venerdì 28 novembre 2014

Tra Spello e Valtopina per Frantoiaperti

Un blog tour per tutti e 5 i sensi....

....se chiudo gli occhi sento ancora la musica dei giorni di festa, gli odori e i sapori caratteristici dei paesi italiani durante le sagre, rivedo gli occhi delle persone che mi hanno accolta, i loro sorrisi, la loro allegria, l'orgoglio di appartenere ad una terra bella e piena di tradizioni, sento sulla pelle quel ''fricciccore'' che si sente quando si sta vivendo una bella esperienza.



Il programma è stato intenso e interessante:

Sabato giro per mercatini di oggettistica e prodotti tipici di Spello, con visita al museo dell'infiorata, uno degli eventi più famosi.

Con immensa gioia sono riuscita ad assaggiare salami di cinghiale e di maiale, tutto rigorosamente fatto nel rispetto per la tradizione e senza glutine né lattosio, quindi anche per chi, come me, ha delle intolleranze!


Ho avuto l'onore di conoscere il sindaco, Moreno Landrini, persona molto fiera del suo paese e molto disponibile, tanto da aprire solo per me le Torri di Properzio per darmi modo di ammirare uno dei paesaggi più belli!!!



Vi consiglio di andare al tramonto, ora in cui Spello dà il meglio di , grazie alle pietre rosa e bianche del monte Subasio: lo spettacolo toglie il fiato...non lo trovate molto romantico? Io me ne sono innamorata!!! 






Domenica mattina si parte in direzione Valtopina, ''passando per il monte'' come, da quanto ho capito, si usa dire lì; mi aspetta la XXXIV Mostra mercato del tartufo e oggettistica nelle strade del paese.








Avrei comprato quasi tutto quello che c'era esposto!! Ma (per la gioia del mio conto in banca) bisogna tornare verso Spello per visitare l'Archivio Storico Comunale (ex chiesa della Santissima Trinità) che espone, per #CHIAVEUMBRA, l'istallazione dell'opera Regesto dell'artista di Foligno (Come) Achille
Un progetto molto interessante che unisce il moderno all'antica tradizione; l'autore infatti, attraverso una ricerca sul web, realizza un libro iconografico, ma forse il termine giusto è COSTRUISCE, perché lo rilega personalmente tramite una tecnica che sta sparendo e che apprende dal signor Marcello Raponi.
Unire web, immagini, una tecnica di rilegatura antica e documentare il tutto attraverso un video dà proprio l'idea che alcune cose forse non si perderanno...



E finalmente ci siamo!!! Inizia la sfilata dei carri per la festa della Benfinita; si respira un'atmosfera di festa, sentir suonare l'organetto mi fa venir voglia di ballare in strada il saltarello o magari una bella mazurca quando sento cantare ''o campagnola bella, tu sei la Reginella, negli occhi tuoi c'è il sole delle viole delle valli tutte in fior''... ed effettivamente vedere tutti, grandi e piccini, ridere, cantare e ballare con occhi così luminosi mi fa pensare che forse ''se vuoi vivere felice devi vivere quassù!!!''








Spero di essere riuscita, attraverso le mie parole e le bellissime foto di GURUSAYS, a trasmettervi quelle che sono state le mie sensazioni.

Ringrazio Frantoi aperti per avermi scelta dandomi la possibilità di fare questa bella esperienza ed Elvio per avermi supportata, sopportata, raccontato la sua terra, trasmesso la sua passione per questi luoghi e soprattutto perché, senza le sue foto, questo articolo non sarebbe stato così ;) 

mercoledì 26 novembre 2014

Matera, i sassi e altre storie

Matera è stata da poco proclamata vincitrice, tra numerose e belle città italiane, capitale Europea della Cultura 2019. Proprio grazie a questa occasione mi torna alla mente la mia visita, lo scorso anno.
E' il giorno del mio compleanno, il 21 agosto! Con un bel gruppo di amici (siamo in 16) con i quali siamo in vacanza in Basilicata, decidiamo di visitare Matera.




Matera, una delle più antiche città del mondo ci accoglie in una bellissima giornata di sole che fa brillare e sembrare ancora più bianche le case abbarbicate sulla collina le une sulle altre, a formare un groviglio con le strade con i vicoli con i campanili con gli orti e le terrazze. 
I Sassi di Matera, unici al mondo nel loro genere hanno stimolato le menti di scrittori e registi, ed ora ad ammirarli si capisce  il perché! Quella vista ti toglie davvero il respiro.




Matera la bella, adagiata su due anfiteatri naturali, il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, con al centro la Civita, il nucleo più antico dell'abitato, sotto al quale si nasconde una città sotterranea con i suoi cunicoli, le cisterne per la raccolta dell'acqua, le sue chiese e le sue grotte-chiese rupestri dalle pareti affrescate.




La Civita è dominata dal campanile del Duomo mentre più in basso oltre agli edifici sfarzosi si mostrano in tutta la loro povertà le molte abitazioni monovano, anguste, destinate alla convivenza di persone, famiglie e animali. Visitiamo la Casa-museo dove è riportato l'esempio di conduzione di vita famigliare in pochi metri quadrati, oggi si direbbe "monolocale" con zona pranzo e zona notte, ma là "abitavano" anche gli animali (il mulo e qualche volta il maiale), erano stipati gli arnesi per il lavoro dei campi, i letti erano già "a castello", in quanto appesi sopra al letto dei genitori "pendevano" i lettini dei piccoli.




Alle pareti era appeso il pentolame, nelle madie poste contro le pareti trovavano posto le stoviglie e le scorte alimentari. Sul tavolo la donna o le donne di casa preparavano i cibi, impastavano il pane, ma lavoravano anche come sarte e magliaie; attorno al tavolo si radunava la famiglia per i pasti mentre, in un angolo, al mulo era servito il fieno o il foraggio conservato stipato nel soppalco della casa-grotta. 
Il pavimento era in terra battuta o tufo con canali di scolo per le deiezioni degli animali. 




Soltanto negli anni '50 una legge nazionale sfrattò gli abitanti di queste grotte per ragioni igienico-sanitarie che ben si comprendono! La vita fu sicuramente dura per chi viveva in queste case, in questa città ora Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e simbolo del Belpaese, ricca di storia, di architettura, di arte e di suggestione.




Altra realtà che incanta a Matera sono le numerose grotte-chiese, infatti fin dal VI sec. giunsero in questi luoghi i monaci seguaci di S. Basilio per sfuggire ai Turchi e alle persecuzioni iconoclaste e là introdussero uno stile di vita basato sulle grotte ipogee. La più ampia era la chiesa, le più piccole erano le abitazioni-rifugio dei monaci. Erano scavate nella roccia, sia le chiese, le cripte e i rifugi venivano decorate con affreschi parietali latini e bizantini fatti per la maggior parte da santi da linee sobrie e da colori vivaci.I monaci,in queste, radunavano la popolazione per i riti religiosi e il tempo era scandito dalla preghiera e dal lavoro nei campi.
Nel Sasso Caveoso, ben conservata fra le chiese rupestri è quella di Santa Lucia alle Malve (sec.XII - XIII), poco distante il Convicinio di Sant'Antonio (sec. XIV-XV) comprendente quattro chiese che si affacciano su una corte comune: San Primo, San Donato,Sant'Antonio Abate e l'Annunziata.




Nel Sasso Barisano meritano di essere visitate San Nicola dei Greci, la Madonna delle virtù, Santa Barbara,Santa Maria De Armenis, la Madonna de Idris collegata tramite un cunicolo a San Giovanni in Monterrone (sec.X), un tempo battistero poi luogo di sepoltura.




Domina la Civita il Duomo,capolavoro romanico ,sulla cui facciata spicca il rosone a sedici raggi; l'interno, diviso in tre navate, racchiude affreschi di grande pregio e intarsi ragguardevoli come il coro ligneo del 1453.
Altre bellissime chiese appartengono a Matera, ma ahimè non è possibile in un sol giorno vedere tutto di questa stupenda città che è insieme paesaggio brullo e arso dal sole  e nello stesso tempo ricco di silenzio e interiorità.



Dopo aver visto tante bellezze, aver goduto di una bella giornata di sole e di tanta vita vissuta mi rimane un desiderio: vorrei vedere Matera al tramonto e alla sera perche' la immagino come un vero presepio!

lunedì 24 novembre 2014

Steve McCurry, oltre lo sguardo

"Se aspetti abbastanza, le persone smettono di guardare la macchina fotografica e la loro anima inizia a librarsi verso di te"

Fino al 6 Aprile 2015, il piano nobile della Villa Reale di Monza, recentemente restaurato, ospita la mostra di Steve McCurry, 150 immagini emozionanti (scelte tra 30000) del fotografo americano, nato in Pennsylvania nel 1950, il cui scatto più famoso è sicuramente il ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afgana dagli occhi verdi che, nel  giugno del 1985, apparse sulla copertina del National Geographic.
I corridoi e le belle sale della Villa Reale, attraverso una serie di porte, si aprono sugli angoli più sperduti del mondo: è un viaggio alla scoperta di luoghi, eventi e persone. La voce di McCurry (tradotta) racconta, attraverso alcuni video, le esperienze legate alle sua professione: la fotografia è intuizione che può esprimersi attraverso  la pazienza e l'attesa di riuscire a conquistare la fiducia delle persone che si vuole fotografare o invece, in altre occasioni, la capacità di cogliere l’attimo e scattare, scattare e scattare quando si capisce che quello è il momento oltre il quale l'immagine è perduta.

Jodhpur, India

Molte immagini sono volti di persone, emozionanti i molti sguardi dei bambini.  Quello che veramente colpisce di McCurry è la capacità, con un solo scatto, di “entrare” nel soggetto e trasmettere l’esperienza di quella persona, i pensieri, le speranze, le paure. Di fronte al volto e alle lacrime del bambino peruviano con la pistola giocattolo sembra quasi di conoscere la sua esperienza di vita sofferta, e quasi si riesce a percepire la sua solitudine, la sua tristezza.
   
Yanesha, Perù
La voce di McCurry spiega, attraverso l'audioguida, le foto più belle. Ma il consiglio è quello di camminare tra le immagini, semplicemente lasciandosi catturare dalle emozioni più recondite, lasciando emergere i pensieri, le sensazioni.    


Sono gli occhi a catturare l'attenzione. Gli occhi di questa bambina indiana di Mumbai che, come spiega McCurry, in braccio alla madre, chiede l'elemosina sotto una pioggia scrosciante mentre il fotografo si trova comodamente seduto all'interno del taxi e, mentre scatta la fotografia, pensa che l'immagine che ha scattato è la rappresentazione dell'ingiustizia, della differenza tra la ricchezza e la povertà.   

Mumbai, India

E gli sguardi, quelli gioiosi e curiosi dei bambini di un monastero, felici di poter provare alcuni giocattoli occidentali, immagine che ci fa riflettere su come i bambini, di fronte al gioco, siano uguali in ogni parte del mondo, anche in un luogo lontano e pervaso di preghiera come un monastero.

Monastero di Bylakuppe, India
E la dolcezza di questa immagine bellissima, una storia di affetto tra l'animale e l'uomo.


Chang Mai, Tailandia
Ogni immagine racconta una storia. E' incredibile come la semplicità delle fotografie di McCurry riesca a cogliere l'essenza di eventi importanti, pezzi di storia che neanche le parole riescono a raccontare così bene. 

Come la violenza della guerra, raccontata attraverso l'immagine di questi ragazzini che giocano sospesi sopra alcuni ordigni inesplosi nei pressi di Beirut. Immagine tragica, ma che nello stesso tempo esprime la speranza, raccontata attraverso l'adattabilità dei ragazzini, la loro capacità di saper giocare anche in un luogo così disperato.      

Beirut, Libano
E ancora la guerra raccontata come danno per la natura e la vita nel suo complesso, attraverso questa immagine apocalittica dei pozzi di petrolio in fiamme, scattata durante il ritiro dell'esercito iracheno dal Kuwait invaso.  


Ahmadi, Kuwait

Le fotografie di McCurry hanno la straordinaria capacità di raccontare pezzi di storia, ma anche frammenti di vita quotidiana, attimi delle storie personali di gente comune.
Immagini di solidarietà femminile, come l'attimo in cui alcune donne indiane sono sorprese da un'improvvisa tempesta di sabbia e fanno capannello per proteggersi.


Rajastan, India
Insomma un fantastico viaggio, che vi consigliamo di intraprendere, per conoscere popoli, culture e costumi, emozionandosi per i colori, i volti, gli sguardi.   

Sanaa, Yemen


venerdì 21 novembre 2014

Mangiare a... Novara

Le terre Novaresi sono state per noi una piacevole scoperta enogastronomica: la cucina novarese propone piatti rispettosi di tradizioni antiche, a base di ingredienti poveri che in passato si potevano trovare nella dispensa dei contadini del luogo.
Innanzitutto il riso, che da più di cinquecento anni scandisce i ritmi delle popolazioni di queste pianure ricche d’acque e che nascondono luoghi inaspettati, come l’Azienda Agricola Riso Buono di Casalbeltrame dove si produce il riso in locali millenari, con sale affrescate dal sapore aristocratico: riso carnaroli, invecchiato un anno e mezzo da grezzo per limitare la dispersione di amido e minerali nella cottura, e riso integrale artemide, nero dal chicco allungato, che deriva da un incrocio tra il riso venere (nero) e l’indica (bianco a granello lungo e stretto). 


Azienda Agricola La Mondina - Casalbeltrame
Il riso è l’ingrediente base di quello che può essere considerato il “brand” della gastronomia locale: la paniscia. E’ un piatto unico, “robusto”, probabilmente il piatto domenicale delle famiglie meno abbienti, cucinato con riso, carota, sedano, verza, cipolla, vino rosso, cotica, salame d’la duja e fagioli. 
La paniscia è oggi oggetto di discussione culinaria, che diventa vera e propria sfida, con gli abitanti della provincia vicina: e più buona la paniscia di Novara o la panissa di Vercelli (senza verdure)?? Non avendo (ancora) assaggiato la versione vercellese, non possiamo giudicare…. quella novarese  proposta dal Circolo Arci di Novara è buonissima! 


Paniscia Novarese

Sempre a base di riso due primi che meritano assolutamente un assaggio... Sono proposti da L’Hostaria I due Ladroni, nel centro storico di Novara, un locale che propone piatti legati alla tradizione con qualche tocco di modernità.




Risotto secondo l'Hostaria I due ladroni

  • Riso nero venere con gorgonzola, il “formaggio con la muffa”, uno dei formaggi italiani ad avere ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) e vanto del Novarese, che si distingue per una delle produzioni di migliore qualità. Pare che il gorgonzola sia nato grazie alle distrazione di un mandriano, che dimenticò la cagliata in un recipiente e ottenne, per caso, il formaggio cremoso caratterizzato dalle venature verde/bluastro.
  • Risotto con vino rosso delle Colline Novaresi e salame d'la duja. Questo salame è una produzione assolutamente tipica, di puro suino, conservato sotto grasso in recipienti detti appunto "duje".
Ad accompagnare il piatto un buon bicchiere di Vespolina, un vino rosso dal sapore asciutto e dal profumo leggermente fruttato prodotto delle colline Novaresi. La produzione vinicola della zona merita sicuramente un approfondimento... ve ne parleremo presto! 


Le terre Novaresi danno un contributo notevole alla produzione nel settore della salumeria. Un altro salame tipico è il fidighina, un insaccato caratterizzato dalla presenza di fegato, da consumare assolutamente crudo. Il colore può essere più o meno rosso scuro e questo dipende appunto dalla percentuale di fegato utilizzata; la consistenza è un po' molle quindi è buonissimo sulle tartine di pane. 



Salumi novaresi

Personalmente non amo moltissimo il lardo, ma quando ho assaggiato l'antipasto proposto alla Trattoria Castello di Prato Sesia ho dovuto ricredermi !! Lardo stagionato al nebbiolo delle colline Novaresi e castagne al miele... gustossimo e molto azzeccato l'abbinamento con le castagne. Non vi viene appetito soltanto a guardare la foto???   



Per altre informazioni su Novara leggi anche:

mercoledì 19 novembre 2014

Twyfelfontein: il cuore del Damaraland

Nonostante sia previsto un giorno abbastanza rilassante, ci svegliamo ancora molto presto e dopo la colazione al Twyfelfontein Lodge (molto migliore della cena) ci dirigiamo alla macchina. 

Per la mattinata abbiamo in programma un paio di visite interessanti a meno di 10Km dal lodge ma dobbiamo mettere in stand-by i nostri programmi perché scopriamo di avere una gomma a terra. 

La foratura era una cosa che temevo da quando, ancora a casa sul divano, leggevo post e racconti di gente che era stata in Namibia. Nella sfortuna però, abbiamo la fortuna di scoprirlo nel parcheggio del lodge e di fare quindi solo pochi passi per trovare un work-shop dove riparano le gomme.
Decidiamo cosi di andare subito a sbrigare questa incombenza e mentre Alex aspetta la riparazione seguo un signore che mi fa dei gesti... fortunatamente ho al collo la macchina fotografica per immortalare una famigliola di elefanti intenti a brucare le foglie degli alberi di Mopane.

Elefanti presso il ripara gomme

E pensare che per il pomeriggio, su consiglio di una coppia conosciuta qualche giorno prima, abbiamo prenotato l'escursione con il lodge, proprio "a caccia" di Elefanti! 
Gli elefanti che abitano queste terre sono detti Elefanti del Deserto. Sono un po' più piccoli e più scuri rispetto agli elefanti che vedrete negli altri parchi naturali africani e si sono adattatati a vivere in questo habitat molto siccitoso, riuscendo a rimanere anche alcuni giorni senza bere acqua e percorrendo circa 60-70Km al giorno per procurarsi il cibo.

Finita la riparazione della gomma, ci dirigiamo al "Damara living museum", un progetto che coinvolge una delle popolazioni autoctone, i Damara.  
Questo museo, unico nel suo genere, ha l'obiettivo di mostrare ai turisti le tradizioni di queste popolazioni conservandole il più possibile e facendo in modo che queste famiglie siano indipendenti economicamente. I ragazzi che ci guidano, in abiti tradizionali, hanno sotto il gonnellino smartphone di ultima generazione ma non si sentono obbligati a lasciare le loro terre in cerca di fortuna proprio grazie ai proventi del museo. 
Nel villaggio Damara vengono mostrate le varie attività un tempo vitali: la forgiatura del ferro per la produzione di armi, la preparazione di farmaci, la conciatura delle pelli di capra, l'accensione del fuoco, la produzione di monili. 

Villaggio Damara ricostruito

Donna Damara mentre infila collanine
 
Ragazzo Damara alle prese con la conciatura delle pelli di capra
Proseguiamo nell'esplorazione del Damaraland e raggiungiamo la "Burnt Mountain" una collina alta circa 12Km composta da scurissime scorie vulcaniche che le regalano appunto il nome di Montagna Bruciata e subito dopo le "Organ Pipes" una serie di colonne di diorite nascoste in una gola.

Organ Pipes o Canne d'Organo

Nel pomeriggio partiamo finalmente per la nostra escursione alla ricerca degli Elefanti del deserto a bordo di un camion scoperto; la guida ci dice che siamo fortunatissimi perchè un branco di elefanti è proprio a pochi chilometri dal Lodge. Non facciamo fatica a credergli visto che li abbiamo incontrati poche ore fa!

Li raggiungiamo e la guida spegne il motore e ci lascia per un po' ad ammirare le dinamiche del branco e fare fotografie.

Branco di Elefanti del Deserto
Accompagnamo il branco ad abbeverarsi in una pozza artificiale alimentata dal Lodge ed è divertentissimo assistere al loro rituale da beauty-farm: dopo essersi dissetati alcuni iniziano a bagnarsi la schiena con la propria proboscide o reciprocamente e poi si rotolano per terra o si soffiano la sabbia addosso per proteggersi sia dal sole che dai parassiti.

Elefanti alle prese con il trattamento di bellezza: acqua e sabbia
Lasciamo a malincuore il branco alla ricerca del Big Bull, il grande maschio che conduce vita solitaria... finalmente dopo diversi giri, cambi di direzione improvvisi, fuori strada con le marce ridotte a seguire orme, lo troviamo bello tranquillo alla prese con un altrattanto solitario cespuglio!

Il grande maschio del branco

Le luci del tramonto regalano a questo posto un fascino ancora maggiore: tutto assume un colore rossastro e la guida ci porta su un'altura ad ammirare il tramonto con un bicchiere di spumante e due patatine.

Aperitivo al tramonto nel Damaraland

Leggi anche le altre tappe di "#innamibiacolleone":

    lunedì 17 novembre 2014

    Frantoi aperti in Umbria...alla scoperta dell'oro di Spello e del tartufo di Valtopina

    Sarà perché ho passato parte della mia infanzia e adolescenza in montagna con i miei nonni, che le tradizioni per me hanno avuto sempre un fascino particolare. 
    In questo periodo mi viene spesso in mente la merenda che mi preparava mia nonna a metà mattina, quando tornavo affamata dalle corse in giro per il paese. Metteva a scaldare il pane, rigorosamente sciapo, per esaltare il gusto del companatico, nella stufa a legna e ci metteva sopra l’olio nuovo; si sentiva un profumo….sembrava di essere in un campo d’ulivi d’estate.


    Potete quindi immaginare la mia gioia quando sono stata invitata al IV blogtour di #frantoiaperti.
    Dal primo Novembre e per tutto il mese, 11 blogger, affiancati da "compagni di viaggio" del luogo, racconteranno questa manifestazione.
    I borghi partecipanti sono 15, divisi per zone d’appartenenza; io andrò il prossimo fine settimana a Spello e Valtopina, passerò il mio compleanno degustando l’olio nuovo, il famoso oro di Spello e facendo un giro alla sagra del tartufo di Valtopina.

    Ho visitato molti posti dell’ Umbria, ma questi due paesi mi mancano, sono curiosa di vedere i famosi terrazzamenti di Spello e scoprire le tecniche di potatura, raccolta e spremitura delle olive.


    Non vedo l'ora di godermi l’aspetto folcloristico della manifestazione: la sagra della bruschetta e la festa della Benfinita: una sfilata di carri agricoli addobbati con salumi, formaggi e frutta che costituiscono il premio di fine raccolto, sentir suonare il saltarello e perché no, magari ballarlo anche ;)

    Mi vedo anche girare per le vie di Valtopina, attratta dall'odore inconfondibile del tartufo e dai tutti i prodotti tipici del luogo. Prevedo grandi spese!!! dovrò cercare di lasciare un bel pò di spazio in valigia. 







    Certo, non posso negare di non essere anche curiosa di conoscere il mio ''compagno di viaggio umbro', Elvio Maccheroni, che mi ha gentilmente fornito le foto presenti nel post con crediti GURUSAYS e sono convintissima che visitare una località insieme ad una persona che ci abita sia una vera fortuna, si colgono sicuramente aspetti che da semplice turista non si vedrebbero.




    Insomma: cultura, tradizioni, buon cibo, olio tartufi e prodotti tipici cosa posso volere di più?
    Che passino in fretta questi ultimi giorni!!!

    Se volete maggiori informazioni e programmi potete visitare il sito:
    E, se volete seguirmi in diretta,mi trovate anche su twitter, instagram e facebook con l’hashtag #frantoiaperti, #umbria, #chiaveumbra.  

    sabato 15 novembre 2014

    Con l'ospite del mese alla scoperta del Radicchio di Treviso

    Fuori è ancora buio, i primi raggi dell’alba si intravedono oltre la collina, ma sono già bella carica zaino in spalla, scarpe comode,  penna e block notes. Oggi mi aspetta un bel giro nel vicino Veneto, una regione ricca di ville, natura e tipicità enogastronomiche. Percorrerò la Strada del Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco -www.stradadelradicchio.it.  Sono molto curiosa di scoprire cosa offre questa zona rurale del Veneto che in questi ultimi anni sta riscoprendo il valore dell’agricoltura e del turismo slow.
    Partiamo da Salzano paese della provincia di Venezia che ha avuto l’onore di essere la terra di origine di Papa Pio X e la parrocchia dove il Papa sperimentò con successo alcuni metodi di insegnamento del catechismo poi utilizzati durante il suo pontificato.

    La prima tappa ci porta alla Rotonda di Badoere, una delle barchesse più famose del Veneto e  piazza di un paesino bellissimo chiamato Badoere di Morgano. Se non fosse per l’asfalto e le macchine sembrerebbe di aver fatto un salto indietro nel tempo.


    Tutto intorno ad un grande spiazzo circolare si spiegano due ali di case a due piani con un lungo porticato. La Struttura è stata costruita per ospitare una serie di botteghe su un semicerchio ed abitazioni sull’altro  con in mezzo la piazza per il mercato. Sulla piazza si affaccia anche il municipio e una splendida chiesetta, ovviamente disponibile per matrimoni. Sotto i porticati si aprono le botteghe degli artigiani e mercanti con un caratteristico “balcone” a ribalta verso l’alto che fungeva da vetrina. 


    Oggi la Rotonda ospita ancora caratteristici negozietti e bar, ma anche abitazioni private su due piani. A Natale merita assolutamente una visita perché tutta la piazza si trasforma in un magico mercatino di Natale con oltre 150 bancarelle di artigianato, il grande albero, il presepio, gli addobbi luminosi. Durante il mercatino gli artigiani hanno pensato anche ai curiosi come me: mostrano direttamente sul posto la lavorazione dei loro prodotti!


    Dalla Rotonda passiamo a visitare la Filanda, testimonianza di uno dei mercati più floridi della regione ai primi del ‘900. Qui venivano allevati i bachi e si filava la seta. Ora la Filanda è diventata una tessitura dove si produce principalmente lana pregiata, ma i vecchi telai a mano sono tutt’ora attivi e il titolare Sig. Mario è orgoglioso di mostrarne il funzionamento ai visitatori.  Su richiesta di grandi marchi tornano in funzione  per creare sciarpe o tessuti a tiratura limitata e con trame uniche. 



    L’ora di pranzo si avvicina e gli organizzatori dell’Associazione hanno pensato bene di farci “pregustare” il pranzo con una bella visita all’allevamento di trote e nell’Azienda Agricola Bellia che produce il radicchio I.G.P. di Treviso.  Il figlio dei proprietari, un ragazzo sulla ventina che sprizza passione da tutti i pori, mi insegna come viene coltivato il radicchio, ma soprattutto come diventa rosso.  Le belle e buonissime foglie rosso rubino non nascono nel campo, ma in un secondo momento, mentre la pianta sta per una ventina di giorni in acqua corrente e al semibuio.  Solo le foglie del cuore crescono bianche e rosse e sono poi selezionate per essere vendute. 


    Eccoci a pranzo! Dire che sono affamata è riduttivo dopo un’intera mattina passata a parlare di cibo. Sulla tavola imbandita del Ristorante I Savi ogni socio della Strada del Radicchio ha preparato il meglio della sua produzione:  risotto alradicchio, radicchio rosso marinato, trota salmonata, mozzarella di bufala eformaggio stagionato 10 gg. di latte di bufala, formaggi freschi e stagionati, costine di maiale e salami, marmellata di zucca e zucca sott’aceto e per finire un’ottima panna cotta. I miei piatti preferiti sono stati sicuramente il radicchio marinato, la mozzarella di bufala e la marmellata di zucca.

    Giusto il tempo per una sosta nello spaccio per acquistare mezzo chilo di radicchio e una buona bottiglia di birra artigianale e già siamo di nuovo in viaggio in direzione di Villa MarignanaBenetton a Mogliano Veneto. 
    Qui oltre a visitare la villa dimora privata della famiglia Benetton è aperto il Museo con le opere di Toni Benetton artista molto abile nella lavorazione dei metalli che ama creare sculture mobili.  Sono rimasta così colpita da una scultura fatta a molla quadrata che caricata suona da rischiare di perdermi il dolce! 


    La merenda è  una vera sorpresa: non solo dolci tradizionali, ma anche tortini dolci e biscotti fatti con il radicchio caramellato e tartine dolci fatte con la zucca speziata.  Il radicchio sta davvero bene dappertutto! 

    A questo punto comincio a sperare in una piccola siesta, ma c’è ancora una tappa importante e ripiego su un bel  caffè forte. 
    Arriviamo infine al tramonto alla Cantina delTerraglio di cui abbiamo già ampiamente degustato a pranzo i buoni Chardonnay e Cabernet da accompagnare ai formaggi e al risotto.  Qui ci aspetta un bell’aperitivo a base di Prosecco spumante extra dry o vin brulè per chi risente della giornata umidiccia e freddina. 
    Ora non mi resta che tornare a casa per provare a fare il radicchio marinato sottoaceto da innaffiare con la birra artigianale... e buon appetito!




    Cristina viaggia da sempre per terra aria e sopratutto mare. 
    Curiosa e amante del buon cibo è anche un'appassionata velista. E' passata dal Lago di Garda a al mare di Trieste al tempo dell'Università e ora sfrutta il confine come base per weekend nelle vicine Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Croazia. 
    Appena possibile però scappa più in là sempre alla ricerca di zone del mondo che ancora non ha esplorato. Il viaggio preferito è stato quello di nozze in Tanzania seguito dal Sud Africa. 
    L'esperienza di vita più bella: l'anno all'estero in America. 
    Ama tutti gli animali, selvatici e non, e il suo animale totem è il bradipo.