotografia, concentrandomi soprattutto su reportage di viaggi e di matrimonio. 

Unendo l’amore per la scrittura e la fotografia, da qualche anno ho iniziato a dedicarmi anche al marketing turistico, raccontando i luoghi e le realtà territoriali in parole ed immagini.

domenica 14 settembre 2014

Ospite del mese: Settembre 2014

L'ospite di questo mese è una "collega blogger" che ho conosciuto nel mio primissimo Blogtour e che con piacere ospito su Viaggi&Delizie: Silvia di Viaggiolibera.

Bene Silvia, raccontaci di te:


Instancabile viaggiatrice, sono fondatrice e autrice del blog di viaggi Viaggiolibera.it
Mi occupo di vendite e marketing per i mercati esteri e contemporaneamente coltivo la mia passione per la fotografia, concentrandomi soprattutto su reportage di viaggi e di matrimonio. 
Unendo l’amore per la scrittura e la fotografia, da qualche anno ho iniziato a dedicarmi anche al marketing turistico, raccontando i luoghi e le realtà territoriali in parole ed immagini.

martedì 9 settembre 2014

Giordania...ready to go!

Ho detto SI e sono elettrizzata!

Non fraintendetemi, ho detto SI all'invito di Volagratis e del Jordan Tourism Board: tra qualche giorno parto per la GIORDANIA!
Hanno invitato me come rappresentante di Viaggi & Delizie e dopo il primo sconvolgimento iniziale ho iniziato a sorridere e a camminare a 2 metri da terra.
Intanto perché hanno invitato noi, me, come blogger ufficiale e poi perché mi pare che si stia avverando un sogno che ho nel cassetto sin da ragazzina.

Ricordo che ai tempi, quando andavo in agenzia viaggi per prenotare una vacanza [sì...parlo di quasi 15 anni fa e allora per i grandi viaggi ci si affidava moltissimo alle agenzie], mi perdevo tra i cataloghi dei tour operator e il mio sguardo cadeva immancabilmente sui tour organizzati in Siria e Giordania. Allora questi due stati erano spesso offerti in combinazione per lo stesso tour.
Guardavo affascinata le foto del deserto, di Petra, del Mar Morto e mi chiedevo se sarei mai riuscita a visitare quelle zone.


credits Wikipedia

Ecco allora che questo invito lo prendo come la realizzazione di un sogno e anche come un regalo per i miei [primi] 40 anni.

Ho sempre detto che quando avrei compiuto 40 anni avrei organizzato un viaggio speciale. Fino ad ora non ero ancora riuscita a fare mente locale né ad individuare una meta che mi facesse dire "ecco voglio andare lì". 
E sì che di posti da visitare ce ne sono a bizzeffe e la mia wish list di viaggio si allunga quasi ogni giorno!

Ora che ho ricevuto questo invito, invece, ho capito che questo E' il viaggio dei 40 anni. Ed è lì che voglio andare.
Ho riguardato la lista dei pro e dei contro che ho messo giù sulla carta alcune sere fa, quando valutavo quello che avrei dovuto modificare e spostare nella settimana "incriminata" e ho deciso di dire SI.


 Visiteremo luoghi da favola, primo fra tutti Petra: il vero sogno!
E poi cammineremo dove hanno camminato grandi uomini della religione cristiana come Mosè e grandi personaggi famosi come Lawrence d'Arabia.
Scopriremo il passato ed il futuro nella capitale, Amman,  ci godremo scariche di adrenalina nel Wadi Mujib e ci coccoleremo sulle rive del Mar Morto. Ma se volete avere qualche dettaglio in più ecco tutte le tappe: 

Jordan Map


I pochissimi che lo hanno saputo in anteprima mi hanno subito chiesto: ma è una destinazione sicura? Io mi sento di dire di sì!
Certo si trova incastonata tra paesi che ultimamente hanno fatto tanto parlare i giornali ed il TG, ma documentandomi ho scoperto che posso partire serena e tranquilla e ...Non vedo l'ora, davvero!




Intanto leggo e mi documento, per partire preparata con questo incontro di cultura, sapori e luoghi particolari.
Voi seguiteci, sì seguite me e altri 4 blogger che condivideranno questa avventura, sui canali social grazie agli hashtag #VolagratisJn e #shareyourjordan : per facilitarvi le cose date un'occhiata anche alla tagboard di Volagratis!


giovedì 4 settembre 2014

Namib-Naukluft National Park: Sossusvlei e dintorni

Sossusvlei era la tappa per me più attesa del viaggio in Namibia; il deserto, infatti esercita da sempre su di me una forte attrattiva e non vedevo l'ora di tornarvi.
La nostra giornata verso il Namib-Naukluft National Park inizia alle 4:20 quando si accende un motore diesel, probabilmente di un pulmann, nel parcheggio su cui è affacciata la nostra camera delll'Hammerstein Namib Logde
Avendo puntato la sveglia alle 5 decidiamo che non è il caso di provare a riaddormentarci, così ci vestiamo e passiamo in reception a ritirare la nostra colazione al sacco. Purtroppo a marzo, quando abbiamo iniziato a prenotare i pernotti del viaggio, non c'erano già più posti nel lodge alle porte del parco, potremo quindi entrare solo alle 6.30 e dobbiamo ancora percorrere i 60Km che ci separano da Sesriem la città in cui è situato il cancello di ingresso del parco. 

Ci hanno detto che un pezzo della C19, la strada sterrata che conduce al parco è davvero in pessime condizioni e siamo anche un po' preoccupati per questo. Sapevamo di essere nel pieno dell'inverno australe ma tutto ci saremmo aspettati fuorchè di trovare le tubature e il parabrezza dell'auto congelati!

Ci mettiamo al volante col buio più completo e ci chiediamo come mai sia sconsigliato da tutti viaggiare dopo il tramonto ma nessuno osi farti notare che alle 5 di mattina è altrettanto buio e pericoloso: forse il fatto di essere diretti a Sossusvlei è un motivo sufficiente a rischiare almeno un pochino!

Nonostante il nostro mezzo non sia dei più idonei alla strada sterrata parecchio dissestata, seguiamo l'esempio di altri mezzi davanti a noi utilizzando la carreggiata opposta; guidando sul lato "italiano" della strada. Molti mezzi 4x4 ci superano lasciandosi dietro una nuvola di polvere e pietre che ci costringe a frenare ulteriormente per via della scarsa visibilità. 
Finalmente arriviamo al cancello del parco, sono le 6.33 siamo in perfetto orario e dopo pochi minuti entriamo. 
Qui la strada è perfettamente asfaltata e anche se il limite è di 60Km/h; ci concediamo un po' di velocità ora che abbiamo finalmente un veicolo idoneo al manto stradale. Purtroppo mentre percorriamo i primi chilometri ci rendiamo conto che il sole è completamente sorto e che l'effetto alba è già andato! Le dune di sabbia però hanno ancora un colore rossastro che stacca nettamente sul cielo azzurro.

Superiamo la "Duna 45" dove avevamo ipotizzato di aspettare l'alba e decidiamo di dirigerci direttamente al parcheggio per i veicoli a 2 ruote motrici dove prendiamo lo shuttle per Sossusvlei. 
Saliamo su una delle prime navette (100NAD a testa) guidate da autisti infreddoliti con tazza di caffè fumante nel cruscotto e veniamo "scaricati" in un piazzale, il driver ci fa un gesto per indicarci "Dead Vlei" e forse ancora troppo addormentati per ragionare, non ci facciamo troppe domande e ci incamminiamo in quella direzione seguendo qualche altro turista. 
Non sappiamo bene come ma ci troviamo a fare "Dune Climbing": la sabbia è sofficissima e ogni passo verso l'alto ne facciamo mezzo verso il basso sprofondando sulla cresta della duna, il sole e la fatica iniziano finalmente a scaldarci le ossa e proseguiamo ansiosi di guadagnare la vetta!

Dune climbing
Finalmente raggiungiamo un altura che ci regala un bellissimo panorama: a sinistra dune del deserto a perdita d'occhio e a destra quella che doveva essere la destinazione della nostra passeggiata: Dead Vlei un candido lago effimero caratterizzato da scuri alberi morti, il tutto incastonato nelle dune rossastre e nel cielo blu! 
Proviamo l'ebbrezza della corsa giù dalla duna: la pendenza è notevole ma la sabbia frena la corsa e ti fa galleggiare sopra di essa...

Dead Vlei
Raggiungiamo il "pan" originato dalle acque del fiume Tsauchab che avevano creato terreno fertile per queste acacie chiamate "camel thorn tree". I cambiamenti climatici e gli spostamenti delle dune hanno però creato una diga a questa depressione che non viene più inondata periodicamente dalle piogge. 
Gli alberi hanno più di 900 anni e non si sono decomposti a causa del clima secco che caratterizza questa zona.

Ritorniamo allo shuttle stavolta dal sentiero originale in pianura e facciamo tappa a Sossusvlei: ci troviamo solo a qualche chilometro di distanza dalla Dead Vlei ma il panorama è completamente diverso. 
Il driver ci spiega che Sossusvlei è ancora raggiunta dalle copiose piogge estive e per questo motivo possiamo vedere le stesse specie di alberi in versione rigogliosa e verdeggiante.

Sossusvlei
Passando tra Big Daddy e Big Mama facciamo ritorno al parcheggio dove parte il sentiero per Hiddenvlei
Qui siamo praticamente soli nell'intera vallata e la passeggiata nella sabbia si fa più impegnativa... Dopo un'oretta di camminata in questa distesa sabbiosa ci inerpichiamo su un altura seguendo i paletti bianchi e finalmente appare un altro pan incastonato nelle dune. 

Hidden Vlei
Qui il paesaggio è indubbiamente meno particolare, non ci sono i camel thorn tree, ma è il silenzio e la pace la fanno da padrone regalandoci una mezz'oretta di relax davvero suggestiva! 
Torniamo poi alla macchina stanchi ed affamati e decidiamo di concederci la nostra colazione al sacco sotto un'acacia.


Ripartiamo in direzione dell'uscita del parco e decidiamo di fermarci alla Duna 45 così chiamata perché sorge a circa 45 Km dal cancello del parco, alta solo 85m si presta alle scalate ed è la più famosa, la più fotografata, nonché la più facilmente raggiungibile delle dune del Deserto del Namib.


Duna 45

Panorama dalla Duna 45

Torniamo poi al cancello del parco e dopo aver pagato il biglietto (80NAD a testa + 10 per l'auto) riprendiamo la terribile C19 per tornare all'Hammerstein Lodge. Purtroppo ci rendiamo conto che domani dovremo ripercorrere il tratto più accidentato in direzione di Solitaire, ad averlo saputo avremmo pernottato questa notte già in direzione di Swakopmund!


Dopo una ventina di chilometri vediamo una macchina in panne sulla carreggiata opposta in direzione Sossusvlei, si tratta di una berlina in un tratto di strada desertica, ci fermiamo a chiedere se possiamo essere utili in qualche modo e scopriamo che è la loro terza gomma forata in due giorni ed in questo momento anche la loro ruota di scorta è bucata. 
Ciò nonostante non hanno perso l'entusiasmo e danno la colpa alla "bad luck", chiacchieriamo con loro qualche minuto e rifiutano la nostra offerta di accompagnarli fino a Sesriem, dovremmo infatti tornare indietro di una ventina di chilometri e lo reputano troppo rischioso per le nostre gomme e la nostra auto. 
Ci offriamo quantomeno di aspettare con loro qualcuno che vada nella giusta direzione e dopo pochi minuti si ferma una jeep apparentemente guidata da un locale che dà loro indicazioni su un riparatore di gomme proprio li in mezzo al nulla: chi l'avrebbe mai detto! Salutiamo tutti e riprendiamo la strada verso il lodge. 


Dopo la levataccia il mio unico desiderio è una bella doccia e un po' di relax a bordo piscina! Arrivati al lodge scopriamo però che in camera non arriva acqua calda, chiamiamo la reception e scopriamo che la colpa di questo disagio è solo nostra: Alex stamattina alle 4 e mezza ha aperto l'acqua calda e non vedendone arrivare si è dimenticato di richiudere il rubinetto! Morale abbiamo svuotato la cisterna scaldata dal pannello solare e dobbiamo attendere che tutto si ricarichi... ci rintaniamo poi nella lounge del lodge a scaldarci perchè fuori c'è un vento freddo ed aspettiamo li l'ora di cena con un aperitivo a base di vino del Sud Africa.


Vino Sudafricano

La cena è a buffet anche stasera ma le carni dell'Hammerstein sono ottime perchè allevate o cacciate direttamente nella tenuta, in particolare stasera ci stupisce la bontà della zebra arrosto.


Zebra arrosto

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martedì 2 settembre 2014

Steyr quattro passi tra Medioevo e Barocco

Ho soggiornato a Steyr più volte negli ultimi anni, e negli ultimi 6 mesi ci sono stata già ben due volte.
Ci sono andata sempre per lavoro...ma si sa che chi ama viaggiare ed esplorare come me non si limita a soggiornare in una città e a rinchiudersi in hotel dopo una giornata di lavoro, anzi lascia il PC, indossa un paio di jeans e scarpe comode ed esce per passeggiare e scoprire le bellezze e le delizie locali.

Proprio nei giorni scorsi, però, sono finalmente riuscita a visitare la città con più calma, a fare una passeggiata nel centro storico e a godere delle architetture, delle strade e delle piazze che questa cittadina, molto conosciuta nell'ambito industriale [qui c'è uno dei più grandi stabilimenti BMW nel mondo], rivela di sé.

Il punto di partenza più indicato per questo tuffo nel passato della "Città Romantica" [come viene spesso chiamata] è sicuramente la Stadtplatz.



Su questa piazza allungata si affacciano molti edifici caratteristici; primo fra tutti il municipio, in stile rococò, ma anche case in stile rinascimentale, tardo gotico e barocco.
Molti degli edifici sono attualmente sede di uffici, banche e hotel, mentre al livello della piazza ci sono numerosi negozi e ristoranti.




Uno dei negozi che ha più attirato la mia attenzione è stato quello di abbigliamento tipico; una vera e propria boutique che vende solamente i vestiti di foggia austriaca: dirndl, lederhosen e tracht.




Dopo un caffè comodamente seduti in uno dei dehors che troviamo sulla piazza, e dopo aver passato in rassegna palazzo per palazzo scoprendone le caratteristiche, percorriamo un tratto di Engegasse tra negozi di souvenir e altri edifici storici, ma con un passato più remoto, fino ad arrivare alla salita di Berggasse e fermarsi ad ammirare l'affresco di stile medievale che ricopre la porta e parte di un edificio adiacente.




In cima a Berg Gasse troviamo un bellissimo esempio di edificio barocco: Schloss Lamberg.
Questo imponente castello, costruito originariamente intorno al 980 e poi distrutto da un incendio, fu riportato ad uno splendore ancora maggiore all'inizio del XVII secolo da Domenico d'Angeli e Johann Michael Prunner come abitazione del Conte Lamberg.
La bellezza di questo edificio è data, a mio parere, dalla cura e dalla manutenzione che viene tutt'oggi impiegata. Il fatto di avere al suo interno la sede della Polizia, la Biblioteca del Castello ed altri uffici, aiuta a mantenere vivo e curato tutto il fabbricato.




Dopo una sbirciata nel cortile e una passeggiata intorno al castello, ci si può incamminare in Berggasse, una piccola strada pedonale. Anche qui si può camminare con il naso all'insù per ammirare lo stile dei diversi edifici. In questa via si ritrovano delle case medievali; alcune ben tenute, altre un po' in decadenza, ognuna con il proprio giardinetto che oggi viene coltivato ad orto.




Su questa strada arrivano parecchie scale che salgono dalla Stadtplatz sottostante. Se siete stufi di vagare nella parte alta del centro storico, in poche rampe raggiungerete nuovamente la piazza, più vitale e allegra. Se invece vi piace scoprire piccoli angoli e scorci continuate dritto, facendo una deviazione solo per affacciarvi sullo Schlosspark, un polmone verde in cui passeggiare e fare jogging.

Alla fine di Berggasse vi troverete su una piccola piazza che è sovrastata dall'imponente mole gotica della Stadtpfarrkirche. Questa chiesa, che al momento della visita era parzialmente in ristrutturazione, è davvero maestosa. All'interno ci si sente piccoli piccoli e l'imponenza delle bellissime vetrate colorate e dell'altare lasciano davvero senza parole.




Lasciando la chiesa, per chiudere il cerchio, ci si può incamminare lungo la strada che scende sulla sinistra, Pfarrgasse, per tornare alla Stadtplatz. Prima di raggiungerla, però, non perdete una delle chicche della città: l'orologio ad acqua che si trova nella piccola galleria a sinistra poco prima della piazza.




Questo orologio ha la carica grazie al moto perpetuo generato da una piccola cascatella d'acqua che fa girare gli ingranaggi e che mantiene l'orologio puntualissimo. Come i bambini affascinati da una piccola scoperta, ci si può fermare minuti interi ad ammirare quel capolavoro di meccanica.

Tornati sulla piazza all'ora di cena ci siamo diretti senza indugio al Ristorante dell'hotel Mader.
All'interno trovate ambienti caratteristici, più moderni ed una deliziosa Wine Cellar con tavoli elegantemente apparecchiati. Il menu è lo stesso per ogni ambiente, sta a voi scegliere quello che preferite. I piatti che posso caldamente suggerirvi qui sono quelli a base di trota [forelle] e, ovviamente, la classica Wienerschnitzel!