venerdì 4 settembre 2015

Wadi Rum: una notte nel deserto

Uno dei sogni da sempre [e sfido a trovare qualcuno che non lo metta tra i sogni] era quello di vedere il deserto.
Ci ero andata vicino durante il mio viaggio negli Emirati Arabi, ma dato che ero reduce da una caduta per le scale e andavo in giro con un piede gonfio e dolorante, non avevo potuto sfruttare l'occasione.
Dicono, però, che se è destino le cose accadono.
E il mio destino ha voluto che io visitassi uno degli stati che sognavo sin da ragazzina e che vedessi, finalmente, il deserto. Ma non solo che lo vedessi durante il giorno, bensì che lo vivessi veramente per più di 24 ore, dormendo in un campo tendato.







L'arrivo nel campo tendato Capitain's Desert Camp, un po' prima dell'ora di pranzo, è emozionante ed eccitante al tempo stesso.
Fa caldissimo; il sole è a picco sopra le nostre teste, l'ombra è poca e non c'è un filo d'aria.
Scendiamo dal pulmino e scarichiamo i bagagli; trasciniamo le valigie in mezzo alla sabbia e poi sul tappeto dall'ingresso dell'accampamento fino alla zona centrale, quella in cui ci si ritrova per mangiare, per parlare, per ascoltare un po' di musica o semplicemente per rilassarsi: è impossibile stare nelle tende durante il giorno, fa davvero caldo! 





Lasciamo infatti velocemente i bagagli nella tenda e poi torniamo nella zona ombreggiata per il pranzo. Anche qui assaggiamo le specialità giordane, ma il caldo e le mosche ci impediscono di godere appieno del pasto. Io poi sono particolarmente agitata, dopo il pranzo tocca a me parlare nel video per Volagratis...





Poco dopo il pranzo arrivano i nostri autisti con i fuoristrada; siamo pronti ad esplorare veramente il deserto.
La cosa che mi colpisce da subito è che il Wadi Rum non è il classico deserto di sabbia e dune; ci sono anche quelle, ma ci sono anche moltissime rocce e parecchi cespugli, ma mai mi sarei aspettata di vederne così tanti!
La prima sosta ci permette di entrare in contatto con l'essenza del deserto: la sabbia; ci incamminiamo in cima ad una duna e tornando al fuoristrada ci lasciamo affondare come correndo sulle nuvole.




Ripartiamo per una nuova corsa in auto sulla sabbia; siamo sedute nel cassone del pick-up attrezzato con panche, cuscini e telo per ripararci dal sole e tutto quel deserto che ci sfila intorno quasi ci inebria. Ci fermiamo accanto ad alcuni grossi massi sui quali la nostra guida ci mostra delle incisioni rupestri. Proprio qui incontriamo una troupe televisiva della TV giordana: sono i giornalisti del programma del mattino [una specie di "Uno Mattina" locale] che intervistano alcuni di noi. Li ritroveremo la sera all'accampamento e balleremo con loro le danze locali.





Si riparte per la prossima tappa, un punto ristoro dove bere il tè e fare una sosta tecnica. Proprio lì, accanto al monumento a Lawrence D'Arabia, vediamo passare una carovana di cammelli e ci sembra di essere catapultati indietro nel tempo.




La luce della sera ci raggiunge in un momento di pace e tranquillità, seduti su di un'altura ci apprestiamo ad assistere ad uno dei più bei tramonti che io abbia mai visto. Un po' preoccupata per i serpenti che si aggirano tra le rocce, trovo una zona esposta, senza pietre che celino possibili nascondigli, e mi isolo per godere del panorama e della luce meravigliosa.
Non bisogna attardarsi; non appena il sole tramonta, infatti, diventa buio e noi, congedati gli autisti dei fuoristrada, facciamo ritorno all'accampamento a piedi.





La serata, però, non è finita. Per cena c'è un piatto tipico del luogo, un classico modo di cucinare riso carne e verdure dei popoli del deserto: lo Zarb, cucinato nella brace sotto terra. La meraviglia di vedere i cibi dissotterrati davanti ai nostri occhi e di gustare quei prodotti semplici che cuocendo insieme tra loro e con poche spezie diventano teneri e gustosi pare quasi un miracolo.




Dopo cena si danza e si fuma il narghilè, in completo relax, godendo della quiete del deserto e ammirando le stelle che lì, lontano dalle luci della civiltà, brillano ancora di più.




Ci ritiriamo nelle nostre tende, stanchi e appagati dalla giornata, ma ... [sì, c'è un ma] la serata termina a suoni di whatsapp, un tam tam tra una tenda e l'altra, tutti con le orecchie tese ad ogni minimo rumore che proviene dall'esterno. 

Ecco se devo individuare un momento preciso in cui il gruppo si è affiatato così tanto che ancora a distanza di quasi un anno ci si sente su whatsapp quasi tutti i giorni è questo: la sera del Wadi Rum.
Il deserto è magico, io l'ho sempre sostenuto.

Ubicazione: Giordania

4 commenti:

  1. Mi hai fatto venire in mente un'esperienza analoga che ho fatto in Oman:
    http://conigliogiallo.blogspot.it/2012/11/sultanato-delloman-wahiba-sands-e-wadi.html

    Ricordi indelebili, il deserto ha un fascino unico!

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    1. Che bei posti anche in Oman!! Lì c'è molta più sabbia

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  2. Bei ricordi Polly! È stata anche la mia prima volta nel deserto, sai?! Felice di averla vissuta con voi :)

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    1. quando facciamo la prossima esperienza insieme?? ;)

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