giovedì 30 ottobre 2014

Petra, le emozioni e le metafore.

Non si è mai totalmente preparati a certi incontri.
Inizi a pensarci tanto tempo prima, provi ad immaginarti come sarà quando arriverà il momento, ti interroghi su quale sarà la tua reazione e poi scopri che è tutto inutile: quando ti trovi faccia a faccia con una delle 7 meraviglie del mondo moderno non riesci a trattenerti, e una lacrima scende sulla guancia.

Io sognavo Petra sin da quando ero ragazzina e sognavo di visitare il Medio Oriente.
La Siria, la Giordania, mi parevano terre lontane e quasi irraggiungibili.
I giornali, i cataloghi dei tour operator, i film mi mostravano sempre questa fantastica visione e io mi interrogavo chiedendomi se mai sarei riuscita a vedere dal vivo questi monumenti.

Poi così, all'improvviso, un giorno di agosto ricevi una mail che ti invita ad un viaggio in Giordania. Lì per lì, leggendo il titolo della mail, pensi ad uno scherzo, ad uno di quei tanti contest di viaggi che spopolano sul web e che certo ci provi, ma non vinci mai. Invece no. Questa non è una mail qualunque, ma LA mail che ti fa battere il cuore a mille e ti fa camminare a 2 metri da terra per alcune settimane. E ti fa chiedere: ma se andrò in Giordania, riuscirò a vedere anche Petra?

Ebbene si, io Petra l'ho vista!
L'ho vista di notte e l'ho vista di giorno.
Ho contato le ore che mi separavano a quell'incontro non appena ho toccato terra a bordo dell'aereo della Royal Jordanian che ci ha portati a Amman.
Ho sentito il cuore battere forte quando siamo arrivati a Wadi Musa, alle porte del sito archeologico.
E ho sentito tremare le gambe la sera, quando varcato il cancello che portava al Tesoro, ho iniziato a percorrere la strada sterrata prima e il siq dopo accompagnata da centinaia di candele accese che rischiaravano il percorso.




Erano circa le 21 del 15 settembre 2014, non lo dimenticherò mai.
Eravamo tutti in gruppo, noi "branco di cuori", e ci interrogavamo su quanto mancasse per arrivare alla spianata davanti al Tesoro.
Altre centinaia di persone ci precedevano e ci seguivano in questa passeggiata e l'emozione si percepiva nitidamente nell'aria.
Ricordo ancora l'ultima curva e la luce delle centinaia di candele disposte ordinatamente di fronte al Tesoro, le rocce del siq che lasciavano intravedere la famosissima facciata della tomba e poi l'emozione che mi esplodeva dentro.




Ero lì, incredibile.
Ero a Petra, ero davanti al Tesoro.
In un attimo ero io sola davanti al mio sogno.
Lo ammetto, ho lasciato che l'emozione prendesse il sopravvento e mi sono goduta lo spettacolo a lume di candela dall'inizio alla fine.

Tanti mi hanno chiesto se è più emozionante vedere Petra di notte o di giorno.
Non ho saputo rispondere.
Le sensazioni sono completamente diverse, la percezione della grandezza e dell'autorevolezza del sito anche.




Il giorno dopo siamo tornati per la visita vera e propria a tutto il comprensorio di Petra.
Non lasciatevi ingannare, il Tesoro è solo una minima parte delle bellezze che si possono vedere oltrepassando il siq. Le bellezze sono moltiplicate per dieci, cento e mille una volta che si arriva davanti alle Tombe dei Re, all'anfiteatro romano, al Cardo maximo, ma soprattutto al Monastero.




Il Monastero è, a mio parere, la parte più difficile e proprio per questo la più bella di tutta la visita al sito di Petra.
800 scalini irregolari e impervi permettono di arrivare ad un'altra delle tombe poste nel punto più alto. Ci si arriva in un'ora circa di cammino e sotto il sole non è affatto una passeggiatina; ma non lasciatevi scoraggiare perché ne vale davvero la pena.
Se poi non ce la fate proprio a camminare fin su, con 7 dinari potete salire a dorso di asino.
Dopo di che prendetevi un po' di tempo per godervelo. Sedetevi, come ho fatto io, sui divani del piccolo punto ristoro che c'è proprio di fronte e ammiratelo, rimiratelo, imprimetevelo nella mente e nella memoria. E pensate che per vedere una cosa simile avete faticato e in alcuni momenti avete forse anche pensato di desistere e tornare indietro.
E' un po' come una metafora di quante volte, nella vita, dobbiamo salire 800 scalini per poi goderci i risultati in tutto il loro splendore.



Viaggi & Delizie ringrazia Volagratis e il Jordan Tourism Board per aver avuto l'opportunità di visitare questa terra meravigliosa con #VolagratisJN e #shareyourjordan

martedì 28 ottobre 2014

Dall'Oceano Atlantico a Twyfelfontein, il cuore del Damarland

Partiamo molto presto da Swakopmund in direzione Damaraland, la proprietaria dell'appartamento in cui abbiamo dormito ci sconsiglia di percorrere la Skeleton Coast con la nostra VW Polo sia a causa  della monotonia dei panorami che della scarsa qualità del manto stradale. La costa nord della Namibia è così chiamata infatti proprio per la sua insidiosità che ha visto parecchie navi insabbiarsi qui tra secche e dune sabbiose. 
Dopo la splendida giornata di sole di ieri percorriamo i primi chilometri in una fitta nebbia che mai avrei pensato di trovare in Africa e che ben ci fa immedesimare in questa regione soprannominata dai primi navigatori portoghesi "As areias do Inferno" cioè "Le sabbie dell'inferno". Le nebbie, generate dalla corrente gelida del benguela che incontra le masse d'aria calda dell'entroterra desertico della Namibia, costituiscono l'unica fonte di idratazione di flora e fauna locale in questa zona totalmente priva di acqua considerata tra le più inospitali del pianeta.

Pochi chilometri dopo Swakopmund ci fermiamo a fotografare un relitto, questo a differenza di molti altri della Skeleton Coast è ancora "a mollo", la maggior parte di essi, a causa del vento e del modificarsi del paesaggio, si trova in luoghi remoti e difficili da raggiungere.
 
Relitto nella Skeleton Coast

Queste spiagge sono molto popolari tra gli africani per la pesca; incrociamo parecchie auto di pescatori che ci fanno credere sia consentito viaggiare con canne da pesca di parecchi metri fissate al cofano. 
All'altezza di Henties Bay lasciamo la strada costiera asfaltata per la C35 in direzione Damaraland, purtroppo si tratta nuovamente di uno sterrato ma ad allietare il viaggio ci sono i bellissimi panorami montuosi tra i quali svetta lo Spitzkoppe, il Cervino d'Africa e il Brandberg, la Montagna di Fuoco.

Ci fermiamo per visitare la White Lady of the Bandberg, uno dei più famosi dipinti della zona, il nome deriva da una delle prime interpretazioni che vedeva una Dama Bianca in una scena di caccia. Il sentiero di circa 45' che porta al dipinto è percorribile solo con una guida locale che ci dice di aver avvistato parecchi leopardi durante le 4-5 passeggiate che fa quotidianamente accompagnando turisti. 

White Lady of the Brandberg
Arrivati al dipinto, davvero in ottimo stato anche se la foto non le rende merito, apprendiamo che la cosiddetta White Lady dagli ultimi studi parrebbe essere un uomo, un guaritore cosparso di creta bianca durante una cerimonia di iniziazione. Per la prima volta oggi sentiamo davvero caldo, è mezzogiorno e il passo della guida è davvero spedito. Torniamo alla macchina stanchini ed affamati!

Proseguiamo in direzione Twyfelfontein su uno sterrato sempre più difficile da percorrere, gli ultimi interminabili 60Km che separano il "Twyfelfontein Country Lodge" dalla strada principale sono addirittura sabbiosi con tratti davvero in pessime condizioni. Finalmente vediamo i cartelli del lodge e parcheggiamo ma del lodge ancora nesssuna traccia! Solo da uno sguardo attento si intravede il classico tetto in stile africano sbucare dalle rocce ricche di incisioni.

Ingresso del Twyfelfontein Country Lodge
Il Lodge è molto particolare per la sua ambientazione in quanto i costruttori hanno cercato di integrarlo nel panorama roccioso. Non si tratta di una location di lusso, le camere sono abbastanza spartane e senza aria condizionata. La cena a buffet non è di gran qualità con portate di carne e pesce piuttosto scontate ad eccezione dei dolci, tutti buonissimi! La location merita davvero soprattutto per l'incredibile stellata...

Leggi anche le altre tappe di "#innamibiacolleone":

domenica 26 ottobre 2014

Il Salone del Gusto secondo me

Strano ma vero, questo era il mio primo Salone del Gusto.
Chi mi ha sentito ammettere una cosa del genere ha strabuzzato gli occhi, eppure è proprio così. 
Durante le passate edizioni c'era sempre qualcosa che mi impediva di parteciparvi...e molto probabilmente la motivazione non era così forte come quest'anno.




E dato che la prima volta non si scorda mai, ma soprattutto è quella che ti permette di avere le impressioni più spontanee senza aspettative o preconcetti, ecco in pochi punti, cos'è stato il salone del gusto per me.



  • Mi aspettavo più "salone", quindi più esposizioni e spiegazioni e meno "mercato"
  • Ho rivisto e riabbracciato un'amica del Trentino con vero piacere
  • Ho assaggiato una birra di un birrificio di Primiero che ha vinto il premio come miglior birrificio del Trentino, e l'ho gustata con il pane di segale al cumino e con le noci 
  • Ho conosciuto Barbara, del Distretto del Novese. Ci eravamo sentite via mail e quando siamo passati davanti allo stand e ho esclamato "il Novese!" mi ha guardato come se mi avesse già visto. Poi ci siamo fermate a chiacchierare una ventina di minuti scoprendo che l'area di Novi Ligure e dell'Alto Monferrato ha un sacco di cose da scoprire, e soprattutto un gran numero di cose buone
  • Ho notato che la maggior parte degli stand proponeva salumi o formaggi o vini

  • I microbirrifici in Italia sono ormai peggio del prezzemolo. in ogni corsia ce n'erano almeno 2 o 3 e avessi assaggiato un piccolo bicchiere di birra da ognuno sarei uscita dal Lingotto volando come un palloncino, di quelli attaccati ai polsi dei bimbetti che non ce la facevano proprio più a stare buoni
  • La sera i bambini sotto i 10 anni non ce la fanno proprio a girare tra gli stand con i genitori. Povere creature, se volete far felici loro e voi, e soprattutto gli altri, lasciateli a casa coi nonni o con una tata!
  • Ho scoperto che in quasi ogni regione italiana c'è un aglio particolare; io conoscevo solo l'Aglio di Caraglio (Piemonte) e l'Aglio di Vessalico (Liguria)
  • Ho finalmente assaggiato il Carema, il famoso nebbiolo coltivato a pergola su terrazzamenti impervi nell'omonimo paese piemontese ai confini con la Valle d'Aosta. Dopo averlo studiato al corso AIS è stato un piacere chiacchierare con uno dei produttori per una buona mezz'ora.

  • Passeggiare tra le corsie e gli stand quando c'è poca gente è assai piacevole; permette di vedere i prodotti esposti e anche fermarsi a scambiare quattro chiacchiere. Vi consiglio le sere in settimana, sono le migliori. Se potete, evitate il week end!
  • Mi sono sentita dire "lei è una donna fortunata" perché ad un certo punto sono passata in mezzo a due carabinieri. Speriamo! :)
  • Ragazzi quanto è buono il San Daniele affettato sul momento! Non quello troppo stagionato però, quello più fresco: è così tenero e dolce che si scioglie in bocca.


  • Il prezzo standard dei prodotti esposti è 5€. Chissà perchè, ma quasi ogni cosa che ho acquistato costava 5€. Prezzo fiera?
  • Gli stand internazionali, all'Oval del Lingotto, dopo le 9 di sera sono quasi deserti. E' vero che gli stranieri ad una certa ora, vuoi per il fuso, vuoi per le abitudini, si ritirano e vanno a letto...però se i visitatori si avventurano alla scoperta di queste realtà e trovano il nulla rimangono un tantino delusi: 10+ agli stand italiani, 6 scarso a quelli stranieri!
  • La pulizia dello spazio espositivo mi ha lasciata piacevolmente sorpresa. Ammetto che fosse la prima giornata di fiera, ma trovare i servizi igienici puliti alle 22, merita un plauso!
Insomma, riassumendo, da punto di vista "umano" è stato davvero piacevole, ma dal punto di vista dei prodotti e del salone in sè mi aspettavo qualcosa di più.
Ciò detto, aspetto con ansia l'edizione del 2016!

sabato 25 ottobre 2014

Dormire a... Mezzolombardo (TN)

Durante il nostro soggiorno in Trentino, tra le varie strutture che ci hanno ospitati, abbiamo dormito a Mezzolombardo (TN).
All'Albergo "Al Sole"via Rotaliana 5, ci è stata riservata un'accoglienza sincera ed elegante.
L'hotel, situato nella piana Rotaliana e circondato da vigneti, è comodo per visite alla terra trentina.




Da qui è possibile partire per numerose escursioni: verso la Val di Non, la valle delle deliziose mele, Mezzocorona dove ha sede la rinomata cantina Rotary, San Michele all'Adige dove è possibile visitare il curatissimo museo sugli "usi e costumi di vita della gente trentina", Faedo con la visita alla cantina "Pojer e Sandri" e anche Trento.

L'Albergo è dotato di comodo parcheggio e di giardino per chi vuole sostare per un po' di relax dopo una giornata di visite.
La nostra camera, al 3 piano, è spaziosa, luminosa e confortevole, dalle finestre godiamo un'ottima vista sulle vigne di Teroldego.




La colazione, ricca abbondante e variegata è offerta a buffet in una sala, a pianterreno, arredata con gusto in stile moderno.
Ma molto più piacevole di quanto sopra detto è stato conoscere e chiacchierare con la proprietaria, la Sig.ra Neris, disponibile e professionale, attenta  a suggerire ai clienti visite alle città dei dintorni, ai castelli, percorsi a piedi o in bici, ristoranti che offrono piatti tipici trentini, e noi che abbiamo seguito i suoi consigli vi possiamo assicurare che non abbiamo sbagliato!

giovedì 23 ottobre 2014

Cartoline dalla Giordania

Spesso le fotografie raccontano più di mille parole.
Ma soprattutto, per me, le fotografie sono un modo per ricordare i momenti, i dettagli, i particolari.
Per le foto dei paesaggi, mi affido alla mia cara reflex , mentre per gli istanti e i momenti che voglio catturare velocemente non posso fare a meno di "sguainare" il mio iPhone come fosse una spada e cliccare.

In Giordania ho scattato moltissime fotografie con l'iPhone e le ho spesso pubblicate su Instagram, per raccontare quasi in diretta le mie emozioni e le mie sensazioni.
Ed è così che voglio seguire un filo emozionale e rivedere con voi quello che più mi ha colpito di questa terra selvaggia, ma molto civilizzata, arida ma con un cuore grande, calda e accogliente.

Sono fotografie "alla rinfusa", di quelle che quando le guardo ho la pelle d'oca, i lucciconi e vorrei avere il teletrasporto per catapultarmi di nuovo in Giordania. Sono anche quelle che mi fanno venire l'acquolina in bocca o la voglia di abbracciare forte il "branco di cuori", cioè i miei compagni di viaggio.

Ma soprattutto quelle che mi hanno fatto sussurrare #iorimangoqui!


I campi tendati dei beduini sono una delle cose che più mi rimarranno impresse. Gente che si sposta con gli animali e vive felice con poche cose sotto tende molto spartane

Quanto fascino regalano i caftani e le kefie. La gente del deserto ha il suo stile particolare.

Petra: un tuffo al cuore. Un momento magico, di quelli che stai in silenzio, ti isoli dal mondo e dici "io sono arrivata qui davanti a questa meraviglia"

I volti delle persone che ho incontrato mi hanno affascinata. Persone sorridenti, ospitali e mai invadenti.

I momenti goliardici con il branco di cuori...come dimenticare le risate in bus o la sera tardi su whatsapp?

I dettagli fanno la differenza. E le piccole cose attirano lo sguardo.

I luoghi della fede, che ti portano a riflettere. Ti portano a mettere via la macchina fotografica e a pensare.

Il deserto, la kefia, il tramonto, gli amici. Parole sparse che racchiudono sensazioni uniche.

Il cibo unico, i sapori mediorientali. E i datteri, di cui io vado pazza!

Le rovine romane, adagiate sulle colline di Amman a ricordo delle origini.

Il mar morto, dove si galleggia a pancia in su e dove una goccia d'acqua sull'angolo della palpebra mi ha fatto bruciare l'occhio per almeno 15 minuti. 

Il relax, il benessere e, mettiamocelo pure, il lusso. Perchè in Giordania siamo stati davvero coccolati!


Viaggi & Delizie ringrazia Volagratis e il Jordan Tourism Board per aver avuto l'opportunità di visitare questa terra meravigliosa con #VolagratisJN e #shareyourjordan

martedì 21 ottobre 2014

La Giordania e gli antichi romani

Sono sempre stata abituata ad associare le rovine romane, i fori, i cardi ed i decumani all'impero romano in Italia e, talvolta, in Europa.
Mai e poi mai mi sarei aspettata di trovare vestigia romane così ben conservate dall'altra parte del mediterraneo dove, in effetti, gli antichi romani arrivarono e colonizzarono molte delle terre.
Proprio a Umm Qais e a Jerash, invece, sono stata catapultata tra templi, anfiteatri, fori e colonnati da fare invidia a Roma per bellezza, grandezza e, soprattutto stato di conservazione.




Umm Qais, Gadara per gli antichi romani, si trova quasi al confine con Israele. 
Dalle sue alture, sotto le colonne dei templi, si gode di una splendida vista verso il lago di Tiberiade.




Nel suo anfiteatro, sebbene non perfettamente conservato, ci si può appollaiare sui gradini più alti e ascoltare chi parla dal centro del palco.




Queste sono le due immagini di questo luogo che mi rimarranno nella memoria, insieme al cigolio della porta del sepolcro da cui uscì l'indemoniato di Gadara, conservata nel museo che si trova all'interno del sito archeologico.
La parabola del Vangelo dice che Gesù, arrivando a Gadara, vide uscire due indemoniati dai sepolcri e li guarì mandando il demonio verso alcuni maiali che pascolavano lì attorno e che immediatamente si buttarono giù da una rupe. E' singolare come ci si soffermi a riflettere e si ritrovino tutti i dettagli descritti dall'evangelista Matteo.




Il fascino delle rovine romane, però, lo si subisce mettendo piede nel sito archeologico di Gerasa, Jerash.
A una mezz'ora da Gadara, questa cittadina è letteralmente costruita intorno a quella che fu l'originale romana.
Arriviamo a fine mattina, il caldo è piuttosto torrido e il sole alto sulle nostre teste; nonostante tutto ciò, i racconti della nostra guida, Sufyan, e le bellezze che abbiamo intorno e sotto i piedi ci spronano a percorrere il chilometro del cardo maximo, a sostare in mezzo al foro ammirando le colonne e a salire fino all'anfiteatro.




Entriamo nella città romana di Gerasa dall'Arco di Adriano, costruito quando l'imperatore visitò la città e vi soggiornò per sei mesi.
Il massimo splendore di Gerasa risale al 375 d.C. e durò fino al 747 quando un disastroso terremoto fece crollare buona parte degli edifici che non furono più ricostruiti.
Gli abitanti, invece si spostarono appena al di fuori della zona romana e i resti rimasero intoccati fino all'inizio del 1800 quando vennero scoperti da un viaggiatore tedesco che iniziò i lavori di recupero. 




All'interno del sito ci sono ben due anfiteatri ben conservati nei quali ancora oggi si tengono spettacoli e concerti. Nel più grande si può sperimentare l'ottima acustica ascoltando una cornamusa e una grancassa suonati da due musicisti dell'esercito che rallegrano la visita con una classica marcetta.




Ma se siete fortunati come noi del tour organizzato da Volagratis potrete rimirare il foro e il cardo maximo dall'alto, tra le colonne del tempio di Giove e ascoltare il canto del muezzin che richiama i fedeli alla preghiera.



Scendete poi verso il cardo maximo, percorretelo in tutta la sua lunghezza, perchè ai suoi lati scoprirete edifici e resti che meritano di essere ammirati, ma soprattutto guardate dove mettete i piedi; non tanto perchè la strada sia un po' sconnessa [quindi scarpe comode altrimenti le distorsioni alle caviglie sono dietro l'angolo] ma per scoprire i solchi lasciati dai carri degli antichi romani circa duemila anni fa. 




domenica 19 ottobre 2014

Novara da scoprire

La Cupola di S.Gaudenzio ci accoglie da lontano nel nostro viaggio attraverso le terre Novaresi.   
Inno alla verticalità dell’architetto Alessandro Antonelli (lo stesso che ha progettato la Mole Antonelliana di Torino), è il simbolo di Novara e testimonia il genio e la personalità ardita dell’architetto che lavorò alla sua costruzione  per più di quarant'anni fino ad innalzarla a 121 metri, utilizzando soltanto mattoni e calce, tanto che ancora oggi è una delle costruzioni murarie più elevate al mondo.  
Contributo alla costruzione della cupola fu, oltre all’opera dell’Antonelli, l’arbitrio del sesino, ossia la concessione reale di poter utilizzare i proventi ricavati da un imposta sulla carne, che consentì all’Antonelli di terminarne la costruzione  dopo anni di difficoltà economiche. 
Un ascensore sale alla Sala del Compasso, così chiamata perché vi si trova il compasso di 11 metri utilizzato per i disegni della cupola. 
Ancora qualche gradino e si accede all'esterno;  siamo a livello del primo colonnato della cupola e l’altezza è già notevole: il posto ideale per ammirare il panorama sui tetti della città e sull'ampia campagna circostante.




La cupola sovrasta la Basilica di S.Gaudenzio (e non solo… la cupola si vede da quasi ogni angolo della città!), patrono della diocesi, le cui spoglie sono custodite nella Chiesa, all’interno dello Scurolo, uno scrigno di marmi e bronzi. Arrivati nella navata centrale, guardate verso l’alto il bellissimo lampadario a sei braccia: ogni anno, durante le celebrazioni del 21 gennaio (anniversario della morte di S.Gaudenzio), viene calato all’interno della basilica affinchè vengano inseriti dei fiori in ferro battuto.   
La cerimonia rievoca un vecchio rito del XV secolo che prevedeva l’offerta della cera da parte del la città di Novara e dei Comuni limitrofi al santo patrono.  

Si passeggia volentieri nel centro di Novara, una città non appariscente ma che lascia scoprire a poco a poco un centro ottocentesco elegante, ricco di spunti culturali e di inquadrature dei monumenti simbolo del potere religioso e civile della città.


Piazza della Repubblica, che accoglie il Duomo, costruzione imponente in stile neoclassico, espressione dello stile ardito dell’Antonelli che, per costruirlo, fece demolire quasi completamente il precedente edificio romanico. 
Di fronte il Battistero, tra i più antichi del nord-Italia. 
Una curiosità: l’oggetto cilindrico posto proprio di fronte all’entrata non è una fonte battesimale; si tratta in realtà di un monumento di epoca romana dedicato da una schiava alla sua padrona, tale Umbrena Polla, per averle ridato la libertà.


Il rosso dei mattoni contraddistingue l’edificio che fu il centro del potere civile della città: il Broletto, cioè “brolo”, cortile. 
E’ infatti un complesso di edifici costruiti, in epoche diverse, intorno ad un cortile originariamente utilizzato per il mercato cittadino. 
Fermatevi a notare, lungo tutto il perimetro del palazzo, uno dei pochi esempi arrivati fino a noi di pittura medievale a carattere profano. 
In uno degli edifici è ospitata la Galleria Giannoni, con  un’interessante esposizione di opere di artisti della regione dell’800 e’900.     




Vi consigliamo, passeggiando per le vie del centro, di  raggiungere un luogo adatto a soddisfare i vostri palati: è il biscottificio Camporelli che, dal 1852, produce i celebri biscottini a base di soli tre semplici ingredienti: farina, uova e zucchero. 
In questo laboratorio artigianale si produce, giornalmente, un biscottino per ogni abitante della città, cioè più di 100.000 biscotti giorno!! 
Sono buonissimi, leggerissimi e (secondo noi) adattissimi per preparare un fantastico tiramisù.
                               
                                                      


Per altre informazioni su Novara, leggi anche:

venerdì 17 ottobre 2014

Monica qual'è il tuo #nonpartosenza?

Arriva quel momento in cui la tua amica del cuore si sposa e ti trovi ad organizzarle l'addio al nubilato e, visto che ogni scusa è buona per viaggiare, prendi la valigia, metti qualcosa dentro e coinvolgi sposa ed amiche in un fine settimana fuori.

A proposito di valigie volete sapere con cosa #nonpartosenza?
La prima cosa che mi viene in mente è la spazzola per capelli con relativa crema; ho sempre avuto i capelli ricci e impossibili da pettinare, ma da quando ho deciso di fare il trattamento alla cheratina ho provato l'emozione di spazzolarli tutti i giorni, un'emozione a cui non posso rinunciare.

Un'altra cosa che di sicuro non manca è la pochette con i trucchi. 
Dentro c'è la trousse di Betty Boop comprata durante un viaggio e le salviettine struccanti. Mi trucco solo durante i viaggi e se devo uscire la sera, mi piace colorarmi gli occhi, ma non uso fondotinta o cose che coprono il viso.

Ed infine....la cosa più importante. Il profumo, un elemento che uso con parsimonia perché penso che debba mescolarsi con l'odore della pelle e quindi diventare unico per ogni persona....indovinate un po' quale uso io?


giovedì 16 ottobre 2014

Back to the Future in Alliance, Nebraska

We arrived in Alliance following mile-long merchant trains, cutting through the deserted Nebraska plains.
Coach load after coach load of coal was speeding by alongside us, as the railroad and highway run parallel to each other.


The streets were almost deserted. It was late morning in late August and you could already feel the heat. We were returning to Chicago after having reached our goal: Mount Rushmore.

I had done some research ahead of time and found that there's a quaint village in Alliance, or rather the reconstruction of an early 20th century frontier village: Dobby's Frontier Town.

We put the adress in our GPS and arrived in a residential area. It felt like we'd come to the wrong place, because all around us there were one or two story houses with gardens. 
We found ourselves wondering whether the GPS might have got it wrong and then we caught a glimpse of the little stage coach. It was the right place! I recognized the coach from the website, so we parked and took a closer look.


There were some people working on a building and immediately one of them came over to us. It was Craig, who greeted us and welcomed us to the frontier town. He invited us to take a tour with him: he was definitely a great tour guide and could give chapter and verse on the hows and whys of this village.

Dobby - Craig explained - had always wanted to build a frontier village and began collecting old pieces of houses and shops that were being dismantled.

The tour was impressive. We saw the shoemaker's shop, the sheriff's prison, the saloon [with a brothel, above], as well as the village emporium, which reminded me of Nancy from "Little House on the Prairie".



You are allowed to go into every building and see and touch all the memorabilia and the historical artifact collected over the years.
We were impressed by the number of farm tools on display...and there's even a gas pump!



What struck me about the reconstruction was the attention to details. In the saloon, for example, the floor was covered in sawdust, just as it would have been years ago when the patrons spat tobacco on the ground and came with muddy boots. They used sawdust because they needed something that could be removed and replaced to ensure the room remained [almost] clean.



Craig was a great tour guide. He explained that the barber shop also served as a dentist's surgery [thanks to a multiple-use chair] and the funerl parlor also served as a doctor's surgery.



Dobby's Frontier Town is continuing to expand. The volunteers who run the village [now that the founder, Dobby, has died] are dedicated to building and furnishing new buildings with the donations still being received from numerous local people. 
Every year, in late September, the village comes alive again with the "real-life" characters who work and spend their days like they would have in an early 20th century frontier town.



If you're passing through Nebraska, we'd recommend visiting Alliance: a city full of surprises!