giovedì 4 agosto 2016

#ItaliainVino 7a tappa: Il primo piede in Monferrato

Parlare di vino in Piemonte è come parlare di Orologi in Svizzera, Sushi in Giappone o Renne in Lapponia. Ci sono così tanti produttori di vino e zone vinicole che spesso anche per chi è della zona può esserci confusione. Ma una confusione dettata soltanto dal fatto che i produttori sono innumerevoli e le aree di produzione così vaste che sebbene si viva a due ore di distanza in auto non si è mai stati in una determinata area.
Così è per me con il Monferrato.
Non sono mai stata nel Monferrato per cantine; nelle Lange e nel Roero sì; vuoi per una questione di vicinanza, vuoi per una questione di abitudine familiare e di conoscenza, ma spesso quando ci si deve muovere per andare a degustare ed acquistare vino piemontese (con amici stranieri o anche solo provenienti da altre parti d'Italia) si va nelle Langhe.




Grazie al weekend che Federica ed io abbiamo trascorso con Nightswapping a Castiglione Tinella (all'estremo confine delle Langhe), e grazie al suggerimento di Davide de La Sosta di Bacco ho avuto l'occasione di sconfinare in Monferrato e conoscere uno dei produttori di vino della zona. 
C'è da dire che anche in Monferrato ci sono diverse zone, pertanto non pretendo di aver esplorato il territorio con un produttore solo, anzi mi verrebbe da dire piuttosto che ho iniziato l'esplorazione di questa area che mi vedrà sicuramente tornare presto.

Abbiamo trascorso la domenica mattina dall'Azienda Vinicola Bussi Piero a Calosso, un paese conosciuto nella zona per i "crutin", ossia le cantine scavate nella terra, sotto le case.
Il signor Piero ci accoglie nel cortile di casa e ci accompagna su un terrazzo, da quale si gode una bella vista verso le colline circostanti, e inizia a raccontare. Non ci vuole fretta in questi casi; i racconti arrivano e ti investono, se poi a parlare è un uomo che lavora quelle terre da decenni e vive qui da sempre, il piacere di sentire la sua storia, la storia della terra che coltiva e le sue esperienze ed aspettative è semplicemente affascinante. Talmente affascinante che staresti delle ore lì, con lo sguardo che si perde verso l'orizzonte, che va oltre quelle colline calcaree, le marne bluastre, ricoperte di vigneti, ad ascoltare e pensare al prodotto per il quale il territorio di Calosso, che fa parte dei 52 comuni di produzione, è famoso: il vino Moscato, uno dei vini che "chi lo ama lo ama, chi non lo conosce non lo cerca" come dice il signor Piero.




Calosso fa parte del Monferrato, in quanto il torrente Tinella è stato definito quale confine ufficiale, benché quello geologico a ben vedere sia più legato alla Langa. Anche il terreno è molto simile, terra bianca e calcarea, che penalizzando la vegetazione della vite dà più potere all'uva.

In cantina, poi, il signor Piero ci conquista  mostrandoci la barricaia [nella quale, a cornice delle botti, troviamo pietre miliari con croci di malta, scuri antichissime, fossili di vermi limofagi...] e il "crutin" scavato da lui una decina di anni fa e finalmente raccontandoci i suoi vini.







La gamma di vini prodotti è ben diversificata. Dai bianchi ai rossi, fino ai classici dolci: Moscato e Moscato passito.

Partiamo l'assaggio dal Cortese, vinificato vivace, più bevibile e più fruibile anche come aperitivo e continuiamo con un Grignolino, uno dei miei vini preferiti. Anche questo è uno dei vini classici del Monferrato, ma questo è davvero interessante, più complesso e più beverino del Grignolino che conoscevo, quello del nord dell'astigiano, con le sue caratteristiche più tanniche e acerbe. Assaggiamo anche una Barbera e due versioni di Nebbiolo, uno dei quali invecchiato in legno.




Il vino che attira di più la mia attenzione, in quanto appassionata di vitigni autoctoni, è il Gambadpernis [che tradotto dal piemontese all'italiano suonerebbe come "gamba di pernice"]. 
Il vitigno è il Gambarossa, che originalmente veniva piantato soprattutto per la produzione di uva da tavola; è una varietà che matura tardissimo e un tempo si conservava appesa nei soffitti per essere consumata fino a Natale. Ha una bacca rotonda, un grappolo rado e con una buccia molto spessa, ma gustosa e piacevole. E' aromatico con sentori dolci e di spezie che al gusto potrebbe tendere vagamente ad un vin brulè. E' un vino quasi medicinale, molto ricco di resveratrolo che aiuta a prevenire i radicali liberi e a combattere il colesterolo cattivo.




Terminiamo la degustazione con un Moscato classico e un Passito moscato che ci addolciscono la fine della degustazione, nella sua patria originale: inizialmente infatti il triangolo d'oro della produzione del moscato era composto da Calosso, Santo Stefano Belbo e Canelli, allargandosi poi a 52 comuni.
Il moscato passito Suris (su: sole, suri: versante al sole, suris: sorriso) viene lavorato con uve appassite in vigna fino alla fine della vendemmia degli altri vitigni e con un ulteriore passaggio in cassette per una decina di dieci giorni sotto la tettoia della cascina.




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