giovedì 31 dicembre 2015

In Guadaloupe, dalla Manioca alla Cassave

La Manioca, tubero coltivato in buona parte delle aree tropicali e subtropicali, è uno dei prodotti che più mi ha affascinato e stupito visitando la Guadaloupe così come è  stato per i suoi particolarissimi animali.
Non tanto per la sua coltivazione, che spesso passa inosservata, tra le altre varietà di piante tropicali, ma piuttosto per la sua lavorazione.

Il tubero della Manioca di Guadaloupe
Il tubero della Manioca di Guadaloupe
La manioca, che viene chiamata anche yucca o tapioca o cassava, ha una polpa molto compatta e filamentosa. 
In questa piccola industria a cielo aperto, abbiamo visto la lavorazione della manioca dalla raccolta alla cottura.
Ecco quindi pronto uno snack buono per la merenda, ma che gli abitanti di Guadeloupe mangiano anche a colazione. E vi assicuro che tutte le famiglie lo consumano: proprio mentre eravamo in visita, parecchi avventori sono passati a fare acquisti per la giornata e per il giorno successivo.


In Guadaloupe questo tubero viene lavorato per diventare una sorta di crêpe che serve di accompagnamento al naturale oppure come dolce ripiena di cocco fresco grattugiato: la cassave.
E' proprio in questo ultimo modo che abbiamo imparato a cucinarla durante la nostra visita ad una Cassaverie di Petit Bourg.

I tuberi vengono inizialmente sbucciati e messi a bagno in acqua per evitare l'ossidazione. Dopo di che vengono grattugiati in una grossa macchina che contribuisce così a separare la parte più umida da quella più asciutta.
Grazie poi al passaggio in numerosi setacci, la farina di manioca viene divisa per dimensione e quella più sottile viene utilizzata come fecola. Quella più granulosa, invece, viene utilizzata per la preparazione della cassava.

Tuberi di Manioca a bagno

Setacciatura della manioca a Guadaloupe
Il fuoco viene acceso sotto grandi piastre di ghisa sulle quali queste crêpe speciali vengono cotte a mano, letteralmente. 
La procedura prevede di stendere un piccolo mucchietto di farina sulla piastra, allargarlo con la mano e dopo alcuni minuti in cui questo strato si asciuga e si lega, si aggiunge un composto di cocco grattugiato, rum e zucchero di canna, che verrà ricoperto nuovamente da uno strato di farina di manioca e girato per essere cotto sulla piastra anche dall'altro lato.

Cottura delle Cassave di Manioca

Farcitura delle Cassave con rhum, zucchero di canna e cocco
Ecco quindi pronto uno snack buono per la merenda, ma che gli abitanti di Guadeloupe mangiano anche a colazione. E vi assicuro che tutte le famiglie lo consumano: proprio mentre eravamo in visita, parechi avventori sono passati a fare acquisti per la giornata e per il giorno successivo.

mercoledì 23 dicembre 2015

Lubjana, magiche atmosfere natalizie

Lubjana è una città che durante il periodo natalizio si veste di mille luci e colori, che rivestono gli edifici del suo centro storico e i suoi ponti sulla Ljubljanica, il fiume che scorre nel centro della città, in un’atmosfera magica.






















Lubjana è sì la capitale della Slovenia ma, con i suoi soli 280.000 abitanti, è una città molto piacevole da scoprire a piedi, passeggiando lungo le rive del fiume e per il suo centro storico, impreziosito da edifici barocchi e liberty e dal  genio architettonico di Joze Plecnik, le cui opere sono considerate innovative ancora oggi. 
Nel periodo natalizio Lubjana ospita il mercatino di Natale, che si svolge lungo le sponde della Ljubljanica, tra le piazze Breg e Presernov, e tantissime manifestazioni culturali e musicali. Lubjana infatti è una città molto viva e creativa, grazie anche anche agli studenti della sua università che la rendono una città giovane (la media dell'età è poco più di 30 anni). Concerti, esibizioni di artisti di strada, sfilate e cortei dedicati ai bambini, come quella di Babbo Gelo, e naturalmente gli addobbi, tra i più belli di questa parte d'europa, dell'artista Zmago Modic, che rendono ogni angolo del centro di Lubjana una cartolina natalizia.  


























La vigilia di Capodanno invece si organizzano concerti in numerose piazze e, alle 24.00 , non si può mancare l'appuntamento in  Kongresni Trg, la piazza con vista sul Castello dove assistere allo spettacolo dei fuochi di artificio. 

Per chi non teme il freddo (le medie di fine 2014 oscillavano tra i -6 e -12 gradi), si può fare una sosta ai numerosi chioschi che propongono street food sloveno, principalmente piatti di carne grigliata e un'infinita varietà di salsicce. Ovviamente per riscaldarsi è d'obbligo bere il kuhano vino, il vin brulè locale, indispensabile per sopportare il freddo gelido.
Se poi volete far serata a oltranza, spostatevi nel quartiere di Metelkova (circa 15 minuti dal centro), un quartiere alternativo i cui edifici, vecchie caserme yugoslave, sono stati riqualificati in maniera creativa e decorati da artisti locali.  


Ma Lubjana è una piacevole scoperta anche quando le luci natalizie si spengono e il suo centro storico è inondato dai colori del giorno. Piazza Presernov è sicuramente il punto centrale della città. L’aspetto della piazza è dominato dalla facciata color rosa acceso della Chiesa dei Francescani, costruita a metà del 1600, e dalla scultura che raffigura il poeta sloveno France Preseren. 




A poca distanza, una delle principali attrazioni di Lubjana, il Tromostovje, il triplice ponte in pietra. Il ponte centrale risale al 1842, mentre i due camminamenti laterali furono aggiunti nel 1931 dall’architetto Joze Plecnik, che creò così un gioco di geometrie molto particolare.



E Lubjana di ponti ne ha tantissimi, tutti diversi. Riconoscibile dalle colonne è il Ponte dei Calzolai, chiamato così perché, al suo posto, già esisteva un vecchio ponte in legno che ospitava alcune botteghe di calzolai, mentre il Ponte dei Macellai, costruzione più moderna, è riconoscibile dai tanti lucchetti che lo decorano.  




Sormontato ai quattro lati da draghi alati in rame è invece il Ponte dei Draghi, inaugurato nel 1901, il primo in cemento armato di questa parte d’Europa. Per conoscere il perché dei draghi dobbiamo parlare di Giasone,  personaggio della mitologia greca e condottiero della spedizione compiuta dagli  Argonauti, a bordo della nave Argo, alla scoperta del vello d’oro, un mantello capace di guarire le ferite. Di ritorno dalla spedizione, la nave si trovò a dover risalire il Danubio e la la Sava fino a raggiungere la Ljubljanica, un suo piccolo affluente. Fu proprio mentre navigava sul fiume che attraversa Lubjana, che Giasone dovette combattere contro un mostro, determinato a ostruire il passaggio della nave degli Argonauti. Il mostro era il drago, ancora oggi il simbolo della città. 


Mestni trg (la Piazza Civica) è un altro angolo delizioso di Lubjana, circondata da eleganti palazzi, tra cui il Mestna hiša (Municipio), con la Torre dell'orologio e con la barocca Fontana dei Tre Fiumi Carniolani, di Francesco Robba, che si dice si sia ispirato alla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, a Piazza Navona. 
Dalla piazza, suggestivi vicoli si inoltrano fino alla Cattedrale di S.Nicola, dai decori barocchi, riconoscibile per la cupola verde  e,  tra caffè, negozi di tendenza e gallerie d'arte raggiungono la zona del mercato coperto di Plecnik, adagiato proprio sul lungofiume. 



Non potete lasciare Lubjana senza essere saliti al Castello, che la domina dall'alto. Fu interamente ricostruito nel 1960 su quelle che erano precedenti fortificazioni medievali, quindi poco rimane dei vecchi arredi. Oggi ospita eventi culturali, mostre ed esposizioni d'arte, manifestazioni.  




Al Castello è possibile salire con la funicolare (in estate c'è anche un trenino turistico) oppure percorrendo un sentiero non molto ripido... se però lo percorrete in inverno, dopo una nevicata, dovrete sicuramente fare un po' di pattinaggio, magari aiutati dal corrimano lungo il muro... faticoso ma divertente!! Ma la vista di Lubjana dall'alto merita sicuramente la fatica. 


Per altre informazioni sulla Slovenia, leggi anche:

lunedì 21 dicembre 2015

Scuola di cucina di Lella a Siena

Si avvicina il Natale, ed io inizio già a pensare a cosa potrò preparare per le feste; qualcosa che sia senza glutine e che possa mangiare anche io.
Fortunatamente a Febbraio ho frequentato un corso di cucina senese alla Scuola di cucina di Lella quindi per il dolce sono a posto: preparerò il Panforte Margherita.

Ma s’io vedessi qui l’anima trista 
di Guido o d’Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista.
(Dante XXX canto Inferno)


La Chef Lella Cesari Ciampoli, insegnante AICI (Associazione Insegnanti di Cucina Italiana) ha fondato proprio di fronte la Fontebranda citata da Dante, la prima scuola internazionale di cucina nel 1996.

I corsi sono aperti a principianti e professionisti, italiani e stranieri; si fanno corsi a tema, quelli in programma per Dicembre sono molto interessanti, si parla di piatti per il cenone o il pranzo di Natale e di un corso per un ultimo dell'anno tra bollicine e finger food. 
Non solo si impara a cucinare e gustare piatti tipici senesi e toscani, ma  anche la storia di ogni piatto, tutto accompagnato da del buon vino toscano.




Pronti a scoprire la cucina e gli insegnamenti di Lella? Allora prendete il vostro grembiule e iniziamo!






Per prima cosa ho imparato a fare la famosa Pappa al pomodoro, alimento della cucina contadina, fatto con pane raffermo di tipo toscano, aglio, olio evo, pomodori maturi, basilico, brodo di carne peperoncino sale e pepe, l'uso di un tegame di coccio; aggiungerei che ci vuole tanta pazienza visto che i tempi di cottura sono di un'ora abbondante. 
La variante estiva del piatto, servito freddo, prende il nome di Pappa marinata e comporta l'aggiunta di un uovo sbattuto e del parmigiano per renderla piatto unico.















Come primo piatto tipico senese ho preparato i Picci cavolo nero e salsiccia, ovviamente i Picci sono stati fatti a mano. Che bello tornare ad impastare come facevo un tempo con mia nonna; per fortuna non avevo dimenticato completamente come si fa, quindi non ho fatto brutta figura; grazie nonna!
Comunque tranquilli Lella ha una grande pazienza e professionalità, come ne hanno i suoi collaboratori.







































Veniamo quindi al panforte Margherita; ha origini Medievali, ma era molto diverso di sapore perché erano molto diversi gli ingredienti che si conoscevano all'epoca; si trattava di una focaccia fatta con farina, acqua, fichi, uva e miele, che dopo qualche giorno inacidiva, da qui il nome ''Panis fortis''..
Durante il periodo delle Crociate, dall'Oriente, i Senesi portarono le spezie, che divennero fondamentali in cucina oltre che per il loro sapore, per la proprietà di conservazione dei cibi.
Ma per il panforte come lo conosciamo adesso dobbiamo aspettare il 1879, anno in cui il Re Umberto e la Regina Margherita si recarono a Siena.
Fortunati questi reali, in onore dei quali sono state creati molti piatti ormai tipici e famosi della cucina italiana, e fortunati noi che ne possiamo godere oggi!

















Dopo tutto questo cucinare è ora di sedersi a tavola: bene, tutto è pronto, ora si mangia! Buon appetito!!!







Post scritto a seguito della partecipazione a #wesiena: educational per blogger e freelance alla scoperta di Siena organizzato dall’assessorato alle politiche per il turismo del Comune di Siena.

giovedì 17 dicembre 2015

Tulum: la riserva della biosfera di Sian Ka'an

Arrivati a Tulum dopo due intense settimane di viaggio in Messico avevamo solo voglia di riposare in spiaggia sorseggiando cocktail e addentando mango. 
Dall'Italia però avevamo prenotato una escursione nella Riserva della biosfera di Sian Ka'an, dichiarata patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987 e quindi abbiamo dovuto puntare la sveglia presto perché il minibus sarebbe passato a prenderci alla nostra cabana alle otto di mattina. 

La comunità maya di Chumpon e Muyil residente all'interno del parco offre la possibilità di visitare la biosfera di Sian Ka'an in modo eco-solidale, nel pieno rispetto dell'ecosistema e impiegando come personale solo membri della comunità stessa. L'obiettivo è quello di offrire esperienze autentiche e collaborare allo sviluppo della comunità

Oltre al tour nell'antico canale maya che abbiamo scelto noi ci sono diverse altre possibilità per visitare e conoscere questa riserva della biosfera: escursioni in bicicletta per esempio o snorkeling lungo la barriera corallina o ancora kayak o birdwatching. Oppure è possibile provare qui il Temazcal: un rito purificatorio simile ad una sauna ma molto più spirituale, in cui il vapore veniva prodotto utilizzando pietre vulcaniche scaldate ad altissime temperature, un tempo praticato in seguito al gioco della pelota o alle battaglie per ritemprare il corpo e lo spirito. 

Terminata la raccolta degli altri partecipanti al tour nei vari resort della zona hotelera di Tulum, l'autista ha imboccato la carretera per Boca Paila e ha poi puntato verso sud fino all'ingresso del parco, a Punta Allen, piccolo villaggio di pescatori posto su una sottilissima penisola affacciata da una parte sul Mar dei Caraibi e dall'altra sulla laguna. Col senno di poi soggiornare in questo paesino rilassato sarebbe stato perfetto

Riserva della biosfera, Biosfera di Sian Ka'an
Colazione Maya
Dopo aver incontrato la nostra guida, abbiamo fatto una inattesa quanto gradevole colazione maya al Visitor Center a base di nachos con due salse, una di avocado e una con carne. La guida ci spiega brevemente il programma del giorno, dedicato principalmente al relax... e con questo proposito ci riempie il frigo portatile di birre.

Una breve visita al museo della civiltà maya, e via verso il molo dove saliamo a bordo dell'imbarcazione che ci conduce nell'antico canale costruito oltre mille anni fa dai maya per mettere in comunicazione la laguna con il mare dei Caraibi. Sian Ka'an significa in lingua maya "Un regalo dal cielo" proprio per la moltitudine di specie animali e vegetali riscontrate da questa antica ma avanzatissima civiltà in questa area. E' proprio per questa incredibile biodiversità che l'Unesco ha inserito questa zona, costituita da paludi, terre, mare e barrriera corallina (la seconda più grande al mondo dopo quella Australiana) nei beni culturali e naturali da tutelare e tramandare alle generazioni future. 

La prima parte del canale, dragato con chissà quali strumenti dai maya, si apre in una fitta rete di mangrovie ed è costutito da acqua dolce.

L'antico canale nella Riserva della Biosfera di Sian Ka'an
L'antico canale nella Riserva della Biosfera di Sian Ka'an
Lentamente la vegetazione si dirada e raggiungiamo la prima laguna, Muyil Lagoon. Qui la nostra guida ci invita a sfilarci il giubbotto di salvataggio e ad indossarlo a mò di pannolino per tenerci a galla nell'acqua dolce e tiepida della laguna. 

Galleggiando nel canale della Biosfera di Sian Ka'an

E' così che percorriamo il secondo canale, quello che conduce alla Chunyaxche Lagoon, lasciandoci trasportare dalla corrente che a volte si fa più intensa e ci scaraventa contro le mangrovie nelle curve strette del canale. La sensazione è quella che si avrebbe in un parco acquatico con la differenza che qui ci sente davvero in sintonia con la natura.

Le lagune sono l'habitat ideale di oltre 326 specie di uccelli di cui molti migratori quali airone, ibis bianco e scuro, cormorano, cicogna americana,  pellicano, jabirù.


Avifauna della Riserva della Biosfera

Un altro famoso abitante della riserva della biosfera è il coccodrillo ma nonostante i ripetuti tentativi della guida di scovarlo nei posti più probabili all'ombra delle mangrovie non riusciamo a vederlo qui e ci dobbiamo accontentare di ricordare quello visto pochi giorni prima nel Cañon del Sumidero. Riusciamo invece, una volta raggiunto il mare aperto, a intravedere i nasi di un piccolo gruppo di lamantini, mammiferi anche chiamati mucche di mare in quanto erbivori di dimensioni non indifferenti.

Questo posto in cui la natura dà il massimo di sé doveva essere un posto particolare anche per i maya; un' antica porta infatti si staglia all'orizzonte tra le mangrovie, probabilmente un tempio dove le antiche popolazioni eseguivano riti prima di imbarcarsi per l'Oceano o si recavano a ringraziare gli dei appena arrivati dopo un lungo viaggio via mare.

Porta Maya

Continua il nostro programma di relax con un vero bagno su una spiaggia bianchissima ed un mare davvero caraibico che questo anno a Tulum, con il problema delle alghe, non ci siamo ancora goduti appieno. 

Spiaggia di Punta Allen

Dopo aver ammirato la natura in tutte le sue forme nella biosfera di Sian Ka'an è tempo di arricchire il nostro spirito visitando il più grande sito archeologico della riserva: Muyil

Piramide di Muyil
Muyil, paragonato agli altri siti visti in Messico, è piccolo e poco frequentato ma molto caratteristico. E' totalmente immerso nella foresta e attraverso il sentiero principale si possono vedere da vicino enormi termitari, liane e alberi di chicle dai quali già i Maya ricavavano la gomma da masticare che ancora oggi in Piemonte è proprio chiamata cicles.

Molte delle piramidi sono in cattivo stato, pressoché ridotte a cumuli di pietra. Qui abbiamo però il privilegio di assistere ai lavori di restauro da parte di una equipe di archeologi. Il capo cantiere ci spiega che viene utilizzata una tecnica di ricostruzione per deduzione, grossolanamente, se ci sono due pietre perfettamente allineate, si presuppone che queste costituissero un muro e quindi si andranno ad inserire le pietre mancanti utilizzando le pietre rinvenute nel sito. Questa spiegazione mi lascia un po' poco convinta e mi chiedo quante delle costruzioni che vediamo oggi rispecchiano la realtà di qualche millennio fa e quante invece sono frutto di deduzioni errate, dovute alla nostra mentalità attuale.