venerdì 31 luglio 2015

Itinerario di 20 giorni in messico

A pochi giorni dalla partenza è finalmente pronto il mio itinerario di 3 settimane in Messico, principalmente alla scoperta di Chiapas e Yucatan con toccata e fuga a Città del Messico ed Oaxaca.

Come al solito la rete di blogger è stata molto utile per raccogliere informazioni recenti ed affidabili e per aiutarmi nella costruzione del complesso tetris senza mettere in piedi un tour de force di 20 giorni! Come al solito la mia anima di pianificatrice non ha lasciato molto spazio all'improvvisazione, almeno per quanto riguarda l'itinerario di massima. Le giornate invece non sono pianificate e devo dire che questo anno sono stata un po' più pigra del solito, leggendo ed informandomi poco... sarà forse colpa della proverbiale flemma messicana che mi ha contagiata ancora prima di partire?!


Un mezzo di trasporto nuovo, il bus, ci accompagnerà per le prime lunghe tappe che affronteremo in notturna. La classe Platinum della compagnia ADO, come dice Irene qui, dovrebbe consentirci di arrivare a destinazione abbastanza riposati. E' dotata infatti di poltrone completamente reclinabili, kit con mascherina, coperta e cuscino! Il freddo di cui ho letto un po' ovunque mi spaventa ma partirò con una bella tuta pesante ed il pile più pecoroso che ho! Abbiamo già prenotato tutte le tratte e visto che il pagamento ci dava sempre errore abbiamo scelto l'opzione "PAGO EN TAQUILLA", speriamo di non avere brutte sorprese!

Credits "Irene - www.viachesiva.it"

Come già detto ho prenotato tutti i pernotti (eccetto per i giorni che saremo in bus) scegliendo tra hostal, piccoli hotel e cabane sulla spiaggia. Ho scoperto con grande piacere che spenderemo circa 30€ in due a notte e dopo le "scoppole" prese in Namibia lo scorso anno ne sono davvero felice!

Il capitolo escursioni invece è un tasto un po' dolente. Non ho trovato grandi proposte navigando in rete, se non i pacchetti di agenzie internazionali che vendono escursioni in tutto il mondo. I prezzi dei tour, al contrario degli alberghi, sembrano molto elevati e per ora l'unico prenotato è quello alla Biosfera di Sian Ka’an Ancient Canal, una riserva faunistica dichiarata patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987.

A farla da padroni, nel nostro itinerario, saranno sicuramente i siti archeologici. La Ste qui li ha passati in rassegna e mi sono appuntata i suoi suggerimenti su dove prendere una guida e quanto tempo prevedere per ognuno. Inutile dire che mi sono fatta influenzare dal suo 10 per Palenque e nutro grandi aspettative da questo sito Maya immerso nella giungla.

Credits "La Ste - www.diquaedila.it"
Dopo sette giorni di viaggio ho previsto una tappa più rilassante sull'Oceano Pacifico. Influenzata dai bellissimi post di Martina ed Elena, ho snobbato Puerto Escondido o Acapulco a favore di un'isola molto poco turistica: Boca del Cielo dove dormiremo in una cabana sulla spiaggia e rimarremo un paio di giorni totalmente off line; dite che sentiremo la mancanza di Internet di fronte a questo tramonto?

Credits "Martina - www.pimpmytrip.it"

Sicuramente un altro tema importante del viaggio in Messico sarà il cibo: un po' per dovere istituzionale (ci chiamiamo Viaggi & Delizie, mica solo Viaggi), un po' per gola voglio assaggiare tutti i piatti che in Italia nei ristoranti messicani ci spacciano per tali. Spero che il jalapeno non sia onnipresente perché non ho un buonissimo rapporto con il piccante e spero di imparare a cucinare qualche piatto o se proprio non trovo nessuno disposto a svelarmi le sue ricette segrete, almeno il guacamole e il pico de gallo! Marika, con il suo post sulla cucina messicana mi ha fatto già sognare ad occhi aperti e non vedo l'ora di assaggiare le specialità meno note come la arrachera ed i tamales.

Credits "Marika - www.gate309.com"
La parte finale del nostro itinerario prevede due località molto turistiche: Tulum e Cancun. Probabilmente sono posti che io avrei scartato ma Alex reclamava un po' di relax in un posto da catalogo con il mare azzurro e la spiaggia bianca e dove ci fosse qualcosa da fare la sera. In entrambe le località ho evitato la zona "hotelera" caratterizzata da palazzoni ed hotel di tutte le catene più famose, assediate dal turismo americano. Ho scelto a Tulum una piccola cabana sulla spiaggia ed a Cancun un Bed and Breakfast a conduzione famigliare. Vedremo se avrò ancora energie per qualche serata di fiesta!

Per ora è tutto, seguiteci sulla pagina Facebook di Viaggi & Delizie per gli aggiornamenti on the road dal Messico e con l'hashtag #ViaggieDelizieMexico



mercoledì 29 luglio 2015

Dormire in... Basilicata

C'è un posto in Basilicata dove la luna va a far la nanna, si chiama Il rifugio della luna ed è un B&B vicino Satriano di Lucania.





Io sono arrivata di notte; lo spettacolo è stato emozionante, sotto un cielo pieno di stelle, le luci del paese in lontananza, il canto dei grilli, la tranquillità...






La struttura mette a disposizione due camere, due bagni esterni, una zona giorno con cucina attrezzata e, all'esterno, un forno a legna con un bellissimo pozzo.











A seconda delle esigenze potete affittare tutte le strutture per un totale di 6/7 posti letto oppure la stanza in modalità B&B.
Verrete accolti con gentilezza e cortesia dalla proprietaria, che vive tra Satriano e Firenze, con un particolare accento tosco-lucano.

La mattina sarete svegliati dal canto degli uccelli, affacciandovi potrete ammirare le orchidee spontanee e il bellissimo panorama, far colazione con i lamponi, annusare le rose o semplicemente rilassarvi godendovi la natura.











Mi raccomando, se decidete di andare tra marzo e aprile fate attenzione alla cassetta delle lettere: ogni anno una coppia di cinciallegre fa il nido proprio lì. Anche loro, come me, si sono innamorati del posto dove "si rifugia la luna" e ci tornano, come spero di fare io a breve.






Qui trovate suggerimenti su cosa vedere in zona.


Post scritto a seguito della partecipazione a #verdegusto: press tour alla scoperta del turismo rurale di qualità in Basilicata organizzato FullPress Agency e CSR MarmoMelandro.

martedì 28 luglio 2015

Melting Pot Food Tours in Los Angeles

My passion for the States is well known, as well as the passion for food and what is "local" in every town I visit.
This is why, when planning the trip to California, to Los Angeles, I decided to go off the beaten path and look for something special.

It 's true that many people, before I left, told me that 3 days in Los Angeles are more than enough, but since I have to experience myself and I always have to do something different than usual, I started looking for some food-tour that would allow me to learn about the culinary habits of LA.
In this way, I came across the site of two ladies in Los Angeles with a strong Italian origin: Diane and Lisa Scalia and their agency Melting Pot Food Tours.
The enthusiasm with which Lisa replied to my email, the kindness and attention with wich she contact me a few days before the arrival and also the day I arrived in town, literally fascinated me.
To tell the truth, I went with high expectations and I was not disappointed at all!


The Melting Pot Food Tours born thanks to the passion of these two sisters; a passion for food and for their city. Los Angeles is a multiethnic and multicultural city and this diversity is also found naturally in food and restaurants. The tours that are offered are different from each other but touch all aspects of this great metropolis: the Farmer's Market, which is increasingly besieged because it is definitely seen as a place to eat and buy genuine products, the Latin Quarter, that no doubt reflects the origins of the City of Angels; and again Pasadena, an old part of the city but very active and full of restaurants and cafes where you can taste different foods.


credits www.meltingpottours.com/

Lisa and Diane offered to choose among three tours and I went for the East LA Latin Flavours Tour to discover Latin cuisine that much influences the spirit and soul of Los Angeles and to find an area of ​​the city that few tourists have the pleasure to visit.
Right there I realized that the sentence heard from many friends before departure "Three days in Los Angeles is more than enough" is anything but true.
Believe me, in Los Angeles there is plenty to see; just rely on people who well know the city; competent, prepared people that not only make you go around the VIP villas (ok ... we'll talk about that, I fall in the trap too, of course!) is the best way to discover what is true, genuine and real.

Our guide on this tour is Nick, a classmate of Lisa, a sports journalist and PR expert, passionate about this project contacted the two sisters to offer himself as a guide.
Through his explanation you understand how well he knows this area of ​​the city and how he is linked to the traditions and Latin cuisine from around here.

We are a pretty diverse group: a young girl, a mother with her two grown up children [one of them celebrating the birthday that day!], a trio of friends and us. The atmosphere is friendly and relaxed; all are from LA but us and it's nice to discover how even the people here love to be a tourist in their own city.

As we walk through the streets rather busy around the Metro station "Indiana," Nick tells how here once there were only fields and vineyards and how the houses, still small and simple, are the same as 50 years ago at least. Here there are no skyscrapers or large shopping centers; it almost seems to be in a country  town instead of in a huge metropolis like Los Angeles!

We first visit Lucero's pastry and we taste the tres leches cake. Throughout the tour there are food tastings of typical dishes  ... better to be prepared because the portions are more than generous!
The cake is soft and moist at the right point, not too sweet; I admit that I would have expected something very sweet instead; this is a really great start.




Moving from place to place I reflect on the fact that, most likely, finding myself here on my own, it wouldn't be so spontaneous to enter the premises Nick is leading us in. Perhaps because they are not flashy or because those places are not advertising that much outside the delicacies that are served inside.

Liliana's Tamales, for example, is a low-rise building and almost anonymous, except for the beautiful yellow color of the facade. Once inside, though, when I realize that at 10 o'clock in the morning the place is already full of ppeople eating soups and tamales, I realize that, as Nick explains, is the best restaurant to eat tamales in East LA!




We too taste this delicacy. It is the first time I eat tamales and I like them a lot. For the ones not knowing [and I was among those before coming to Liliana's] the tamales are done with the outer leaves of corn, stuffed with meat and vegetables.




After the first two stages  we head into what seems to me "Mexico in Los Angeles." I've never been to Mexico before, but as soon as I step inside El Mercado I felt like transported into another place and in the middle of another culture. The colors and smells, the language and the faces of the people in every way show me what I could find in Mexico City rather than in Puebla.




Here in fact, the products come directly from Mexico and after freshened with a raspado de fruta [I taste the lime, beautiful fresh and thirst-quenching], we prepare to try another Mexican specialty: the Mole, a sauce made of peppers that can be more or less spicy and be flavored in different ways. We taste it on a tortilla with chicken meat.





We leave the market in the heat of late morning and continue our walk until the tortilla factory La Gloria. Here they produce thousands of tortillas a day and sell for 1 $ 28 the three dozen. The community here supports local producers which is why you do not see around popular fast food as any other district of the city and throughout the United States.




After tasting a super guacamole and seeing tortillas shoot out from the machines at a high speed, we reach the metro station. The tour continues in another area of LA, a couple of metro stops away. The chill of the subway carriages there makes me want to go out again in the sunshine. Here we are in Mariachi Plaza. Right here you can still breathe the air of the Latin city. And when you come across the street in a real Mariachi man you can be really impressed!




This area is very characteristic, starting with the little square just outside the metro station: local Mexican restaurants, shops with clothes and accessories for mariachi and men sitting under the trees in the shade chatting or playing games. And this relaxed atmosphere of Latin America is what I like to experience during holidays, not the frantic and stressful sprawling metropolis.




Nick here has a nice surprise for us: we go to Birreria Don Boni where we are served tortillas, meat goat stew, fresh coriander, chopped onion and lime and we learn how to make our tortillas and enjoy it all sitting together at the table. It is 11 a.m. but the place is already very crowded; even here there are people eating at any time.




In the next stop, at "Un Solo Sol", we taste a small tortilla stuffed with mozzarella and tomato. Delicate and very tasty, it seems rather a small snack, but at this point, after all  we have already eaten, we begin to meditate to skip dinner ... these dishes are delicious and with a taste here and there we can fill up our stomach pretty quick!




We continue to the last stop of the tour, but first we are attracted by a special shop, a tailoring shop for Mariachi, Boyle Heights Tailor. This tailoring, managed by the man everyone calls "el maestro" from 1984, is one of the best-known here at Mariachi Plaza, especially for its "policy" for sale; as you can well imagine the mariachis early in their career, not yet known , do not have an unlimited supply of money and a very good suit quite expensive; this is when Mr. Tello, the owner, prepares a dress for the mariachi and sells it in installments, so that everyone can have a dress of incomparable beauty and they can break through in their careers.






The owner, with a very shy smile, after having seen us browse through clothes hanging, tells us to follow him in the back of the shop where other gentlemen cut, sew and ironed clothes under his careful supervision.
This is a part of the tour that makes things taste far more "real" and more traditional yet; this, despite not being a 'food' part makes us get more in touch with the soul of Latin Los Angeles.

The tour ends with a cold chocolate drink and a cake, even this one not too sweet, at Primera Taza, a bar taken over by a university professor who tells how his students often stop here for a coffee and a chat.




Also here we find a glimpse of daily life that reflects the real culture of California, the most authentic one, linked to the traditions of the first inhabitants of the City of Angels.


To see some more pictures of the tour, peek Viaggi & Delizie Facebook page

I would like to thank Lisa and Diana Scalise for the wonderful opportunity they offered us and for making us understanding that the passion for their city and the willingness to show it to local and foreigners can do great things.

lunedì 27 luglio 2015

Melting Pot Food Tours: alla scoperta della Los Angeles culinaria

La mia passione per gli USA è risaputa, così come la passione per il cibo e ciò che c'è di "local" in ogni destinazione che visito.
Ecco allora che pianificando il viaggio in California, a Los Angeles, ho deciso di uscire un po' dai soliti schemi.

E' vero che molte persone, prima che partissi, mi hanno detto che in 3 giorni Los Angeles si vede tutta ed è persino tanto, ma proprio perché io devo sempre toccare con mano e devo sempre fare qualcosa di diverso dal solito, mi sono lanciata alla ricerca di qualche food-tour che mi permettesse di conoscere le abitudini culinarie di LA.
In questo modo mi sono imbattuta nel sito di due signore di Los Angeles con una spiccata origine italiana: Diane e Lisa Scalia e la loro agenzia Melting Pot Food Tours.
L'entusiasmo con cui Lisa ha risposto alla mia mail di contatto, la gentilezza e l'attenzione che ha avuto contattandomi a pochi giorni dall'arrivo e anche il giorno prima quando già ero in città mi ha letteralmente affascinata.
Devo dire la verità, sono partita con grandi aspettative, e non ne sono rimasta affatto delusa!




La Melting Pot Food Tours nasce dalla passione di queste due sorelle per il cibo e per la loro città. Los Angeles è una città multietnica e multiculturale e questa diversità si ritrova ovviamente anche nel cibo e nei locali di aggregazione. I tour che vengono offerti sono diversi tra loro ma toccano un po' tutti gli aspetti di questa grande metropoli: dal Farmer Market, che sempre più è preso d'assalto perché è sicuramente visto come un luogo dove mangiare ed acquistare prodotti sani e genuini, al quartiere latino, quello che rispecchia senza dubbio le origini della Città degli Angeli; e poi ancora Pasadena, una zona vecchia della città ma molto attiva e ricca di ristoranti e localini in cui gustare i cibi più diversi.

Diane e Lisa mi hanno proposto tutti e tre i tour e io ho deciso di scegliere il East LA Latin Flavours Tour per ritrovare la cucina latina che tanto influenza lo spirito e l'anima di Los Angeles e per scoprire una zona della città che pochi turisti hanno il piacere e l'ardore di visitare.
Proprio lì mi sono resa conto che la frase sentita da molti amici prima della partenza "Tre giorni a Los Angeles sono più che sufficienti" è tutt'altro che vera. 
Credetemi, a Los Angeles c'è tantissimo da vedere e affidarsi a persone che conoscono bene la città, competenti, preparate e che non solo ti fanno fare il giro delle ville dei VIP (ok...di questo ne riparleremo, ci sono cascata anche io, ovviamente!) è il modo migliore di scoprire cose vere, genuine e reali.

La nostra guida in questo tour però è Nick, un compagno di scuola di Lisa, giornalista sportivo ed esperto di PR che, appassionatosi a questo progetto ha contattato le due sorelle per proporsi come guida.
Dai suoi racconti si capisce quanto bene conosca questa zona della città e di quanto sia legato alle tradizioni e alla cucina latina di queste parti.

Siamo un bel gruppetto eterogeneo: una giovane ragazza, una mamma con i suoi due figli grandi [e il figlio festeggia il compleanno proprio quel giorno!], un terzetto di amiche e noi. L'atmosfera è da subito amichevole e rilassata; tutti sono di LA tranne noi ed è piacevole scoprire come anche qui la gente ami essere turista nella propria città.

Mentre camminiamo tra le vie piuttosto trafficate attorno alla stazione della Metro "Indiana", Nick ci racconta di come lì una volta ci fossero solo prati e vigne e di come le case, ancora basse e spartane, siano le stesse di 50 anni fa almeno. Qui non ci sono grattacieli o grandi centri commerciali; sembra quasi di essere in un paese non in una metropoli enorme come Los Angeles!




Visitiamo la pasticceria Lucero's e assaggiamo come prima cosa il "tres leches cake". Durante tutto il food tour ci sono assaggi di piatti tipici e particolari...meglio essere preparati perché le porzioni sono sempre piuttosto abbondanti!
La torta è soffice e umida al punto giusto, nemmeno troppo dolce; ammetto che mi sarei aspettata qualcosa di più stucchevole invece è un ottimo inizio davvero.




Spostandoci da un locale all'altro rifletto sul fatto che, molto probabilmente, trovandomi qui per conto mio, non mi verrebbe così spontaneo entrare nei locali in cui Nick ci accompagna. Forse perché non sono luoghi appariscenti o che pubblicizzano dall'esterno le prelibatezze che vengono servite all'interno.

Liliana's Tamales, ad esempio, è in un edificio basso e quasi anonimo, non fosse per  il bel colore giallo della facciata. Una volta entrata, però, quando mi rendo conto che alle 10 del mattino il locale è già pieno di avventori che mangiano zuppe e tamales, realizzo che, come ci spiega Nick, è il miglior ristorante dove mangiare tamales a East LA!




Anche noi assaggiamo questa leccornia; è la prima volta che mangio un tamales e se è vero che la prima volta non si scorda mai non vedo l'ora di assaggiarlo ancora e ancora. Per chi non lo sapesse [e io ero tra quelli prima di entrare da Liliana's] il tamales è fatto con le foglie esterne delle pannocchie di granoturco ripiene di carne e verdure.




Dopo le prime due tappe "mangerecce" ci dirigiamo in quello che a me pare "il Messico a Los Angeles". Non sono mai stata in Messico prima d'ora, ma non appena metto piede dentro El Mercado mi pare di essere catapultata in un altro luogo e in mezzo ad altra cultura. I colori e gli odori, la lingua e i visi delle persone sono in tutto e per tutto quelle che potrei trovare a Città del Messico piuttosto che a Puebla.




Qui infatti i prodotti arrivano direttamente dal Messico e dopo esserci rinfrescati con un raspado de fruta [io assaggio quello al lime, bello fresco e dissetante], ci apprestiamo ad assaggiare un'altra specialità messicana: il Mole, una salsa a base di peperone che può essere più o meno piccante ed essere aromatizzata in diversi modi. Noi la assaggiamo su una tortilla con carne di pollo.




Usciamo dal mercato nel caldo di fine mattina e continuiamo la nostra passeggiata fino alla fabbrica di tortillas La Gloria. qui vengono prodotte migliaia di tortillas al giorno e si vendono a 1$28 le tre dozzine. La comunità qui supporta i produttori locali ecco perchè non si vedono in giro le catene dei ristoranti e dei fast food che spopolano in ogni altro quartiere e in tutti gli Stati Uniti.





Dopo aver assaggiato un super guacamole ed aver visto le macchine sparare tortillas come se non ci fosse un domani, ci avviamo verso la  metropolitana; il tour prosegue in un'altra zona di LA, ad un paio di fermate di metro di distanza. Il gelo delle carrozze condizionate della metropolitana ci fa venir voglia di uscire nuovamente sotto il sole; eccoci a Mariachi Plaza. Proprio qui si respira ancora di più l'aria latina della città. E quando ci si imbatte per strada in un vero Mariachi non si può che andare in visibilio!




Questa zona è davvero caratteristica, ad iniziare dalla piazzetta che si trova appena fuori dalla stazione della metro: locali di cucina messicana, negozi con vestiti ed accessori per mariachi e uomini seduti sotto gli alberi all'ombra a chiacchierare o a giocare a giochi da tavolo. E' questa l'atmosfera rilassata dell'america latina, quella che mi piace ritrovare durante le vacanze, non quella frenetica e stressante della metropoli tentacolare.




Nick ha qui in serbo per noi una bella sorpresa: ci dirigiamo verso il locale di Don Boni dove ci vengono servite delle tortillas, della carne di capra stufata, del coriandolo fresco e del lime; eccoci pronti a comporre la nostra tortilla e a gustarla seduti tutti insieme a tavola. Sono le 11 ma il locale è già molto affollato; anche qui c'è gente che mangia a tutte le ore.




Nella tappa successiva, da "Un Solo Sol", gustiamo una piccola tortilla ripiena di mozzarella e pomodoro. Delicata e molto gustosa sembra piuttosto un piccolo snack, ma a questo punto, dopo tutto ciò che abbiamo già mangiato, iniziamo a meditare di saltare la cena... questi piatti sono deliziosi e con un assaggio qua e uno là ci si riempie velocemente lo stomaco!




Proseguiamo verso l'ultima tappa, ma prima veniamo attratti da un negozio speciale: una sartoria per Mariachi, Boyle Heights Tailor. Questa sartoria, gestita da colui che tutti chiamano "el maestro" dal 1984, è una delle più conosciute qui a Mariachi Plaza, soprattutto per la sua "politica" di vendita: come si può ben immaginare i mariachi ad inizio carriera, non ancora famosi, non hanno disponibilità di denaro illimitata e un abito su misura di un certo tipo è piuttosto costoso; ecco allora che il signor Tello, il proprietario, prepara un abito da mariachi e lo vende a rate, in modo che tutti possano possedere un vestito di ineguagliabile bellezza e possano sfondare nella loro carriera.




E' lui che, con un sorriso molto timido, dopo averci visto curiosare tra gli abiti appesi, ci fa segno di seguirlo nel retro bottega dove altri signori tagliano, cuciono e stirano i vestiti sotto la sua attenta supervisione.
Questa è una parte del tour che rende le cose assaggiate fino ad ora più "reali" e più tradizionali ancora; questa, pur non essendo una parte "food", ci fa entrare più in contatto con l'anima latina di Los Angeles.




Il tour termina con una cioccolata fredda e un dolce, anche questo non troppo dolce, presso Primera Taza, un bar preso in gestione da un professore universitario che ci racconta di come i suoi studenti spesso passino a trovarlo per fare due chiacchiere.




Anche qui uno spaccato di vita quotidiana che riflette la cultura "calda" della California, di quella California più autentica e legata alle tradizioni dei primi abitanti della Città degli Angeli.


Per vedere qualche foto del tour in più, sbirciate sulla pagina Facebook di Viaggi&Delizie

Ringrazio Lisa e Diana Scalise per la bellissima opportunità che ci hanno offerto e per averci fatto capire che la passione per la propria città e la voglia di mostrarla ai locali e agli stranieri riesce a fare grandi cose.