lunedì 9 novembre 2015

Il GUSTO del Marmo-Melandro

Tempo fa vi ho parlato del VERDE del Marmo-Melandro, oggi vorrei parlarvi del GUSTO e per farlo prendo in prestito le parole che mi hanno accompagnata durante la mia prima volta in Basilicata.
"La Basilicata è la terra del due, perché bagnata da due mari: il Tirreno e lo Ionio; con due province Matera e Potenza e con due nomi: Lucania e Basilicata" io aggiungerei che è un po' il riassunto della conformazione geografica italiana, si passa da montagne alte anche 2000 metri a colline, pianure e spiagge sabbiose o rocciose e questa varietà geografica permette la coltivazione di molti prodotti, che con il tempo sono diventati tipicità locali.

Grazie a TABULA DOT (Degustazione di Origine Teatrale) ho potuto degustare 5 dei tantissimi prodotti tipici locali. Avete letto bene, ho scritto degustare, perchè quando si sta a tavola, soprattutto in certe occasioni e in buona compagnia non ci si nutre, si degusta; perché ogni prodotto ha la sua storia e Antonella Iallorenzi è molto brava ad accompagnarvi in questo percorso parlandovi di sapori, tradizioni e credenze di tempi passati.





Credits: compagnia teatrale petra


I prodotti scelti sono il Peperone Crusco (la mia passione più viscerale) l'origine del quale risale ad una dominazione spagnola del 1400; vengono piantati in inverno e raccolti in estate, lasciati essicare al sole e infilati come perle attraverso il peduncolo che non si stacca e appesi ad ornare le case, saranno poi consumati così o fritti velocemente in olio, interi o rotti ad accompagnare patate, abbacchio arrosto o pasta; qui vedete sia la versione per pasta senza glutine che la tradizionale.









Secondo prodotto il pane di Matera, che quando fatto a fette ricorda la forma del cuore. Si sa, il pane è sempre stato simbolo di trasformazione, segue il ciclo della natura, il seme del grano, mescolato con altri elementi diventa un qualcosa di completamente diverso, che prima non esisteva e proprio questa trasformazione, nonché la paura del vuoto vegetale invernale ha spinto l'uomo ad esorcizzare la mietitura creando un rito di cattura di un animale mitologico: il capro, in questo modo i contadini si dicevano "sì, grano, noi ti tagliamo, ma lo facciamo per catturare questo animale diabolico".




Altro prodotto tipico: la melanzana rossa di Rotonda, eredità del colonialismo italiano, infatti viene dall'Africa portata dai colonizzatori rientrati in patria a causa del conflitto bellico. Viene chiamata la rossa ed ha questo aspetto molto simile ai pomodori.


Credits: www.italianbotanicalheritage.com


Credits: panorama.it



























Veniamo ora al caciocavallo  Podolico, dove podolico è il nome della razza delle mucche che ne producono il latte. Se vi capita di andare nei mesi primaverili o autunnali potrete assistere alla transumanza. 
Sul perché del termine caciocavallo ci sono diverse ipotesi; a me piace quella che dice che è messo ''a cavallo'' di un giunco a stagionare. 


credits: vacanzelandia.com
E per finire l'Aglianico del Vulture, tradizione che diventa innovazione, con marchio DOC dal 1971 e dal 2010 DOCG. Non sono la persona adatta a parlarvi di vino, ci vorrebbe un'esperto per poter descriverne i sapori in tutte le sue sfumature, o forse, per un vino così speciale basterebbe semplicemente un bicchiere, sempre mezzo pieno, per brindare virtualmente alla nostra e alla Basilicata. 




Ma dopo questo assaggio di prodotti e il primo bicchiere di vino, continuiamo a scoprire le tipicità del Marmo-Melandro.
Una cosa molto importante, soprattutto per me, è che i posti dove sono stata, che aderiscono al progetto di VERDEGUSTO, sono tutti ben preparati sugli alimenti senza glutine. Certo mi è tanto dispiaciuto non poter mangiare la tipica pasta i cavatiedd (cavatelli) pasta rigorosamente fatta in casa a due o tre dita, di solito condita con sugo pomodoro e basilico e i famosi peperoni cruschi.




Molto usati sono anche il baccalà e i ceci, piatti comuni a quasi tutta la tradizione contadina italiana, i ceci perché coltivati e il baccalà probabilmente perché era l'unico pesce a buon mercato.









Altra tipicità della Basilicata è la ciambotta, qualcosa di favolosamente buono nella sua semplicità, ricorda la peperonata o caponata, ma la caratteristica Lucana è che viene servita all'interno di una pagnotta di pane scavato, cioè privato della mollica. Al tempo della mietitura si portava nei campi e veniva poi ''affettata'' per la colazione della mezza mattina, immagino insieme ad un abbondante bicchiere di vino rosso, giusto per gustare meglio i sapori e riprendere il faticoso lavoro dei campi con più energia.





Non posso poi dimenticare i salumi, primo fra tutti la lucanica, il prosciutto e i formaggi freschi o stagionati del territorio.







Per concludere proporrei una varietà di frutti di bosco e per finire un Lucano, cosa volere di più dalla vita?






Spero di avervi fatto venire un po' voglia di andare alla scoperta di questi prodotti. Io sono stata in primavera, credo il periodo dove la natura dà il meglio di sé anche a tavola.

Vi consiglio questi posti dove mangiare:
per un pasto senza tempo, nel senso che vi sedete a tavola e vi scordate la cognizione del tempo per godervi il padrone di casa che ad ogni piatto esce per spiegarvi cosa ha raccolto nel suo orto e messo in pentola, l'Agriturismo Venetucci fa al caso vostro; fate attenzione a non fermarvi troppo all'ingresso, un albero di gelsi, se maturi, vi attirerà per farvi mangiare i suoi dolcissimi frutti.





Se invece siete per la classica cuoca che vi considera ospiti e non clienti, che fa anche ottimi bignè ripieni (a detta del mio amico Vittorio Giannella) e talmente cordiale da farvi sbirciare in cucina vi consiglio l'Agriturismo Zarita.







Se cercate invece qualcosa di più ricercato, che dà un tocco innovativo alla tradizione, andate a Le Giuggiole dove potrete assaggiare fettine di maiale nero (tipico di Tito) con un cuore di provola, pinoli, mollica di pane fritta, serviti su un letto di crema di piselli e porcini.





Sempre poi legato alla tradizione e ai prodotti locali c'è il ristorante La botte dove ci sono ravioli fatti a mano, conditi con funghi porcini sempre del territorio e uno chef che ti incanta a sentirlo parlare del suo progetto. E come vi dicevo, in Basilicata c'è tutto: anche del riso per me!






Ma visto che tutto ciò va rigorosamente accompagnato dall'Aglianico, se non siete fortunati ad avere un amico astemio da mettere alla guida, vi consiglio di rivolgervi a Pina, titolare dell'azienda Viaggi Riccio, ottima autista; è molto simpatica ed è riuscita a farci arrivare in luoghi impensabili.
Oppure suggerisco di affidarvi al catering Sorsi e Morsi di Michele Parente, che qui vedete all'opera insieme ai suoi collaboratori: professionalità, cortesia e soprattutto buonissimo cibo!





Per qualche info su cosa fare e vedere in Basilicata potete dare un'occhiata al racconto delle mie vacanze in Basilicata e qui per sapere dove dormire.


Post scritto a seguito della partecipazione a #verdegusto: press tour alla scoperta del turismo rurale di qualità in Basilicata organizzato FullPress Agency e CSR MarmoMelandro.

2 commenti:

  1. Sapori di altre epoche. Bellissimo articolo, hai colto l'essenza
    della piccola Basilicata :)

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    1. tutto merito delle persone che la abitano e che ne trasmettono l'amore ;)

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