venerdì 30 ottobre 2015

Sciacca: una passeggiata alla scoperta della cittadina termale affacciata sul mare

È la mia terza volta a Sciacca, cittadina a strapiombo sul mare, in provincia di Agrigento, ed ogni volta scopro qualcosa di nuovo di questa sorprendente città.
La cordialità dei suoi abitanti per me viene al primo posto tra le sue caratteristiche; poi è una città turistica, portuale, di mare, delle ceramiche, del Carnevale, delle terme, ricca di Chiese, Palazzi, Mura, monumenti...


Anche questa volta, al mio arrivo, mi sorprende il bel mare disteso, tranquillo, di un azzurro che si confonde con il cielo e in lontananza non lascia il segno tra l'uno e l'altro.
Ci accoglie il nostro amico Luigi, il quale, ogni volta che visitiamo questa parte della Sicilia non ci lascia mai soli: ci fa da cicerone e fa il padrone di casa dappertutto. Grazie Luigi! riusciremo mai a invitarti qualche volta anche noi?

Ci accoglie il signor Curreri proprietario del B&B Villa Margherita (dove alloggiamo durante il nostro soggiorno) con la moglie; persone speciali che prevengono ogni tuo desiderio e ti ricevono come un familiare nella loro stupenda struttura  che si affaccia direttamente sul mare e dalla quale si gode una vista imperdibile sul porto da un lato, sulla ex tonnara e su Capo S.Marco dall'altra.



Dicevo, Sciacca città turistica e monumentale, eh sì! perché la parte mediana, borghese e commerciale è ricca di monumenti legati al periodo rinascimentale, normanno e barocco; qui ogni civiltà che è passata ha lasciato un segno.
La parte bassa invece comprende il porto e le case dei pescatori, le grotte di lavorazione del pesce; la parte alta, invece,fatta di cortili e scalinate rappresenta molto bene la dominazione normanna a est ed il quartiere ebraico a ovest.




Fondata nel VII sec a.C. dai Greci, che per primi riconobbero le proprietà terapeutiche delle sue acque termali, passò poi sotto la dominazione romana e divenne il "granaio" d'Italia. Grande importanza assunsero i caricatori ossia i magazzini scavati nella roccia in prossimità del mare, dove veniva stipato il grano attraverso aperture situate, a monte dei magazzini, sulle stradine della città. 
Il grano da questi partiva, caricato sulle navi mercantili, alla volta di tutta Italia. Gli arabi, nel sec.IX, continuarono a servirsi dei "caricatori" e a trasportare il grano sulle navi in partenza dal porto di Sciacca.
















Sotto il dominio normanno, nel sec.XI, la città regalata da Ruggiero I alla figlia Giulietta fu consacrata a Santa Maria Maddalena e arricchita di chiese e monasteri. Tra le innumerevoli chiese, palazzi, mura porte e bastioni ho visitato la Basilica di Maria Santissima del Soccorso del XII sec.; la Chiesa del Carmine (la prima Chiesa costruita a Sciacca ) a tre navate; il Palazzo Steripinto, unico palazzo che conserva intatta la facciata bugnata; la Porta Palermo con le porte originarie di legno ed i chiodi di ferro battuto; il Collegio dei Gesuiti , oggi sede del Palazzo Comunale, maestoso edificio del seicento. Avrei voluto visitare molte altre chiese e palazzi ma sono consapevole che in così pochi giorni non si può vedere tutto di questa città ricca d'arte.





In una mia visita precedente a questa avevo visitato il "Castello incantato"; non lasciamoci ingannare dal termine, non si tratta di un vero castello in muratura né di torri o merletti, ma è un semplice appezzamento di terreno sulla collina di Sciacca, affacciata sul mare, dove seguendo un percorso si trovano, appoggiate sui muretti che lo delimitano, delle pietre scolpite e raffiguranti visi d'uomo. Filippo Bentivegna ne è l'autore. 




Dopo essere stato colpito alla testa, negli Stati Uniti, pare che il Bentivegna sia tornato nella sua terra natale, a Sciacca appunto, e isolatosi iniziò a dissodare i suoi terreni scolpendo e facendo di ogni pietra che toglieva alla terra una testa, un viso, dei volti trasferendo in questi i suoi incubi.

Sciacca è anche città di mare, ecco quindi il suo bel porto. Oggi l'economia prevalente è quella data da circa 500 natanti che escono la notte, vanno a pesca, per rientrare l'indomani con il pesce fresco. Ho assistito al rientro di alcuni pescherecci e al trasbordo delle cassette del pescato ai furgoncini, ai camion che, fatto il carico di pesce azzurro, di pesce spada, di tonni, di gamberetti sono pronti alla distribuzione verso le pescherie e i ristoranti locali ma anche di ogni parte d'Italia.
Non tutto il pesce pescato, tuttavia, prende il via; una parte viene lavorato dalle circa 50 aziende con circa 2000 addetti ubicate nei macasena ossia magazzini di una volta, scavati in grotte nella roccia; la lavorazione principale è quella "sotto sale" delle sarde e delle acciughe, a seguire la lavorazione dei filetti in olio extra vergine di oliva e di semi o aromatizzati alle erbe. Ormai da anni sono consumatrice di questi prodotti e vi assicuro che non potrei più fare a meno della loro bontà!




Oltre all'economia di mare non è da tralasciare l'economia di terra, infatti i terreni agricoli adiacenti alla bella cittadina siciliana sono fertili  e con il clima buono contribuiscono all'allevamento di parecchie colture quali oliveti, agrumeti e vigneti, questi riconosciuti di DOC




Visitando Sciacca, troviamo molte botteghe di ceramisti, infatti fin dal 1200 qui vi furono scuole e botteghe di ceramica. Nelle vetrine delle botteghe e sulle facciate sono esposti piatti, vasi, anfore, magneti, piastrelle, prodotti di alto livello artistico perché Sciacca è conosciuta in Italia e all'estero come città della ceramica.





Anche il "Carnevale" di questa città fa eco! Si racconta che lo stesso termine"carnevale" derivi dal fatto che si volesse festeggiare prima di entrare in quaresima e non mangiare più la carne (carne levari). Oggi si festeggia quando arriva al porto la maschera saccense di Peppe Nappa: questa è portata in giro per la città preceduta da un asino con appesa al collo una grossa chiave simbolo dell' " apertura" del Carnevale di Sciacca.

Come città termale, ho trovato delle belle strutture ma la maggior parte non sono funzionanti. Fino a non molto tempo fa Sciacca era considerato un importante centro termale, a partire dalla parte alta, il Monte San Calogero, con le sue famose "Stufe Vaporose ", com'anche nello stabilimento sito sulla Rupe di Cammordino con le acque curative sulfuree e la fangoterapia.

Forse non tornerò a Sciacca per le terme ma sicuramente tornerò per gli amici e per tutto quello che di bello questa città può offrire!

mercoledì 28 ottobre 2015

#storiebuonedlavila: a Villastellone per promuovere il piacere della lettura e il gusto per il cibo

“Un amico sostiene che se basta un litro di vino rosso, con 100 grammi di agguerrito etanolo, per sbaragliare l’armata dei 25 miliardi di neuroni del cervello, allora l’ubriacatura ha qualcosa di eroico ed è una prodezza da spartani. Magari le cifre non sono esatte, ma il concetto è chiaro”. 
Il brano tratto dall’Acino fuggente, cronaca di un viaggio on the road di due amici amanti della letteratura e del buon vino, è una delle letture proposte da PerfectBook, a #storiebuonedlavila a Villastellone. Perfect Book è una community di lettori ed è il primo motore di ricerca emozionale per libri, una ricerca basata sulla descrizione di noi stessi, dei nostri interessi e stati d’animo, per trovare il libro perfetto, insomma quello adatto a noi.













#Storiebuonedlavila è un'idea interessante, nata dalla collaborazione tra il Comune di VillastelloneProloco Villastellone e Associazione dei commercianti Com.Pr.A.Vill, una cena per promuovere il piacere di belle letture sul cibo e il gusto per i piatti realizzati dalla Chef Claudia Fraschini con i prodotti del territorio.  Alcune parole di Claudia riassumono bene lo spirito della serata Un susseguirsi di uomini e donne, produttori appassionati, che offrivano all'altare dei fornelli le loro leccornie, affidandole a me affinché le trasformassi…….perchè proprio a Villastellone ci sono risorse incredibili, prodotti fantastici che devono essere conosciuti... le patate e i formaggi e tutto il resto sono spettacolari, ma c'è molto di più ...umanità, gusto e passione” .

Un'introduzione letteraria precede le varie portate, "annaffiate" da Langhe Arneis DOC Ansem VinoNebbiolo Langhe Vigna Granda Ghiomo e Erbaluce di Caluso Passito Azienda Vitivinicola Giacometto.


Ecco i coloratissimi antipasti: tonno di gallina mantecato con verdure e sformato caldo di broccoli con salsa di acciughe.








Per i primi la scelta cade su un prodotto tipico di Villastellone, la patata. Il terreno di Villastellone è infatti particolarmente adatto per questa coltivazione. Scenografico il piatto di gnocchetti viola con crema di zucchini e suoi fiori, realizzati con la patata della varietà Vitellotte Noire, particolare perchè non perde il colore durante la cottura. Con la patata viola si produce anche la grappa.. la troviamo nel risotto con polline e formaggio svolgimento.



Il formaggio di nome svolgimento non è l’unico prodotto della Cascina Fontanacervo. La cascina produce infatti formaggi freschi come primo sale, tomini e robiola e formaggi più stagionati come tome e paglierine, tutti rigorosamente realizzati in cascina, partendo dai semi del foraggio con il quale si nutrono gli animali. Ecco una presentazione di "croste fiorite" di cascina, in abbinamento al miele di apicoltura biologica Il Miele della Vita: dai racconti del proprietario Michele traspare la profonda la passione e la conoscenza  per la produzione realizzata con metodi naturali.
Anche il secondo di carne è realizzato con prodotti a chilometro zero: tagliata di fassona con peperonata leggera e purea di zucca.



Si finisce in dolcezza con il gelato prodotto da Cascina Roseleto gelateria contadina e con la pasticceria artigianale e il caffè offerti dal Caffè Lombinouna micro torrefazione artigianale di caffè verdi raccolti a mano con il metodo a drupa matura, una tostatura che garantisce l'assenza di tossine.




Una bella serata, un connubio perfetto tra cultura e il cibo ... perchè, come scrive Will Tuttle, autore del best seller "Cibo per la pace",  il cibo è il legame più intimo e significativo con l'ordine naturale e con la nostra eredità culturale. 

Post scritto a seguito della partecipazione a "Storiebuonedlavila" ospiti del Comune di Villastellone. Un grazie particolare a Sara Bauducco.


sabato 24 ottobre 2015

Expo2015: quando tutto si misura in coda ai padiglioni

Sta iniziando l'ultima settimana di Expo2015. Come da calendario, chiuderà i battenti sabato 31 ottobre.
Sembra ieri che è iniziato e siamo già alla fine.
Qualcuno non vede l'ora, perché posso ben capire che, per chi ci trascorre le sue giornate lavorando, le ore possano essere talvolta pesanti.
Molti invece vorrebbero che l'evento non terminasse con il mese di ottobre, alcuni quasi quasi sperano in una proroga dell'ultimo minuto, tante sono le persone che avrebbero voluto visitarlo, ma che per un motivo o per l'altro non ce l'hanno fatta...
In effetti una semi-proroga c'è: Padiglione Zero, Palazzo Italia e l'Albero della Vita rimarranno a disposizione dei visitatori anche oltre il termine del 31 ottobre.




In queste ultime settimane Expo2015 è stato spesso paragonato ad una infinita coda: attese agli ingressi, attese eterne ai padiglioni, serpentine di visitatori che si formavano su Cardo e Decumano e gente spesso spaventata da queste scene quasi apocalittiche. I Tg e i giornali riportavano queste notizie regolarmente, quasi come se fosse lo scoop del momento.

Io ho visitato Expo2015 la prima volta a maggio, due settimane dopo l'apertura. Lo ammetto, non era ancora completamente terminato, non tutti i padiglioni erano attivi al 100% ma di code quasi nemmeno l'ombra. Dico quasi perché per entrare al padiglione della Germania ho atteso una quarantina di minuti, mentre per visitare Palazzo Italia ho aspettato un po' più di un'ora. Nulla, in confronto alle recenti code di 8 ore per il padiglione del Giappone o alle 3 ore per quello degli Emirati Arabi.

Ora, a sentire di queste code interminabili, una domanda mi sorge spontanea: o vivi vicino a Expo2015 e quindi hai tempo di dedicare una giornata soltanto al Giappone perché sai che ci tornerai altre decine di volte per gli altri padiglioni e magari hai anche acquistato il biglietto stagionale che ti consente di entrare quante volte vuoi, oppure sei un masochista filo nipponico per il quale non vedere il padiglione del Giappone significa fare harakiri o lanciarti dal pirellone come un kamikaze. Permettetelo, qualche problemino, se vi siete fatti 8 ore per un padiglione, lo avete...

L'ultima mia visita risale a metà settembre. 
Ero tornata a luglio per un evento nel cluster del cioccolato grazie a Turismo Torino, in cui si presentavano i cioccolatieri torinesi e la storia del cioccolato che è così importante per la mia città. 
Ebbene, il mese scorso mi sono decisamente spaventata per il numero di persone che affollavano Expo2015.
Ho partecipato a uno dei Social Media Day organizzati dal social media team di Expo2015 e pertanto ho avuto il privilegio di entrare all'area con il pass Media. Ma mentre ero in coda al padiglione del Qatar ho sentito alcune persone accanto a me dire che si erano messe in fila ai cancelli dell'ingresso alle 9 ed erano riuscite ad entrare solo alle 10,50: tutto ciò ha dell'incredibile, davvero!

Tornando alla mia visita di settembre, ho avuto l'opportunità di visitare due padiglioni che non ero riuscita a vedere a maggio: quello della Spagna e quello del Regno Unito.
Ammettiamolo, il fatto di poterli visitare con una guida ha un valore aggiunto notevole. Purtroppo non è sempre possibile e in questo modo non tutti riescono a cogliere l'essenza del messaggio dei vari padiglioni.

Nel padiglione spagnolo abbiamo avuto la fortuna di intrattenerci con alcuni rappresentanti della Castilla y Leon, dato che ogni settimana si alternavano le varie regioni. Abbiamo assaggiato alcuni vini della zona guidati da un giovanissimo quanto intraprendente chef: David Lopez.




Successivamente ci siamo accodati ai visitatori per entrare nell'area del padiglione: le valigie e gli aerei posti all'ingresso hanno subito attirato la mia attenzione [da buona viaggiatrice] e il nostro cicerone ci ha spiegato che erano lì a significare il viaggio ed il percorso che la Spagna dedica al cibo, ai prodotti locali [che ben sono rappresentati all'interno] e agli chef.
Ho qui scoperto che la Spagna è il più grande produttore europeo di Olio d'oliva, che il DNA del pomodoro è un'innumerevole serie di A G e T e che numerosi chef spagnoli hanno reinterpretato le ricette tradizionali aggiungendo un tocco di modernità.




La visita al padiglione del Regno Unito, però, è quella che ho prediletto. Intanto l'accento molto british del nostro accompagnatore è stata la porta d'ingresso verso la Gran Bretagna, un tuffo nella cultura, nella lingua e nella tradizione [anche a tavola].
Finalmente ho potuto comprendere la struttura del padiglione: creata come se fosse un alveare, con il rumore delle api in un vero alveare in Gran Bretagna che si percepisce costantemente. Durante tutta la visita si è accompagnati dal "buzz" delle api e ogni volta che un'ape entra nell'alveare un sensore la intercetta e trasmette il segnale a Expo2015 facendo accendere una delle centinaia lampadine poste sulla struttura. Purtroppo con una bella giornata di sole non è così facile ed immediato accorgersi delle lampadine, ma all'imbrunire e soprattutto la sera pare essere davvero spettacolare.




Al padiglione UK ci hanno coccolati: abbiamo preso il tè del pomeriggio, nel classico stile british con panini salati, dolci e scones; dopo di che siamo scesi nella sala degustazione e abbiamo fatto un viaggio alla scoperta delle birre.
Inutile sottolineare la varietà di birre del Regno Unito. E' però stato molto interessante poter chiacchierare con i produttori e sentir raccontare dei gusti, dei profumi e delle miscele proprio da chi quelle birre le crea.





Un ultimo suggerimento, allora: non lasciatevi spaventare dalle code ai padiglioni. Se ancora non siete andati a Expo2015 ritagliatevi una giornata in questa ultima settimana e andateci. Magari scegliete quei padiglioni che non hanno coda, perché tutti quanti, a mio modesto parere, meritano una visita.

Se poi volete un consiglio su dove mangiare o per una pausa tra un padiglione e l'altro, io vi dico di assaggiare una pizza napoletana verace da Ecco Pasta e Pizza, partner del Padiglione Italia. 
Lo so bene che con tutte le cucine del mondo a disposizione uno voglia provare qualche gusto e qualche piatto particolare, ma la pizza come la fanno a Napoli si trova solo lì ... anche in questo caso è provare un piatto tipico cucinato in modo perfetto, con ingredienti rigorosamente locali!





venerdì 23 ottobre 2015

Val Grana: il Consorzio dello Zafferano




A Caraglio, cittadina porta della Val Grana, domenica scorsa presso il Filatoio, è stato presentato il neonato "Consorzio del Sofran" (zafferano). Zafferano che con altri prodotti come il Castelmagno (formaggio prodotto solo in Val Grana), la patata e l'aglio , fa "ricca" la Valle. 
Ricca non solo nel senso economico ma soprattutto di tradizioni, di unioni, di lavoro per i giovani.





La storia racconta che già nel Medioevo lo zafferano veniva coltivato sulle colline del Marchesato di Saluzzo, che si estendeva fin anche a Caraglio, ma l'esperienza più recente è di una decina di anni fa, intrapresa da Mauro che decide di coltivare alcuni bulbi di questa preziosa spezia nel suo orto. 
Mauro è soddisfatto della coltivazione, del raccolto e dell'utilizzo, e continua il suo progetto coinvolgendo anche alcuni giovani che lo imitano nella coltivazione dello zafferano consociandosi fino a creare il Consorzio dello Zafferano.






Ora, " le coltivazioni avvengono con antica manualità, senza uso di erbicidi e pesticidi [...] e godono di particolari condizioni  pedoclimatiche in terreni giovani e clima fresco con marcata escursione termica" , recita un cartoncino esposto sui banchi di vendita del prodotto.






Lo zafferano è una spezia ricca di sostanze preziose per il nostro organismo, sostanze che assunte con i nostri cibi contrastano l' invecchiamento, sono ottime antiossidanti, stimolano il metabolismo, favoriscono la digestione, depurano il sangue, apportano benefici ai disturbi respiratori e alle ulcere gastriche. L'estrazione di queste sostanze avviene in cucina, mettendo gli stimmi in acqua calda o brodo o latte per 40/60 minuti e quando il liquido si colora di giallo intenso è pronto per essere aggiunto al cibo in preparazione.

Ecco quindi che molti cuochi lo utilizzano in svariate ricette, il risotto alla milanese ad esempio ma non solo, sfruttando tutte le sue proprietà per la delizia dell'occhio e del palato.


mercoledì 21 ottobre 2015

Mangiare a Roma





Questo lo slogan di un nuovo locale appena inaugurato a Roma, la zona è Piazza Bologna, ma le tre vetrine su strada che si aprono su lo shop dove acquistare sandwich, bagel, salse, insalate e dolci, vi faranno sentire a Londra.

All'interno troverete la mascotte del locale, Susy, che vi guiderà nell'area dedicata ai pranzi e le cene o, se preferite un momento di relax, nell'area riservata agli aperitivi.






L'idea è di Alessandro Maggiore, giovane Chef con esperienze all'estero che, tornando in Italia, ha voluto omaggiare le nonne, sia quella Italiana che quella Irlandese cercando di unire le due cucine, con una particolare attenzione ai prodotti stagionali e con lo slogan ''tutto quello che possiamo fare a mano lo facciamo''.
Infatti nel locale troverete un menù che varia a seconda della stagionalità da abbinare ai classici Burger di carne o pesce, alle costolette affumicate con legno di ciliegio, al salmone affumicato con melo, alle patate fritte e ai vari tipi di pop corn tutto rigorosamente fatto in casa, pane compreso; ed anche per i vegani: come dice Alessandro, diamo la stessa importanza, o meglio lo stesso peso al broccolo e al pollo.



Gli ordini vengono presi al tavolo; vi daranno un simpatico dispositivo che vibra e si illumina quando sarà pronto e potrete ritirarlo direttamente al bancone di fronte alla cucina, che oltretutto è a vista (adoro i ristoranti con le cucine a vista, mi immagino sempre a girare tra quei fornelli).





Da bere vi consiglio il Margarita frozen, rivisitazione di un classico e cocktail simbolo del locale, io ho provato violetta e mora, molto carino e dal sapore delicato.

 , 



Ma ci sono anche birre artigianali, tra le quali la Punto G che viene consigliata con i dolci. 
Purtroppo su quest'ultimo argomento (dolci e birre) non posso pronunciarmi, ma i commenti delle persone che erano con me sono stati entusiasti. 
Voi che dite, dalle foto si intuisce la bontà?





Ringrazio FullTravel per avermi dato l'opportunità di partecipare all'inaugurazione.