domenica 15 novembre 2015

A Douarnenez con l'ospite del mese

A una certa età, di solito intorno ai trent'anni, si cominciano a stilare i primi bilanci e a compilare le liste di cose assolutamente da fare nella propria vitaTra di esse – ormai ne sono certo – andrebbe inserita anche “mangiare le sardine a Douarnenez”. Lo so, lo so… scritta così, sembra un’esperienza fin troppo banale. Tuttavia, vi offrirò una presentazione di questo paese della Bretagna meridionale, confidando che possa attrarre voi, così come ha conquistato me.

Intanto, raggiungere le località bretoni richiede un po’ di coordinamento tra i veloci TGV da Parigi e gli efficienti bus che vi porteranno alla destinazione finale prescelta, sempre che non vogliate noleggiare un’auto. 
Tra l’altro, la Ville Lumière è la meta aeroportuale prediletta da tutti gli italiani, nella quale si può anche pianificare una sosta di uno o due giorni per un teatro, un museo o quel ristorantino nel quale… beh, nella vostra precedente visita non avete fatto in tempo ad andare!

In Bretagna, la scelta tra le località da visitare è veramente ampia, così come pure le stagioni in cui farlo. Personalmente vi consiglio la fine dell’estate, verso settembre – avendo accolto il parere di Henri Queffélec, autore di Les Romans des iles, che descrive questo mese in Bretagna come spesso “risplendente” – quando la natura offre dei colori vivaci e si può ancora godere di giornate luminose e miti
Questa volta parleremo, appunto, di Douarnenez, pittoresco paese che dà il nome alla baia su cui si affaccia, nato come borgo di pescatori ed evolutosi a porto peschereccio sede delle connesse industrie lavoriere, ma affermatosi anche come rinomata località di villeggiatura, frequentata a partire dal 1860 da numerosi artisti e poeti, tra i quali è giusto ricordare almeno Jules Breton, Matisse e Max Jacob.







Il paese che conosciamo oggi – i cui abitanti sono chiamati affettuosamente Penn Sardin, testa di sardina – è il risultato dell’unione di quattro comuni limitrofi, avvenuta nel giugno 1945: Douarnenez, Ploaré, Pouldavid et Tréboul. 
Anticamente, era una delle località all'interno del golfo nei cui pressi i Romani avevano impiantato una rete di fabbriche di salatura del pesce e di produzione di garum, la celebre salsa a base di pesce fermentato, che si presume oggi di gusto simile al nuoc-mam vietnamita. 
Se si intraprende una passeggiata verso Est lungo la costa, è agevole giungere al villaggio di Plomarc’h, le cui tradizionali case in pietra – rimaste immutate da pressoché due secoli – un tempo ospitavano i pescatori locali, mentre oggi fanno parte di una fattoria diffusa, in cui gli animali allevati perpetuano le antiche razze bretoni. 
Proseguendo, si giunge al sito archeologico gallo-romano ben curato e ricco di pannelli esplicativi, sede di un laboratorio sin dal II-I Secolo a.C., poi riadattato ad altri usi nel corso del Medioevo. Un turista italiano, abituato a vestigia di ben altra imponenza, dovrebbe apprezzare soprattutto la cura che la municipalità ha dedicato all'allestimento del sito, nonché le emozionanti vedute che gli offre la passeggiata naturalistica, fino alla plage du Ris ma anche oltre. Volendo, infatti, esistono numerosi percorsi di trekking di varia difficoltà, sia lungo la costa che verso l’interno, oltre all’opportunità di praticare il birdwatching.







È proprio da Plomarc’h, poi, che parte Le chemin de la sardine, un percorso di un paio d’ore che ripercorre la storia del paese, seguendo sulle strade le placche in bronzo che raffigurano – ovviamente! – sardine, a cui si alternano pannelli con foto d’epoca e chiare descrizioni. 

Tornando verso il centro abitato, dunque, il primo quartiere che si incontra è Rosmeur, il vecchio porto ingrandito e migliorato a metà ‘800, quando la pesca intensiva delle sardine e la collegata industria conserviera moltiplicarono la popolazione locale, peggiorandone però le condizioni di vita e lavorative. Ancora oggi, si ricordano le lotte sindacali condotte agli inizi del XX Secolo, le quali portarono a notevoli conquiste, seguite purtroppo a breve distanza dalla penuria di sardine, che acuì la crisi del settore, definitivamente ridimensionatosi nel secondo dopoguerra. 
Oggi Rosmeur, che si affaccia sul moderno porto peschereccio, è un grazioso quartiere in cui è possibile mangiare in uno dei numerosi ristoranti, tra i quali vi segnalo tre scelte, altrettanto valide ma con budget e menu differenti. La più economica è la tipica Crêperie du Sallé, segnalata anche dal noto sito Routard; più elaborati i piatti del Quai 29, nel quale si può spaziare tra carne e pesce; tipico il ristorante Chez Fanch, nel quale dovrete necessariamente gustare le sardines grillées au barbecue, proprio quelle che ci hanno fatto giungere sin qui! Per dessert, ovviamente, una bella fetta di kouign amann, dolce tipico a base di burro che, gustato caldo, dà il meglio di sé.


Credits: www.cuisineactuelle.fr


Cretits lesmitrons.fr


Passando tra i vicoletti, le storiche abitazioni del XVIII-XIX Secolo e le monumentali chiese del centro, si attraversa la collina che separa Rosmeur da Port Rhu, il nuovo porto costruito nel XIX Secolo per le esigenze della pesca. Giunti alle banchine, davanti ad esse ci attendono i soli tre laboratori conservieri ancora attivi a Douarnenez (dei quali il Kerbriant è visitabile), accanto alla sede del Port-musée, strutturato in una sede a terra e numerosi battelli ormeggiati sul fiume Pouldavid, alcuni dei quali visitabili. L’esperienza offerta da questa struttura è molto stimolante, poiché vengono mostrati oggetti e battelli legati alla cultura marittima non solo bretone, alla pesca e al diporto, alla lavorazione del pesce, agli uomini e alle donne che hanno dedicato al mare la propria vita. Inoltre, il museo ospita costantemente mostre temporanee, allestite in ampi spazi e con dovizia di pannellature esplicative.














Da Port Rhu si vede L’île Tristan, un suggestivo sito naturale integralmente protetto, visitabile accompagnati da una guida e accessibile solo in particolari condizioni di bassa marea. 
Chi non è abituato all'escursione di marea, che in questa area è mediamente di circa sei metri, si stupirà delle enormi spiagge di un colore ed una consistenza caraibici, tra le quali le più suggestive sono la plage des Sables Blancs e St. Jean, sommerse dall'Oceano Atlantico ad intervalli di sei ore, lasciando comunque ai meno freddolosi l’opportunità di concedersi un bagno tonificante. 



Nel 2015, in particolare, Port Rhu ha ospitato la flotta dei Mini 6.50 partiti il 19 settembre per la regata Minitransat 2015. In pratica, si tratta di barche a vela di 6,5 metri, condotte in solitaria da skipper internazionali che, dopo una tappa alle Canarie, navigano in totale per 4mila miglia fino alla Guadalupa, al di là dell’Oceano. La cultura marinara francese è invidiabile: le classi delle scuole scelgono il proprio beniamino e ne seguono le vicende nautiche; i negozianti di Douarnenez hanno “adottato” un minista ciascuno, per farlo sentire a casa anche lontano dai propri cari.
In realtà ciò non ha nulla di eccezionale, per gli appassionati di sport nautici. È noto infatti come la Bretagna sia costellata di porti, in cui fanno base numerose flotte di imbarcazioni a vela di differenti tipologie, i cui equipaggi sono costantemente impegnati in allenamenti e regate, favoriti dalle particolari condizioni di navigazione offerte dal clima dell’Atlantico e dalle insidiose coste bretoni.












Attraversato Pouldavid si giunge così al porto di Tréboul, turistico e sportivo, ove si può approdare con la propria imbarcazione ovvero affittarne una, seguire i corsi di vela, kayak, windsurf o ancora partecipare alle escursioni in mare organizzate dai club locali.


Anche la visita dell’abitato di Tréboul si rivela interessante, è infatti nei suoi pressi che si trovano numerosi edifici d’epoca, tra cui la bella chiesa ed un percorso naturalistico che conduce alle due spiagge citate poco sopra, oltre ad un impianto termale vista mare. 
Non stupisce, dunque, che la zona abbia un’alta incidenza di seconde case, utilizzate soprattutto durante l’estate. Sicuramente è un luogo dove recarsi se non si vuole tirare tardi la sera, se la vostra passione è la natura e apprezzate decisamente i luoghi ordinati, a misura d’uomo (per dirne una: ci sono bagni pubblici gratuiti pressoché ovunque, puliti e ben tenuti) e dal fascino gotico. 

Un’ultima cosa: piuttosto che in un albergo, vi consiglierei di prenotare il vostro soggiorno presso una chambres d'hôtes (i nostri B&B) – tra le quali vi segnalo quella della famiglia Quemener, a Tréboul, ampia e con il mare a portata di vista – una scelta che vi consentirebbe di vivere un’atmosfera più familiare, facendovi sentire, in fin dei conti, un po’ un Penn Sardin.


Google Maps

Ubicazione: Douarnenez, Francia

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