lunedì 30 novembre 2015

Dormire in Val Tidone: Podere Casale

Arriviamo a Podere Casale, a Vicobarone di Ziano Piacentino, in Val Tidone, a metà mattinata e rimaniamo subito colpiti dalla bella struttura: edificio imponente ed elegante, ristrutturata senza togliere nulla al contenuto storico.
Ci ricevono gli attuali proprietari, la signora Rigamonti ed il figlio Nicolas, milanesi ma ormai da parecchi anni, per parte dell'anno, cittadini di questa bella parte d'Italia: la Val Tidone.




Sbrigate le presentazioni e le pratiche di accoglienza, veniamo accompagnati alla nostra camera che, sorpresa, è una bellissima suite, composta da ingresso/soggiorno, cucina, bagno e camera. Il tutto arredato con gusto: mobili rustici, muri con pietre a vista, soffitti in legno, caminetto in soggiorno ed un balcone che si protende sulla valle e dal quale si gode una vista magnifica, fatta di campanili e una distesa infinita di vigne che ormai cambiano colore e sono inondate da una luce delicata di sole e di foschia.
Questo è un luogo da relax, qui ci si può svuotare di tutto lo stress accumulato in città, qui si vive a contatto diretto con la natura!





Raggiungiamo gli altri  nel giardino circostante gli edifici che compongono il Podere Casale e Nicolas ci racconta che gli edifici, ora ristrutturati, furono un tempo fortilizio abitato dai marchesi Malvicini Fontana, per lungo tempo feudatari a Vicobarone (dal 1408 al 1718 cita una targa posta sulla parete esterna della Torre). 


Ora l'unica parte rimasta a testimonianza di quel tempo è proprio la Torre; gli altri edifici hanno subito delle trasformazioni e là dove allora c'erano le scuderie ora vi sono le camere e gli appartamenti per gli ospiti. Nell'edificio più a monte, oltre agli uffici, vi sono le cucine; ma attira la nostra attenzione la grande sala, dove fa bella mostra un magnifico camino impreziosito dallo stemma dei Marchesi Malvicini Fontana, adibita a conferenze, a mostre d'arte, a degustazioni e colazioni.





Il giardino, curato molto bene e personalmente dalla proprietaria, è tutto un tripudio di colori, sebbene la stagione sia ormai passata!
Interessante è l'angolo  della piscina; peccato che ormai non è più tempo di bagni, ma subito pensiamo al piacere di una vacanza tra natura, tranquillità e benessere di un bel tuffo in quello specchio d'acqua





Dalla piscina ci affacciamo sulla distesa di vigne che circonda il Podere Casale e scende fino al fondovalle in un'alternanza di colori stupendi. 
Qui Nicolas ci parla del lavoro in vigna, del sistema di allevamento delle viti fino alla raccolta delle uve da portare in cantina. La Cantina è alle nostre spalle e racchiude tutto il sistema di lavorazione dell'uva fino a far riposare il vino nelle grandi botti di acciaio.






È veramente un bel vivere in questa oasi di pace, e poiché siamo curiosi chiediamo alla signora Daniela chi sono i clienti che sanno approfittare della loro confortevole struttura. La signora ci risponde che sono tante le persone, le famiglie, le coppie, alla ricerca di luoghi tranquilli come questo ed i loro ospiti arrivano un po' dappertutto: sono stranieri (inglesi, americani, francesi ma anche svizzeri e belgi), ma soprattutto italiani provenienti dal milanese, torinese, dal Veneto, dal Lazio, e da altre regioni italiane.
Gli ospiti possono anche programmare visite nei dintorni ricchi di arte e di storia, seguendo i preziosi suggerimenti della famiglia Rigamonti.

La notte al Podere Casale trascorre in un baleno, così silenziosa, così naturale con la luna che illumina le punte dei campanili e delle torri sparsi nella valle, che subito è mattina ed è ora di fare colazione. Colazione che è un evento: le marmellate, le torte, la frutta fresca, lo yogurt, i dolcetti tipici e naturalmente latte, caffè, the... 






Le torte e le marmellate, preparate rigorosamente in casa dalla signora Daniela, squisite, si fanno mangiare anche quando non si ha fame! Tutto questo è certamente un buon inizio di giornata, una bomba di energia per affrontare al meglio i vari percorsi che si prospettano: sia per visitare le varie cantine, sia per scoprire i siti storici quali castelli o ville  della Val Tidone sia per vivere tranquillamente passeggiando nel giardino o leggendo un bel libro a bordo piscina.
Non tralasciate di regalarvi una vacanza rigenerante a Podere Casale e culturale in Val Tidone ricordando che la struttura è aperta dal mese di marzo al mese di ottobre.

Post scritto a seguito della partecipazione a #ValTidoneTour organizzato da Podere Casale

venerdì 27 novembre 2015

GARDA CON GUSTO - Carne salada in festa

"Qualunque forestiero condurrà Bestie da Carne da qualunque luogo e condizione si siino ....e se vorrà passare fuori dal distretto di Trento, sii obbligatolo o ammazzare la quinta parte di dette Bestie... (cit. Aldo Bertoluzza 'Casa e cucina in otto secoli di Principato')" 

Così il Principato Vescovile, sfruttando il fatto di essere in un territorio di passaggio tra nord Europa e Mediterraneo, si era garantito un approvvigionamento di carne, principalmente di manzo.
Ma bisognava trovare un modo per conservarla, non potevano certo mangiarla tutta! Così nasce la carne salada.

Le prime ricette trovate sono datate tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400, è un piatto tipico dell'alto Garda e quest'anno ha ottenuto il riconoscimento De.Co., Denominazione di Origine Comunale, marchio che mette in risalto i prodotti tipici del territorio.





Per festeggiare questo riconoscimento e promuovere la carne salada al di fuori dei confini regionali, InGarda Trentino a deciso di creare un evento eno-gastronomico: GARDA CON GUSTO - Carne Salada in festa.

All'interno del Palameeting di Riva del Garda tra il 23 e il 25 Ottobre scorso, ogni produttore proponeva, nella casetta pensata per l'evento, delle degustazioni di carne salada con vini del territorio... ed io sono andata ad assaggiare qualcosa di tipico per voi!




Ho iniziato con un trittico proposto dalla Macelleria CIS: si va dal classico (carne salada ripiena di ricotta aromatizzata alla cannella e limone, su letto di finocchi conditi con un'emulsione di noci, olio e porro), all'innovazione (fagottino di carne salada ripieno di crema di fagioli, porro, trentingrana e pepe, accompagnato da crema di zucca e fili di porro fritto) passando per la tradizione (cannoli di carne salda ripieni di mollica di pane amalgamata con luganega trentina, trentingrana e uova, cotto in forno e servito su purea di fagioli), il tutto utilizzando l'olio del frantoio OlioCRU e accompagnato dai vini delle cantine Pisoni. 








Proseguendo, nella casetta gestita dalla macelleria Bertoldi, insieme alla classica carne salada e fasòi, c'era una tartare di carne salada su crema di burrata e crocchette di fagioli borlotti; questa volta ho optato per un vino rosso come accompagnamento. Mentre aspettavo la cottura mi è stata anche offerta una fettina condita solo con olio e vi assicuro che già così era buonissima.






Nella casetta gestita dalla Coop Alto Garda, sono stati coinvolti, nella preparazione dei piatti e nel servizio, i ragazzi dell'istituto alberghiero di Varone,; iniziativa lodevole, per loro è stato importante poter mettere in pratica quello che hanno studiato e iniziare ad interagire con il cliente.
Hanno proposto un tomino di carne salada cotta, con funghi su un letto di carne cruda, accompagnata da una zuppa con all'interno carne salada servita in un panino, in foto potete vedere anche la versione per me glutenfree, hanno pensato proprio a tutto!





In programma, però, non c'erano solo squisite degustazioni, ma la possibilità di acquistare, oltre la carne salada, prodotti tipici locali. 
Io ho preso la farina di mais per la polenta e quella di grano saraceno del Molino Pellegrini, ho fatto incetta primo perché a macinazione esclusiva, quindi garantito senza glutine, poi perché la lavorazione è ancora quella tradizionale del 1903.

Sono, inoltre, stati organizzati dei laboratori da Accademia d’Impresa – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Trento, all'interno della manifestazione, io ho partecipato a due.
Nel primo: La giusta scelta: gusto e salute nell’alimentazione quotidiana”, la Dott.ssa Patrizia Rita Di Gregorio ci ha illustrato i valori nutrizionali della carne salada e spiegato il corretto abbinamento per bilanciare l'alto contenuto di sodio e rispettare i 5 colori delle verdure per assumere le proporzioni giuste di vitamine e sali minerali. Il tutto condito, per ridurre il colesterolo cattivo, con olio extravergine 46° parallelo, un olio particolare, in quanto prodotto ad una latitudine insolita, appunto il 46° parallelo, e messo in un'ampollina di plastica, per mantenere intatto sapore e proprietà. Non ci dimentichiamo poi un bicchiere di vino rosso antiossidante e fonte di fosforo, potassio e magnesio!






Nel secondo: “SalSada” ho imparato ad abbinare salse all'apparenza insolite, con cotture diverse di carne salada, il tutto completato da 4 vini del territorio che esaltavano a volte il gusto della carne, altre la salsa e in alcuni casi rendevano l'accoppiamento qualcosa di completamente diverso.
Abbiamo sperimentato! E vi posso garantire che è stato molto interessante. Anche qui sono stati coinvolti i ragazzi dell'alberghiero, con la supervisione dello chef Marcello Franceschini; non ho avuto modo di mangiare Al forte alto, il ristorante dove crea le sue specialità, ma farò di tutto per andare, per la location molto particolare, ma soprattutto perché da quel poco che ho assaggiato, la sua cucina è particolarmente attenta ad esaltare il prodotti del territorio, e noi di Viaggi&Delizie amiamo molto questo aspetto.







Tra una degustazione e l'altra, un laboratorio e l'altro sono riuscita a conoscere due dei miei chef preferiti: Cristian Bertol e Simone Ruggiati
Nei corsi di cucina fatti a Roma, mi è stato insegnato che cucinare è condividere ed io aggiungerei che cucinare è un po' anche voler bene; per me ogni piatto è diverso, anche se in realtà è lo stesso; ogni volta dice qualcosa di quello che sono in quel momento a chi lo sta mangiando, per questo adoro l'attenzione particolare che hanno entrambi nel trasmettere, con semplicità, la passione per il proprio lavoro e le conoscenze, e lo fanno in modo semplice, gentile, ironico con quel bel sorriso che caratterizza entrambi. 
Cristian più schietto e scherzoso, ma con quella calma che caratterizza le persone del nord; Simone  molto più dinamico, non si è fermato un attimo, un po' "caciarone" si direbbe a Roma; classico Toscano aggiungerei io.
Ma di questi incontri vi parlerò prossimamente! Per ora vi posso dire che l'evento, per essere alla data 0, mi è sembrato ben organizzato e soprattutto ben riuscito. Il prossimo anno ''voci di corridoio'' lo collocano in una location più grande e più tipica di Riva del Garda; quale sarà? Io un'idea ce l'avrei....

Credits: Garda - Trentino

Qui trovate consigli su cosa fare nel Garda Trentino,  e dove dormire a Riva del Garda 
Se invece siete amanti dello sport, sia di acqua che di terra, vi consiglio di leggere il racconto di Alex, in cui racconta l'esperienza in bicicletta, sulla via ferrata o sulla barca a vela: mi sono stancata solo a vedere le foto, ma si sa, io non sono amante degli sport faticosi!


Post scritto a seguito della partecipazione a #Carnesalada in festa: evento eno-gastronomico organizzato da GardaTrentino.

mercoledì 25 novembre 2015

Prima volta a Goteborg: dove andare?

Ogni volta che visito una nuovo luogo, sia esso una grande città o un paesino, cerco di scoprire il più possibile in termini di storia, arte e cultura. Spesso viaggio per lavoro ed anche in queste occasioni cerco sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per fare la turista.
A volte però non è così facile conciliare gli orari, in quanto nel tardo pomeriggio alcuni musei o attrazioni possono essere chiusi e anche i tour organizzati sono fuori tempo limite.
Come in altre città, anche con Goteborg non ho fatto eccezioni; mi sono recata spesso qui per turismo, per lavoro e ci ho addirittura abitato per alcuni mesi. Ecco quindi che ho stilato una lista di “must see” anche per chi visita la città una volta sola e non vuole perdersi i punti di riferimento.
  
Kungsportavenyn è una delle strade più conosciute della città, dai turisti e dai visitatori, ma frequentata anche dai locali. Qui vicino ci sono parecchi degli hotel più conosciuti e dato che sulla Avenyn (come viene familiarmente chiamata) i ristoranti e i bar sono numerosi, è solitamente presa d’assalto nelle ore serali, per un aperitivo o per la cena. Gli abitanti di Goteborg la ritengono però un po' più cara rispetto ad altre zone della città, e soprattutto molto turistica.



La via collega due delle piazze importanti di Goteborg: Götaplatsen, di fronte al Museo d’Arte nella quale si trovano lo Stadsteatern e la statua del Poseidon, simbolo della città e Kungsportplatsen una piazza allungata e pedonale con alcuni negozi, ristoranti e pub, da cui parte una galleria, lungo Fredsgatan: una via quasi interamente coperta e costeggiata da numerosi negozi di moda e una galleria di negozi di alto livello, Nordiska Kompaniet (NK).

Dall’altro lato della Avenyn rispetto a Kungsportplatzen si trova Kungstorget con il mercato coperto più famoso di Goteborg: Saluhallen.
Dentro questo mercato troverete circa una quarantina di negozi e diversi posti dove mangiare. Qui lo shopping è interamente legato al cibo: pane fresco, biscotti, spezie, carne, formaggi… Io, ogni volta che riesco ad andarci, mi diverto a scegliere un piatto e mangiarlo comodamente seduta nelle aree dedicate alla ristorazione. Purtroppo chiude piuttosto presto la sera e il sabato è aperto solamente al mattino. 

Alla fine della galleria di negozi che parte da Kungsportplatzen, si arriva a Brunnsparken, un piccolo parco con qualche albero e qualche panchina, attraversato da un canale, che è uno dei cuori pulsanti della città. Quasi tutte le linee di tram e autobus passano da qui ed il via vai di gente è sempre impressionante. Attraversando i ponticelli che attraversano il canale, si giunge in un'altra zona dello shopping: Nordstan, uno dei più grandi centri commerciali scandinavi situati in centro città.



Gustav Adolf Torg è un'altra delle piazze famose di Goteborg, quella centrale, dove ha sede il Palazzo della Borsa e quello del Municipio.
In questa piazza c’è la famosa statua del re di Svezia Gustavo Adolfo II, il fondatore della città. La statua lo rappresenta nell’atto di indicare un punto preciso sul pavimento: il punto esatto in cui nacque Goteborg.



Poco oltre, verso il Gota älv (il canale) si trova anche lo Stadsmuseum, il museo della città, che racconta la storia di Goteborg dall’epoca vichinga alla fondazione della città moderna e fino alle navigazioni mercantili verso le indie ed all’industrializzazione.


Dietro questo museo non potete perdervi la Kronhuset (casa della corona). Questo edificio non è adibito ad abitazione ed è il più antico di Goteborg (metà del 1600) ed è composto da diversi capannoni che un tempo erano sede di numerose botteghe artigiane e piccoli negozi. Se capitate qui nel periodo natalizio, non perdetevi il Christmas Market che si tiene al suo interno!

Tornando verso Brunnsparken e attraversandolo, si giunge a Drottingstorget, la piazza antistante la Stazione Centrale. 
L’edificio della stazione è  ben conservato e curato soprattutto internamente. Una cosa dei paesi nordici che mi stupisce sempre è la bellezza delle stazioni ferroviarie, lussuose e pulite quasi da assomigliare a hall di hotel.
Su questa piazza si affacciano alcuni edifici storici della città: l’Hotel Eggers, uno dei tre hotel storici della Svezia ancora operanti;  l’Hotel Post, il vecchio edificio della posta centrale oggi convertito in albergo.


Un’altra zona della città, raggiungibile da Brunnsparken o Drottingtorget via tram e che non può non far parte dell’itinerario alla scoperta di Goteborg, è Haga,la parte più vecchia con le case degli operai e con le piazze e le grandi vie alberate.

Järntorget è la piazza principale; la traduzione letterale è Piazza di Ferro, a testimoniare l’origine operaia della zona. 
Questa zona è molto importante a livello storico, per il fatto che è da sempre il ritrovo della classe operaia, e da qui partono i cortei del 1 maggio. Il quartiere di Haga ha rischiato di essere raso al suolo per farspazio a nuove abitazioni moderne agli inizi degli anni 80, ma gode ora di nuova vita con le case in legno e mattoni riportate agli antichi splendori.



Poco distante da qui c’è un edificio che amo particolarmente per la struttura e per il "contenuto": la Feskekörka (letteralmente Chiesa del pesce). E’ uno dei principali mercati di pesce della città, un edificio a forma di chiesa in stile gotico, voluto dall’architetto von Gegerfelt che l’ha progettato e fatto costruire verso la fine del 1800. All’interno del mercato (durante l’estate anche nei dehor all'esterno), è possibile pranzare con piatti a base di pesce comprati direttamente dai commercianti.


  
Da Järntorget parte una grande via costeggiata da negozi e ristoranti, Linnégatan, tra le più famose e frequentate dagli abitanti di Goteborg. Qui c'è l'imbarazzo della scelta per un caffè o per cenare e i prezzi sono più contenuti. Il quartiere che parte da Linnégatan e si estende verso la collina è uno tra i più eleganti e quotati della città. Nascosta tra gli alti palazzi svetta la Oscar Fredrik Kyrka, in stile neogotico, eretta negli anni 90 del 1800, in cui ogni 13 dicembre si tiene un meraviglioso concerto di Santa Lucia.







martedì 17 novembre 2015

Dormire nel Monferrato: Villa Fiorita, Asti

Villa Fiorita è una residenza situata nel cuore del Monferrato, a Castello di Annone, a pochi chilometri da Asti, immersa in un paesaggio collinare che, in questi giorni autunnali di sole, ti accoglie con la bellezza delle infinite sfumature di colore dei filari delle sue vigne che, dall’alto, dominano la Valle del Tanaro. 



Villa Fiorita è conosciuta soprattutto per essere un’azienda vitivinicola.
Attualmente appartiene alla famiglia Rondolino, che l'ha ristrutturata tra il 1985 e il 1990, ma risale al primo ottocento, quando le famiglie nobili piemontesi costruivano le loro dimore sui migliori versanti e vinificavano legando i loro prodotti al nome della famiglia.  I suoi 12 ettari di vigneti si trovano infatti su una collina soleggiata che domina la valle e qui si producono uve Barbera DOCG, Grignolino, Freisa e Pinot nero DOC, Chardonnay e Sauvignon DOC. L’azienda dispone di cantine nuove e storiche, dove alcuni vini si nobilitano in vecchie barriques, che possono essere visitate su prenotazione. 

La sua spettacolare posizione la rende inoltre un luogo ideale per un soggiorno tra le colline del Monferrato, insieme alle Langhe-Roero dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che offrono itinerari naturalistici, percorsi alla scoperta di città d’arte e della ricca enogastronomia.
La villa ottocentesca offre ospitalità in 3 appartamenti, dotati di zona cucina, con un totale di 7 camere tutte con bagno privato.  



Gli interni sono arredati con cura ed eleganza. Ampi spazi all'aperto circondano la villa, piante secolari e angoli di verde con vista sulle colline.





















Recentemente la famiglia proprietaria ha deciso di mettere a disposizione la villa per la realizzazione matrimoni, per i quali rappresenta una location perfetta, e per l'organizzazione di mostre ed eventi. Ed è proprio qui che abbiamo partecipato all'evento #beautywedding a Villa Fiorita che, grazie a Dea Terra Italia e alla "slow beauty", ci ha fatto assaporare alcuni prodotti tipici del Piemonte in modo insolito...


La filosofia che sta alla base della "slow beauty" prende spunto dal concetto di "slow food", con il quale si intende promuovere il giusto valore del cibo, la ricerca dei migliori ingredienti, il rispetto della biodiversità e la sostenibilità ambientale. La linea che divide l'uso di un prodotto utilizzato come ingrediente di cucina, da un prodotto per l'estetica, è sottile e consente di applicare lo stesso concetto alla cosmetica, dove l'attenzione per i "cibi buoni" diventa rispetto per il benessere del corpo e della mente.  

La scelta dell’azienda è quella di privilegiare il made in Italy, i valori locali e tipici del territorio, con l’obbiettivo di promuovere un messaggio di naturalità: tutti i prodotti sono infatti privi di parabeni, petrolati e oli minerali, quindi completamente naturali, realizzati secondo le più moderne tecniche cosmetologiche. Ecco quindi come il tartufo d’Alba, oltre a gratificare i palati più esigenti, diventa l’ingrediente di prodotti di cosmesi, grazie alle proprietà rigeneranti e schiarenti dell'estratto di questo prodotto. E’ vero, il tartufo d’Alba non fa immediatamente pensare  ad una crema e ci si aspetta un profumo troppo persistente…. Noi abbiamo “testato” il trattamento per il viso: profumo delicato,  sensazione di benessere e pelle rigenerata! 



Credits: Fiera Internazionale del Tartufo 

C'è molto del nostro Piemonte nei prodotti di Dea Terra Italia: oltre al tartufo, semi delle migliori uve e nocciole. 

Ma c'è anche molta Italia: agrumi di Sicilia, mandorle d'Avola, zafferano dell'Abruzzo, lavanda e basilico della Liguria, per dirla con le parole di Dea Terra Italia "un viaggio da nord a sud terminato nei laboratori cosmetologici più avanzati, con un bottino di ingredienti tipicamente italiani", un'esperienza cosmetica ideata, progettata e realizzata con una filiera tutta italiana.  


Post scritto a seguito della partecipazione all'evento "beautyandwedding" a Villa Fiorita


domenica 15 novembre 2015

A Douarnenez con l'ospite del mese

A una certa età, di solito intorno ai trent'anni, si cominciano a stilare i primi bilanci e a compilare le liste di cose assolutamente da fare nella propria vitaTra di esse – ormai ne sono certo – andrebbe inserita anche “mangiare le sardine a Douarnenez”. Lo so, lo so… scritta così, sembra un’esperienza fin troppo banale. Tuttavia, vi offrirò una presentazione di questo paese della Bretagna meridionale, confidando che possa attrarre voi, così come ha conquistato me.

Intanto, raggiungere le località bretoni richiede un po’ di coordinamento tra i veloci TGV da Parigi e gli efficienti bus che vi porteranno alla destinazione finale prescelta, sempre che non vogliate noleggiare un’auto. 
Tra l’altro, la Ville Lumière è la meta aeroportuale prediletta da tutti gli italiani, nella quale si può anche pianificare una sosta di uno o due giorni per un teatro, un museo o quel ristorantino nel quale… beh, nella vostra precedente visita non avete fatto in tempo ad andare!

In Bretagna, la scelta tra le località da visitare è veramente ampia, così come pure le stagioni in cui farlo. Personalmente vi consiglio la fine dell’estate, verso settembre – avendo accolto il parere di Henri Queffélec, autore di Les Romans des iles, che descrive questo mese in Bretagna come spesso “risplendente” – quando la natura offre dei colori vivaci e si può ancora godere di giornate luminose e miti
Questa volta parleremo, appunto, di Douarnenez, pittoresco paese che dà il nome alla baia su cui si affaccia, nato come borgo di pescatori ed evolutosi a porto peschereccio sede delle connesse industrie lavoriere, ma affermatosi anche come rinomata località di villeggiatura, frequentata a partire dal 1860 da numerosi artisti e poeti, tra i quali è giusto ricordare almeno Jules Breton, Matisse e Max Jacob.







Il paese che conosciamo oggi – i cui abitanti sono chiamati affettuosamente Penn Sardin, testa di sardina – è il risultato dell’unione di quattro comuni limitrofi, avvenuta nel giugno 1945: Douarnenez, Ploaré, Pouldavid et Tréboul. 
Anticamente, era una delle località all'interno del golfo nei cui pressi i Romani avevano impiantato una rete di fabbriche di salatura del pesce e di produzione di garum, la celebre salsa a base di pesce fermentato, che si presume oggi di gusto simile al nuoc-mam vietnamita. 
Se si intraprende una passeggiata verso Est lungo la costa, è agevole giungere al villaggio di Plomarc’h, le cui tradizionali case in pietra – rimaste immutate da pressoché due secoli – un tempo ospitavano i pescatori locali, mentre oggi fanno parte di una fattoria diffusa, in cui gli animali allevati perpetuano le antiche razze bretoni. 
Proseguendo, si giunge al sito archeologico gallo-romano ben curato e ricco di pannelli esplicativi, sede di un laboratorio sin dal II-I Secolo a.C., poi riadattato ad altri usi nel corso del Medioevo. Un turista italiano, abituato a vestigia di ben altra imponenza, dovrebbe apprezzare soprattutto la cura che la municipalità ha dedicato all'allestimento del sito, nonché le emozionanti vedute che gli offre la passeggiata naturalistica, fino alla plage du Ris ma anche oltre. Volendo, infatti, esistono numerosi percorsi di trekking di varia difficoltà, sia lungo la costa che verso l’interno, oltre all’opportunità di praticare il birdwatching.







È proprio da Plomarc’h, poi, che parte Le chemin de la sardine, un percorso di un paio d’ore che ripercorre la storia del paese, seguendo sulle strade le placche in bronzo che raffigurano – ovviamente! – sardine, a cui si alternano pannelli con foto d’epoca e chiare descrizioni. 

Tornando verso il centro abitato, dunque, il primo quartiere che si incontra è Rosmeur, il vecchio porto ingrandito e migliorato a metà ‘800, quando la pesca intensiva delle sardine e la collegata industria conserviera moltiplicarono la popolazione locale, peggiorandone però le condizioni di vita e lavorative. Ancora oggi, si ricordano le lotte sindacali condotte agli inizi del XX Secolo, le quali portarono a notevoli conquiste, seguite purtroppo a breve distanza dalla penuria di sardine, che acuì la crisi del settore, definitivamente ridimensionatosi nel secondo dopoguerra. 
Oggi Rosmeur, che si affaccia sul moderno porto peschereccio, è un grazioso quartiere in cui è possibile mangiare in uno dei numerosi ristoranti, tra i quali vi segnalo tre scelte, altrettanto valide ma con budget e menu differenti. La più economica è la tipica Crêperie du Sallé, segnalata anche dal noto sito Routard; più elaborati i piatti del Quai 29, nel quale si può spaziare tra carne e pesce; tipico il ristorante Chez Fanch, nel quale dovrete necessariamente gustare le sardines grillées au barbecue, proprio quelle che ci hanno fatto giungere sin qui! Per dessert, ovviamente, una bella fetta di kouign amann, dolce tipico a base di burro che, gustato caldo, dà il meglio di sé.


Credits: www.cuisineactuelle.fr


Cretits lesmitrons.fr


Passando tra i vicoletti, le storiche abitazioni del XVIII-XIX Secolo e le monumentali chiese del centro, si attraversa la collina che separa Rosmeur da Port Rhu, il nuovo porto costruito nel XIX Secolo per le esigenze della pesca. Giunti alle banchine, davanti ad esse ci attendono i soli tre laboratori conservieri ancora attivi a Douarnenez (dei quali il Kerbriant è visitabile), accanto alla sede del Port-musée, strutturato in una sede a terra e numerosi battelli ormeggiati sul fiume Pouldavid, alcuni dei quali visitabili. L’esperienza offerta da questa struttura è molto stimolante, poiché vengono mostrati oggetti e battelli legati alla cultura marittima non solo bretone, alla pesca e al diporto, alla lavorazione del pesce, agli uomini e alle donne che hanno dedicato al mare la propria vita. Inoltre, il museo ospita costantemente mostre temporanee, allestite in ampi spazi e con dovizia di pannellature esplicative.














Da Port Rhu si vede L’île Tristan, un suggestivo sito naturale integralmente protetto, visitabile accompagnati da una guida e accessibile solo in particolari condizioni di bassa marea. 
Chi non è abituato all'escursione di marea, che in questa area è mediamente di circa sei metri, si stupirà delle enormi spiagge di un colore ed una consistenza caraibici, tra le quali le più suggestive sono la plage des Sables Blancs e St. Jean, sommerse dall'Oceano Atlantico ad intervalli di sei ore, lasciando comunque ai meno freddolosi l’opportunità di concedersi un bagno tonificante. 



Nel 2015, in particolare, Port Rhu ha ospitato la flotta dei Mini 6.50 partiti il 19 settembre per la regata Minitransat 2015. In pratica, si tratta di barche a vela di 6,5 metri, condotte in solitaria da skipper internazionali che, dopo una tappa alle Canarie, navigano in totale per 4mila miglia fino alla Guadalupa, al di là dell’Oceano. La cultura marinara francese è invidiabile: le classi delle scuole scelgono il proprio beniamino e ne seguono le vicende nautiche; i negozianti di Douarnenez hanno “adottato” un minista ciascuno, per farlo sentire a casa anche lontano dai propri cari.
In realtà ciò non ha nulla di eccezionale, per gli appassionati di sport nautici. È noto infatti come la Bretagna sia costellata di porti, in cui fanno base numerose flotte di imbarcazioni a vela di differenti tipologie, i cui equipaggi sono costantemente impegnati in allenamenti e regate, favoriti dalle particolari condizioni di navigazione offerte dal clima dell’Atlantico e dalle insidiose coste bretoni.












Attraversato Pouldavid si giunge così al porto di Tréboul, turistico e sportivo, ove si può approdare con la propria imbarcazione ovvero affittarne una, seguire i corsi di vela, kayak, windsurf o ancora partecipare alle escursioni in mare organizzate dai club locali.


Anche la visita dell’abitato di Tréboul si rivela interessante, è infatti nei suoi pressi che si trovano numerosi edifici d’epoca, tra cui la bella chiesa ed un percorso naturalistico che conduce alle due spiagge citate poco sopra, oltre ad un impianto termale vista mare. 
Non stupisce, dunque, che la zona abbia un’alta incidenza di seconde case, utilizzate soprattutto durante l’estate. Sicuramente è un luogo dove recarsi se non si vuole tirare tardi la sera, se la vostra passione è la natura e apprezzate decisamente i luoghi ordinati, a misura d’uomo (per dirne una: ci sono bagni pubblici gratuiti pressoché ovunque, puliti e ben tenuti) e dal fascino gotico. 

Un’ultima cosa: piuttosto che in un albergo, vi consiglierei di prenotare il vostro soggiorno presso una chambres d'hôtes (i nostri B&B) – tra le quali vi segnalo quella della famiglia Quemener, a Tréboul, ampia e con il mare a portata di vista – una scelta che vi consentirebbe di vivere un’atmosfera più familiare, facendovi sentire, in fin dei conti, un po’ un Penn Sardin.


Google Maps