venerdì 27 marzo 2015

Il Basso Garda con #gardagreen

Il Lago di Garda ci affascina e credo che ci sia un richiamo per noi di Viaggi & Delizie da quelle parti... che sul fondo del Lago vivano delle sirene e facciano giungere il loro canto fino in Piemonte?
Chissà...


credits Garda Green Tourism

Proprio oggi, infatti, parto alla scoperta del Basso Garda, grazie al blog tour GardaGreen : un viaggio tra le Colline Moreniche e il Monte Baldo alla scoperta dei luoghi, delle eccellenze e dei paesaggi per scoprire l'offerta turistica che il portale Garda Green Tourism  propone ai turisti.

Proprio per conoscere lo spirito rurale ed ecocompatibile di questa proposta sul Lago di Garda, ci diletteremo a piedi, in bicicletta, a cavallo e andremo a trovare i produttori locali di vino, olio, formaggi e altri prodotti di montagna.


credits Garda Green Tourism

Insieme a me, in questa avventura, altre 5 blogger:
Letizia di Mangia Viaggia Ama
Laura  di Un'amaca di bambù e Viaggio AnimaMente
Dominella di Greenme
Lucia di Piuturismo e I viaggi dei Mesupi
Ilenia di GardaMio
un blog tour tutto al femminile, insomma!!!

Non voglio svelarvi troppo riguardo al programma, perchè voglio che lo viviate come una sorpresa, proprio come farò io, dato che dopo aver letto ciò che ci attende in ogni giornata ho un'aspettativa altissima e sono certa che non rimarrò delusa.

Al solito...mi trovate qui:


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mercoledì 25 marzo 2015

Vinitaly 2015: la mia prima volta

Oggi si conclude Vinitaly2015. Era il primo Vinitaly a cui partecipavo e ho trascorso lì due giorni: domenica e lunedì. Lunedì sera, prima di collassare a letto stanca per il viaggio e per aver scarpinato in lungo e in largo, ho scritto di getto...


Appena tornata dal mio primo Vinitaly, voglio fissare a caldo le impressioni... i post più ragionati e i racconti più dettagliati arriveranno tra qualche giorno.
Ho trascorso due giorni a [come ho detto ad un'amica] saltare da un padiglione all'altro come un camoscio. Impegnata tra degustazioni ed eventi che mi hanno fatto ben più che piacere, ho anche trovato il tempo per passare a salutare qualche amico. 


Un'esposizione di bottiglie di Chianti classico al padiglione Toscana


Ahimè però non ho avuto tempo a sufficienza per fare tutto quello che mi ero ripromessa prima di partire e cioè:
. non sono riuscita ad andare in Puglia
. non sono riuscita a salutare Marilena Barbera perché non l'ho trovata in Sicilia e chissà dove si era imboscata...
. non ho trovato un paio di produttori che cercavo, uno in Trentino e l'altro in Lombardia
. non sono riuscita ad assaggiare neppure un vino del Friuli Venezia Giulia e questo è il mio più grande rammarico


Un Brunello di Montalcino da urlo!

in compenso sono riuscita a fare buona parte di ciò che avevo pianificato:
. sono passata in Piemonte a fare un saluto a Marenco Vini
. ho partecipato al FrescobaldiTasting e ho assaggiato un Brunello di Montalcino che non potete immaginare
. ho incontrato, e ho trascorso buona parte della giornata, con la mia amica blogger-sommelier Valentina
. ho partecipato all'evento Rotari che mi ha fatto ritrovare gli amati vini del Trentino
. ho salutato gli amici delle Cantine Settesoli
. ho partecipato a #ValcalepioBloggerTasting e ho finalmente assaggiato il Moscato di Scanzo


Il nuovo Alpe Regis Pas Dosé in abbinamento a ravioli con salsa pearà dello chef  Matteo Grandi


ma tra tutto questo, ci sono state delle cose sorprendenti che non mi sarei aspettata:
. ho incontrato un amico di New York, Donato, che non vedevo dal 2009, allo stand della Marenco; ci siamo guardati e entrambi abbiamo esclamato "non ci posso credere!"
. ho finalmente conosciuto di persona, sebbene per un momento, l'Alessiuccia
. ho chiacchierato piacevolmente con il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori [nonché marito di Cristina Parodi], all'evento della Valcalepio
. ho bevuto un Brachetto spettacolare da Marenco 
. ho visto stand che ... meglio di entrare in una gioielleria
. ho dato un'occhiata a Vinitaly "dall'alto"
. ho ricevuto messaggi privati, sulla mia bacheca di Facebook e sms da amici che mi suggerivano di passare da un produttore o dall'altro perché loro conoscevano i vini e volevano che li assaggiassi anche io: non sono riuscita ad andare da tutti, ma mi ha fatto immensamente piacere sapere che mi abbiano seguita nel mio peregrinare enologico
. ho incontrato un mio insegnante dell'AIS che mi ha detto "goditi queste giornate"


Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, invita i blogger agli eventi organizzati in città per Expo2015

Insomma, il bilancio non può che essere positivo, se non calcoliamo le due ore di coda della seconda mattinata per arrivare e parcheggiare e il fatto che avrei voluto fare molto di più di quanto io abbia fatto. Entrambe le cose servono da monito per il prossimo anno...perché io a Vinitaly ci torno!


Il Moscato di Scanzo...e qualche dolcetto


.

lunedì 23 marzo 2015

Etosha National Park

La trasferta da Opuwo al Toshari Lodge è veloce ed indolore. Scegliamo il percorso più lungo ma asfaltato e stentiamo a credere quando ci rendiamo conto di essere pressochè arrivati e non aver fatto neanche un chilometro di sterrato. 
Il Lodge è molto bello, decisamente al di sopra della media tenuta sinora, si trova a soli 25Km dall'Andersson Gate, l'ingresso centrale dell'Etosha National Park. Purtroppo già a Marzo, quando abbiamo iniziato a prenotare i pernotti, tutti i lodge interni al parco erano già esauriti.
Il giardino, la piscina, la reception sono molto curati, l'arredamento è etnico ma di gran classe e ci sono piante e fiori in ogni dove. Prendiamo possesso della nostra camera, un "cubo" indipendente nel bush molto molto bello.


La reception ci ha sconsigliato di fare due mezze giornate di safari come pensavo io in quanto i percorsi sarebbero stati molto simili avendo solo quattro ore a disposizione. L'escursione invece di tutta la giornata consente di addentrarsi maggiormente nel parco. Decidiamo cosi di rilassarci in piscina oggi pomeriggio e di dedicare la giornata di domani al Safari, la cena questa sera è servita all'aperto con i tavoli disposti intorno al fuoco, l'atmosfera è molto romantica e i canti del personale del lodge offerti dopo cena sono ancora più suggestivi che negli altri lodge.

La sveglia è puntata per le 5.30 ma già alle cinque inizio a sentire il richiamo della savana! Ci vestiamo a strati ed andiamo a fare colazione, dopodichè ci raduniamo intorno alla Toyota scoperta che ci porterà nel parco.
I 30Km che ci separano dal parco, percorsi a 60Km/h sembrano un eternità: sono le 6 del mattino, ci sono circa 5°C e noi siamo in prima fila sulla jeep scoperta. Finalmente arriviamo al cancello, sbrighiamo le formalità di ingresso nel parco e dopo pochi minuti un gruppo di impala dal muso nero attraversa la strada proprio davanti alla nostra macchina. Subito dopo vediamo decine di springbok, orici e tante tante zebre. La guida Kelisha sembra molto interessata alla formazione di queste ultime che grazie al loro manto a strisce possono avvicinarsi l'una all'altra per confondere l'eventuale predatore... stiamo ancora elaborando queste parole quando un nostro compagno di escursione urla da dietro i nostri sedili "lion, lion". Ecco cosa stava cercando Kelisha... il leone, un giovane maschio cammina a passo spedito compiendo dei giri in tondo defecando per segnare il proprio territorio. Siamo un po' frastornati, non ci aspettavamo di vederlo subito e così facilmente ma non ci soddisfa appieno. Questo leone è un po' magrino, ha poca criniera e... non fa neanche un ruggito!


Il leone, oltre che non essere il leone dei nostri sogni, se ne va pure dalla parte opposta alla nostra e ne perdiamo le tracce.  Ripartiamo quindi in perlustrazione e non incontriamo altro che i soliti noti: springbox, kudu, orici.

Arriviamo a Okuankejo, la pozza d'acqua più famosa del parco, dove ci sono anche numerosi lodge e ristoranti. La pozza d'acqua è illuminata anche la notte e il plus dell'alloggiare qui è quello di poter vedere la fauna del parco abbeverarsi dal balconcino della propria camera. Noi ci appostiamo su una panchina e vi rimaniamo per un oretta di relax come davanti ad un film: lo scenario cambia continuamente, branchi di animali arrivano, bevono e se ne vanno, tutti in apparente pace nonostante le differenti specie presenti.


Dopo il pranzo allestito dalla guida su un tavolo da pic nic ad Okuankejo, riprendiamo il nostro safari alla ricerca degli elefanti; dopo un po' di giri a vuoto arriviamo in una piccola pozza d'acqua e troviamo un bellissimo esemplare solitario... il manto di questi elefanti è molto più chiaro degli elefanti del deserto visti a Twyfelfontein e la stazza decisamente più abbondante.



Kelisha riparte con l'obiettivo del rinoceronte ma questa volta non siamo fortunati; è vero, ne scorgiamo due ma sono immersi nella vegetazione e non riusciamo a vederli bene, tanto meno a fotografarli. Dopo un po' di appostamento decidiamo di rinunciare e tornare verso il lodge. Proprio mentre percorriamo una delle strade principali vediamo un assembramento di auto e cerchiamo di capire cosa ci sia di così interessante li... Si tratta del nostro secondo leone della giornata. Anche questo purtroppo non si fa vedere molto: è intento nella sua principale attività, dormire!  Purtroppo vedere un leone che dorme nell'erba secca ed alta non è cosi facile... si vede solo una macchia marroncina che però ad un certo punto muove una zampa ricordandomi tantissimo CAT, il nostro cane quando dorme nel nostro salotto.


Vorremmo stare qui ad aspettare che finisca la siesta per vederlo in tutto il suo splendore ma la guida ci dice che è ancora presto e troppo caldo per vedere un leone fare qualsiasi altra cosa che dormire.

L'indomani ripercorriamo la prima parte del parco con la nostra Polo, intenzionati ad attraversarlo fino al Von Lindequist Gate vicino al quale abbiamo prenotato il prossimo pernotto.  La strada principale è asfaltata e anche quelle secondarie sono molto ben tenute. Prendiamo una deviazione per una pozza d'acqua e la fortuna oggi ci regala un bellissimo rinoceronte bianco.



Ripartiamo quindi alla ricerca del leone ma la mattina trascorre senza avvistamenti degni di nota. Ci decidiamo quindi a spostarci verso Namutomi un'altra pozza con lodge e ristoranti, ma ad un certo punto vediamo la macchina davanti a noi frenare all'improvviso! Un branco di elefanti infatti sta attraversando la strada in una perfetta ed ordinatissima fila. I piccoli vengono tenuti tra due adulti per proteggerli proprio come facciamo noi umani.



Poco dopo incontriamo anche una famigliola di giraffe...



Arriviamo così all'estremo ovest, a Namutomi, qui un vecchio forte tedesco intonacato a calce ora è stato trasformato in lodge. Saliamo sulla torre per un ultimo sguardo sul Parco Etosha, in lontananza il pan, la depressione salina di 5000Km quadrati che viene alluvionata nella stagione delle pioggie e che fornisce sali minerali a flora e fauna del parco.




Leggi anche le altre tappe di "#innamibiacolleone":

sabato 21 marzo 2015

Dormire a... Siena

Inizia a sentirsi nell'aria la primavera e la voglia di viaggiare aumenta, periodo secondo me perfetto per passare un fine settimana in una delle belle città d'Italiana, che ne dite di Siena?

Ci sono stata a Febbraio e ho alloggiato presso l'hotel Athena, posto ideale dove tornare dopo aver girato senza meta per le caratteristiche vie del centro con il naso all'insù per ammirare i palazzi storici, vedere il Duomo, arrivare in Piazza del Campo e fare una visita al Museo Civico.

L'hotel è un 4 stelle a pochi passi dal centro, ha a disposizione diverse tipologie di stanze in base alle esigenze degli ospiti, in tutte troverete bagno privato, aria condizionata, due bottiglie d'acqua omaggio, frigo bar, set cortesia, ciabatte e, se siete appassionati come me, anche l'occorrente per prepararvi una tazza di tè caldo e rilassarvi.





La mattina dopo, se la giornata è bella, potete godervi la colazione sulla terrazza, ammirando la vista sulla campagna senese; ma tranquilli: anche se dovesse essere ancora freddo, al primo piano troverete la sala per la colazione.









E se avete problemi alimentari, non esitate a chiedere; io ho bevuto un buonissimo cappuccino di soia e mangiato plumcake e pane tostato senza glutine.



L'albergo è dotato anche di un ristorante riservato agli ospiti, dove potrete gustare i piatti tipici della cucina locale; non perdetevi la ribollita, la pappa al pomodoro, i pici, tutto rigorosamente preparato con ingredienti biologici e naturali.


Post scritto a seguito della partecipazione a #wesiena: educational per blogger e freelance alla scoperta di Siena organizzato dall’assessorato alle politiche per il turismo del Comune di Siena.





giovedì 19 marzo 2015

#ItaliainVino - 2a Tappa - Valle dei Laghi

Arriviamo alla Cantina Pisoni nel pomeriggio di un sabato invernale grazie al blogtour #myaktivgarda che si propone di valorizzare e promuovere il turismo in bassa stagione sul Lago di Garda unitamente alle sue eccellenze enogastronomiche. 

Con noi di Viaggi & Delizie sfondano una porta aperta portandoci in una cantina: ne visitiamo spesso, lo facciamo nelle "nostre" Langhe e un po' per tutta Italia con il progetto #ItaliainVino.

La Cantina Pisoni si trova in Valle dei Laghi: tra il Lago di Garda e le Dolomiti.
I vitigni sono esposti alle brezze che spirano dal Garda e le vigne coltivate senza utilizzare concimi chimici e tecniche invasive.


Ad accoglierci Marco, uno dei due titolari, che ci spiega brevemente la storia dell'attività di famiglia, trasferita qui a Pergolese nel 1852.
Qui si producono vini bianchi, vini rossi e grappe ed è una delle poche cantine del Trentino ad produrre il Vino Santo Trentino DOC naturalmente anch'esso con metodi di coltivazione biologica e biodinamica.

La prima tappa è la Grotta dello Spumante, un vecchio tunnel della prima guerra mondiale con le volte a botte tipiche del Trentino;  qui la temperatura costante tutto l'anno di 10°C garantisce il perfetto clima per il lavoro del liqueur de tirage introdotto per iniziare il processo di spumantizzazione nelle bottiglie di Chardonnay. Le bottiglie con tappo di alluminio rimangono qui da due a tre anni.


Marco prosegue poi nella spiegazione del processo di produzione dello spumante che dopo i tre anni in bottiglia viene trasferito al remuage: su appositi cavalletti, attraverso continue rotazioni delle bottiglie, avviene la discesa dei lieviti verso il tappo.


A questo punto le bottiglie vengono caricate in una macchina che gela il collo della bottiglia e le toglie il tappo nel quale si sono radunati i lieviti. Avviene poi il rabbocco con del vino e viene poi applicato il classico tappo di sughero con gabbietta metallica.

Passiamo per la cantina storica dell'azienda dove vengono custodite le botti in rovere: riportano il timbro dell'Impero Austro-Ungarico (l'aquila) e la capacità nell'unità di misura in uso all'epoca.

Marco ci racconta, in inglese, tedesco ed italiano, che nel 1800 le tasse venivano riscosse dall'Impero proporzionalmente alla quantità di vino prodotto, per cui i tecnici passavano a controllare quante botti si possedevano per quantificare il vino prodotto da ogni cantina. 

Per chi, come me, credeva che il Vino Santo fosse come il Vin Santo e quindi produzione esclusivamente toscana, qui ci sono le prove che questo vino viene prodotto in Trentino da molti anni. I Pisoni infatti, conservano in questa cantina alcune botti con le annate migliori. 


Il Vino Santo viene pigiato da tradizione nella Settimana Santa antecedente la Pasqua. Le uve Nosiola (vitigno autoctono della Valle dei Laghi) vengono lasciate a passire in una apposita sala su speciali graticci chiamati "arele" per tutto l'inverno. Naturalmente i chicchi d'uva si disidratano e per questo motivo la produzione di Vino Santo è molto limitata ed il suo prezzo così alto. 


Nella sala delle degustazioni Marco e Stefano ci fanno assaggiare alcuni prodotti tipici del territorio come il pane con le patate, il pane di Molche, salumi e formaggi tipici e naturalmente Strudel di Mele e un altro dolce trentino davvero buono: la Treccia Mochena. 


Assaggiamo finalmente il vino di cui abbiamo tanto sentito parlare: il Nosiola e poi il Codecce, un vino totalmente biologico senza solfiti fatto di uve Nosiola, Sauvignon, Chardonnay e Goldtraminer che ci lascia davvero piacevolmente colpiti!


Ritorniamo come al solito a casa col baule pieno di questi ottimi vini e non possiamo che complimentarci con i Signori Pisoni per la loro abilità di produttori vinicoli nonché di operatori turistici. Molte infatti sono le attività da loro promosse oltre ai classici percorsi di degustazione:
  • Bike & Wine: pit-stop di degustazione in cantina durante le vostre scampagnate in bicicletta sulla ciclabile della Valle dei Laghi lungo il fiume Sarca
  • Gourmet & Wine: cene in cantina accompagnata dai Vini Pisoni
  • Family & Wine: degustazione di vini per gli adulti e di sidro di mele per i più piccoli e percorsi sensoriali per tutti 


Post scritto a seguito della partecipazione a #myaktivgarda: BT organizzato da Ilenia Morandi, alias GardaMio in collaborazione con l'Aktivhotel Santa Lucia di Torbole.


 

martedì 17 marzo 2015

#ItaliainVino - 1a Tappa - Sicilia sud occidentale

I tre ingredienti fondamentali del vino stesso: la terra e l’ambiente circostante, il vitigno, l’uomo (cit. Marilena Barbera)

Quando ho iniziato a pensare al progetto di #ItaliainVino mi sono detta che per comprendere i prodotti non si può esulare dalle persone e soprattutto dal territorio in cui le persone vivono e che influenza senza dubbio carattere e caratteristiche.


La prima tappa di questo viaggio eno-turistico mi ha portata nella Sicilia sud orientale, toccando due delle principali città del vino di quella zona: Menfi e Marsala.


Non conoscevo affatto la zona di Menfi o, come ultimamente l'hanno ribattezzata i suoi abitanti,  il Menfishire. E' una zona che sorprende per il gran numero di vigne e di campi di carciofi.

Sono arrivata nel bel mezzo della stagione dei carciofi e quello che più mi ha impressionata sono proprio state queste distese e questi campi coltivati con uno dei miei ortaggi preferiti. E ho così scoperto che il Carciofo Spinato di Menfi è anche presidio Slow Food.




La cittadina di Menfi, che all'uscita dell'autostrada ci accoglie con un bellissimo sole, dalla collina digrada lentamente verso il mare, fino ad arrivare a Porto Palo.
E' qui, nella tristemente famosa valle del Belice che negli ultimi  anni è salita agli onori della cronache per i suoi successi in campo agroalimentare, che approdiamo alla scoperta del territorio, del vino e dell'olio.
Questa vallata, che si trova a metà strada tra Trapani ed Agrigento, grazie alle caratteristiche climatiche è una zona indiscussa tra le più famose per la coltivazione dell'ulivo.
A beneficiare del clima e della conformazione del territorio è anche la produzione vitivinicola ed è proprio qui che hanno la sede alcune delle cantine siciliane più famose nel mondo.

Complice la fortuna e la curiosità, ma complici anche le amicizie via social, ci troviamo a scoprire realtà diverse che convivono nello stesso territorio.

Le Cantine Settesoli, o come l'ho soprannominate io il gigante della produzione vinicola siciliana, sono una realtà che mi lascia davvero a bocca aperta. 
Con 2000 soci conferitori, al secondo posto per produzione europea di bottiglie e 6000 ettari può ben considerarsi il più grande vigneto d'Europa




La mole e i numeri spaventano, non lo nego; spaventano soprattutto me, abituata a visitare produttori vinicoli vicino a dove vivo, ognuno con la cantina e la sala degustazione di fianco se non in casa.

Eppure è una visita affascinante. Una visita che ti fa scoprire come anche dietro produzioni su larga scala, dietro linee di imbottigliamento simili alle linee di montaggio di un'azienda meccanica, ci sia pur sempre l'attenzione al prodotto e la voglia di garantire la qualità. Proprio le Cantine Settesoli, infatti, sono le prime in Italia ad introdurre la tracciabilità di filiera.




I soci conferitori sono realmente parte delle Cantine; sono loro che studiano insieme ai tecnici e agli agronomi le tipologie di terreno e quali uve coltivare tra le 27 varietà che le Settesoli han deciso di produrre.




La degustazione ci permette di scoprire che le Cantine Settesoli hanno più di una linea di prodotti, alcuni per la grande distribuzione, altri per ristoranti, enoteche e wine bar. Ci propongono di assaggiare vini prodotti con uve alloctone e l'Urra di Mare della linea Mandrarossa, che prende il nome dalla contrada in cui si trova la vigna, è quello che più mi colpisce; un Sauvignon blanc in purezza in cui si ritrovano i sentori di salmastro dovuti alla brezza marina.

La visita alle cantine non si ferma soltanto all'aspetto enologico puro e semplice, ma si estende al territorio ed all'area sulla quale le Cantine Settesoli hanno da alcuni anni edificato la nuova sede di Menfi. Le vecchie cisterne di cemento, un tempo utilizzate come contenitori per il mosto ed il vino vengono mantenute: sono lì da così tanto tempo che fanno parte dell'ambiente circostante.

Anche parte della vecchia ferrovia che da Agrigento portava a Marsala e Trapani è ancora ben visibile: la torre utilizzata come riserva dell'acqua, la casa del casellante e l'annesso magazzino che oggi sono trasformati nello Shop dell'azienda e persino il passaggio dove un tempo si trovavano le rotaie è conservato ed è pronto ad ospitare, in base ad un progetto, una pista ciclabile che passerà proprio nel giardino della proprietà.






Il giorno dopo ci attende una nuova esperienza, un'esperienza unica oserei dire.
Conosco Marilena Barbera nel dicembre 2013, ad una serata dell'associazione Viva il Vino di cui faccio parte, e mi affascina da subito. Mi affascina il suo modo di parlare, di muoversi, il suo abbigliamento [in Piemonte a dicembre con una t-shirt è quantomeno strano... ma così spontaneo e naturale che colpisce!] e mantengo i contatti, sebbene solo via twitter e leggendo il blog delle Cantine Barbera.

Quando inizio a pianificare il viaggio a Menfi ci teniamo in contatto e finalmente riusciamo a rivederci!
E vi devo confessare che rivederla nella sua terra, così appassionata, seguirla mentre controlla la potatura della sua vigna, mentre ci racconta i suoi vini e la sua storia ha un fascino particolare.




Ha il fascino che si ritrova passeggiando lungo la spiaggia deserta di Porto Palo a metà mattina con solo il rumore delle onde e il vento salmastro che ti accarezza il viso, ha l'entusiasmo e la genuinità della Sicilia vera, quella che scopri visitandola fuori dalla stagione turistica di massa.




Marilena ci fa scoprire la sua cantina, e per scoprire intendo il senso letterale della parola: ci apre le botti dove alcuni vini stanno ancora "coccolandosi" con le fecce e ce li racconta uno ad uno.
Quando ce li spiega si percepisce l'amore che ha per quello che fa; ecco Marilena è una di quelle persone che ama il suo lavoro e più che considerarlo un lavoro lo considera una passione.




Avevo già potuto apprezzare i suoi vini "da casa", quando erano arrivati con una spedizione dalla Sicilia, ma assaggiarli sul posto con la spiegazione di chi li produce ha tutto un altro gusto. 
La Bambina, il rosè di Nero d'Avola che già mi piaceva molto, mi ha stregata. L'ultima annata è qualcosa di decisamente notevole e  non vedo l'ora di sapere quando ci sarà l'imbottigliamento  ho appena scoperto che è stato imbottigliato quindi è l'ora di ordinarne un po' di bottiglie!

Marilena non ci lascia andar via senza farci assaggiare Ammano, uno zibibbo che ti scalda il cuore e, come un filtro magico, ti lega sempre di più alla Sicilia.




Nel pomeriggio ci attende un'altra visita particolare, in una città speciale che tutti ben conoscono : Marsala.
Citando Marsala, immagino che vi sarete già "fatti il film" sulle più grandi cantine produttrici di questo vino conosciuto in tutto il mondo. Un vino che, se non fosse stato per gli inglesi, forse non sarebbe mai diventato così importante.
Questa però è un'altra storia, a cui magari dedicherò un'altra puntata di #ItaliainVino.

La storia che voglio raccontarvi ora, invece, parla di un giovane di Marsala, Fabio Ferracane, che alcuni anni fa, pur non provenendo da una famiglia di viticoltori, decide di recuperare alcune vigne ereditate dalla famiglia, e dopo un'esperienza in Australia torna nella sua città d'origine e si dedica alla produzione vinicola.
Non alla produzione del vino Marsala, però, bensì alla produzione di vini principalmente autoctoni con le uve che vengono utilizzate per il vino liquoroso, ma che permettono di creare prodotti di notevole qualità anche in purezza.




Contatto Fabio sui social, ci scambiamo qualche messaggio via Twitter, mi invita ad un'escursione all'isola di Mothia, al di là dello Stagnone che si affaccia sulle saline di Marsala. Purtroppo non riesco a raggiungerlo in tempo per la visita [che spero però di fare prima o poi perché dev'essere qualcosa di veramente molto particolare] e ci accordiamo per incontrarci nel tardo pomeriggio.

Quello che mi incuriosisce e mi fa venire ancor più la voglia di incontrare Fabio è il suo approccio "umile" ma nel senso più positivo del termine
Si sa che come in ogni campo le "prime donne" ci sono sempre e talvolta anche tra i produttori non particolarmente noti c'è chi "se la tira" come dicono i giovani.
Ancora prima di incontrarci, Fabio ci tiene a puntualizzare che la Casa Vinicola Ferracane non ha grandi numeri e quando ci accoglie nel suo "Garage Wine", come lo definisce lui, io mi sento a casa.
Mi sento come se stessi visitando uno dei piccoli produttori piemontesi, orgogliosi di raccontare la storia della famiglia, dei prodotti e di spiegarci i sogni le speranze e come vedono il futuro.
Prima di arrivare a casa Ferracane, però, facciamo un giro in vigna, e veniamo rapiti dalla bellezza del paesaggio: le vigne si affacciano sulle saline di Marsala e vederle al tramonto è davvero un'esperienza unica.




Dopo aver dato un'occhiata alle vigne sparse qua e là lungo il mare, approdiamo al famoso Garage Wine dove ad attenderci c'è l'altra metà della coppia, Cinzia, colei che cura per buona parte i social dell'azienda, colei che ci svela un segreto, tra donne: prima di conoscere Fabio e di condividere con lui la passione quasi non beveva vino. 




Finalmente qui assaggiamo il primo Nero d'Avola in purezza della giornata, un vino che a mio parere rappresenta la sicilianità enologica. 
Mi piace da subito, sebbene sia titubante: non amo particolarmente i vini dal carattere troppo forte. 
Quello che invece mi conquista al primo sorso è Elisir, una vendemmia tardiva di Cataratto derivato da uve maturate a seguito dell'anulazione del tralcio che permette un maggiore accumulo di zuccheri negli acini.
Come lo definisce Fabio, questo è un vino da meditazione e, aggiungo io, una "sana meditazione" poiché in questo caso non vengono aggiunti solfiti al vino.




La prima tappa di #ItaliainVino volge al termine. Ho conosciuto tre realtà vicine territorialmente ma diverse per concezione, dimensione e produzione. Questo è il bello della nostra terra, quello di cui sono più orgogliosa: con cultura, cibo e vino fa invidia a tutto il mondo!

domenica 15 marzo 2015

Benvenuti a Palermo...con l'ospite del mese

Benvenuti a Palermo!!! Benvenuti nella mia bellissima città; personalmente ho un rapporto di odio e amore infinito, o forse è rabbia per ciò che potenzialmente potrebbe essere ma ahimè non è.




Molti la conoscono solo a causa della mafia,  dei decenni delle stragi  e di tutte quelle maledette fiction che animano i palinsesti televisivi. 
Per fortuna questa città è tanto altro, è storia, è cultura, è divertimento, è sole e calore.
Un certo “turista”  di nome Goethe, durante un suo viaggio disse che 'E' in Sicilia che si trova la chiave di tutto'; anche lui riuscì a scorgere la vera essenza e la bellezza di questa terra, ed effettivamente prima di lui un gran flusso  di  “turisti” ha arricchito questa terra.  
In 28 secoli le dominazioni da nord, sud, est e ovest si sono alternate, lasciando parti delle la loro cultura, e a partire proprio dai fenici questa città prende vita. Ma Palermo deve il suo nome alla dominazione successiva, quella greca; i greci infatti chiamarono la città Panormos ovvero -tutto porto- . 




Sicuramente la posizione strategica e il clima, hanno favorito questo “flusso turistico”, e un tempo, questa città era anche un grande esempio di civiltà, rispetto e tolleranza: pensate che, cristiani, musulmani e ebrei convivevano pacificamente. 
Ma i tempi felici durano poco!!! Le guerre hanno inizio e i vari padroni, dagli arabi ai normanni, agli spagnoli scrivono la storia di questa città. 

Molti miei amici quando vengono la prima volta a Palermo mi chiedono cosa c'è di bello qui? Qui c'è di bello tanto e forse troppo che soprattutto  è gestito male dalle nostre amministrazioni. Chiese barocche, mosaici bizantini, palazzi liberty, quartieri arabi, fontane seicentesche... perdetevi nella nostra città. Vi lascerà senza fiato!!

Sono moltissimi i luoghi da visitare, il centro storico pullula di edifici importanti.




In questo post, oggi, vorrei però parlarvi di una Palermo che pochi conoscono, che raramente viene citata nei vari siti e guide. 
Ho scoperto questa parte della città qualche anno fa, quando un gruppo di amici mi ha dato appuntamento una mattina di luglio per fare una escursione; mi è stato detto solo di indossare il costume e abiti comodi ed ho pensato che saremmo andati a crogiolarci in qualche spiaggia fuori Palermo,
Invece no!! Mi ritrovo nei pressi del ex ospedale psichiatrico (posto un pò inquietante) sotto un sole caldissimo, e all'improvviso arriva la nostra guida che ci porterà alla scoperta di un QANAT

Dopo una breve vestizione con tute impermeabili e caschetti protettivi si parte alla scoperta di questo misterioso posto. La guida ci spiega che i Qanat sono delle eccellenti costruzioni di ingegneria idraulica, si rifanno alla antica tecnica persiana, veicolata a Palermo dagli arabi attorno al X secolo. Il sistema raggiunse una grande diffusione nel XVI secolo, per iniziativa dei Padri gesuiti, grazie alle favorevoli condizioni del terreno.


Credits La Gazzetta Palermitana
Inizia l'avventura!!! si comincia scendendo, attraverso delle scale, in un tunnel a fila indiana, sicuramente questa escursione è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia.  
Il percorso inizia attraverso delle gallerie e cunicoli che si intersecano tra di loro; ogni galleria ha una larghezza media di 80 cm ed una altezza variabile da un minimo di 1,50 a diversi metri; l’acqua ha una temperatura di circa 10° e a valle raggiunge 1,50 m di altezza. Anche se è estate sotto fa davvero freddo. 
La guida ci spiega che queste gallerie sono state scavate a mano dai muqanni, “maestri d’acqua”, con delle semplici zappe, anche perché le pareti sono costituite da calcarenite, una roccia molto friabile e facile da lavorare; sono gallerie molto lunghe e passano in tutto il sottosuolo palermitano e garantivano l'approvvigionamento dell'acqua nelle abitazioni e nei campi agricoli della conca d'oro; questi cunicoli intercettavano la falda acquifera e tramite la gravità e una leggera pendenza trasportavano l’acqua in superficie. 


Credits Palermoweb
Durante il  tragitto possiamo ammirare fossili, radici di alberi, ma la cosa che mi lascia basita è la spiegazione della guida in merito all'utilizzo dei qanat: avevano anche la funzione di refrigerare le più signorili abitazioni grazie alle costruzioni delle cosiddette Camere dello Scirocco, in pratica un sistema di aria condizionata naturale, nonché perfetti modelli di architettura da raffreddamento passivo.

Le camere dello scirocco sono degli ambienti freschi che appartenevano soprattutto alle magnifiche ville di campagna o ai palazzi di città, sotto cui i quanat venivano scavati. 
Erano ambienti spaziosi, finemente decorati e piastrellati; i qanat permettevano la refrigerazione attraverso un metodo di funzionamento termodinamico in base al quale, convogliando l'aria fresca all'interno delle abitazioni, l'aria calda veniva eliminata.  Praticamente si sfruttavano solo le risorse naturali del sottosuolo modificate dagli ingegnosi interventi dei palermitani antichi. 
Semplicemente WOW!!!


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Alle fine di questa escursione torniamo in superficie contentissimi di aver fatto un'esperienza davvero bella tra miti e leggende di 28 secoli di storia.

L'escursione dura un'ora, e sicuramente tornete a casa consapevoli di aver visto dei posti unici nel loro genere! 
Per prenotare una visita contattate il CAI di Palermo [Tel: 091 329407 ore 17.00-19.00 o email palermo@cai.it ]

Prima di salutarvi, però, da buona palermitana ho bisogno di spendere due parole sulla migliore attività ricreativa degli odierni abitanti di Palermo: il MANGIARE!!! 




A tutte le ore del giorno e della notte in città troverete dove cibarvi. Preparatevi in tempo, farete un giro del mondo culinario in una sola città! Letteralmente una esplosione di sapori, dal dolce al salato; a me piace pensare che la nostra cucina sia il risultato delle varie dominazione che dopo essersi fatte la guerra per conquistarsi ora fanno l'amore




Qui nasce lo street food, potete pranzare o cenare spendendo tre euro, i cibi da gustare sono davvero tanti, non riesco a consigliarvene solo un paio, vi consiglio solo di OSARE!
L'estate è vicina e il caldo afoso arriverà presto... Pronti per questa avventura?



Eccomi qui!! Ho 31 anni, sono nata e cresciuta a Palermo, ma nelle mie vene scorre sangue napoletano perché la famiglia di papà è napoletana, e mi definisco una terrona moderna doc!
Fin da piccola, i miei genitori mi han fatto girare il mondo, così ho iniziato ad amare i viaggi e a conoscere le meraviglie del nostro pianeta.
Dopo la laurea la mia voglia di "guardare" il mondo si fa sempre più intensa e così iniziano i miei trasferimenti sul continente: primo trasferimento a Bari per lavoro, poi arriva il momento di lasciare l'Italia e trasferirmi a Parigi dove corono un piccolo sogno, quello di lavorare per il Topolino più famoso del mondo, a Disneyland. Questa è un'esperienza che consiglio a tutti; vivere in un ambiente multiculturale che contribuisce alla formazione personale: impari molto sulle diversità e cresci bene!
Poi arriva l'ennesimo trasferimento, questa volta a Milano, sempre per lavoro. Da lì posso girare, visitare e scoprire le mille meraviglie artistiche e culinarie del nord Italia.
Finita l'esperienza lavorativa a Milano torno nella mia amata Sicilia dove oggi vivo e lavoro.
Viaggio molto per affari, ma non mancano mai i viaggi di piacere o quelli per tornare nei posti dove ho lasciato un pezzetto del mio cuore: in Italia, in Francia o nelle varie capitali europee.
Una volta l'anno mi concedo un viaggio a lungo raggio: America, Africa ad esempio.
Mi piace definirmi una vagabonda. Un grande desiderio è quello di scoprire l'Oriente... chissà magari il prossimo viaggio!