sabato 30 maggio 2015

Tasting Valtellina

I often find myself daydreaming and making a list of upcoming trips ... and the wish list gets longer.

A while ago I was reading an article on the Bernina Express, a train that leaves Italy, comes through the Bernina Pass, and goes up in Switzerland between the Alps arriving in St. Moritz.
This trip, which traces the paths that were once beaten by merchants and pilgrims, particularly fascinates me, so much so that it is on the wish list since a while.

While reading on this trip, my eye fell on the typical products of the Valtellina: buckwheat, bresaola, Bitto and many other cheeses.
Thinking about what to prepare for lunch, I had half a mind to cook the pizzoccheri, but at the last moment the decision shifted instead on the Bresaola buckwheat ravioli.



The recipe is after all quite simple; the most elaborate part might be the dough and the filling of the ravioli.

In case you're inspired, I suggest the recipe here below

For the dough you need:

200 grams of white flour
100 gr of buckwheat flour
1 egg
10 g salt
1 tablespoon olive oil
75 grams of water

For the filling you need:

220 grams of bresaola
300 gr of Ricotta

Preparation:

Mix all the ingredients for the dough, and when you've got a rather elastic dough, wrap it in plastic wrap and set aside to rest.

Meanwhile, prepare the filling by chopping bresaola not too thin [it is not bad to feel some pieces in the filling when eating the ravioli] and then add the ricotta and mix well.



Prepare strips of dough of about 2 mm thick and 12 cm wide. Distribute small spoons of filling at a distance of a few cm from each other and fold the dough on itself.

Tightly close by pressing with your fingers around the dough and then cut the ravioli in square shape [if you have the zig zag cutter will be nicer, otherwise you can use a pizza cutter].



Let the ravioli dry for half an hour and then they are ready to be cooked! I cooked them for about 8 minutes in salted water.

And then I've served them with a simple sage and butter sauce and sprinkled with Parmesan cheese.


giovedì 28 maggio 2015

Dormire a... Le Cinque Terre

Eccoci a Manarola, una delle perle delle Cinque Terre! È la mia prima volta in questo tratto della Liguria.

Ci rechiamo  subito al B&B "Da Baranin" in Via Rollandi 29 dove ci accoglie Silvia. 




E' uno dei B&B più comodi  al parcheggio dove si deve lasciare l'auto. A Manarola, infatti, non è consentito entrare con l'auto, ma ci sono appositi parcheggi all'entrata del paese che permettono a residenti e visitatori di parcheggiare agevolmente.

Sara e Silvia Barani sono le due sorelle proprietarie; hanno "costruito" il B&B dopo aver ereditato da uno zio le unità abitative, ora ristrutturate e trasformate in camere o monolocali o piccoli appartamenti.




Silvia ci accompagna alla nostra camera, bella, comoda, spaziosa; sulla parete dove poggia il letto spicca il dipinto di una grande rosa, dal terrazzino si gode di una vista spettacolare su Manarola, sul mare, sui terrazzamenti coltivati a viti.




La nostra camera, come le altre del B&B, è dotata di aria condizionata, di frigorifero e di macchina per caffè o bevande calde. Tutti i confort di cui si ha bisogno, soprattutto nelle giornate estive, per rinfrescarsi e godere del panorama dal terrazzo verso il mare.


Vogliamo iniziare con la visita di Manarola ed ecco che Silvia è pronta a suggerirci un sacco di itinerari: i sentieri, il giro in battello, gli orari ferroviari.
Ci vede poi interessati alla coltivazione della vite e alla degustazione in cantina, 
pertanto si premura di farci conoscere un giovane viticoltore, suo amico.




Nel tardo pomeriggio conosciamo anche Sara e da lei abbiamo altre preziose informazioni sul territorio, sulle abitudini e sulla cucina.
A proposito di cucina, dato che ci è venuta un po' di fame chiediamo a Sara di indicarci dove cenare... e scopriamo un locale molto speciale, Dal Billy, di cui vi parleremo presto.

La colazione è servita in una saletta arredata con semplicità ma molto intima, se il tempo è bello, però vi suggeriamo il terrazzino come abbiamo fatto noi! 



Il buffet è ricco e molto vario: dai salumi ai formaggi alle uova fino alle torte fatte in casa come la focaccia e le marmellate, dai succhi di frutta al caffè, al cappuccino con la brioche, allo yogurt con i cereali...

colazione da Baranin
Possiamo dire di essere stati coccolati al B&B "Da Baranin", ma soprattutto possiamo dire di aver conosciuto due persone preparate e amanti del proprio territorio; grazie Sara, grazie Silvia e arrivederci a presto!

martedì 26 maggio 2015

Se #Molisecalling, noi rispondiamo!

Siamo partite in 12: dodici food e travel blogger, per scoprire il Molise, le sue eccellenze e Pasta La Molisana.
Siamo tornate in 12 amiche, che condividono esperienze e si scambiano informazioni e consigli anche a distanza di un mese.
Questo è uno dei "miracoli" che mi piace attribuire a quella piccola regione, incastonata tra Abruzzo e Puglia, che pochi conoscono ma che ha tanto da mostrare: il Molise


12 blogger con alcune giornaliste nella sede de La Molisana 


Siete un po' curiosi di sapere come è andata in quei tre giorni, di sapere chi sono le 12 amiche e di sperimentare qualche nuova ricetta? 
Allora seguite gli hashtag #molisecalling e #pastalamolisana sui social, il blog di Pasta La Molisana e tutti i nostri blog dal 26 Maggio al 30 Giugno e ne scoprirete delle belle!

Qui l'elenco dei blog in ordine di comparizione


Francesca e Giovanna per il blog www.creazionifusionorconfusion.blogspot.it
Serena per il  blog www.cucchiaiodistelle.com
Valentina per il  blog www.enogastronovie.it
Ramona per il blog  www.farinalievitoefantasia.it
Tiziana per il  blog www.nonnapaperina.it
Sara per il  blog www.ipiattinididrilli.ifood.it
MariaCristina per il  blog www.newsandfoodies.wordpress.com
Teresa per il  blog www.scattigolosi.com
Simona per il  blog www.simonaskitchen.com
Paola per il blog  www.viaggiedelizie.com

E non siate tirchi di commenti! Se provate una delle nostre ricette, ditecelo, che ci fa sempre un sacco di piacere!!

lunedì 25 maggio 2015

Viaggi: l'assicurazione è fondamentale!

I viaggi a lungo raggio e di una certa durata, si sa, solitamente si pianificano con largo anticipo.
Innanzi tutto per risparmiare sul prezzo del volo aereo e poi soprattutto per definire le settimane di vacanza dal lavoro.
Quello che però ci lascia sempre un po' titubanti e ci fa riflettere è la questione "sì, ma da qui a 6 mesi quante cose possono accadere!" e anche "se mi succedesse qualcosa all'estero, così lontano da casa, come posso essere tutelato?"

Ecco che allora, ogni qualvolta si pianifichi un viaggio di una certa importanza, si rende necessario stipulare un'assicurazione.


Credits Google Images
La prossima estate tornerò nei miei amati USA, dove ogni volta che mi ci reco faccio ben attenzione a sottoscrivere un'assicurazione viaggio che comprenda:

  • rimborso in caso di annullamento [sempre dovuto al fatto che prenoto i voli con largo anticipo]
  • tutela per il mio bagaglio [non tanto per l'andata quanto per il ritorno dato che amo fare shopping negli outlet americani]
  • assistenza medica [negli USA l'assistenza sanitaria è piuttosto cara ed è decisamente fondamentale]
Su questo ultimo punto, proprio la Farnesina, nel sito Viaggiare Sicuri, consiglia caldamente di sottoscrivere una polizza assicurativa sanitaria se ci si reca nel nord America [USA o Canada] in quanto le tariffe ospedaliere possono arrivare anche a 3000$ al giorno e prima di accettare un paziente ospedali e ambulanze si accertano che l'assistito abbia una copertura adeguata.

Molto spesso i pacchetti di viaggio includono un'assicurazione, ma chi come me è abituato ad organizzare il viaggio da solo può facilmente stipulare un'assicurazione con una compagnia di assicurazioni anche non collegata all'operatore turistico.
La cosa importante e che forse non tutti sanno è che la polizza assicurativa deve essere acquistata entro 7 giorni dalla prenotazione del viaggio per usufruire del massimo dei rimborsi e delle assistenze.

Per quanto riguarda il mio viaggio della prossima estate, ad esempio, io ho scelto Holins , una società assicurativa con sede a Torino che fa parte del Gruppo AIG Europe Limited.
Il calcolo del preventivo attraverso il loro sito è veramente semplice e lineare, tanto che anche una persona non particolarmente smanettona può districarsi agevolmente.

Scegliendo un'assicurazione per gli USA, la cosa che più mi ha colpito è stata la distinzione tra gli Stati Uniti e le isole minori esterne agli Stati Uniti; in questo caso è chiaro che per le isole il costo sarà leggermente maggiorato per una questione di distanze, ma è bene sapere che sul continente invece le spese saranno ridotte. 
Riflettendoci, possiamo ben comprendere che nessuno vuole "perderci" pertanto le assicurazioni che propongono una tariffa generica USA, si tuteleranno anche per le isole ... voi cosa ne deducete?



Lo schema base della loro polizza prevede Bagaglio e Spese Mediche, ma nella parte in alto si può facilmente cliccare sul bottone ed inserire anche l'opzione Annullamento.
Una volta aggiunta la voce ci si ritroverà a scegliere tra più di un pacchetto, da due a tre : Base, Plus e Prestige. Per ogni pacchetto è ben specificato ciò che è compreso e quali sono i massimali.




Dopo aver fatto la scelta tra i vari prodotti, ed aver premuto il bottone "Acquista", sarà necessario inserire i dati dei viaggiatori, quelli per il pagamento e in poco tempo si riceverà via mail la polizza che dovrà essere firmata e spedita via mail o fax all'indirizzo/numero specificato.

Io acquisto le polizze di assicurazione sperando di non doverle mai utilizzare, ma l'unica volta che si è reso necessario annullare il viaggio sono stata ben contenta di averne stipulata una!

Se anche voi siete in partenza e dovete acquistare ancora una polizza viaggio, la Holins ha pensato di proporre una riduzione del 10% sulle polizze acquistate dai lettori di Viaggi&Delizie: in fase di preventivo inserite VIAGGIEDELIZIE nel campo "Codice Sconto" e il totale verrà ricalcolato.






Buono sconto Assicurazione Viaggio

Se anche voi siete in partenza e dovete acquistare ancora una polizza viaggio, la Holins ha pensato di proporre una riduzione del 10% sulle polizze acquistate dai lettori di Viaggi&Delizie: in fase di preventivo inserite VIAGGIEDELIZIE nel campo "Codice Sconto" e il totale verrà ricalcolato.

Se volete seguire passo a passo come calcolare la vostra assicurazione, in questo post vi spieghiamo come si fa.


Buon viaggio, e soprattutto, un viaggio sicuro!

venerdì 22 maggio 2015

A Chamois, il paese senza auto

La prima volta che un collega ed amico mi ha parlato di questo paese ne sono rimasta talmente affascinata tanto da chiedere poi ripetutamente, come una bambina, quando ci saremmo andati!

Chamois infatti è l'unico paese d'Italia sulla terraferma a non essere raggiungibile in auto. Dall'autostrada A5 Torino - Aosta si prende l'uscita di Saint Vincent e si prosegue in direzione Valtournenche, valle molto nota per una delle località sciistiche più blasonate della Val d'Aosta e amate soprattutto dai milanesi: Cervinia!

Chamois: credit Google Maps
All'altezza di Antey-Saint-Andrè si lascia la strada principale e si sale sul versante destro della vallata (sinistra orografica) fino a raggiungere e superare il comune di La Magdeleine, qui si lascia l'auto e ci si incammina sul sentiero che in un'oretta di tranquilla passeggiata, mai troppo impegnativa conduce fino a  Corgnolaz,  il capoluogo di Chamois.

Mulattiera per Chamois
Percorrendo la mulattiera lungo il ru de Veuillen, soprattutto in inverno quando la vegetazione è meno folta, è impossibile perdersi magnifici scorci del Cervino.

Il Cervino
Oltrepassato l'abitato di Suisse, a valle della strada si intravede il primo altiporto d'Italia: una pista erbosa in forte pendenza da cui decollano ed atterrano piccoli aeroplani ad elica. Per chi, curioso come me, si chiedesse perché altiporto e non aeroporto, svelo l'arcano: qui il verso di decollo è sempre verso valle (in discesa) ed il verso di atterraggio sempre verso monte (in salita).

Il primo altiporto d'Italia
Una volta superato il torrente si è praticamente giunti in paese dove si viene accolti da una serie di ordinatissime case di montagna e di raccard perfettamente ristrutturati. Questa tipologia di abitazione, originaria della Val d'Ayas era pensata per ospitare al piano terreno, più umido, le stalle e le cantine, mentre al primo piano, opportunamente isolato con grosse pietre, oltre alle abitazioni, venivano immagazzinati i cereali, tenuti così lontani da umidità e roditori.

L'abitato di Corgnolaz
Camminando verso il centro la sensazione di ordine e perfezione lascia un po' spazio a quella di desolazione ed abbandono.  Alberghi chiuse con finestre coperte da assi di legno, nonostante sia solo primavera inoltrata, mi lasciano il dubbio che non apriranno la prossima estate... peccato perchè questo posto merita di essere scoperto!

Piazza di Chamois: da sinistra a destra, la funivia, la Chiesa e la Maison Communale
In centro paese proprio di fronte alla Maison Communale c'è la funivia che collega Chamois a Busson, questa è usata anche come teleferica per il trasporto di tutti i beni necessari. Nelle vicinanze poi sorge la seggiovia che porta al Lago Lod, raggiungibile anche a piedi con un sentiero lastricato in circa 45 minuti. Qui si può fare un picnic d'estate e sciare sui 14km di piste da sci del piccolo comprensorio.

Ci sono solo un paio di bed and breakfast ed un hotel molto bello con centro benessere ma ho deciso che devo tornare presto in questo posto che mi ha rubato il cuore, magari scoprirlo d'estate quando i suoi 90 abitanti saranno 900 o in pieno inverno raggiungendolo con le ciaspole in una serata di luna piena!

Se come noi tornate a verso Milano o Torino in serata vi suggerisco una sosta all'Osteria l'Arcaden, nel comune di Arnad. Dalle 17 in poi viene servita la merenda valdostana: antipasti, polenta e salsiccia o cotechino, e le tipiche zuppe valdostante: di cereali e di castagne (la mia preferita).


Ad Arnad non può mancare poi una sosta da Bertolin per fare incetta dei tipici prodotti di questa zona, il Lardo di Arnad primo tra tutti!

mercoledì 20 maggio 2015

Muoversi a Goteborg

Vivere a Goteborg è stata la mia prima esperienza in una grande città.
Non avevo mai vissuto, prima di allora, in una città e pertanto ero abituata a muovermi con la mia auto. Prima di tutto perché i mezzi pubblici fuori dalle città, in Italia, non sono proprio i più comodi per spostarsi, e poi perché la vita frenetica ci ha abituati alla comodità prima di tutto.

Una delle cose che mi ha positivamente impressionato durante i mesi svedesi è stata la facilità di spostarmi in città senza un'auto e raggiungere ogni parte in modo facile e veloce.

La rete di trasporti a Goteborg è, a mio parere, davvero efficiente. Ed è anche puntuale!
Parlo di rete di trasporti perchè non si limita a bus e tram, ma comprende anche i traghetti.
Goteborg si estende dalle due parti del Gota Alv, il canale che arriva fino al mare, pertanto per raggiungere velocemente l'altra sponda, oltre che prendere i bus che attraversano i ponti, ci si può facilmente spostare con traghetti che vanno a zig-zag sul canale e attraccano a diverse fermate da una parte e dall'altra.




Uno dei deterrenti nell'uso dell'auto in città è sicuramente dato non tanto dal traffico ma dal costo dei parcheggi.
Parcheggiare in zone non proprio centralissime, come quella in cui vivevo io, costa all'incirca 4€/ora e non ci sono fasce orarie gratuite né giornate in cui non si paga: il prezzo è valido 7 giorni su 7 per 24h!

Ecco perché tutti i residenti hanno l'abbonamento ai mezzi pubblici e lasciano l'auto in garage o in cortile il più possibile, a meno che non sia strettamente necessario. Ed è forse anche per questo motivo che l'inquinamento da smog non è presente!

L'abbonamento ai mezzi pubblici ha diversi "tagli", come in ogni città: annuale, semestrale, trimestrale e mensile.
Il costo dell'abbonamento non è irrisorio (il trimestrale è pari a circa 180€), ma le cifre importanti quali l'annuale o il semestrale possono essere dedotte a rate dallo stipendio.
Certo è che seppure il costo sia importante, il servizio lo vale!




Per quanto riguarda i turisti ci sono un paio alternative:


  • una carta ricaricabile normale (che prevede 50 SEK di cauzione) e che può essere caricata più e più volte e che deve essere passata davanti al lettore magnetico a bordo ogni volta che prendete uno dei mezzi di trasporto. La durata del viaggio è di 90 minuti e se passate la tessera sul lettore entro questo tempo non vi viene dedotto alcun importo.
  • una tessera "a tempo" per 24, 48, 72 ore a scelta. La prima volta che sono venuti a trovarmi degli amici e che si sono fermati 3 giorni, abbiamo acquistato quella da 72 ore ed abbiamo visto che è comodissima. Per le famiglie, poi c'è la possibilità di acquistare le tessere per gli adulti ed i bambini viaggiano gratis con loro.
Le carte dei trasporti valgono anche sui traghetti che raggiungono le isole dell'arcipelago, pertanto la comodità di avere tutti i trasporti inclusi è davvero impagabile.

lunedì 18 maggio 2015

Mangiare a...Fiumicino (Roma)

Ci sono dei posti che scopri per caso e che ricerchi in ogni occasione speciale, posti in cui ti senti a casa; è questo il caso del Bar Grandi a Focene vicino all'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino.



Dall'esterno non ha per niente l'aria di un ristorante, alcuni amici mi hanno fatto notare che sembra anzi di entrare in casa di qualcuno.
E' nato come bar/fraschetta nel 1969, ci si portava da mangiare e si beveva vino, poi, piano piano, la signora Grandi ha iniziato a preparare qualche piatto di pasta nella cucina di casa da proporre agli avventori e dal 1999 i figli lo hanno trasformato in ristorante.

E' un posto aperto tutto l'anno, e in ogni periodo dell'anno ci si trova in un'atmosfera diversa: d'estate si mangia all'ombra di rigogliosi gelsi, d'inverno all'interno, in un ambiente pieno di ''vecchi ricordi'' grazie alla passione dei proprietari per il collezionismo e ad alcuni e amici che spesso contribuiscono; io ogni volta che vado sbircio in giro per vedere cosa c'è di nuovo :)
E' comodo anche per un pranzo o cena dall'aeroporto, se si ha uno scalo di qualche ora.






Ma non vi ho detto del cibo, la cosa poi più importante: ovviamente vi consiglio il pesce, ma se andate la sera anche la pizza è molto buona, cotta nel forno a legna.
Io di solito vado a pranzo, quindi inizio con tortino di alici o polpo con patate, ma mi si dice che i moscardini sono fantastici, come primo, da me consigliatissima la carbonara di pesce spada, ma ''Bucatini cozze e pecorino'' sono insoliti e famosi per i clienti assidui e non temete le macchie, vi portano un bellissimo ''bavaglino'' ;).
Di secondo, per me frittura di paranza o pesce pescato al forno con patate (in foto vedete l'ombrina e orata), ma molto del menu dipende dalla stagione e da quello che i pescatori trovano in mare.
Mi raccomando innaffiate tutto con del buon vino, la carta dei vini è ben fornita.







Sui dolci non posso pronunciarmi direttamente, ma le persone con cui vado sono rimaste soddisfatte. Per quanto mi riguarda io sto insistendo con i proprietari per far tornare lo ''sgroppino'' il migliore mai assaggiato, chissà se ci riesco? 
La mia passione per l'alcool e l'insistenza vinceranno?
Fate il tifo per me!


Bar Grandi
Via dei Manicai 19 Focene (Fiumicino)

sabato 16 maggio 2015

Cider : passion in Valle d'Aosta

Some time ago I attended a dinner with a group of friends.
At the dinner we had an invited speaker and the theme of the evening talk was the Cider.

I really like cider. Every time I go to France I do not ever miss the Breton galettes and crêpes with a jug of fresh cider. Among the many types, I prefer the sweet one.

What I like most is drinking it in those terracotta cups that are really very typical in those small Breton restaurants.
I could feel romantic, but very often the atmosphere for me is as important as the food.

Returning to the tasting, I must say that the pleasure that I felt during the evening was proportional to the passion of the speaker.




Gianluca has lead us into a reality that, being Italy far more devoted to wine culture than other drinks, is little known and little exalted.
The cider which we talked and then we tasted is produced in Valle d'Aosta.
At the foot of Mont Blanc, in Valle d'Aosta and more specifically in Chamonix valley, apple orchards still produce those old varieties of apples that are necessary to prepare a good cider that has nothing, absolutely nothing, to envy to that of french cousins.

The thing that fascinated me most of all is the passion of Gianluca that told us about the beginning of his adventure: the beginning of the return to the cider production in Valle d'Aosta.

A young man, with an established career in the wine industry, who decides to embark on a challenge and starts a new business, collects all my respect. This made us realize how many important things you can do when the passion, the transport and the dedication are so strong.

Besides learning more about the production of cider, I learned good pairings with food.
The galettes and crepes are definitely the ideal dish.
All tastes sweet, though, match very well and the dishes prepared with pumpkin, with chestnuts and with fresh goat cheese, for example, are a great combination.



venerdì 15 maggio 2015

L'ospite del mese ci porta alla scoperta del Grande Regno di Mezzo

Parafrasando Simon Leys, uno dei più grandi sinologi al mondo: la Cina è il paese che più mette alla prova gli Europei che vi si recano: altre usanze, altri costumi, una lingua difficilissima. Tutto è una sfida in Cina. E non si può dare torto a chi dice questo. 
Eppure sono arrivata in Cina per trascorrervi due mesi di studio e ci sarei rimasta tutta la vita. Perché la Cina non è per tutti, o la si ama o la si odia, ed io credo di non essermi mai sentita così a casa come nel Grande Regno di Mezzo.

In questo Paese sono sbarcata un po’ per scommessa personale un po’ per frequentare due mesi di Business School post Laurea nella terza università più importante del Paese: la Zhejiang University di Hangzhou, “piccola” città di 7 milioni di abitanti, nella ricchissima regione dello Zhejiang, affacciata sull'omonimo lago, amato e lodato da tutti i poeti cinesi dal Medioevo in poi. 


Il programma era più o meno questo: lezioni di 10 ore al giorno sull'economia e la legislazione cinese per quattro giorni alla settimana e weekend liberi. 
Di conseguenza in questi due mesi dall'altra parte del mondo non sono mai stata ferma. Ho preso ogni sorta di mezzo pubblico dai treni ai bus ai taxi (esperienza simile ad un film d'azione per la cattiva abitudine dei cinesi di non rispettare MAI il codice stradale al punto da chiedersi se ce l'abbiano, un codice), attraversato il Paese da sud a nord, visitato aree rurali e montane, affrontato viaggi di sedici o più ore in treno o in bus, mangiato di tutto e dormito ovunque.

Un vero on the road per cui quando mi si chiede di raccontare questo paese non so mai da dove incominciare; riassumere due mesi non è affatto semplice, e così ho deciso di raccontare la mia esperienza cinese sulla base di tre “tappe” che in sé racchiudono tutta l’essenza di questa esperienza: 
  • le città cardine dell’economia e della storia del Paese, 
  • la natura (ebbene sì, la Cina non è solo inquinamento, è natura maestosa che si impossessa di tutto)  
  • il cibo (sfatiamo un mito: in Cina il fritto NON esiste, se vi danno qualcosa di fritto vi stanno prendendo in giro).
Quando si parla di Cina tutti concordano che viaggiare in questo paese sia problematico perché, a parte le città, nessuno parla inglese ed i collegamenti sono difficoltosi: niente di più falso. Chi lo dice o non è mai stato in una delle sue metropoli oppure è stato solamente a Shanghai, perché se è vero che nessuno parla inglese nelle aree più rurali è altrettanto vero che nessuno lo parla neanche a Pechino a meno che voi non stiate tutto il giorno a fare shopping da Bulgari o D&G. Che è sempre una possibilità, ma vi perdereste la vera essenza delle metropoli cinesi: il caos.
Il caos regna sovrano in ogni angolo nelle città cinesi, ai semafori, nella metropolitana, nei grandi viali pedonali, nelle miriadi di panni stesi ad asciugare sui cavi della luce: non vuoi trovare il caos di migliaia di individui che si spostano e ti avvolgono in un’onda colorata? Allora le città le devi visitare dopo le nove di sera, ora in cui tutto comincia a tacere, non ci sono auto per la strada ed i cinesi vanno a dormire.



Perché in Cina la vita inizia all’alba e finisce rapidissima con il crepuscolo e tu ti trovi a passeggiare in una città che fino all’ora di cena vantava venti milioni di abitanti, Pechino, e quando esci dal ristorante sembrano spariti tutti e rimangono attive solamente le bancarelle che vendono street food, la vera anima della gastronomia cinese… loro non dormono mai.


Le città cinesi che ho avuto la fortuna di visitare sono state Hangzhou, dove ero di base, Shanghai, Nanchino e Pechino. Una scelta essenziale, dettata dalla voglia di conoscere quelle città che hanno fatto, e stanno facendo, la storia del Grande Gigante asiatico.
Hanno tutte delle peculiarità, le città cinesi, e se si riesce ad andare oltre l’impatto iniziale, che ammetto essere parecchio duro per gli occidentali, tutte sanno stupire in un qualche modo. 

La “metropoli del mio cuore” è sicuramente la meravigliosa Hangzhou, e quando dico meravigliosa non sto esagerando: attorniata da colline che producono il te migliore della Cina è stata la capitale del regno Song (una delle dinastie che furono fondamentali per la crescita economica della Cina imperiale) ed è una delle poche città del Paese ad avere una considerevole quantità di aree verdi.

Il te, l’ottima università, che vanta un campus per quarantamila studenti, e il lago sono i tre motivi per capitare ad Hangzhou. E sono le immagini a parlare per lei: il lago è sospeso nel tempo, puntellato di pagode (i templi buddisti, religione primaria in Cina insieme alla filosofia confuciana) che spuntano in mezzo al verde smeraldo della vegetazione boschiva, lo si percorre tutto solo se si hanno a disposizione almeno cinque giorni, altrimenti si opta per una passerella costruita nell’Ottocento, che lo taglia in due parti e permette di ammirare le sue sponde per intero attraverso le fronde dei salici piangenti, le uniche piante che i cinesi venerano e rispettano sempre.



Da qui si inforcano le biciclette (ne vendono ad ogni angolo a prezzi stracciati) e si parte alla volta delle colline dove da secoli si produce il te di Hangzhou, considerato un vero toccasana per lo spirito e il corpo (oltre ad essere l’unica bevanda presente sulle tavole cinesi all’ora dei pasti).
Davanti a voi si apriranno centinaia di anfiteatri naturali, con colline scavate a formare continui terrazzamenti puntellati da villaggi tutti intonacati di bianco. Un altro mondo rispetto alla città: qui regna il silenzio, le lanterne di carta di riso sono appese ovunque e tutto si muove lentamente, persino le rare auto.



E pazienza se qui proprio nessuno lo parla l’inglese perché il te è buonissimo e ti sembrerà di essere lontano anni luce dalla frenesia tipica dei cinesi di città. Le zone rurali in Cina sono il regno del silenzio, e sono consigliatissime perché ti lasciano la sensazione di essere sospesi nel tempo.





















Frenesia. Ecco l’unica parola con cui poter descrivere Shanghai. Un’ora di treno super veloce ed ecco che, dalla tutto sommato piccola Hangzhou, si arriva nel cuore pulsante dell’economia cinese, o meglio, dell’economia mondiale.
Due sono le cose degne di nota di Shanghai, 20 milioni di abitanti e tutt’ora la città più occidentale della Cina, la prima è sicuramente il Bund. Un immenso viale che costeggia il fiume principale della città, da qui si ammira il panorama mozzafiato del centro finanziario, con i suoi grattacieli avveniristici che al tramonto risplendono di luce arancione e ti catapultano nel futuro.



Spesso chi arriva in questa città tende a non spostarsi più in là della sua anima più commerciale ed è un vero peccato perché la cosa in assoluto più bella da vedere in questa città così scintillante e cosmopolita è la sua parte vecchia, la seconda cosa degna di nota da vedere a Shanghai.

Ebbene si. A Shanghai resiste una parte più vecchia della città, che va dallo storico mercato dei passeri e dei grilli (in Cina questi sono animali portafortuna e non è insolito trovare anziani che si portano in giro questi animaletti dentro stupende gabbiette di legno; certo il mercato è il posto più rumoroso della città anche perché vi avvengono delle vere e proprie aste in cui moltissimi soldi vengono spesi per accaparrarsi gli esemplari più belli) fino ai giardini imperiali che, meravigliosamente conservati, offrono un’oasi di pace in mezzo ai grattacieli e tra i cavalcavia si trovano quartieri malandati ma ricchi di fascino autentico.


I giardini conquistano sin da primo impatto: un susseguirsi di case da te in ebano e vetro colorato incastonate tra laghetti, rocce e piante. Tutto sospeso nel tempo. Ed ecco che ti ritrovi a fantasticare sull’epoca imperiale e tutti i misteri che si è portata dietro. Giardini di questo tipo si trovano in qualunque grande città della costa poiché più o meno tutte sono state capitali e si assomigliano un po’ tutti, ma quelli di Shanghai per grandezza e conservazione sono i migliori giardini che si possono visitare. 

Perché la Cina è ancora piena di storia, basta aver voglia di uscire un po’ dagli schemi. Ed ecco che con sole 16 ore di treno notturno (esperienza che consiglio vivamente a chi volesse provare emozioni forti comodamente seduto su sedili non reclinabili in mezzo a persone che trattano qualsiasi posto chiuso come se fosse casa loro e allora via ad urlare, preparare cibo, giocare a nascondino, cantare. Una caratteristica, questa, molto cinese) ti ritrovi nella Capitale politica per eccellenza: l’incredibile e bellissima Pechino.
Ed a Pechino ti devi mettere a cercarla, la storia, perché se è vero che una tappa obbligatoria è la città proibita, che tutti conoscono ed è immortalata in tutte le foto e in tutte le cartoline, é altrettanto vero che molta più attenzione meritano il Tempio del Cielo e il Palazzo d’Estate che la follia maoista degli anni della Rivoluzione Culturale non sono riusciti a scalfire e sono ancora lì. Maestosi ed unici come purtroppo la Città Proibita non è più, essendo stata ricostruita alla fine di quel periodo oscuro e tragico.


Pechino merita da sola l’intero viaggio. Non è solo la sua storia drammatica e incredibile allo stesso tempo, è tutto ad essere incredibile. E’ la sua anatra alla pechinese servita in un piccolo ristorantino sul fiume illuminato da migliaia di lampadine appese agli alberi, è la mappa della metropolitana con il suo groviglio di oltre 100 (!!) linee, è il lago su cui si erge il palazzo dove l’imperatore andava a cercare riposo, sospeso ed assopito sotto un cielo costantemente sporcato di smog.


Ma soprattutto sono i suoi quartieri più vecchi con le case ancora in pietra e i bagni pubblici immensi, perché nessuno degli abitanti può possedere il bagno in casa (il sistema fognario a Pechino è costantemente a rischio collasso e questo spiega come mai in tutte le toilette ci sia scritto a caratteri cubitali: vietato buttare la carta nel gabinetto), gli anziani dall’età indefinita che giocano a dama cinese per la strada e le botteghe microscopiche a far apprezzare veramente Pechino più di qualunque altra città.



E poi c’è lei. La Grande Muraglia. Se si è a corto di emozioni basta salirvi sopra, percorrere un paio di chilometri muniti di scarpe da trekking ammirando un panorama sconfinato e pensare che venne costruita nel 200 a.C. Bisogna immaginarsela così, come un lungo serpentone di pietra che segue i crinali delle montagne e i loro capricci per 15.000 km, in un susseguirsi di sali e scendi che si percorrono mentre l’aria ti taglia la faccia (è pur sempre alta più di mille metri!). Qui sopra si capisce l’essenza del pensiero cinese: quel mix di superbia e convinzione di essere superiori che si incontra spesso viaggiando in Cina.
 

Pechino ha un’anima tutta sua, è la più cinese delle città cinesi. Difficilmente qualcuno accetterà di parlare in inglese ma solo a Pechino si può gustare la meravigliosa cucina uigura, ossia la cucina dei cinesi musulmani, probabilmente quella con i piatti migliori di tutta la Cina, perché solamente a Pechino questo popolo può vivere al di fuori dei confini della propria regione. E scordatevi il kebab che in Cina non esiste. Ma esistono così tanti piatti e così tanti sapori che è impossibile stare a digiuno.

Si potrebbero scrivere centinaia di pagine sulle città cinesi, ma la verità è che spostandosi verso il centro del Paese il paesaggio cambia radicalmente ed ecco che, visitando le regioni centrali vi ritroverete a macinare chilometri per arrivare alla “piccola Venezia”, un tipico villaggio contadino nato intorno ai canali che un tempo portavano l’acqua nelle risaie, dove il silenzio è interrotto solamente da anziani cinesi che si offrono di ospitarvi sulle loro barche e, appena scoperto che siete italiani, vi distruggono i timpani con una versione molto cinese di O sole mio.


Con la forza di volontà e la curiosità vi potrete spingere fino alle montagne gialle, le mitiche Huangshan, picchi di oltre 1800 mt che offrono un unico rifugio e infiniti scalini scolpiti nella pietra (avvertenza: mai guardare di sotto) che hanno ispirato i creatori di Avatar e permettono di vedere una delle albe più suggestive al mondo. E’ un popolo curioso, quello cinese. Davanti alla natura smettono di essere la personificazione del caos e si ammutoliscono. Vi assicuro che è un evento raro!


Insomma, siamo sempre abituati a pensare alla Cina come inquinamento e cemento, ma non è solo così, anzi.


Lasciano senza fiato i boschi e la vastità delle pianure che ho scoperto, guida in mano, prendendo treni e pullman pieni storie e di odori.


Bisogna “lasciarsi andare” in Cina, mettersi realmente alla prova. Perché non è facile avere a che fare con un popolo il cui galateo è totalmente diverso dal nostro: i cinesi sputano per terra e ruttano senza problemi (“non bisogna mai tenere nulla di cattivo nel corpo”), mangiano rumorosamente (“è segno di apprezzamento del cibo”), si accalcano in metropolitana e tanti altri particolari che solo stando un attimo fermi in mezzo ad una piazza si possono notare. 

E così, mi sono liberata da un sacco di pregiudizi: ad esempio ho smesso di chiedermi cosa sto mangiando e ho imparato ad affidarmi solamente al mio palato. Così ho assaggiato i migliori ravioli e le migliori zuppe ad Hangzhou.
Ho fatto il bis di cibo uiguro facendomi sgridare dalla cuoca che non voleva essere fotografata (mi ha spiegato il perché ma non ho capito molto), mi sono fatta insegnare come sbucciare il frutto del drago a Nanchino e ho fatto colazione con il pane ripieno di carne o verdure facendo la fila con una ventina di bambini che attendevano pazientemente il loro “spuntino” prima di entrare a scuola.
Consiglio poi vivamente i baozhi di Shanghai, il rischio di ustionarsi è altissimo ma appena si morde l’involucro la bocca viene inondata di un brodo speziato che è veramente eccezionale.



Insomma. Se c’è una cosa che si impara quando si viaggia per piacere o per lavoro, ma soprattutto per piacere, in Cina è che questo paese è il polo opposto dell’esperienza umana. Le altre civiltà o sono troppo simili a quella europea o sono troppo vicine, per creare un contrasto così totale e così originale come quello che nasce quando si entra nel Regno di mezzo.

La mia avventura cinese si è conclusa dopo due mesi ricchissimi di emozioni, di storie e di volti. Il viaggio “della vita” o uno dei tanti viaggi. Sicuramente il più completo.






Una Piemontese cittadina del mondo. Questa è la definizione principale che do di me stessa. 
Appassionata del buon cibo, dell’arte e dello sport, sono le restanti.
Insomma non sto mai ferma.
Dopo la lettura di quello che è tutt’ora il mio libro preferito, Mondoviaterra di

E. Cattaneo, ho maturato la convinzione che il mondo sia troppo grande per vivere a lungo nello stesso posto, ecco perché sono una viaggiatrice indomita con un amore incondizionato per tutto ciò che è diverso, scomodo, e sopratutto per l’Asia.