martedì 28 febbraio 2017

Bolinhas de Queijo e Caipirinha, per un carnevale in stile brasiliano



E' martedì grasso ragazzi! 
Ultimo giorno di Carnevale 2017, che è già stato bello lungo!
Come d'abitudine oggi si frigge l'impossibile per festeggiare e mangiare prima di iniziare una quaresima più morigerata [forse...].

Sabato scorso abbiamo fatto un piccolo pranzo di carnevale e ho sperimentato una variante del tradizionale Pao de Quejio brasiliano, totalmente gluten free e da accompagnare ad una fresca Caipirinha.
Nel caso questa sera abbiate voglia di dilettarvi in cucina e salutare questo carnevale in modo brasileiro e a suon di cocktail eccovi alcuni suggerimenti.

Bolinhas de Queijo

Ingredienti (per 12 palline)

  • 50g di amido di mais
  • 150g di emmenthal grattugiato
  • 100g di provolone grattugiato
  • 2 uova
  • Olio di semi [io prediligo quello di arachidi] per friggere
  • sale q.b.

Preparazione

Con una frusta, sbattere le uova. Aggiungere poi l'amido di mais continuando a miscelare affinché non si creino grumi nel composto. Unire infine i formaggi grattugiati e aggiustare di sale a piacimento. Mescolare molto bene in modo che il composto di uova ed amido si amalgami molto bene con il formaggio.
Inumidire le mani e creare delle piccole palline da tuffare nell'olio bollente. 
Attenzione, evitate di metterne troppe insieme nell'olio perchè rischiereste di abbassare la temperatura e in questo modo il fritto rimarrebbe troppo unto.
Scolate le palline e asciugatele su carta assorbente poi servitele con una fresca Caipirinha.

Caipirinha

Ingredienti (per porzione)

  • 1 lime
  • 5cl di cachaça
  • ghiaccio tritato
  • 3 cucchiaini di zucchero di canna fine

Preparazione

Ponete lo zucchero e il lime tagliato a spicchi in un bicchiere, unite la cachaça e, aiutandovi con un pestello, mescolate e schiacciate il lime per far uscire il succo. Riempite il bicchiere di ghiaccio tritato e servite.

domenica 26 febbraio 2017

Brasilian carnival: Sao Paulo

Few years ago, in February, I had the opportunity to travel to Brazil.
Opportunity grabbed during the harsh winter weather: few days before my departure the thermometer had dropped to -25 ° celsius and you can just imagine how happy I was to leave the cold behind.
Traveling in winter to warm destinations, always puzzles me about how to dress.
I certainly can not leave home with light clothing, but even not to bring the quilt to arrive  in places where I would find at least + 25 ° celsius!
The solution I found, and that for the moment seems the most appropriate, is to leave the duvet in the car once I arrive at the airport; if you park at the terminal just leave it in the trunk, if you are driven by somebody else to the airport, just leave it in the car  recalling our driver to bring it back when they returning to pick you up!

Just as I had imagined: Brazil, after 12 hours of flight, greeted me with its 30° celsius and I took advantage from the very beginning of the summer weather and sunshine.
I was in San Paolo was during the first days of Carnival and I have to confess that I was really surprised.

In Italy, as in other European countries, the carnival is usually celebrated with parades of floats and masked people along the city streets.
Hence, totally unprepared, I inquired about the program of the shows in Sao Paulo.
You can imagine the surprise when I got the explanation that the parade of floats and samba schools are held exclusively at the Sambadrome.


The Sambadrome is similar to a large rectangular stage, a corridor along which the floats parade takes place and with them the samba schools are dancing.
The samba schools are groups of dancers, choreographers, historians and plastic artists who throughout the year are preparing the floats, costumes, dances and choreography and during the period of Carnival parade are representing the colors and symbols of their school .

After realizing that there would be no parades in cities I tried to get information for a go hence and see the Sambadrome.
I passed a couple of times next to the Sambadrome during the days before the beginning of the carnival and I always saw turmoil in the surrounding area.
Final preparations were under way and by the high walls of the perimeter I could see the chariot towered top.
Curiosity grew more and more and finally I asked how to be able to attend a fashion show one of the first nights of the carnival.

Alas the prices were really high since only the last tickets remained .

I then had  to follow the shows on television, since a lot of channels showed the party.

The first night of the carnival I happened to pass in the area of the Sambadrome returning to the hotel and there I  could then "breathe" a bit of carnival air.
It's hard to describe the number of buses and cars parked in the area. A cheering crowd was prepared to dance, drink and have fun all night.

The shows usually begins around 22.00 and goes on until late at night, or should I say up early in the morning: it seems you do not go home until 3 or 4 am!


venerdì 24 febbraio 2017

Parrilla Tour: un food tour a Buenos Aires

I lettori che ci seguono da un po' lo sanno che amiamo scoprire le città attraverso i Food Tour; nel caso foste capitati qui per la prima volta e non foste a conoscenza di questa nostra caratteristica, allora non potete perdervi il perchè decidiamo di scoprire una città attraverso un Food Tour, cosa ci aspettiamo quando prenotiamo un Food Tour e come ci prepariamo al meglio per affrontare un Food Tour.

Sono tornata da poco da Buenos Aires e anche là ho scoperto una parte della città grazie al Food Tour di Parrilla Tour. Tra le varie opzioni che Parrilla Tour offre, c'è la possibilità di vedere Palermo e, più in dettaglio, Las Cañitas.
Palermo è uno dei quartieri di Buenos Aires, quello che i locali chiamano il loro polmone verde perchè è in effetti per buona parte composto da parchi e giardini. Qui si trova anche il campo da Polo e l'Ippodromo della città, nonché un grande centro di purificazione delle acque che vengono prese dal Rio de la Plata e, dopo la depurazione, servono tutta la città.


Ho trovato Parrilla Tour online, cercando a quale agenzia affidarmi per un food tour alla scoperta delle specialità culinarie locali. Parrilla Tour è stata fondata da un  Porteño (come vengono chiamati e si chiamano affettuosamente gli abitanti di Buenos Aires) ed un americano.  
David è infatti originario dell'Oregon e si è trasferito per lavoro a Buenos Aires nel 2007. Mi ha raccontato che da sempre ama il cibo, la cucina ed il vino e che viaggiando, anche con la famiglia, ha sempre dato molta importanza al cibo. Mi è sembrato di rivedere me stessa nella sua descrizione e questa cosa non ha potuto che farmi piacere. 
Inizialmente la passione di David e Santiago, la volontà di far conoscere ai turisti ed ai visitatori dei locali autentici, era un hobby, che si è poi trasformato in un vero e proprio business con il passare del tempo e con l'apprezzamento di migliaia di turisti che vogliono comprendere meglio la cultura del cibo e del vino a Buenos Aires e, per poche ore, vedere la città dalla prospettiva di un  Porteño.

Rosana - la nostra guida

Il Food Tour a cui ho partecipato è perfetto per l'ora di pranzo: inizia infatti puntualmente alle 12 con un Choripan in un locale caratteristico di Palermo.
Ho scoperto il choripan proprio in questa occasione e dopo questa esperienza l'ho eletto a migliore street food sud americano (con le empanadas, ovviamente!).
Il choripan è un semplice panino con una salsiccia grigliata e tagliata a metà che viene condita con la famosissima salsa chimichurri oppure con una dadolata di cipolla e pomodoro freschi. 
Più che un aperitivo un vero e proprio pranzo al volo... ma in questo caso è solo l'inizio di questa esperienza culinaria!



La seconda tappa, a pochi isolati dal punto di incontro, è dedicata alle empanadas. La mia felicità è al massimo; da che sono atterrata in Argentina ho cercato le empanadas come un cane da tartufi e ho cercato anche di scoprire come prepararle al meglio: si sa che una volta a casa proverò a cucinarle!
La Zoila è un locale piccolo ma luminoso, arredato in modo semplice e vivace in modo che gli avventori si trovino a loro agio.
Nel dehor un anziano signore attende il suo pranzo sorseggiando un bicchiere di vino; la cosa che mi stupisce è che pur essendo solo ha una bottiglia intera di vino bianco al fresco in un secchiello. Scoprirò durante una delle mie cene che qui è prassi normale servire la bottiglia intera anche per un solo commensale.

Assaggiamo le empanadas di carne, con il gustoso ripieno di carne trita e cipolle che soddisfa il palato e la pancia e le accompagniamo con un fresco bicchiere di Torrontés. Ecco la seconda scoperta della giornata dopo il choripan!
Il Torrontés è un vino bianco prodotto con un'uva autoctona argentina. Quello che assaggiamo è prodotto nella regione di Salta, ma si trova anche in quella di San Juan. E' un vino abbastanza importante, ma acido al punto giusto da non far percepire il grado di alcolicità. Bevuto fresco, poi, va giù che è un piacere e ben si accompagna con le empanadas appena uscite dal forno.



Finita la degustazione a La Zoila è il tempo di spostarsi nel luogo più impegnativo del Food Tour: un bodegon tradicional che si chiama El Bagual. Si trova in un edificio alquanto caratteristico, con la facciata dipinta di rosso e anche l'interno è davvero tipico. 



L'interno non è molto luminoso, i tavoli sono piuttosto spartani e sul bancone sono ammucchiati alcuni tagli di carne pronti per essere grigliati, ma guardandomi intorno vedo solo avventori del luogo. Questi sono i locali in cui da sola, probabilmente, non entrerei, ma sono quelli che invece amo scoprire perchè sono genuini e originali.




Rosana, la nostra guida che ci intrattiene con aneddoti riguardanti il cibo e la storia e la cultura di Buenos Aires, ci spiega il procedimento per la preparazione della parrilla (che qui a Buenos Aires si pronuncia "parrischa") e i vari tagli di carne, dopo di che dispone che ci venga servito del provolone per iniziare poi del filetto di manzo accompagnato dalle verdure.
"Lasciate stare ogni dieta o voi che entrate..." potrei dire parafrasando il sommo poeta Dante. 
Qui c'è davvero di che divertirsi e vi assicuro che non vi alzerete da tavola con la fame! 
In questo caso il vino di accompagnamento è un Malbec, il rosso più tradizionale qui in Argentina. Non sono un'amante dei rossi troppo corposi, ma devo dire che con dei piatti di carne del genere si accompagna assolutamente in modo egregio.



La parte piacevole dei Food Tour è anche quella di trovarsi con persone che non si conoscono attorno ad un tavolo e condividere le esperienze e le proprie storie.
Ecco che mi rendo conto di essere l'unica europea del tour. tra Canadesi, Americani e un ragazzo messicano.


Non si può concludere in bellezza senza un buon dessert e, in Argentina, ci spiega Rosana, il dessert per eccellenza in estate è il gelato. Anche questo, come alcuni altri piatti della cucina argentina, è un sicuro retaggio italiano.
Ci avviamo quindi da Veikko per gustare uno dei migliori gelati artigianali di Palermo. Buona parte dei gusti ha come componente principale o come decorazione il dulce de leche.
Io cerco di evitarlo [dopo averlo già assaggiato come accompagnamento al flan, nei biscotti tipici alfajores e sotto forma di gelato] pertanto scelgo il gusto Kinder e il gusto menta e cioccolato. Nulla da invidiare ai gelati artigianali italiani davvero! E' raro trovare, viaggiando per il mondo, gelati artigianali che siano all'altezza dei nostri.


Il Tour si conclude con questa nota di dolcezza e a me non resta che prendere un buon caffè, che qui in Argentina è tale e quale a quello italiano. Anche in questo caso la cena sarà leggera perchè con la scorpacciata di carne che ho fatto, ci sarà molto da smaltire!

mercoledì 22 febbraio 2017

Muffin al Dulce de Leche: materie prime dall'Argentina.

Quando viaggio, oltre a visitare musei e luoghi storici, ho una tappa imperdibile: i supermercati. Mi piace girare per gli scaffali e scoprire i prodotti tipici, quelli che non si trovano da noi e quelli importati. E' sempre buffo trovare marche che pretendono di essere italiane, ma che in Italia non abbiamo mai visto né sentito.

Ciò che poi amo fare è acquistare i prodotti tipici locali e una volta a casa provare a cucinare qualcosa che ho assaggiato in loco oppure inventare qualche nuova ricetta.

Sono appena rientrata dall'Argentina e lì non ho potuto evitare di acquistare il Dulce de Leche. Non lo avevo mai assaggiato e lì invece l'ho scoperto in varie forme e usi: nel gelato, come accompagnamento al flan, negli alfajores (biscotti ripieni di dulce de leche) o semplicemente spalmato sul pane.
Ho scoperto che si trova anche qui da noi, in alcuni supermercati, pertanto se voleste provare a rifare la ricetta dei Muffin che vi suggerisco qui sotto, non c'è problema a reperire le materie prime.


Muffin al Dulce de Leche

Ingredienti

  • 2 uova
  • 370g di farina (io uso solitamente la 0 o la 1)
  • 250g di latte
  • 130g di burro a temperatura ambiente
  • 100g di zucchero di canna
  • 2 cucchiai di Dulce de Leche per l'impasto + quello che serve come ripieno
  • 1 baccello di vaniglia
  • 16g di lievito per dolci

Preparazione

Con una frusta sbattete lo zucchero con il burro fino ad ottenere una crema, poi aggiungete i due cucchiai di dulce de leche continuando a mescolare. Aggiungete poi le uova, il latte, i semi di vaniglia che avrete prelevato tagliando il baccello e il lievito.
Setacciate poi la farina unendola al composto liquido e continuate a sbattere con la frusta fino ad ottenere un composto omogeneo, cremoso e senza grumi.

Aiutandovi con un cucchiaio riempite a metà i pirottini per i muffin con il composto; aggiungete poi un cucchiaino di dulche de leche e coprite nuovamente con l'impasto.



Infornate in forno già caldo a 180° per 30 minuti. Mi raccomando di fare sempre la prova con lo stuzzicadenti per capire se i muffin sono cotti.


lunedì 20 febbraio 2017

Magiare a... Costa Adeje Tenerife

Costa Adeje, nella parte più a sud di Tenerife, è sicuramente una delle zone più turistiche dell'isola e proprio per questo si possono trovare tantissimi ristoranti di tutti i tipi e per tutti i gusti. Dalla cucina spagnola a quella giapponese, dal pub in stile British al ristorante italiano, da una non meglio precisata "cucina mediteranea" a locali arredati in stile orientale.

Siamo rimasti un po' spiazzati da questo primo impatto e ci siamo chiesti se in un posto così tanto turistico saremmo riusciti ad assaggiare qualcosa di veramente tipico del luogo.
Le prime tre sere della nostra vacanza siamo stati a mangiare in locali sul mare, sicuramente molto belli (davvero scenografici e curati) ma che servivano piatti "standard". Non voglio assolutamente dire che il cibo non fosse buono, anzi... e direi proprio valga la pena provarli almeno una volta (il panorama è senza dubbio invidiabile) ma cercavamo qualcosa di diverso, qualcosa di più autentico.

Abbiamo quindi deciso di provare a spostarci nell'entroterra dove i resort e i grandi hotel lasciano il posto ai piccoli paesini arroccati sulle colline. Strade un po' più buie senza insegne o luci scintillanti che ci hanno fatto arrivare a LA ALACENA, una piccola trattoria a conduzione familiare (una decina di tavoli in tutto) dove abbiamo assaggiato piatti talmente buoni da farci ritornare per ben tre volte!



Non è nostra abitudine in una vacanza così breve mangiare più volte nello stesso locale perchè di solito ci piace sperimentare vari ristoranti ma in questo caso non abbiamo potuto fare diversamente, c'erano troppi piatti invitanti e siamo dovuti tornare per assaggiarli tutti (o quasi).

La prima sera ci siamo lasciati tentare da un saporitissimo e tenerissimo tonno e dalla carne di maiale iberico alla griglia. Il tutto accompagnato da pane e grissini tiepidi serviti insieme a burro aromatizzato, una squisitezza!



La seconda sera invece abbiamo preso baccalà e polpette di carne fatte in casa.



Infine la terza sera (ultima della nostra vacanza) abbiamo scelto la coda di toro (non potevamo partire senza assaggiarla) e la cernia.
Ci siamo anche concessi un dolce: mousse al cioccolato, una delle migliori mai mangiate.




Se ci fosse stata anche una quarta sera avremmo voluto provare il filetto di maiale in salsa di Coca Cola, sembra davvero un abbinamento curioso e magari torneremo per sperimentare questo e altri piatti proposti da Antonio e da sua moglie, persone eccezionali che ti accolgono nel loro locale e ti fanno sentire a casa.


giovedì 16 febbraio 2017

Annecy la capitale dell'Alta Savoia e dei Mercatini di Natale

Dopo aver trascorso faticosamente i primi tre mesi di vita di #polpettina a casa tra coliche e pianti interminabili, abbiamo deciso di affrontare il nostro primo piccolo viaggio in tre + uno, CAT infatti il nostro Bovaro del Bernese sarebbe venuto con noi non essendo proprio in forma e un po' ingelosito dalla nascita di Arianna.
Il periodo pre-natalizio, la distanza non eccessiva e la necessità di una meta dog-friendly ci hanno fatto scegliere la città di Annecy, capitale del Dipartiento Francese dell'Alta Savoia (Haute-Savoie). Si tratta di una piccola cittadina davvero caratteristica, attraversata da un canale che le fa talvolta guadagnare l'appellativo di Venezia di Francia. Affacciata sull'omonimo lago e circondata dalle Alpi è una meta assai gettonata per il turismo outdoor durante l'estate ma grazie ai suoi Mercatini di Natale sta diventando piuttosto frequentata anche durante l'inverno, soprattutto dagli italiani residenti al Nord e dai francesi. 
Raggiungerla dall'Italia significa dirigersi verso la Valle di Susa tramite l'autostrada Torino-Bardonecchia A32 e percorrere il Traforo del Frejus, purtroppo due tratte abbastanza costose. Il solo passaggio andata e ritorno del traforo costa infatti 55,2€ se si rientra entro una settimana dall'andata. Al di là del tunnel poi ci sono circa 150Km di autostrada.

Sulle sponde del lago ci sono diversi appartamenti che si possono affittare per una vacanza, soprattutto d'estate. Volendo però rimanere nel centro e muovere il meno possibile l'auto abbiamo optato per un hotel. Molti di quelli disponibili sui più famosi motori di ricerca avevano però camere molto piccole e letti alla francese, inadatte per noi che viaggiamo con un cane di grossa taglia ed una bimba che per ora non vuole saperne di dormire nella culla! Ci siamo spinti un pochino più in periferia quindi per trovare una camera che facesse al caso nostro e abbiamo prenotato al Best Western International in Avenue du Rhone. Anche se solitamente non amo scegliere hotel appartenenti a famose catene con camere simili in tutto il mondo, stavolta sono stata completamente soddisfatta dalla scelta sia per la posizione che per il confort della camera (in cui riuscivamo ad entrare tutti, passeggino e cane compreso) e della colazione.


Camera Best Western Annecy
La nostra camera del Best Western

Annecy è una città a misura d'uomo assolutamente perfetta da girare a piedi. In essa convivono un lato romantico, fatto di vicoletti, scorci caratteristici e canali ed un lato sportivo nei pressi del lago. In Francia, diversamente che in Italia, i pedoni ed i passeggini vengono rispettati sempre, non appena metterete giù il naso da un marciapiede per attraversare una strada vedrete macchine inchiodare per farvi passare.

L'Ufficio del Turismo è una fucina di idee per trascorrere qualche giorno nei dintorni immersi nelle natura e negli sport acquatici. Considerando la stagione però abbiamo deciso di dedicarci principalmente alla cittadina di Annecy ed a scoprirne i vari aspetti. Quello dei suoi canali ad esempio, alimentati dal fiume Thiou, che circondano il Palais de l'Ile, lo scorcio sicuramente più caratteristico e famoso della città. 


Palais de l'Ile di annecy

Il Palais de l'Ile, oggi adibito a spazio museale, è una costruzione fortificata a forma di imbarcazione utilizzata nel corso degli anni come prigione.

Durante le festività natalizie i canali illuminati creano una atmosfera romantica ma vale la pena girovagare lungo di essi anche in una bella giornata di sole.


Canali di Annecy in una splendida giornata di sole
Canali di Annecy in una splendida giornata di sole
Ex cotonificio e lavatoio pubblico
Ex cotonificio e lavatoio pubblico
Un'altra passeggiata interessante, sebbene un po' faticosa, soprattutto col passeggino, è quella che conduce a Place du Chateau. Il castello, un tempo residenza dei Conti di Ginevra e anch'esso adibito a museo, come spesso accade, visto da così vicino non dà il meglio di sé rispetto alla visuale dalle rive del lago.


Lungolago di Annecy e Castello
Lungolago di Annecy e Castello


Selfie lungo il lago di annecy
E' stato però lungo il lago che abbiamo speso la maggior parte delle ore trascorse ad Annecy. Anche in pieno inverno passeggiare al sole era davvero piacevole ed inaspettato considerando che il lago è circondato da alte montagne. Dopo tanto camminare ci siamo concessi qualche sosta a riposare e a rifocillare polpettina nei Jardins de l'Europe oppure nel Parc Charles Bosson, vicino al Centro Congressi e al lussuosissimo Imperial Palace.


Imperial Palace Hotel, Centro congressi e Casinò
Imperial Palace Hotel, Centro congressi e Casinò

Il lago di Annecy circondato dalle montagne
Il lago di Annecy circondato dalle montagne
Con una bimba piccola ed un cane (gigante) non è stato sempre facile riuscire a cenare nei posti tipici che avremmo scelto viaggiando in coppia, però ci abbiamo provato... I piatti della tradizione savoiarda più diffusi in città sono la Fondue Savoyarde, una fonduta fatta con quattro formaggio locali nella quale si intinge pane secco accompagnato da insalata condita con senape, la Tartiflette un piatto unico composto da patate lesse e cipolle inondate da formaggio Reblochon e la più famosa Raclette, dove l'omonimo formaggio viene fuso e accompagnato da patate lesse ed insalata. 
Nel periodo dei mercatini di Natale siamo stati fortunati a poter assaggiare alcune di queste prelibatezze sotto forma di street-food accompagnati all'immancabile Vin Chaud, simile al nostro vin brulè o ad una birra aromatizzata al Genepì.
Abbiamo portato poi a casa diversi cadeaux, cibi artigianali prodotti nelle montagne circostanti: formaggio Beaufort, mostarda (senape) in grani, salamini di asino e cinghiale e patè di foie gras.


Fondue Savoyarde, Tartiflette e Raclette
Fondue Savoyarde, Tartiflette servita con Dijon e Raclette
Anche la panetteria e la pasticceria di Annecy meritano un encomio un po' come accade in tutta la Francia. Il secondo giorno abbiamo abbandonato la colazione internazionale dell'Hotel per assaggiare i classici Croissant, Pain au chocolat, Pain au Raisins appena sfornati dalle boulangerie del centro e sperimentato le più locali Croix de Savoie con crema pasticcera o al cioccolato. 


Dolci per la colazione in una panetteria di Annecy

Non mi sono poi fatta mancare una merenda golosa da uno dei migliori pasticceri di Francia, protagonista dell'omonimo reality show di SKY. Il negozio di Philippe Rigollot mi ha un po' delusa perché un po' nascosto e moderno, senza quel fascino delle vecchie pasticcerie francesi. I dolci però sono veramente strepitosi, soprattutto quelli al cioccolato e i macarons.


Dolci di Philippe Rigollot



venerdì 10 febbraio 2017

Food Tour a Lima: con Alternative Perù è più originale

Lima è, a buon titolo, la capitale gastronomica del Sud America.
Questo senza togliere nulla a Buenos Aires, Santiago, Montevideo, o altre città latinoamericane in cui si mangia bene. 
Lima, però ha questa nomea in quanto nella sua cucina non mancano mai tutti gli elementi della gastronomia nazionale ed internazionale; la sua cucina non è incentrata solamente sulla carne, a differenza di altre cucine dell'America Latina, così come non mancano fusioni con altre gastronomie asiatiche o europee.

Come dice il famoso chef peruviano Gaston Acurio "La cocina peruana es fruto de un largo abrazo entre todas las sangres del mundo. El abrazo debe continuar."

Proprio per questo motivo, oltre a esplorare alcuni ristoranti particolari, era mia intenzione partecipare ad un Food Tour, perchè come abbiamo già più volte detto è proprio lì che trovi le curiosità più originali ed entri in contatto con realtà che altrimenti non avresti occasione di scoprire diversamente.



Alternative Perù è stata una bellissima scoperta: questo tour operator, che offre non solo Food Tour [anzi, il Food Tour è uno dei tour più "nuovi"], si impegna verso un turismo responsabile, considerando le persone e le realtà locali con le quali lavora come partner e non come semplici fornitori di servizi. Io aggiungerei anche che si adopera affinché si conoscano tutte le realtà di un luogo e non solo quelle classiche da turisti.

Questo è il mio primo Food Tour "personale". Ho la guida solo per me, niente gruppo, quindi posso sbizzarrirmi e chiedergli tutte le cose che mi vengono in mente.
Devo dire che il tour in gruppo è bello per poter condividere l'esperienza con altre persone e conoscer altri appassionati di cibo provenienti [spesso] da di versi paesi, ma il tour ad hoc è più scorrevole, personalizzabile e sicuramente più ricco di dettagli.

La meta, per me e Alfredo [così si chiama la mia guida, nonché co-fondatore dell'associazione], è il quartiere di Surquillo, appena alcuni isolati dal mio hotel ma decisamente diverso dal quartiere di Miraflores in cui alloggio: se a Miraflores si vedono molti turisti a Surquillo incontro solamente le persone del luogo; se a Miraflores ci sono grandi ristoranti e centri commerciali, a Surquillo è pieno di banchetti che vendono street food e piccoli negozietti a gestione familiare specializzati ognuno in una categoria di prodotti [dal meccanico al panettiere, dal farmacista al negozio che vende prodotti in vimini]. Un tuffo nella Lima reale, insomma, che forse non avrei mai avuto occasione di percorrere girando per conto mio. Con questo non voglio dire che non mi sarei sentita al sicuro, anzi: qui le persone sono sorridenti e gentilissime e scambiano volentieri due parole, ma piuttosto non mi sarei avventurata in quella direzione.


Prima tappa, un bar tipico: la Picanteria. Si trova in una di quelle allegre case colorate; le porte sono ancora chiuse [è un bar ristorante e non apre fino alle 11,30], ma Alfredo bussa e ci lasciano entrare. Mi ritrovo catapultata in uno di quei classici locali da film, decine di bottiglie e bottiglioni, colori sgargianti, Santana che fa un assolo di chitarra in radio e il barista che mi sorride mentre mi versa un bicchiere di Chicha de Jora.


E' un distillato, simile al pisco, con l'aggiunta di diversi tipi di succo di frutta: io assaggio quello al melocoton. Buono buono, ma per fortuna non ce n' è troppo perchè altrimenti con lo stomaco quasi vuoto (come buona abitudine prima del food tour non mangio mai molto) e di buona mattina, avrei qualche difficoltà a rimanere sobria.



Riesco anche a visitare l'annesso ristorante: è uno di quelli con i tavoli lunghi e le panche, dove gli avventori dividono il posto a sedere con commensali che non conoscono e il cibo si compra a peso. Stanno iniziando a sistemare il pesce al fresco nel ghiaccio ed è un piacere vedere la qualità del cibo.

Pochi metri più avanti, attraversato l'incrocio, entriamo in un locale che tutto sembra fuorché peruviano; anzi no, sembra decisamente molto francese: è una panetteria che si chiama La P'tite France. Il proprietario, che ha tre negozi in città, ha vissuto per parecchi anni in Francia ed è tornato per aprire questi locali dall'aspetto e che vendono prodotti in tutto e per tutto in stile francese, ma con materiali e materie prime assolutamente peruviane.



Guardando i croissant e i pain-au-chocolat in vetrina ci si immaginerebbe in una stradina di un quartiere parigino, ma assaggiando il pane alla frina di coca ci si rende immediatamente conto di trovarsi in Perù.
Questo connubio franco-peruviano è decisamente molto ben riuscito: tante sono le persone che si avvicendano ai tavolini del dehor o che acquistano il pane per il pranzo.



Proseguiamo ancora tra botteghe e bancarelle di cibo in strada; alcune signore mostrano con orgoglio i loro tamales esposti e pronti da acquistare e mangiare; una ragazza, con la divisa di KFC, fa colazione con un ceviche de conchas negras, un mollusco che pare essere un ottimo afrodisiaco e poco più avanti un altro signore si gusta il suo ceviche classico con leche de tigre abbarbicato su uno sgabello accanto al chiosco di un venditore di strada.
Questa è la parte più caratteristica e più vera, quella che racconta la vita di tutti i giorni e che più mi affascina vedere.





Dopo questa passeggiata entriamo nel mercato: un tripudio di colori [soprattutto sulle bancarelle dei venditori di articoli per la casa], di profumi di frutta e di odori di carne. Ci accomodiamo ai tavolini di un piccolo bar e ci gustiamo un succo di maracuja. Bello fresco e gustosissimo ci dà l'energia per proseguire verso i numerosi banchetti di frutta e verdura.



Sono impressionata da quanti tipi di patate vengono esposti e lo sono ancora di più quando Alfredo mi dice che in Perù ci sono circa 2000 specie di patate.
Anche il mais attira la mia attenzione: oltre a quello giallo che rispetto al nostro ha però dei chicchi molto più grandi e carnosi, qui è famoso il mais nero, con il quale si prepara una delle bevande popolari da queste parti: la chicha morada.



Ad ogni banco assaggiamo un frutto diverso: una Tuna (simile ad un fico d'India), un pelino (rotondo, simile ad un melone, ma con un gusto più fresco, una grenadilla (quella che noi chiamiamo passiflora e che mai avrei pensato di mangiare) e al banco della frutta della selva, quella che arriva dalle Ande, provo un aguaje, un frutto molto pastoso che viene consumato quasi esclusivamente dalle donne perchè contiene sostanze che interagiscono beneficamente con gli ormoni femminili.
Scopro qui che da pochi anni si coltivano i mirtilli: un frutto che è stato ovviamente importato ma che pare ben attecchire ed essere piuttosto apprezzato.



Ci spostiamo poi verso i formaggi: il Perù non è famosissimo per i formaggi, ma i tre che assaggio non sono così male. Sono tutti piuttosto freschi, ma quello che mi piace particolarmente è quello di media stagionatura, delicato e non troppo gommoso.

La tappa finale al mercato non può che essere ad una Cebicheria. La signora Rosa, proprietaria di questo banco che cucina pesce freschissimo e che ha come punto di forza il ceviche e la frittura di pesce, lavora in questo mercato da 50 anni. Ha iniziato qui da bambina e ogni giorno prepara decine di porzioni di ceviche per chi viene al mercato a fare la spesa e vuole pranzare al volo o per chi al mercato ci lavora



Il tour si conclude in un negozio di prodotti naturali e erboristici: un negozio in cui, mi rivela Alfredo, vengono a rifornirsi gli sciamani.
Ebbene sì, il Perù è uno stato molto religioso, ma gli spiriti, le anime e gli sciamani sono radicati nella cultura popolare e convivono con la religione.
Qui l'erborista ci prepara una "pozione" energizzante e digestiva a base di miele e di una sostanza alcolica a base di erbe. Una vera botta che però mi aiuta davvero a digerire tutto ciò che ho assaggiato durante questo super tour.


Se siete interessati ai tour di Alternative Peru, consultate l loro pagina e capire il perchè ho scelto questo gruppo di giovani che con passione fanno conoscere il loro paese, portando aiuto alle comunità che visitano.