sabato 30 dicembre 2017

Alla scoperta della Costa Azzurra: Saint-Paul-de-Vence

La Costa Azzurra, per me, ha un fascino senza tempo e senza stagione ed è proprio per questo che mi piace visitare i suoi paesi lungo il mare o quelli arroccati nell'entroterra non solo in estate [anzi in estate cerco di rifuggirli per evitare il traffico e la calca] ma anche nelle altre stagioni.





Proprio alcuni mesi fa siamo state a Saint-Paul-de-Vence, nell'entroterra di Cagnes sur Mer e abbiamo passeggiato tra le strette viuzze di questo borgo suggestivo che pullula di turisti in ogni momento dell'anno.

Innanzi tutto, come la più parte di questi borghi pittoreschi, è interamente pedonale e pertanto ci sono alcuni parcheggi a pagamento all'ingresso del paese. Vi consigliamo di non lasciare l'auto lungo le strade perchè rischiereste di pagare una multa ben più salata di quanto paghereste al parcheggio sotterraneo.
Dal parcheggio, poi, vi è un accesso diretto alla parte pedonale, ben segnalato e corredato di negozi di souvenir che vi permettono di non dimenticare, prima di tornare all'auto, di acquistare anche solo il classico magnete da frigorifero di cui io sono sempre alla ricerca.




La storia di Saint-Paul-de Vence racconta che questo insediamento sullo sperone di roccia ha da sempre permesso di controllare il territorio circostante, fino al mare, e proteggersi sia dalle invasioni barbare e moresche che dalle epidemie di peste che flagellarono la zona da V a X secolo.

La strategicità del luogo permane durante tutta la storia; alla fine del XIV secolo, infatti, il confine tra il Ducato di Savoia e la Provenza passa poco distante dal borgo di Saint-Paul-de-Vence che viene addirittura dotato di mura e torri fortificate.


Sebbene sia un paese di contenute dimensioni, è un luogo storico famoso non solo per le vicende belliche, ma soprattutto per alcuni dei personaggi famosi che lo hanno scelto come dimora temporanea o anche come luogo di vacanza poco lontano dalle più mondane cittadine della costa azzurra.



Il proprietario di un'antica locanda, "La Colombe d'Or", accoglie parecchi artisti a cavallo tra il XIX e il XX secolo: da Saint-Paul-de-Vence passano pittori come Mirò, Matisse, Modigliani o Picasso che con le loro opere contribuiscono anche a decorare le camere e il giardino della locanda.




Yves Montand e Jacques Prévert sono due degli artisti che scelgono Saint-Paul-de-Vence quale buon retiro, stabilendosi per alcuni anni nel villaggio. Molti altri attori, quali Roger Moore, Tony Curtis o Sophia Loren per citarne alcuni, invece, si godono la tranquillità del paese duranti brevi periodi di vacanza.


Entrando nel centro storico del paese, che oggigiorno si estende anche lungo le pendici della collina fino alla pianura coltivata di ulivi e viti, la cosa che colpisce subito è l'imponenza delle mura. Sono lunghe 800 metri e corrono per buona parte attorno al cuore storico e artistico di Saint-Paul-de-Vence. In alcuni tratti si può ancora seguire una parte del cammino di ronda e ci si può beare del pittoresco panorama tra la campagna, le Alpi ed il mare.

Passati attraverso la porta principale di ingresso, ci si imbatte nella rue Grande, la strada più importante  di Saint-Paul-de-Vence, lungo la quale, fino al settecento, abitavano i notabili ed i borghesi.
E' questa anche la zona commerciale: tutte le botteghe più importanti si trovavano lungo questa via. Tutt'oggi molte gallerie d'arte e boutique importanti mostrano le loro opere nelle grandi e luminose vetrine.


Il periodo natalizio è uno dei più pittoreschi e caratteristici: oltre alle illuminazioni delle strade è affascinante ammirare le decorazioni all'interno delle vetrine dei negozi e delle gallerie d'arte.

Nel centro della Rue Grande ci si imbatte in una piazzetta con la Grande Fontaine. Era questa l'antica piazza del mercato di Saint-paul-de-Vence, dove i contadini dei dintorni portavano a vendere i prodotti della terra ed i pescatori di Antibes e Cagnes salivano a vendere il pesce. C'è da immaginarsela molto rumorosa e alquanto trafficata, date le esigue dimensioni.




Percorrendo alcune viuzze laterali, si arriva ad un'altra piazza, un poco più grande della precedente, sulla quale affacciano il municipio e la chiesa.
Il municipio risiede nel mastio, l'unica parte ancora visibile e ben conservata della fortezza medievale.
Una curiosità legata a questa torre deriva dal fatto che qui, nel dicembre del 1951, si sposarono Yves Montand e Simone Signoret.

A lato del municipio vi è la chiesa collegiata dedicata alla Conversione di San Paolo.
L'interno della chiesa è un insieme di stili architettonici che ben rispecchiano la storia dell'edificio: pilastri, navata e coro risalgono alla chiesa romanica che fu edificata all'inizio del trecento, le parti laterali, aggiunti alla fine del quattrocento quando la popolazione del villaggio aumentò, sono in stile gotico mentre gli altari delle cappelle laterali sono in stile barocco, risalenti al seicento/settecento.

Le piccole strade che si diramano dalla rue Grande rivelano sorprese inaspettate ad ogni svolta. E' proprio qui, a metà strada tra la piazza della Grande Fontaine e la piazza del municipio che troviamo un locale angusto ma interessante in rue de Bresc. Decidiamo di fermarci per il pranzo, per evitare anche i ristoranti all'ingresso del paese presi d'assalto dai turisti.




Questo locale, senza nome e dall'apparenza piuttosto anonimo, ci accoglie con due stupende zuppe: una di zucca e castagne e l'altra di carote e zenzero. Il modo migliore per riscaldarsi dopo aver girovagato tra le stradine in ombra durante una mattinata di dicembre. Dopo la zuppa ci concediamo un'insalata e una crepe, entrambe ricche e deliziose. L'atmosfera è casalinga. La proprietaria inizia a chiacchierare con noi che, spudoratamente, le chiediamo la ricetta delle zuppe. 

Saint-Paul-de-Vence è stata un piacevolissima scoperta; interessante visitarlo in inverno, senza la calca dei turisti, ma ci rimane comunque la curiosità di vederlo anche in estate per godersi una serata al canto delle cicale sorseggiando un vino rosé come apertivo.

mercoledì 6 dicembre 2017

Mangiare a... Ostia - Ristosalumeria

Giorni fa passeggiando per Ostia scopro un locale nuovo, che riporta questa frase:
''La cucina è scienza, sta al cuoco farla diventare arte''

Decido di provarlo, perchè condivido il pensiero del grande maestro Gualtiero Marchesi e il nome Ristosalumeria, oltre ad essere molto spiritoso, promette anche bene.


Di fianco all'entrata, sempre verso la strada, è possibile vedere la cucina; quasi un modo per dire ''non c'è nulla da nascondere''.
I cuochi, tutti giovani, intenti alle preparazioni, sembrano molto complici tra loro; si percepisce e si vede chiaramente che si divertono. Vi confesso che in quel momento mi è venuta quasi voglia di provare a chiedere se avessero bisogno di personale per candidarmi. 

Ma passiamo al cibo!
La filosofia del locale è incentrata su una ristorazione legata alla tradizione norcina italiana, ma con una particolare attenzione all'impiattamento e alla ricerca di ricette nuove ed innovative. 
Tutti i salumi sono forniti dal Salumificio Pedrazzoli di Mantova, che vanta un'esperienza pluriennale nell'allevamento biologico e a filiera chiusa, e il menu curato dallo chef Salvatore Piazzolla esalta i prodotti.


Per iniziare la cena, ci lasciamo tentare da un tagliere di salumi e uno di formaggi e, consigliati dalla cameriera Katerina, optiamo per un vino rosso Asiotus (nome latino del Gufo, presente sull'etichetta), composto da uve Cabernet, Merlot e Shiraz, con un sentore di ciliegia che gli dà una caratteristica molto particolare, ma assolutamente non dolce; sembra sia uno dei vini preferiti dalle donne, ma posso garantirvi che è stato apprezzato anche agli uomini del nostro tavolo.







Tra i piatti principali c'è un'ottima scelta di primi, secondi caldi o freddi e panini  o hamburger gourmet.
Abbiamo provato gli spaghetti alla chitarra con polpette, un piatto che a me ricorda molto le domeniche a pranzo dai nonni, i bocconcini di maiale al miele e zenzero in salsa di soia, un abbinamento decisamente interessante e con la carne tenera, magra ma non stopposa, il filetto di maiale in crosta di senape rustica ed erbe aromatiche con flangè di asparagi, un accostamento tra tradizione e ricerca di qualcosa di nuovo molto ben riuscito e l'hamburger che qui si trova, oltre che in versione panino, anche in versione senza glutine. 








Di contorno abbiamo optato per i carciofi spellati al burro. Da romana quale sono,  mangio i carciofi in tutti i modi, ma così non mi era ancora mai capitato: veramente buoni, curiosi e  da provare a replicarli a casa.



Alcuni dei piatti tipici del locale e che vi consiglio caldamente sono l'Amatriciana mantecata nella forma di formaggio e il sushi di salumi, che va mangiato da destra a sinistra per rispettare il crescendo di sapori.





Veniamo ora ai dolci, anche questi molto particolari e ricercati: la scelta , tra gli altri, comprende la crema al mascarpone con cioccolato e zenzero, la cheesecake con frutti di bosco e la bavarese al caffè affumicata con gelè all'arancio; per quest'ultima bisogna rompere la colatura di cioccolata e poi gustare tutto l'insieme, davvero molto delizioso. 









Per concludere poi in bellezza la serata siamo passati ai liquori: io ho optato per il liquore con nocciole di Chiavari, conosco bene la zona e soprattutto le nocciole, ed ho apprezzato; ma mi hanno detto che anche la grappa allo zafferano e la sambuca allo zafferano sono molto particolari.

Se siete appassionati di lirica, poi, durante la serata avrete la possibilità di ascoltare Katerina, una ragazza greca che è in Italia per studiare canto e lavora qui come cameriera per pagarsi gli studi; fidatevi sempre dei suoi consigli su cibo e vino e lasciatevi emozionare dalla sua voce.