lunedì 29 maggio 2017

Quattro giorni a Malta

A Novembre scorso è arrivato il momento di festeggiare i miei primi 40 anni e ho deciso di fare un viaggetto per staccare un pò dalla frenesia e dalla routine.
Avendo solo 4 giorni a disposizione ho optato per Malta; avevo voglia di scampoli d'estate e di mare blu e, da quello che dice Paola nel suo racconto su Malta, ero certa di trovare sicuramente entrambe le cose.

Sono partita con un'amica, credo per la prima volta senza alcun programma; avremmo organizzato le nostre giornate in base all'emozione del momento.
Da Roma, Malta è molto ben collegata, abbiamo volato con Ryanair e con soli 40 Euro a persona in un'ora eravamo a destinazione.
Il panorama dall'aereo già prometteva bene, c'era qualche nuvola, ma nulla di preoccupante: una volta atterrate abbiamo trovato un clima molto mite.
La prima cosa che ci siamo date come target: arrivare in albergo, lasciare le valigie e andare alla scoperta dell'isola! 





Trasporti


Abbiamo girato con il trasporto pubblico, molto ben organizzato; è possibile fare una tessera che può essere utilizzata anche da più persone, basta passarla sull'apposita macchinetta più volte e ad ogni cambio di autobus: è conveniente soprattutto se si sa di dover prendere un solo mezzo. il biglietto singolo, invece ha la durata di due ore dalla validazione, si può fare direttamente dall'autista al costo di €1,5 a viaggio, entrambe le soluzioni sono valide per Malta e Gozo, l'altra isola dell'arcipelago.


Hotel

Per la zona dell'hotel abbiamo scelto Sliema. Volevo un albergo sul mare, cosa non difficile in un'isola, tramite Booking abbiamo scelto il Carlton Hotel, consigliatissimo! La cosa interessante è che con un solo autobus si possono raggiungere tutti i luoghi di maggiore interesse.
La camera, molto carina, affacciava sul mare, il personale è stato molto cortese e disponibile, il portiere ci ha consigliato di volta in volta dove spostarci controllando le previsioni meteo ogni mattina.




Primo giorno


Il primo giorno decidiamo di fare un giro nella capitale, Valletta, e con gran sorpresa ci ritroviamo in clima natalizio a più di 20 gradi di temperatura; effettivamente essendo fine Novembre è anche logico, ma andare in giro in maniche corte e vedere pupazzi di neve e babbi natale in strada e nei negozi ci sembra alquanto strano!
La capitale, fondata dal gran maestro dei cavalieri nel 1566, ha bellissimi edifici di rilevanza storica come la Concattedrale di San Giovanni, Il Palazzo del Gran Maestro sede del parlamento, il forte di Sant'Elmo e il Museo di belle arti che hanno valso alla città il titolo di patrimonio dell'umanità, e il prossimo anno sarà Capitale Europea della cultura.


Il panorama è fantastico, e qualche minuto nel Lower Barrakka Gardens è d'obbligo per rilassarsi e sentirsi un po' in tutto il mondo: eh sì, perché il susseguirsi di dominazioni e la posizione strategica, hanno dato all'isola un mix che va dal romano, all'arabo e all'inglese.







 

Secondo giorno

Il portiere dell'hotel ci consiglia di fare un giro a Mdina; la giornata sembra sia un po' nuvolosa e nel caso dovesse piovere ci sono  più possibilità di ripararsi.
Seguiamo il consiglio, prendiamo l'autobus sotto l'albergo, ma stavolta nella direzione opposta. Non dover guidare ci dà la possibilità di goderci al meglio il paesaggio, e dovendo andare dal lato opposto dell'isola riusciamo a vedere sia la costa che va verso nord che l'entroterra; il panorama è completamente diverso somiglia molto ad alcune zone del sud Italia: roccioso con coltivazioni a terrazzamenti.



Mdina è la vecchia capitale di Malta e viene anche chiamata appunto ''città vecchia'' e "città del silenzio": varcando la porta d'accesso vi renderete conte del perché.








L'atmosfera è molto bella, perdersi per i vicoli ammirando le case con portoni e finestre colorate ha un qualcosa di magico. Uno dei posti più noti è la cattedrale di San Paolo, costruita in seguito al terremoto del 1693, che ha due campanili con due orologi uno dei quali (quello di sinistra) funge da calendario segnando giorno e mese. Nel palazzo barocco di fianco la Cattedrale è possibile visitare un museo che espone reperti archeologici ed ospita mostre personali d'arte.












Notevole è anche il panorama dalle mura della città.

Noi siamo state di giorno, ma immagino che di sera, con le luci l'atmosfera, diventi ancora più romantica e calda.





Terzo giorno



Siamo pronte per andare a Gozo, questa volta oltre l'autobus prenderemo il traghetto.











Approdiamo nell'isola citata nell'Odissea, quella dove approdò Ulisse e rimase ammaliato da Calipso. Io in realtà rimango ammaliata dal paesaggio e da Rabat la città principale, chiamata in inglese Vittoria, in onore della Regina.

Anche qui è bello perdersi per le strade della città e visitare tutti i vicoli, i negozietti di artigianato e soprattutto i localini che offrono degustazione e vendita di prodotti tipici; degna di nota è la Cattedrale di Santa Maria e la Basilica di San Giorgio.










Quarto giorno




Siamo purtroppo arrivati al nostro ultimo giorno a Malta. Avendo il volo nel pomeriggio decidiamo di fare una passeggiata nei dintorni dell'hotel e di festeggiare finalmente il mio compleanno. 

Il lungomare di Sliema è molto bello e anche ben attrezzato: ci sono aree per bambini con giochi, è possibile fare delle passeggiate e fermarsi ogni tanto su qualche panchina, percorrerlo in bici, con i pattini, e ci sono diversi localini dove prendere un caffè, fare colazione e spegnere le candeline.













Ad oggi, se penso a Malta gli occhi mi si riempiono di tutti i colori del mare e mi viene la voglia di tornarci per poter scoprire tutte le spiagge di cui si parla e le isole, come quella di Comino che dicono paragonabili ai Caraibi. 



Per scoprire altre bellezze di Malta leggete il post di Paola che vi consiglia anche dove dormire, se poi siete anche curiosi di sapere cosa si mangia leggete i miei consigli sui locali da me provati!




sabato 27 maggio 2017

Val di Cembra: discovering Trentino with a trekking into the wineyards


Visiting Val di Cembra has been like discovering one of those places you like at first glance, just after the first bends of the street that fom Lavis, about 20 km north of Trento, rises up to Cembra. It surprises you with a landscape that you don't expect: an uninterrupted succession of vineyards, which climb here, supported by miles of dry walls, up to more than 800 meters above sea level, on the steep green slopes excavated by the erosion of Avisio River, that runs through the valley.


A lesser-known territory but no less beautiful than most noble destinations in Trentino.
The friends of the ATP Altopiano Pinè and Val di Cembra and Cembrani DOC, a consortium of 7 cembrane companies producing wines and grappas, made us discovering with enthusiasm and passion, during a beautiful sunny weekend, walking among the vineyards and tasting exceptional wines.
There are no flat vineyards in Val di Cembra and the thousands of pergolas on the slopes make you understand why viticulture here is called "heroic".

The composition of the soils of the Val di Cembra is porphyry type, a rock of volcanic origin, extracted from the caves that you can spot on the side of the valley less exposed to the sun, where deep squats of red stand out among the green of the forests. The peculiarities of the terrain, combined with the climate and the strong thermal day and night excursions, have created the ideal conditions for the production of exceptional wines: at lower points the Chardonnay and over 500 meters the Müller Thurgau, a vine originally from Germany.



In Cembra, the main city of the valley, every year between the end of June and the beginning of July takes place an international wine show : Rassegna Vini Muller Thurgau (in 2017 will be from 29th of June and 2nd of July) , dedicated to this white wine grown in this mountain, characterized by a strong aromatic nature, accentuated by the particular climate of Valley. This is an opportunity to discover the natural beauty and the enogastronomy of this corner of Trentino, perhaps by bike. Val di Cembra is not only the land of great wines, but also of great cycling: it was on the streets of these hills were the famous Francesco Moser and Gilberto Simoni started their career.

The vineyards of the Val di Cembra are the ideal destination for a relaxing, not too demanding trekking, which cross the interpodal roads and reach some towns of the valley, climbing half way in the hills. Among the various itineraries you can start from Palù di Giovo and arrive at Ville di Giovo, known for the Torre della Rosa (Rose Tower), 24 meters high, the one remaining of a larger fortified noble residence. You can climb it by using a moving iron staircase, which is supported through the hinges obtained from the ceilings of the various floors.
After a short flat walk, the path continues uphill and arrives at the votive church of S.Floriano, dedicated to the saint protector of the fires. The little church stands on the small hill having the same name, from where the viewpoint spans across the entire valley of Cembra, the Piné mountains and in the distance to the Dolomites.



Back from hiking, to enjoy the wines of the Val di Cembra, you can visit one of the many small cellars (here called caneve) often dug into the rock where wine growers keep the wine produced by their vineyards, featuring a collection of wines produced with grapes still picked manually, due to the rough terrain that does not allow mechanization. In caneve you will definitely try another typical wine of the valley, the Schiava, a very special red ruby wine, perhaps accompanied by the excellent local cured meats, including a local salami, the luganega cembrana.




For dinner, in the historic center of Palù di Giovo, we find one of the oldest agritours in Italy, Agritur el Volt, located in an old house of the '500. Before you can enter the dining room, Marcello, the son of the owner, will surely make you stay in one of the cellars where he offers some wine tastings and after dinner, a very good liqueur produced with cranberries gathered in the valley.



There are many reasons to visit the Val di Cembra both in the summer season, for naturalistic trekking  and food and wine, cycling tours, fishing in the waters of the Visio river or in its lakes, and in winter because you are half an hour drive from wonderful ski trails of Val di Fassa and Val di Fiemme.

For information you can contact ATP Altopiano Pinè and Val di Cembra and Cembrani DOC.


giovedì 25 maggio 2017

Cinque domeniche di Castelli e Dimore Storiche fuori Torino


Domenica prossima, 28 maggio sarà la prima delle cinque domeniche di Castelli e Dimore Storiche aperti al pubblico fuori Torino. Dal Canavese alla Val di Susa, dai Colli Torinesi al Pinerolese sono ventiquattro i castelli, antichi manieri e residenze di campagna dell'antica nobiltà sabauda che aderiscono all'iniziativa che questo anno giunge alla sua quinta edizione. 


In molti casi saranno proprio i "padroni di casa" a guidarvi nella visita e a svelarvi le storie, gli intrighi e le passioni conservate all'interno delle antiche mura delle loro dimore, fornendo un indubbio valore aggiunto. 

Questo è sicuramente il caso del Castello di Marcheriù di Villafranca Piemonte, un tempo Borgo Soave, dove fa un certo effetto essere accolti da un signore con uno spiccato accento napoletano. Dopo averci descritto l'austera facciata sul perimetro Nord del Castello e la sua vocazione difensiva il proprietario ci racconta che questo è appartenuto agli avi della famiglia della moglie sin dal 1200 passando di proprietà tra le famiglie nobili più note del Pinerolese: gli Acaja, i Savoia, i Cacherano di Osasco, i Solaro di Macello e i Filippi di Baldissero. Fu proprio Carlo Alberto Filippi di Baldissero, figlioccio e paggio del Re Carlo Alberto a portare questo feudo al massimo splendore e sarà proprio su questo personaggio che il proprietario del castello vi racconterà un curioso pettegolezzo. 

Facciata Nord del Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte
Facciata Nord del Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte
Il proprietario ci presenta il lato sud del castello "double face", questo infatti è molto più sfarzoso così come il porticato e le scuderie ora adibite a salone per ricevimenti.

Facciata Sud del Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte
Facciata Sud del Castello di Marchierù di Villafranca Piemonte


Nella nostra giornata di "anteprima" alla scoperta di alcuni castelli del Pinerolese, abbiamo poi visitato il Castello Romagnano a Virle Piemonte.
Mai avrei pensato che poco distante dalla via principale di questo piccolo paese nelle campagne del pinerolese si celasse un borgo medievale con ben due castelli.


Ingresso del Castello Romagnano a Virle

Quello dei Romagnano è tutt'ora abitato da alcune famiglie e proprio la mamma e la figlia della famiglia Monasterolo ci portano alla scoperta delle sale e dei saloni che erano un tempo residenza della famiglia e che attualmente sono invece la loro casa di campagna.


In visita all'interno del castello Romagnano a Virle
Il Castello Romagnano ha l'impianto di un castello medievale e fu acquisito dai Machesi Romagnano nell'anno 1000.
Alla fine del 1600, dopo la battaglia della Marsaglia, il Generale Catinat scendendo verso Saluzzo mette a ferro e fuoco la pianura pinerolese e purtroppo anche questo castello non passa indenne. Ne rimane però in piedi una manica e proprio qui sono conservate ancora delle stanze con i soffitti a cassettoni del '300/'400.
Per un ulteriore legame alla storia piemontese, a metà del 1800 il castello ospitò anche lo scrittore, pittore e uomo politico Massimo d'Azeglio.

La versione attuale, però, è quella ricostruita nel 1700 con una facciata imponente, la manica parallela a quella rimasta integra dall'incendio in stile settecentesco ed e una parte di fondo con una grande sala da pranzo.

Interessanti sono anche il giardino di ingresso con un bel roseto e il giardino interno che rimanda alle scene spesso rappresentate nei dipinti d'epoca con le dame sedute all'ombra dei grandi alberi a sorseggiare una cioccolata calda.


Roseto del Castello Romagnano a Virle

La chicca della visita sono però le cucine nel piano sotterraneo: qui si ritrova una grande vasca che pare fosse utilizzata per preparare i formaggi ed un grande camino utilizzato per cucinare.
Proprio nella parete del camino, facendo alcuni lavori di ristrutturazione, sono state ritrovate antiche bottiglie di vino, forse poste lì per essere nascoste e conservate come un tesoro.

Ci spostiamo di alcune decine di chilometri ed ecco un altro castello che, pur essendo vicinissimo a casa, non abbiamo mai visitato: il castello della famiglia Cacherano di Osasco.


Ingresso del Castello Cacherano di Osasco
Anche questo fu un maniero medievale, costruito nel XIII secolo, e alcuni elementi architettonici, come ad esempio le torri d'angolo con le feritoie, ci ricordano il primo impianto.
Nel diciassettesimo secolo però venne trasformato in residenza signorile, ed è così che ci accoglie oggi.

Il giardino all'italiana che troviamo all'ingresso, ben curato, è in questa stagione un tripudio di foglie rigogliose e fiori colorati.
Anche il parco laterale è particolarmente apprezzabile in primavera ed estate: un grande prato con alberi secolari che lo manterngono parzialmente in ombra sembra invitare ad un pic-nic o ad una festa nella natura.
Qui infatti vengono spesso organizzati matrimoni o eventi: quale cornice migliore per momenti da ricordare!


Il castello dal lato del parco

Passando il ponte che un tempo era levatoio, si entra in un cortile interno, tranquillo e raccolto, dove affacciano i tre piani e buona parte delle sale e delle gallerie.

Al primo piano, infatti, gli antichi camminamenti delle guardie sono stati chiusi e trasformati in gallerie, luminose e piene di ricordi di famiglia.
Questa è infatti una dimora tutt'oggi utilizzata dai proprietari, vissuta principalmente durante l'estate per una questione di difficoltà nel riscaldare questi grandi ambienti.


Una delle gallerie al primo piano
Anche il Castello di Miradolo, noto in zona per aver recentemente ospitato bellissime mostre di grandi maestri come Tiziano, Lotto, Caravaggio e Tiepolo, aprirà con un percorso di visita che metterà in risalto, questa volta, l'architettura e le memorie di questo edificio risalente al XVII-XVII secolo. 
Le prime notizie del Castello, un tempo semplice "cassina" sono legate alla famiglia dei Macello i quali pur non possedendo alcun feudo, erano proprietari di molti terreni della zona. 
Nel 1866 la Marchesa Teresa Massel (così aveva modificato il proprio nome Giovanni Battista Macello) sposò Luigi dei Conti Cacherano di Bricherasio che fece ristrutturare come dono di nozze l'ala rustica del Castello di Miradolo trasformandola nella residenza nobiliare neogotica giunta ai nostri tempi. Dall'unione dei due nacquero due figli: Emanuele scomparì prematuramente mentre Sofia, ultima erede della famiglia, morì nel 1950 lasciando il Castello alla Provincia religiosa di San Marzano di don Orione che ne fece la propria residenza, portando a termine interventi non molto rispettosi dell'impianto originario.


Castello di Miradolo visto dal suo immenso Parco all'inglese
Castello di Miradolo visto dal suo immenso Parco all'inglese
Il castello fu acquistato nel 2007 da un gruppo di privati e dall'anno successivo la Fondazione Cosso ha dato il via ad una serie di lavori di restauro, attraverso il recupero delle originarie volumetrie e dei materiali presenti storicamente e del restauro di intonaci antichi successivamente coperti o cancellati. Altri lavori per ampliare la fruizione del Castello sono in programma per la prossima estate.

Il Parco del castello sarà presto sede di una delle iniziative della Fondazione ispirate all'arte e alla natura: il Concerto d'Estate con una partitura d'eccezione di Steve Reich che sarà ascoltabile solo in cuffia, passeggiando nel silenzio della sera o sedendosi in un punto sulle coperte della radura dei Tassoidi del Parco. 

L'immenso Parco all'Inglese progettato nel Settecento e ampliato nell'Ottocento è ricco di specie botaniche esotiche sopravvissute agli anni di incuria. Grazie ai numerosi interventi di valorizzazione promossi dalla Fondazione Cosso il Parco è tornato ad impreziosirsi di importanti collezioni botaniche ed è stata intrapresa un' opera di sostituzione degli alberi storici andati perduti con alberi della stessa specie; sono invece ancora presenti molti esemplari centenari di Tasso, Ginkgo Biloba, Tassodio, Ippocastano, Carpino, Quercia, Faggio e Sequoia.
Nel percorso ad anello attorno al Castello è visibile anche la parte rustica un tempo cascina e la Serra neogotica, ora adibita a luogo per ricevimenti ed iniziative culturali. 


Serra neogotica del Castello di Miradolo
Serra neogotica del Castello di Miradolo
Questa è solamente un'anteprima di ciò che potrete visitare nei prossimi mesi.
Tutte le informazioni riguardanti le 5 Domeniche al Castello le trovate sul sito di Turismo Torino; vi consigliamo di informarvi preventivamente perchè alcune delle 24 dimore storiche necessitano di prenotazione.
Anche noi cercheremo di andare alla scoperta di siti che, pur essendo dietro casa, conosciamo poco o non conosciamo affatto.


In questo video trovate un assaggio della nostra visita al Castello di Macello, che include anche una tappa golosa...


I 24 castelli e dimore

Pinerolese

  • Miradolo (San Secondo di Pinerolo)
  • Osasco
  • Macello
  • Piossasco
  • Volvera
  • Villafranca Piemonte
  • Castagnole Piemonte
  • Virle Piemonte
  • Piobesi Torinese
  • Vinovo

Val Susa

  • Avigliana
  • Almese

Canavese

  • Ciriè
  • Rivara
  • Rivarolo Canavese
  • Agliè
  • Parella
  • Foglizzo
  • Caravino

Collina Torinese

  • Moncalieri
  • Marentino
  • Santena
  • Riva presso Chieri
  • Pralormo



martedì 23 maggio 2017

Chambery, la piccola Torino d'oltralpe

Non me ne vogliano i cugini francesi se ho chiamato Chambery "la piccola Torino d'oltralpe", ma quando visiterete questa deliziosa cittadina della Savoia non potrete non notare parecchie similitudini con la prima capitale d'Italia.

Ci sarebbe da chiedersi se Chambery è la piccola Torino, o se Torino è la grande Chambery, dato che la famiglia Savoia aveva lì la sede quando ancora erano duchi e  prima di spostarsi in Italia.

Sta di fatto che le due città sono gemellate da 60 anni e proprio nel 2017 vengono organizzati i festeggiamenti per questo evento importante.
Alcuni giorni fa, infatti, sono stata invitata da Turismo Torino e Atout France, con la partecipazione di SNCF, per una giornata alla scoperta di Chambery.




Nonostante sia un'amante della Francia [quando ho sentito nuovamente parlare francese mi sono sentita come a casa] e abbia girato parecchio le zone appena oltre confine, è stata la mia prima volta a Chambery.
Ed è stata la mia prima volta anche con il TGV!

Ho scoperto che, purtroppo, il treno inizia a prendere velocità [quella considerata "alta"] solo dopo Chambery, pertanto non ho potuto provare l'ebrezza del "tilting", ossia dell'ondeggiamento che il TGV ha quando raggiunge notevoli velocità, ma la cosa più interessante è che da Torino a Chambery ci vogliono solo circa 2 ore e mezza di treno e che volendo fare un weekend oltr'alpe sono sufficienti un sabato e una domenica.

Con il servizio TGV, che parte da Milano e arriva a Parigi, si può salire in carrozza a Torino alle 7,40 e arrivare a destinazione alle 10,15: l'orario perfetto per una colazione alla francese con un fresco e burroso croissant e per partire alla scoperta della città.

Per il ritorno, poi, si ha la possibilità di sfruttare quasi tutta la domenica senza tornare a casa a orari improponibili: c'è infatti un treno che parte alle 17,45 da Chambery e che arriva a Torino alle 20.20.
A bordo è ovviamente presente un servizio ristorante e quindi si può approfittare della colazione all'andata e della cena al ritorno per ottimizzare i tempi e godersi il viaggio in modo più piacevole.




Si sa che noi di Torino abbiamo un legame piuttosto stretto con i Savoia; hanno eletto la nostra città come loro sede del regno, l'hanno fatta diventare la prima capitale d'Italia e soprattutto hanno lasciato castelli e palazzi che fanno grande non solo Torino stessa, ma tutto il Piemonte.

Chambery però fu la prima città in cui si installò Casa Savoia, nel 1200.  
Qui infatti c'è ancora il castello dei Duchi di Savoia che si può visitare e al cui interno sono presenti mostre temporanee e permanenti.
Una delle parti del castello è ora sede della Prefettura, ma è possibile accedere, con una visita guidata ad una torre dalla quale godere una splendida vista di Chambery fino al Lago di Bourget.

Per coloro che non conoscono Chambery e che si chiedono cosa si possa fare in un weekend, ecco allora alcuni spunti.

Il castello dei duchi di Savoia

Il castello è un insieme di edifici edificati lungo i secoli: si inizia da un borgo costruito come una casaforte fin ad arrivare al bel palazzo principale, in stile italiano, con una parte centrale in stile eclettico francese, sede oggi della Prefettura della città, che rimpiazzò gli edifici precedenti bruciati nei due grandi incendi del XVIII secolo.




Accanto a questa ultima ala del castello c'è un'imponente torre che permette l'accesso al camminamento di ronda sulla sommità tramite un elegante scalone monumentale interno che viene utilizzato anche come accesso ai vari uffici siti ai piani. 



La Sainte-Chapelle

Costruita agli inizi del 1400, si trova sulla piazza del castello, proprio di fronte alla Prefettura.
Anche la Cappella, così come il castello, è un insieme di stili diversi: la facciata si presenta in stile barocco mentre la parte posteriore, è nettamente in stile gotico.
L'interno è sicuramente imponente per la sua altezza (22m) ma, essendo proprio edificata come cappella, non è particolarmente grande.
Nonostante le dimensioni ridotte, però, qui furono celebrati numerosi riti religiosi dalla famiglia Savoia e fu sede di alcuni illustri matrimoni.
Ma la cosa che più viene associata a la Sainte-Chapelle è sicuramente la Sindone. La cappella, infatti, prende ufficialmente il nome di Sainte-Chapelle du Saint-Suaire nel 1502 quando i duchi di Savoia acquistano la Sindone.
La Sindone si salva dal grande incendio della cappella, nel 1532, e poco dopo lo spostamento della corte dei Savoia a Torino verrà definitivamente conservata nel duomo della città piemontese.





Il centro storico

Il centro storico di Chambery è compatto e ben conservato, grazie ai numerosi restauri degli edifici nobiliari e dei palazzi che costituivano il nucleo centrale della città, proprio ai piedi del castello.
Gli edifici storici, costruiti con i materiali del territorio, pietra calcarea e molassa, affacciano sulla piazza Saint-Léger, ma hanno gli ingressi nelle allées laterali, che altro non sono che dei passaggi stretti e bui tra un edificio e l'altro. Pensando alle allées della città francesi ci si immaginerebbero dei grandi viali; a Chambery invece, sono dei semplici porticati o spazi angusti tra le case che permettono di collegare vie principali, vie secondari, piazzette interne e piazze più grandi tra loro. 




E' bello perdersi tra questi passaggi e scoprire qualche vecchia bottega artigiana o qualche elemento architettonico particolare. Ma è anche caratteristico scoprire alcuni androni di palazzi nobiliari con scale importanti ed imponenti.
Se vi capita di trovare un uscio socchiuso, provate a sbirciare all'interno e potreste scoprire bellezze che dall'esterno non sono neppure pensabili.



La Cattedrale San Francesco di Sales

La chiesa principale della città si affaccia su una delle piazze del centro storico. La facciata è piuttosto spoglia, ma la cosa che colpisce di più è la modesta elevazione. Solitamente le facciate delle chiese svettano in altezza, ma in questo caso invece ci troviamo di fronte ad un edificio che, a causa della costruzione delle sue fondamenta, non riesce ad esprimere all'esterno la maestosità che invece ritroviamo all'interno.




Entrando nella Cattedrale, infatti, veniamo subito colpiti dalla bellezza delle decorazioni: questa è la chiesa con la più ampia superficie dipinta a trompe-l-oeil, 6000 metri quadri!
In effetti alzando gli occhi tutta la volta è dipinta con motivi che imitano elementi scultorei.


Gli Elefanti

Camminando per Chambery potete notare sui marciapiedi e sui selciati delle piazze degli adesivi rossi e gialli con l'immagine di un elefante.
Questi adesivi servono a identificare due tour studiati appositamente per le famiglie che vogliono avventurarsi alla scoperta della città con i bambini; entrambi gli itinerari portano alla Fontana degli Elefanti, che è un altra delle cose che non potete mancare a Chambery.
La fontana degli elefanti è una composizione curiosa di tre elementi: la fontana sormontata da una colonna sormontata da una statua.
Rappresenta alla base la croce, simbolo della Savoia, sulla quale si posizionano gli elefanti che celebrano le imprese del benefattore e personaggio della città il Generale de Boigne, la cui statua si trova in cima alla colonna.




Perché gli elefanti a Chambery, vi chiederete?
Ce lo siamo chiesti anche noi e ci è stato spiegato che il Generale Boigneha partecipato a campagne in India, pertanto questi animali esotici sono stati associati al suo nome.
La fontana si trova poi alla fine della via principale che parte dal Castello in linea retta e che ha portici da entrambe le parti. Il Generale stesso, infatti, propose alla municipalità di Chambery di abbattere le coperture in legno che erano presenti nella via centrale e di costruire invece una via perpendicolare che permettesse ai negozianti di riparare le loro mercanzie sotto i portici e alle persone di camminare al coperto.

Il Musée des Beaux Arts

Il Museo delle Belle Arti, che si trova poco distante dalla stazione ferroviaria e dirimpetto al palazzo di giustizia, è un altra delle mete che raccomandiamo a Chambery. 
Il piano terra del museo ospita una caffetteria dove godersi una pausa tra una visita e l'altra o mangiare un pranzo leggero, mentre il primo piano del museo è dedicato alle esposizioni temporanee
Al secondo piano si trovano numerose ed interessanti collezioni, alcune legate alla città ed alla sua vita, ed altre internazionali come quella di artisti italiani donata dal barone Garriod, mercante d'arte a Firenze.

La Pasticceria Le Fidèle Berger

Tra una visita e l'altra, apprezzerete sicuramente una piccola pausa caffè o te; tra le tante che farete visitando la città, pianificatene una anche alla pasticceria più antica di Chambery: Le Fidèle Berger, che si trova al n.15 di rue de Boigne, sotto i portici della via che dal castello porta alla Fontana degli Elefanti.
Questa pasticceria, aperta nel 1832, non ha mai cessato l'attività ed è oggi gestita dal maestro Cedric Pernot, appassionato pasticcere che da poco è entrato a far parte dell'associazione Relais Dessert.
Qui dovete assolutamente provare una delle specialità di Pernot: il Pas Pom' (che per assonanza suona come "Non Mela") che all'aspetto sembra in tutto e per tutto ad una mela candita, ma all'assaggio vi farà scoprire sapori diversi oltre a quello della mela.



La Ruche

Ruche in francese significa Alveare.
Ed è proprio un complesso che assomiglia ad un alveare quello creato al piano terra del vecchio edificio della gendarmerie imperiale.
In ogni "celletta" dell'alveare [attualmente sono 4] sono ospitate attività e servizi per gli abitanti di Chambery e dintorni ma anche, e soprattutto, per i turisti che visitano la città.

Inukshuk Café è un bike café che ha sede in una delle "cellette" oltre a disporre di una caffetteria che serve anche pasti leggeri, ha anche un negozio che vende biciclette e accessori e che offre un servizio di manutenzione.




La seconda parte de La Ruche è dedicata a prodotti di Chambery e dintorni: aziende ed artigiani possono avere un'area espositiva in cui le persone possono scoprire ed acquistare miele, marmellate, vini, liquori, abbigliamento...

Un'altra "celletta" è dedicata agli sciroppi: qui a Chambery ha sede il gruppo Sirop Routin 1883, un'azienda che produce vermouth e sciroppi di ogni tipo e che qui ha installato un'accademia del gusto aperta al pubblico che funge anche da centro di formazione per barman e baristi sul come utilizzare i prodotti.



In un'altra area dell'alveare c'è un ufficio turistico dedicato principalmente alle attività di outdoor, con un focus principale verso la montagna; qui infatti ha sede il centro turistico delle guide montane che sono a disposizione di tutti per suggerire passeggiate nei dintorni o organizzare escursioni con guide specializzate.

Altri musei, ville, chiese e luoghi caratteristici possono fare da sfondo ad una settimana di vacanza da queste parti.
La pace e la tranquillità della montagna savoiarda si può qui godere al massimo, un po' come nella cittadina di Annecy, altra perla della Savoia poco distante da qui. Anche la cucina, che offre piatti gustosi, calorici e speciali come ad esempio la Tartiflette, è un aspetto locale da non sottovalutare. Ma questa è un'altra cosa, che scopriremo presto.

Post scritto in seguito alla partecipazione al viaggio stampa organizzato da Turismo Torino, Atout France e SNCF.